Storia, Uomini e luoghi
A ricordo di un partigiano di terra di Bari
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30 Giu 2015
- Ultima modifica il Martedì, 30 Giugno 2015 06:43
- Pubblicato Martedì, 30 Giugno 2015 06:43
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L'Anpi di Gravina piange la scomparsa del partigiano Giorgio Salamanna, presidente dell'Anpi di Bari, avvenuta nella giornata di ieri. Internato militare nel campo di concentramento nazista di Zemun, poi partigiano in Jugoslavia al fianco del partigiani di Tito, la vita di Giorgio Salamanna è stata strettamente legata alle ragioni dell'antifascismo e alla storia dell'Anpi a partire dalla sua fondazione. Giorgio ne ha vissuto le fasi più delicate, dalla difesa della memoria all'impegno in difesa delle Istituzioni democratiche negli anni '70. Instancabile divulgatore della lezione della Resistenza, armato della sua macchina da scrivere ha fatto sentire la presenza dell'Anpi barese in tutte le vicende di questi decenni, tenendo le fila dell'organizzazione nella provincia e nel resto della Regione. Punto di riferimento per tutti gli antifascisti, animato sempre da un grande spirito unitario, ha incoraggiato l'apertura dell'Anpi ai giovani impegnati nella difesa e per l'attuazione degli ideali della Resistenza. Ricordandolo commossi ed esprimendo il nostro cordoglio alla moglie Fausta e alle figlie, proseguiremo in questa lotta sulla base dei suoi insegnamenti.
L'Anpi di Gravina in Puglia
A Gravina don Bosco dimenticato?
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16 Apr 2015
- Ultima modifica il Giovedì, 16 Aprile 2015 05:37
- Pubblicato Giovedì, 16 Aprile 2015 05:37
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Il prossimo 15 agosto ricorrono 200 anni dalla nascita di san Giovanni Bosco, avvenuta a Castelnuovo d’Asti, in Piemonte. E’ inutile ribadire quante celebrazioni, sparse in Italia e nel mondo, i salesiani, i figli della sua Congregazione, hanno organizzato e stanno organizzando per dare lustro al loro fondatore. Si da il caso, però, che questo santo educatore di una infinità di giovani generazioni, è conosciuto anche nella nostra città per avere il famoso ex primo Circolo didattico dedicato ed intitolato al suo nome. Ci stiamo riferendo alla scuola elementare ubicata nei pressi della villa comunale. All’interno della struttura vi è una bellissima statua di don Bosco attorniato da piccoli fanciulli. (nella foto) E’ un simulacro che avrebbe dovuto indurre i tanti uomini di cultura ed educatori che, per motivi professionali, didattici, scolastici frequentano quel luogo, a pensare di organizzare qualche evento che ricordasse l’opera di un amico dei ragazzi, del fondatore e dell’ispiratore dei numerosi oratori nati sotto la sua protezione. Purtroppo, non si conoscono le ragioni, perché una tale celebrazione è passata inosservata, sotto silenzio, anche per quanto riguarda la programmazione scolastica. Di questo ci dispiace doverne scrivere anche se nutriamo la fiducia che ci sia ancora il tempo, se non nel corso di questo appendice di anno scolastico, almeno per il prossimo, per poter programmare qualche evento celebrativo. Questo è lo scopo della presente nota. Stimolare, ricordare, proporre, ove mai nessuno ci ha mai pensato finora, e suggerire, positivamente, costruttivamente quanto può essere fatto per il bene dei ragazzi, per la loro sana e buona crescita in una società in cui, molto spesso, come nel caso di specie, alcuni modelli vengono dimenticati, superati, ritenuti supeflui ed inutili, perché ci stiamo abituando ad sempre più pronti e celeri nel vivere e nel condividere, purtroppo, la secolarizzazione di un mondo che cozza con la nostra storia, con la nostra cultura occidentale, cristiana ed europea.
