Gio08132026

Last updateGio, 13 Ago 2026 5am

Font Size

Profile

Menu Style

Cpanel

 

 

 

 

Back Sei qui: Home Politica

Politica

Bosco Difesa Grande, al via il recupero del “Sentiero per Tutti”: un percorso di inclusione da proteggere e rispettare

Passo dopo passo, e attraverso una serie di intese e provvedimenti amministrativi, prende forma il progetto di rifacimento della passerella “Il Sentiero per Tutti” all’interno di Bosco Difesa Grande, un’infrastruttura pensata per garantire l’accessibilità e la fruizione dell’area naturalistica anche alle persone con difficoltà motorie.

L’intervento prevede la preparazione del sottofondo e la fornitura e posa in opera di una pavimentazione drenante in terra stabilizzata ecocompatibile, accompagnata dalla collocazione di un geotessile anti-radice lungo tutta la superficie interessata, per un’estensione complessiva di circa 200 metri. Si tratta di opere che consentiranno di restituire sicurezza, funzionalità e durata a un percorso che negli anni ha rappresentato un importante strumento di inclusione sociale e di accesso alla natura senza barriere.

Attualmente risulta inagibile il primo tratto della passerella, quello che conduce fino alla piccola piazzola di ristoro. Proprio su questo segmento si concentreranno i lavori affidati alla Garden Design Srl, azienda con sede legale a Gravina, incaricata dell’esecuzione delle opere.

Con determina dirigenziale del 28 maggio scorso è stato formalizzato l’affidamento dei lavori. Se il cronoprogramma verrà rispettato, è plausibile che entro la metà di luglio 2026 il percorso possa tornare a disposizione degli utenti, in particolare delle persone con ridotte capacità motorie, delle famiglie con carrozzine e di quanti necessitano di percorsi accessibili per vivere pienamente il patrimonio ambientale del territorio.

L’intervento assume un valore che va oltre il semplice ripristino di un’infrastruttura. Il “Sentiero per Tutti” rappresenta infatti un presidio di inclusione e civiltà, un’opera che consente a cittadini e visitatori di avvicinarsi al bosco senza che le difficoltà di deambulazione diventino un ostacolo insormontabile. Proprio per questo la sua conservazione richiede un impegno condiviso tra istituzioni e comunità.

Da un lato, è necessario che l’Amministrazione comunale assicuri una costante manutenzione ordinaria, evitando che situazioni di degrado e abbandono possano nuovamente compromettere la fruibilità del percorso. Dall’altro, è fondamentale richiamare al senso di responsabilità dei cittadini affinché la passerella venga utilizzata esclusivamente per le finalità per cui è stata realizzata: il transito pedonale e delle carrozzine.

Particolare attenzione deve essere posta nel prevenire l’accesso di motocicli e altri mezzi a motore. Le ripetute incursioni registrate negli anni hanno contribuito in maniera significativa al deterioramento della struttura, compromettendone la stabilità e accelerandone il degrado. Un comportamento che non solo danneggia un bene pubblico, ma sottrae opportunità a chi, grazie a quel percorso, può vivere il bosco in condizioni di autonomia e sicurezza.

La rinascita del “Sentiero per Tutti” sarà quindi un risultato importante, ma la sua tutela dipenderà dalla capacità collettiva di rispettarne la funzione sociale, preservandolo da utilizzi impropri e garantendo nel tempo un accesso davvero aperto a tutti.

Soggiorno termale per anziani, un’opportunità di benessere e inclusione sociale: attesa per il bando comunale

L’Amministrazione Comunale ha deliberato anche per quest’anno l’organizzazione del tradizionale soggiorno climatico-termale riservato agli anziani che abbiano compiuto il 67° anno di età, confermando una misura che nel tempo si è rivelata particolarmente importante non solo sotto il profilo ricreativo, ma anche per le sue positive ricadute sul benessere psicologico, relazionale e sanitario della popolazione anziana.

