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Politica

Bosco Difesa Grande, svolta attesa da anni: pronta la ricostruzione della passerella inclusiva

La determinazione e la costanza di alcuni cittadini hanno finalmente prodotto un risultato concreto: l’Amministrazione Comunale ha deciso di procedere con la ricostruzione della passerella del Bosco Difesa Grande, infrastruttura considerata fondamentale per garantire a tutti, in particolare alle persone con difficoltà motorie, la possibilità di vivere e attraversare uno dei polmoni verdi più importanti del territorio.

Una battaglia civile portata avanti con richieste formali, incontri istituzionali e continui confronti con esponenti politici e dirigenti comunali, culminata ieri con la comunicazione ufficiale che molti attendevano. L’ingegner Onofrio Tragni ha infatti informato il sindaco Lagreca e due cittadini presenti in rappresentanza dell’intera comunità che il progetto esecutivo della nuova passerella è stato già redatto.

L’opera avrà una larghezza di due metri, sarà realizzata in materiale drenante e sopraelevata rispetto al terreno, caratteristiche che consentiranno una migliore fruibilità del percorso e una maggiore tutela dell’ambiente naturale circostante. Un intervento non soltanto infrastrutturale, ma anche sociale e simbolico: la passerella rappresenta infatti uno strumento concreto di inclusione, capace di restituire accessibilità e dignità a un luogo che negli anni aveva subito degrado e abbandono a causa della mancanza di manutenzione.

Il costo previsto dell’intervento si aggira intorno ai 35mila euro, somma che, secondo quanto comunicato, è già stata impegnata dall’Ufficio di Ragioneria. A questo punto resta soltanto l’affidamento dei lavori alla ditta già individuata. I tempi stimati parlano di circa un mese per completare l’opera.

Soddisfazione è stata espressa dal sindaco Lagreca, che ha seguito personalmente la vicenda con l’obiettivo di restituire alla città una struttura già esistente e particolarmente apprezzata dai frequentatori del bosco.

Moderato ottimismo anche tra i cittadini presenti all’incontro: la notizia dell’approvazione del progetto è stata accolta positivamente, ma resta la prudenza di chi, dopo anni di attese, preferisce attendere l’avvio concreto dei lavori. L’auspicio condiviso è che il cantiere possa partire in tempi brevi, consentendo finalmente al Bosco Difesa Grande di tornare a essere uno spazio realmente accessibile e inclusivo per tutta la comunità.

INCURIA DELLA VALLE DEI DINOSAURI AD ALTAMURA

Sono ormai tre anni che sul più importante sito paleoantropologico d’Europa sembra essere calato il silenzio. Parliamo di Cava Pontrelli, la cosiddetta “Valle dei Dinosauri”, patrimonio straordinario situato a pochi chilometri dal centro di Altamura.

Da circa 80 milioni di anni, questo luogo custodisce oltre 30mila orme di dinosauri appartenenti a sei specie differenti: una testimonianza unica della storia del pianeta, immersa in uno scenario naturale di rara bellezza. Eppure oggi Cava Pontrelli appare come il simbolo dell’incuria, dell’abbandono e del disinteresse istituzionale, culturale e politico.

Negli ultimi anni, nonostante il perdurare di un silenzio tanto inspiegabile quanto assordante, il sito è stato interessato da investimenti pubblici che, almeno finora, non sembrano aver prodotto risultati concreti né valorizzato l’enorme potenziale scientifico, turistico e culturale dell’area.

Dopo tre anni di amministrazione cittadina, ciò che emerge è una mediocrità politica che continua a mortificare uno dei patrimoni più preziosi della Murgia e della città di Altamura. Una gestione che, anziché tutelare e promuovere la bellezza del territorio, ne ha aggravato il declino.

Per questo motivo, il tema centrale del prossimo Consiglio comunale, convocato per oggi, giovedì 14, non dovrebbe essere il dibattito su “Fitzcarraldo sì o Fondazione no”, ma una domanda ben più concreta: l’amministrazione ha davvero avviato il percorso promesso agli altamurani durante la campagna elettorale oppure ha scelto di proseguire lungo quelle dinamiche opache a cui la “cricca petronella” ha abituato la città in questi tre anni?

Natuzzi, cresce la tensione: il Consiglio Comunale di Gravina si schiera al fianco dei lavoratori

La presentazione del nuovo piano industriale da parte di Natuzzi, che prevede tagli al personale, riduzioni produttive, chiusure di stabilimenti e ulteriori esternalizzazioni della produzione senza il rientro delle attività dalla Romania, è stata respinta con fermezza dalle organizzazioni sindacali.