Giuseppe Massari
Mercato di Via Genova: posata la prima pietra
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03 Mar 2014
- Ultima modifica il Mercoledì, 23 Aprile 2014 15:36
- Pubblicato Domenica, 02 Marzo 2014 23:00
- Scritto da vincenzo varvara
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Sono passati diversi anni da quando il mercato di Via Genova fu chiuso perché pericolante.
Sono passati diversi anni da quando i venditori che avevano in quella “piazza del mercato” il loro spazio, inscenario un sit-in nell’area antistante il Comune senza che fossero ricevuti dal primo cittadino; si voleva capire quali fossero i tempi occorrenti per la ricostruzione di un luogo che ha rappresentato anche aggregazione, socializzazione.
Oggi, a distanza di tempo, si è detto che tra un anno quel luogo dovrebbe tornare a rappresentare quello che era.
Era triste, passando di lì, vedere quell’area transennata e morta; sì, in quel luogo in cui c’era la vita era piombata la morte.
Almeno da oggi i rumori della ruspa, dei muratori potrà farci sperare che fra un anno in quel luogo si ritornerà a vivere, a fare aggregazione, a socializzare.
Penso sia stato questo il significato che oggi ha avuto la manifestazione con la posa della prima pietra all’interno del cantiere, voluta da questa Amministrazione che si è spesa per ottenere un finanziamento di 850.000 euro per il completamento dell’opera.
Il sindaco Valente era raggiante tanto da dire che oggi cominciamo a sperimentare la politica del cambiamente.
Il nostro auspicio è che i tempi di realizzazione possano essere rispettati, abbiamo avuto la prova che se si vuole anche i lavori pubblici si possono completare nei tempi previsti: la costruzione dell’IPSIA è un esempio e per questo vogliamo augurarci che l’impresa Battezzato, a cui sono stati affidati i lavori, voglia fare un dono ai cittadini entro un anno.
In fondo la presenza di parecchie persone abbia voluto essere un segnale per fare presto, troppo tempo è trascorso dalla chiusura.
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La storia si vendica senza volerlo
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24 Mar 2015
- Ultima modifica il Martedì, 24 Marzo 2015 05:41
- Pubblicato Martedì, 24 Marzo 2015 05:41
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Può essere interessante sapere, conoscere che l’attuale via Canale D’alonzo, quella che, attualmente conduce da piazza Scacchi alla zona di Giulianello o più propriamente nei pressi della chiesa di san Giorgio, aveva un altro toponimo? Chissenefrega, potrebbe rispondere qualcuno. Forse, non a tutti, non a molti, presi come siamo da altri problemi, da altri falsi problemi o dal disinteresse più totale e più generale nei confronti della storia antica appartenuta a questa nobile e vetusta cittadina. Casualmente, non più tardi di ieri lunedì 23 marzo 2013, scopro che all’imbocco di detta via, sempre partendo da piazza Scacchi, a sinistra, sulla parete del palazzo D’alonzo, o non più di proprietà di questa famiglia, che costeggia l’omonimo tratto di strada, vi è l’incisione della vecchia denominazione, VIA CASALE S.GIORGIO, assunta, con ogni probabilità, durante il fascismo, se dobbiamo stare alla riproduzione del testone del duce, così come è visibile nella immagine riprodotta grazie all’amico Nicola Cicolecchia, trovatosi a passare, per caso, gentilmente precettato e incaricato di procedere a qualche scatto fotografico mentre ero, da solo, intento a commentare la inaspettata scoperta. Purtroppo, spiace dirlo, ma questo aspetto di vita cittadina è sfuggito, persino, ad alcuni studiosi di storia locale, lontani dal dirsi storici, perché nelle loro ricerche, nelle loro pubblicazioni non ne hanno fatto mai cenno. Non è su questo che voglio soffermare la mia attenzione. A molti capita di essere distratti. Quello che, invece, preme rilevare è la facilità con cui si è proceduto da sempre e per ogni dove, da parte delle pubbliche amministrazioni, anche qui da noi, a cambiare sistematicamente, arbitrariamente, facilmente e politicamente i vecchi toponimi, soprattutto se questi dovevano cancellare la memoria storica italiana o locale di alcuni periodi storici, come