La Giunta Comunale ha infatti fornito indirizzo al Dirigente Amministrativo affinché vengano predisposti tutti gli atti necessari all’organizzazione del servizio, compresa l’approvazione e la pubblicazione dell’Avviso Pubblico che disciplinerà modalità e criteri di ammissione. Il soggiorno avrà una durata variabile tra un minimo di 12 giorni (11 notti) e un massimo di 15 giorni (14 notti) e potrà coinvolgere fino a 80 partecipanti, con uno stanziamento complessivo di 59 mila euro.

Si tratta di un’iniziativa che va oltre il semplice momento di vacanza. I soggiorni climatici e termali rappresentano infatti un’importante occasione di socializzazione, contrasto alla solitudine e promozione dell’invecchiamento attivo ai quali si aggiungono i benefici derivanti dai trattamenti termali e dal soggiorno in località climatiche favorevoli.

La delibera prevede una quota di compartecipazione alle spese da parte degli utenti, modulata in base alla situazione economica certificata dall’ISEE, con una contribuzione variabile dal 15% fino al 100% del costo del servizio.

Restano tuttavia alcuni aspetti ancora da definire. Il provvedimento approvato dalla Giunta non indica né il periodo di svolgimento né la località che ospiterà il soggiorno. Soprattutto, non vengono specificate le modalità attraverso cui sarà garantita la partecipazione delle persone anziane non autosufficienti, tema particolarmente delicato sotto il profilo dell’inclusione sociale.

Negli anni passati era stata prevista la possibilità di partecipare con un accompagnatore, il cui costo restava però interamente a carico dell’utente. Una soluzione che, secondo diverse associazioni e famiglie, rischia di trasformarsi in un ostacolo economico per molte persone con disabilità o con ridotta autonomia, limitandone di fatto l’accesso a un servizio che dovrebbe essere improntato a criteri di pari opportunità e inclusione.

In alcuni Comuni del territorio, infatti, l’assistenza necessaria agli anziani non autosufficienti viene sostenuta direttamente dall’ente pubblico, consentendo una partecipazione più ampia e senza discriminazioni legate alle condizioni economiche o di salute.

Da qui l’auspicio che, prima della pubblicazione dell’Avviso Pubblico, possa essere avviato un confronto con le organizzazioni sindacali, le associazioni del terzo settore e la Consulta Comunale della Disabilità, al fine di definire criteri che garantiscano la massima accessibilità dell’iniziativa e una reale partecipazione di tutti gli anziani interessati.

L’obiettivo, infatti, non dovrebbe essere soltanto quello di organizzare un soggiorno ricreativo, ma di costruire un’esperienza di benessere, cura e inclusione sociale capace di valorizzare il ruolo degli anziani nella comunità e di rispondere concretamente ai bisogni delle fasce più fragili della popolazione.

Olivicoltura italiana al bivio: la crisi dell’oro verde impone interventi immediati

Le aziende agricole italiane stanno attraversando una delle fasi più difficili degli ultimi decenni. Gli effetti del cambiamento climatico, sempre più evidenti e devastanti, si sommano alla crescente concorrenza internazionale, spesso caratterizzata da condizioni produttive e commerciali che penalizzano fortemente il sistema agricolo nazionale. Un quadro che sta portando molte imprese ai limiti della sostenibilità economica e, in alcuni casi, della stessa sopravvivenza.

Dopo la grave crisi che ha investito il mercato cerealicolo, ora è il comparto olivicolo a lanciare un forte grido d’allarme. Non è un caso che la Commissione Politiche Agricole della Conferenza delle Regioni, su iniziativa dell’assessore all’Agricoltura della Regione Puglia, Donato Pentassuglia Paolicelli, abbia inserito all’ordine del giorno della riunione odierna la delicata questione della “Crisi del mercato dell’olio extravergine di oliva”.