Un malcontento che si è tradotto anche nella manifestazione del 1° maggio, che quest’anno ha avuto il suo fulcro a Santeramo, diventata simbolo della protesta dei lavoratori del comparto dell’imbottito.

La vicenda ha avuto inevitabili ripercussioni anche sul piano istituzionale. Il Consiglio Comunale si è aperto infatti in maniera insolita: su proposta del consigliere Loiudice, la massima assise cittadina ha deciso di affrontare immediatamente la “questione Natuzzi”, anche  perché tra i presenti vi erano alcuni lavoratori dell’azienda seduti tra il pubblico.

Nel corso della seduta è stato letto un documento volto a esprimere solidarietà e vicinanza ai circa 1.800 lavoratori che rischiano il posto di lavoro, un numero già di per sé rilevante ma destinato ad ampliarsi considerando anche le numerose realtà dell’indotto coinvolte dalla crisi.

Prima della votazione finale, il sindaco Fedele Lagreca è intervenuto ribadendo la totale vicinanza dell’Amministrazione comunale ai lavoratori e alle loro famiglie. Il documento è stato poi approvato all’unanimità dall’intero Consiglio Comunale, sancendo una posizione condivisa a sostegno dell’occupazione e del tessuto produttivo del territorio.

GRAVINA E IL PATRIMONIO CHIUSO

Il consigliere Meliddo interroga l’assise comunale sulla quasi totalità dei siti culturali chiusi.

“Porto un fatto politico che non può più essere ignorato: Gravina ha il suo patrimonio culturale chiuso. È il risultato di scelte, di omissioni, di mancate interlocuzioni.

I cittadini hanno diritto alla verità: il Complesso di culto rupestre della Madonna della Stella è chiuso; il Complesso rupestre di culto di San Michele delle Grotte, nel cuore antico di Fondovico, uno dei luoghi più identitari della città; gli ipogei sotto il Ponte Acquedotto; la Chiesa rupestre di Santa Maria degli Angeli, un bene unico, scavato nella roccia, parte integrante della tradizione rupestre gravinese; il Museo Civico, presidio culturale pubblico per eccellenza; il Convento di Santa Sofia con i suoi ipogei; e mentre tutto ciò che è pubblico è chiuso, l’unico sito fruibile è quello privato.

A questo quadro già drammatico si aggiunge un fatto che non può essere taciuto:

il 25 aprile 2026, il Sindaco ha ricevuto una lettera formale dell’Avv. Giuseppe Schinco, che segnala il rischio di trasferimento fuori città del patrimonio storico‑artistico della Chiesa di Santa Maria, dopo la soppressione della Comunità delle Suore Domenicane.

È un fatto politico, un fatto che riguarda la tutela del patrimonio cittadino, un fatto che impone un’azione immediata.

Quanto sopra è stata oggetto di una riflessione condivisa anche all’interno di Officine Gravinesi, movimento di cui faccio parte, che mio onora di rappresentare.

Assessora, mi rivolgo direttamente a Lei, il rapporto con la Chiesa locale non è un tema secondario ma è  un dovere istituzionale.

È evidente che questo rapporto non è stato coltivato, non è stato strutturato, non è stato reso efficace; non è un attacco personale, è una constatazione politica e riguarda il suo settore, le sue deleghe, le sue responsabilità.

Si chiede un’assunzione di responsabilità politica, perché Gravina non può essere una città che parla di cultura e poi la tiene sbarrata; non può essere una città che celebra la sua storia e poi la lascia deteriorare; non può essere una città che si candida a Capitale della Cultura e poi non garantisce l’accesso ai suoi luoghi simbolo.

Gravina merita risposte e le merita adesso".

Mobilità negata tra le scale di Via Casale: “Dove sono gli interventi contro le barriere architettoniche?”

La legge n. 120 del 29 luglio 2010 stabilisce che una quota dei proventi derivanti dalle sanzioni amministrative pecuniarie debba essere destinata anche a interventi per l’abbattimento delle barriere architettoniche, riconoscendo il diritto alla mobilità come principio fondamentale di inclusione e dignità urbana.

La Giunta Comunale del 7 scorso ha riapprovato la destinazione dei proventi contravvenzionali prevedendo la seguente ripartizione:

  • il 25% per interventi di sostituzione, ammodernamento, potenziamento, messa a norma e manutenzione della segnaletica stradale orizzontale e verticale di proprietà dell’Ente;
  • il 25% per il potenziamento delle attività di controllo e accertamento delle violazioni in materia di circolazione stradale, attraverso l’acquisto di automezzi, mezzi tecnici, attrezzature e materiale necessario al Corpo di Polizia Locale;
  • il 25% destinato al fondo assicurativo, assistenziale e previdenziale per gli appartenenti al Comando di Polizia Locale;
  • il 25% per progetti di potenziamento dei servizi di controllo finalizzati alla sicurezza urbana e stradale, nonché alla prevenzione delle violazioni previste dagli articoli 186, 186-bis e 187 del Codice della Strada.