appunto il fascismo. Non a caso, ho fatto riferimento alla memoria storica e non alla storia, perché nessuno la può cancellare, né i presuntuosi, né i facinorosi bigotti ed impregnati di antifascismo demenziale, nonostante i tentativi velleitari, strumentali, demagogici, faziosi, messi in atto, soprattutto, nel corso degli anni roventi, delle contrapposizioni del secolo scorso. Gli stessi, poi, mi devono spiegare perchè altre testimonianze di quel vituperato regime non sono state cancellate, distrutte e mi riferisco, sempre riguardante la nostra città, all’edificio scolastico San Giovanni Bosco, costruzione di pretta marca fascista o all’ex GIL, quella che si trova tra via Libertà e piazza della Repubblica, un tempo sede del PCI e della CGIL. Cambiare i nomi alle strade è come cambiare il proprio sangue, è estirpare le radici delle proprie origini. E’ come cambiare le proprie generalità o sesso. Non è naturale, non è opportuno, perché non sono le sembianze che fanno la differenza, le apparenze ma la consistenza storica di un popolo che non deve mai essere ingrato nei confronti di chi, bene o male, ha scritto quelle pagine che non vanno stracciate, non vanno mandate al macero, non vanno macchiate da pretesti, capricci, idiozie, frutto di ignoranza e di frustrazioni.
Giuseppe Massari
Una via di Gravina ad Antonio Bonavita
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24 Dic 2013
- Ultima modifica il Mercoledì, 23 Aprile 2014 15:31
- Pubblicato Lunedì, 23 Dicembre 2013 23:00
- Scritto da la redazione
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E’ il senso della richiesta avanzata da questa testata giornalistica, il 19 dicembre u.s. ai vertici provinciali e territoriali dell’Arma, in vista delle prossime celebrazioni per il secondo centenario di fondazione ed istituzione della Benemerita, che cade l’anno prossimo. Ci siamo fatti promotori dell’iniziativa, come è giusto che sia per un organo d’informazione, il quale, oltre ad informare deve anche avere tra i suoi scopi quello di proporre, di suggerire, non solo per esprimere un senso di gratitudine ai carabinieri nell’anno a loro dedicato, ma perché essi sono i garanti e i tutori, da oltre 150 anni, nella nostra città della sicurezza a tutela e a presidio dell’ordine e della legalità, che tutti invocano, che tanti desiderano e che, puntualmente, molti disattendono, a cominciare, spesse volte, dai rappresentanti istituzionali. Ma l’iniziativa rientra anche in quel quadro di valorizzazione di alcune persone che hanno offerto la loro vita, qui nella nostra città, nell’adempimento del loro dovere, quali rappresentanti dello stato democratico. La intitolazione di una strada al carabiniere Antonio Bonavita, originario di Amantea, in provincia di Cosenza, sarebbe il giusto coronamento di un percorso iniziato oltre tre anni fa, il 16 aprile 2010, quando gli fu intitolata la Stazione dei Carabinieri di Gravina; quando nella sua città natale, nel marzo 2012, gli fu riservato l’onore di essere ricordato, attraverso la intitolazione di una via nella zona in cui nacque, in contrada Gallo. E’ giusto, secondo noi, che l’esempio di questo eroe, ucciso durante gli scontri che seguirono dopo l’attentato del 14 luglio 1948, al segretario del PCI, Palmiro Togliatti, venga additato alle future generazioni, quale modello di attaccamento al senso del dovere, al senso di responsabilità; ai valori della convivenza civile e democratica. Una servitore dello Stato, di umili origini calabresi, che sacrificò la sua vita per risparmiare quella degli operai asserragliati nel mulino e pastificio Divella e per sottrarre al sacrifico cruento dell’allora comandante la stazione dei Carabinieri di Gravina. Attendiamo con fiducia l’esito di questo nostro proposito, convinti che l’Arma non si sottrarrà a questo dovere verso un suo figlio, Medaglia d’Argento al Valor Militare, così come siamo sicuri e convinti che anche i pubblici amministratori faranno la loro parte, recependo questa legittima istanza, partita da noi, ma che sarà fatta propria da chi, l’anno prossimo, potrà festeggiare nel modo più decoroso e dignitoso, un anniversario, il duecentesimo di fondazione, anche nella nostra città.