Le criticità che stanno colpendo la filiera dell’EVO sono molteplici e preoccupanti. Negli ultimi mesi si è registrato un significativo rallentamento delle vendite, accompagnato da un consistente aumento delle giacenze nei magazzini. A ciò si aggiungono l’incremento dei costi di produzione, la contrazione dei consumi interni e una serie di distorsioni di mercato che stanno mettendo sotto pressione imprese agricole, cooperative e frantoi.

Il rischio concreto è quello di assistere a una progressiva perdita di competitività di uno dei comparti simbolo dell’agroalimentare italiano, con ripercussioni economiche e sociali particolarmente pesanti nelle aree rurali del Mezzogiorno, dove l’olivicoltura rappresenta una risorsa strategica per occupazione, reddito e tutela del territorio.

L’olio extravergine di oliva, autentico patrimonio del Made in Italy e ambasciatore della qualità agroalimentare italiana nel mondo, necessita oggi di misure straordinarie e tempestive. Non bastano interventi limitati alla sola produzione: occorre una strategia complessiva che garantisca la tutela del mercato, la valorizzazione della qualità certificata, il contrasto alle pratiche commerciali sleali e un adeguato sostegno alle imprese della filiera.

L’“oro verde” italiano non può essere lasciato solo. Senza risposte rapide ed efficaci, il rischio è quello di compromettere un settore che rappresenta non soltanto un'eccellenza economica, ma anche un presidio ambientale, culturale e identitario del nostro Paese.

PADRE ETERNO, L’AREA TORNA FRUIBILE PER VISITATORI E GUIDE TURISTICHE

Si comunica che l’area archeologica del Padre Eterno, interessata dai lavori di “Archeo In Smart”, è attualmente fruibile dopo una temporanea chiusura per motivi di sicurezza, nelle more di un parere della Soprintendenza.

I lavori del cantiere proseguiranno a lotti, ma l’accessibilità e la fruibilità per visitatori e gruppi accompagnati da guide turistiche è garantita secondo il percorso riportato dalla mappa in allegato.

Il progetto in via di realizzazione, per un finanziamento di 1 milione di euro, al termine dei lavori restituirà finalmente alla comunità l'area del Padreterno nella sua interezza, tutelando valorizzando un autentico museo a cielo aperto attraverso itinerari strutturati che inseriscano i luoghi in una rete di connessioni spaziali, sensoriali e culturali.

Ottant’anni di Repubblica: quanto ci crediamo ancora?

Domani la Repubblica italiana spegnerà 80 candeline. Ottant’anni che non sono soltanto una ricorrenza istituzionale, ma un tratto fondamentale della nostra storia collettiva. In ciascuna di quelle candeline c’è un pezzo del cammino che ha portato il Paese a diventare ciò che è oggi: il ricordo delle ferite lasciate dalla guerra, la volontà di ricostruire, il coraggio di scegliere una nuova forma di Stato e l’emozione di un voto che, per la prima volta, coinvolse anche le donne, metà della popolazione fino ad allora esclusa dalla più importante delle decisioni democratiche.

Il 2 giugno 1946 gli italiani furono chiamati a decidere il proprio destino, lasciandosi alle spalle la Monarchia e aprendo la strada alla Repubblica. Fu una scelta che guardava avanti, verso un’idea di Paese fondata sulla partecipazione, sui diritti e sulla responsabilità dei cittadini. Da allora sono passate generazioni, sono cambiati governi, economie, abitudini e persino il modo di vivere la politica. Ma quella data continua a rappresentare uno dei momenti più alti della nostra identità nazionale.

Oggi, da una parte all’altra della Penisola, dovrebbero soffiare l’orgoglio dell’appartenenza e la voglia di futuro. Dovrebbero, perché le celebrazioni non possono essere soltanto un esercizio di memoria. Ogni anniversario importante porta con sé una domanda che riguarda il presente più che il passato: quanto crediamo ancora nella Repubblica? Quanto ci riconosciamo nei valori che l’hanno generata? Quanto siamo disposti a difendere e rafforzare le istituzioni democratiche che abbiamo ereditato?