Alla luce di tali scelte, resta però una domanda centrale: quando saranno realizzati gli interventi annunciati nella relazione di bilancio 2026 per garantire una mobilità realmente accessibile?

Tra le criticità più evidenti vi è quella di Via Casale. Per raggiungere Via E. Guida partendo da Via Bari e viceversa è infatti necessario affrontare scale e dislivelli che impediscono il passaggio ad anziani, persone con disabilità e cittadini in carrozzina. Una situazione che limita concretamente il diritto alla mobilità e all’autonomia personale, trasformando un normale percorso urbano in un ostacolo insormontabile per molti residenti.

L’abbattimento delle barriere architettoniche non può restare soltanto un principio richiamato nei documenti di bilancio: servono tempi certi e interventi concreti per rendere la città accessibile a tutti.

Il Consiglio Sprint: undici minuti per decidere il destino (o quasi)

Non è stata certo la prima volta che a Palazzo comunale si assistesse a un consiglio comunale “formato espresso”, ma questa volta si è davvero superato ogni limite cronometrico. Il precedente record apparteneva alla seduta del 30 novembre 2025, archiviata in ventisei minuti. Ieri sera, invece, si è entrati direttamente nella leggenda amministrativa: quattro punti all’ordine del giorno affrontati tra le 22.32 e le 22.43. Totale: undici minuti. Nemmeno il tempo di un caffè corretto e il consiglio era già consegnato agli archivi.

Un primato che farebbe impallidire persino le sedute condominiali più sbrigative. E dire che il consiglio comunale tornava a riunirsi dopo ben due mesi di silenzio istituzionale. Ci si sarebbe aspettati un confronto ampio, magari acceso, su problemi e prospettive della città. In effetti, qualcosa si è mosso: interrogazioni e interpellanze — previste dall’articolo 61, comma 9, del Regolamento del Consiglio Comunale — hanno occupato circa un’ora e mezza, addirittura mezz’ora oltre il limite regolamentare. Un piccolo miracolo di resistenza democratica.

Poi, però, è arrivata la parte deliberativa. E lì il cronometro ha preso il sopravvento sulla politica.

Sorvoliamo pure — come è stato fatto in aula — sui punti trattati: tre ratifiche di variazioni di bilancio già deliberate dalla giunta comunale e la revisione della disciplina sull’origine doganale dei prodotti agricoli e alimentari. Materie che, almeno sulla carta, meriterebbero approfondimenti, discussioni, distinguo politici. Invece tutto è filato via rapido e silenzioso, quasi con la precisione di una pratica notarile, tant’è che dei rimasti in aula le votazioni hanno registrato 16 voti favorevoli e 2 contrari espressi dagli unici consiglieri dell’opposizione ancora presenti.

Eppure, se non erriamo, il consiglio comunale dovrebbe essere l’organo di indirizzo e controllo politico-amministrativo dell’ente. Il luogo del confronto, della dialettica, persino dello scontro tra maggioranza e opposizione. Non una formalità da sbrigare in modalità “fast track” prima della buonanotte.

Il dubbio, a questo punto, è legittimo: siamo davanti a un esempio straordinario di efficienza amministrativa oppure alla definitiva trasformazione del consiglio comunale in una semplice stazione di vidimazione delle decisioni già prese altrove?

Perché undici minuti possono bastare per battere un record. Un po’ meno, forse, per dare l’idea di una politica che discute davvero i problemi della città.

Costruiamo insieme l’alternativa riformista: assemblea aperta a Gravina

Casa Riformista / Italia Viva Gravina in Puglia si incontra sabato 9 maggio alle ore 18.00 presso la sede di p.zza B. Buozzi 17 per una pubblica assemblea aperta ai tesserati e a tutti i cittadini che si identificano nell’area Riformista.

Casa Riformista è un progetto politico per parlare a moderati, progressisti ed europeisti nato con l'obiettivo di creare una alternativa credibile, chiara e forte, capace di rispondere alle sfide che il “Campo Progressista” ha individuato nella nostra Città.

Dobbiamo far sì che le idee riformiste abbiano cittadinanza e peso nello spazio politico decisivo per l’affermazione del centrosinistra, sia a livello cittadino che a livello nazionale, per non consegnare il 2027 alle destre.

A chi vuole darci una mano chiediamo di tesserarsi e di partecipare alle nostre riunioni e iniziative politiche.

 

                                Il Presidente Cittadino Casa Riformista / Italia Viva Gravina

                                                                Michele VARRESE