Qualcosa in più sul nostro santo Patrono
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27 Set 2014
- Ultima modifica il Sabato, 27 Settembre 2014 05:27
- Pubblicato Sabato, 27 Settembre 2014 05:27
- Scritto da LA REDAZIONE
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Nelle immediate vicinanze dell’annuale festa religiosa patronale, prima che civile, di San Michele Arcangelo, abbiamo pensato, ritenendo di fare cosa gradita ai lettori e ai concittadini di questa città, riportare e riprendere alcune notizie non molto conosciute, quasi inedite, sul culto di questo potentissimo santo e taumaturgo. Naturalmente, partendo da casa nostra per poi sfociare in quei riferimenti storici di carattere generale e, forse, più lontani da noi ma non per questo meno interessanti ai fini dell’arricchimento delle nostre conoscenze. Ricercando nella documentazione storica d’archivio e dell’Archivio della Diocesi di Gravina, troviamo il documento papale che attesta l’inizio del patronato, su Gravina e per Gravina del Principe delle Milizie Celesti, così come viene teologicamente definito San Michele Arcangelo. La Bolla papale, (nella foto), è a firma di Clemente X, lo stesso che, due anni prima, il 22 febbraio 1672, promosse al cardinalato frà Vincenzo Maria Orsini, colui che ebbe i natali nella nostra città e che il 29 maggio del 1724 fu assunto al Soglio pontificio col nome di Benedetto XIII, e porta la data del 10 marzo 1674S. Michele è anche protettore di numerose categorie di lavoratori: farmacisti, doratori, commercianti, fabbricanti di bilance, giudici, maestri di scherma, radiologi. E' anche il patrono della polizia di Stato e dei paracadutisti di Francia e d'Italia. Gli stessi religiosi, attuali custodi del Santuario sul Gargano, appartengono proprio alla Congregazione di San Michele Arcangelo. La tradizione attribuisce a San Michele anche il compito della pesatura delle anime dopo la morte. Per questo, in alcune sue rappresentazioni iconografiche, oltre alla spada, l'Arcangelo porta in mano una bilancia. Inoltre, nei primi secoli del Cristianesimo, specie presso i Bizantini, Michele era considerato come medico celeste delle infermità degli uomini. La Chiesa celebra, il 29 settembre, la festa degli Arcangeli: San Michele, che significa Chi è come Dio?, San Gabriele, Forza di Dio e San Raffaele, Dio ha curato o Medicina di Dio. In passato due erano le feste liturgiche in onore dell'Arcangelo, che si conservano ancora per la Città di Monte Sant'Angelo, per Gravina, per Minervino Murge, giusto per citare realtà a noi più prossime: il 29 settembre, celebrata inizialmente solo a Roma, come ricordo della dedicazione di un'antica Basilica eretta in suo onore sulla via Salaria, e l'8 maggio, anniversario della I apparizione al Vescovo di Siponto al Gargano e, in modo particolare, celebrazione dell'episodio della vittoria (II apparizione) dei sipontini sui barbari invasori. A partire dall'XI secolo, queste due ricorrenze particolari del Santuario si diffusero in tutta l'Europa. Nel Medioevo entrambe venivano collegate con il Gargano. La festa dell'Apparizione di San Michele dell'8 Maggio fu istituita da papa Pio V.
Giuseppe Massari

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