Ottant’anni dopo, la Repubblica non è un monumento da osservare a distanza. È un progetto che continua a vivere nelle scelte quotidiane dei cittadini, nella partecipazione alla vita pubblica, nella fiducia — o nella sfiducia — verso le istituzioni. Per questo la festa del 2 giugno non dovrebbe limitarsi a celebrare ciò che siamo stati, ma interrogarci su ciò che vogliamo diventare.

Mentre la Repubblica soffia sulle sue 80 candeline, la domanda resta aperta e riguarda tutti noi: quanta fiducia riponiamo oggi nella Repubblica italiana e quanto siamo ancora pronti a scommettere sul suo futuro?

FORZA ITALIA, RIFLESSIONI SUL RENDICONTO 2025 DEL COMUNE DI GRAVINA

Riceviamo e pubblichiamo:

L’approvazione del rendiconto di gestione avrebbe dovuto rappresentare il momento della verità politica per questa Amministrazione. Un’occasione per discutere seriamente dei risultati raggiunti, delle criticità irrisolte e delle prospettive future della città. Invece, ancora una volta, si è assistito ad una maggioranza arroccata nella forza dei numeri, spesso più impegnata a minimizzare le questioni sollevate che ad affrontarle nel merito. Le osservazioni e le richieste di chiarimento sono state accolte con un atteggiamento che, in più occasioni, è apparso improntato alla sufficienza e all’autoreferenzialità, quasi che il confronto democratico rappresentasse un fastidio anziché una risorsa.

Ma il dato politico più sorprendente non riguarda soltanto la minoranza . Riguarda soprattutto chi, dall’interno dell’area che sostiene questa Amministrazione, continua a denunciarne pubblicamente limiti, ritardi, inefficienze e contraddizioni.

Nelle ultime ore autorevoli esponenti della stessa maggioranza hanno descritto una città priva di una programmazione efficace, incapace di intercettare risorse significative, in ritardo sulla valorizzazione del bosco comunale, del vivaio, delle attività produttive, della zona industriale, della mobilità e del turismo. Sono state denunciate carenze amministrative, assenza di risultati concreti e perfino modalità politiche ritenute inadeguate. È stata addirittura invocata una verifica politica e indicata come opportuna la rimessione del mandato nelle mani del Sindaco.

Parole pesanti. Parole che, se pronunciate dall’opposizione, rientrerebbero nella normale dialettica politica. Ma che assumono un significato ben diverso quando provengono da chi continua a garantire la tenuta politica dell’Amministrazione.

Ed è qui che emerge la contraddizione più evidente.

Se il giudizio politico è realmente così severo, se i risultati vengono ritenuti insufficienti, se si denunciano ritardi, occasioni perdute e assenza di visione, allora diventa difficile comprendere come tutto questo possa poi conciliarsi con il voto favorevole espresso sugli atti che certificano proprio quella gestione amministrativa.

Si invoca il senso di responsabilità. Ma la responsabilità verso la città non può ridursi alla conservazione degli equilibri politici esistenti. La responsabilità impone chiarezza, coerenza e coraggio. Impone di assumersi fino in fondo le conseguenze delle proprie valutazioni politiche.

Perché non si può sostenere che un’Amministrazione abbia fallito su temi strategici per la città e, allo stesso tempo, approvare l’atto con cui quella stessa Amministrazione chiede al Consiglio Comunale una promozione politica del proprio operato.

Gravina merita una politica più coraggiosa e meno ambigua. Merita amministratori capaci di ascoltare e una maggioranza capace di confrontarsi senza arroganza. Ma merita anche rappresentanti politici che facciano coincidere le parole con i voti e le denunce con le scelte conseguenti.

La credibilità della politica non si misura dalla durezza delle dichiarazioni, ma dalla coerenza dei comportamenti. Ed è proprio questa coerenza che oggi appare la grande assente del dibattito politico cittadino.

 

Gravina, 4 giugno 2026

 

Il Segretario cittadino

(Surico Antonio) 

Gravina, la prossimità come modello di sviluppo urbano: confronto pubblico sul DSRU

Si è svolto sabato 30 maggio, presso l’auditorium di via San Sebastiano – Ex Mattatoio, l’incontro pubblico “La prossimità come modello di sviluppo urbano”, promosso nell’ambito del percorso CREA – Il futuro di Gravina con noi.

L’appuntamento ha rappresentato un momento di confronto sul Documento Strategico di Rigenerazione Urbana, con particolare attenzione al rapporto tra città, benessere sociale, inclusione, spazi pubblici e partecipazione della comunità.

A moderare l’incontro è stata la giornalista Emma Grassi. In apertura, l’assessore Leonardo Vicino ha sottolineato l’impegno dell’amministrazione nel comprendere le reali esigenze della comunità gravinese, con l’obiettivo di costruire strategie urbane condivise e risposte concrete ai bisogni dei cittadini.

È seguito l’intervento di don Giuseppe Loizzo, parroco di San Sebastiano, che ha richiamato il valore della prossimità come capacità di camminare accanto alle persone, ascoltarne i bisogni e costruire relazioni autentiche tra istituzioni, comunità ecclesiale e società civile.

Il prof. arch. Lucio Zazzara, responsabile scientifico del DSRU, ha illustrato il significato innovativo del Documento Strategico di Rigenerazione Urbana, definendolo uno strumento aperto e dinamico, capace di mettere in relazione spazio urbano, qualità della vita, ambiente, paesaggio, cultura e sviluppo del territorio.

L’arch. Michele Mastrodonato, dirigente dell’Area Tecnica Urbanistica, Paesaggio e Ambiente del Comune di Gravina in Puglia, ha presentato il percorso di redazione del documento e il processo partecipativo avviato. Tra i temi affrontati vi sono la città dei 15 minuti, la valorizzazione degli spazi pubblici, il recupero delle aree urbane più dense, i servizi collaborativi, gli orti urbani, la connessione con l’area archeologica e la costruzione di nuovi circuiti verdi e sociali.

La dirigente scolastica dott.ssa Daniela Tota Graziani, dirigente del Liceo “G. Tarantino”, ha portato il punto di vista della scuola e dei giovani, sottolineando la necessità di spazi di aggregazione accessibili, sicuri e fruibili. Ha evidenziato come la mancanza di luoghi adeguati contribuisca all’isolamento degli adolescenti e come la scuola possa diventare un presidio aperto alla comunità.

La psicoterapeuta dott.ssa Margherita Digena ha posto l’attenzione sulla dimensione psicologica e relazionale della rigenerazione urbana. Accanto al recupero degli edifici, ha spiegato, è necessario promuovere una rigenerazione delle relazioni, capace di prevenire fragilità sociali, familiari e psicologiche attraverso servizi di prossimità, reti comunitarie e luoghi di aggregazione.

Nel corso del dibattito finale sono intervenuti cittadini, professionisti, rappresentanti di cooperative e associazioni del terzo settore presenti all’incontro.

Tra questi, la consigliera comunale Maria Conca ha sottolineato l’importanza di rendere la partecipazione realmente effettiva e continuativa, coinvolgendo scuole, studenti universitari, anziani, persone fragili, realtà sociali e cittadini portatori di esperienze diverse.

Particolare attenzione è stata dedicata dall'ufficio comunale di piano all’importanza di creare spazi permanenti di ascolto e confronto, anche attraverso l’idea di un City Lab, inteso come laboratorio aperto di progettazione partecipata e luogo stabile di dialogo sulla città.

L’incontro si è concluso con l’invito a seguire i prossimi appuntamenti del percorso CREA attraverso i canali istituzionali e social, per continuare a contribuire alla costruzione del Documento Strategico di Rigenerazione Urbana.

Il confronto ha confermato il valore della prossimità come modello di sviluppo urbano: una città più vicina alle persone, capace di ascoltare, includere, prevenire il disagio e trasformare gli spazi pubblici in luoghi di relazione, cura e comunità.