Politica
Sport Inclusivo, finanziati ulteriori 18 interventi per contrastare la povertà educativa.
- Dettagli
-
30 Giu 2026
- Ultima modifica il Martedì, 30 Giugno 2026 05:45
- Pubblicato Martedì, 30 Giugno 2026 05:45
- Scritto da LA REDAZIONE
- Visite: 45

L’assessorato al Welfare finanzia ulteriori 18 progetti nell’ambito dell’Avviso pubblico “Sport Inclusivo – Interventi di contrasto della povertà educativa mediante la promozione dello sport”. La misura dispone di una dotazione finanziaria complessiva di 600 mila euro destinata a sostenere, nel triennio 2025-2027, percorsi sportivi ed educativi gratuiti rivolti a bambini e ragazzi pugliesi che vivono in contesti di disagio socioeconomico o con bisogni educativi speciali.
Le attività sostenute prevedono l’avviamento alla pratica motoria e sportiva attraverso discipline acquatiche e non acquatiche, rivolte a bambini, adolescenti e giovani. Le iniziative saranno realizzate da enti del Terzo Settore e associazioni sportive del territorio, in continuità con il programma regionale già avviato nei mesi scorsi.
Le esperienze finanziate spaziano dagli sport di squadra alle discipline acquatiche, dalla vela al ciclismo adattato, dalle arti marziali al rugby, fino a proposte che integrano pratica motoria, arte, teatro, musica ed educazione ambientale. Particolare attenzione è rivolta ai minori con disabilità, ai ragazzi con disturbo dello spettro autistico e ai giovani che vivono situazioni di fragilità socioeconomica, attraverso attività finalizzate a rafforzare autonomie personali, competenze trasversali e capacità di interazione con i pari.
Le progettualità affiancano alla pratica motoria azioni di supporto allo studio, educazione alimentare, cittadinanza attiva, laboratori espressivi e interventi dedicati al benessere emotivo. Nel loro insieme, contribuiscono a rafforzare le alleanze educative tra famiglie, scuola, associazionismo, servizi e comunità locali, ampliando le possibilità di sviluppo personale e sociale per i più giovani.
La misura si inserisce nel quadro delle politiche regionali dedicate al contrasto della povertà educativa e alla promozione dell’inclusione sociale, sostenendo opportunità formative, relazionali e sportive per bambini e adolescenti, con particolare attenzione ai contesti caratterizzati da maggiori vulnerabilità. Con questa nuova fase di finanziamento la Regione prosegue nell’attuazione di interventi che integrano welfare, educazione e sport, consolidando un modello orientato alla prevenzione delle fragilità e alla valorizzazione delle potenzialità delle nuove generazioni.
Vertenza Natuzzi, settimana decisiva: sindacati all'attacco contro la chiusura di Santeramo
- Dettagli
-
29 Giu 2026
- Ultima modifica il Lunedì, 29 Giugno 2026 06:10
- Pubblicato Lunedì, 29 Giugno 2026 06:10
- Scritto da Vincenzo Varvara
- Visite: 52
Si apre una settimana cruciale per la vertenza Natuzzi, con il futuro di centinaia di lavoratori appeso all'esito del confronto istituzionale previsto per il 30 giugno presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Nel frattempo, i sindacati alzano il livello dello scontro e contestano duramente la decisione dell'azienda di procedere con la chiusura dello stabilimento di Santeramo in Colle e con la sospensione delle attività del sito di Altamura a partire dal prossimo 3 luglio.
Una scelta che coinvolge direttamente 668 dipendenti, destinati a essere ricollocati negli stabilimenti di Matera e Laterza, con inevitabili ripercussioni sull'organizzazione del lavoro e sulla vita delle famiglie interessate. Le organizzazioni sindacali ritengono prematura e unilaterale la decisione dell'azienda, soprattutto alla luce del tavolo ministeriale ormai imminente, nel quale si spera di raggiungere quell'accordo che fino a pochi giorni fa sembrava essere a portata di mano.
Attraverso una nota congiunta, i rappresentanti dei lavoratori chiedono a Natuzzi di congelare ogni iniziativa fino all'incontro del 30 giugno, evitando decisioni che potrebbero compromettere definitivamente il dialogo tra le parti e rendere ancora più difficile la ricerca di una soluzione condivisa.
L'attenzione è ora tutta rivolta al tavolo ministeriale, chiamato a sciogliere i nodi di una vertenza che continua a destare forte preoccupazione sul territorio. Dal confronto tra azienda, sindacati e Governo potrebbe emergere un'intesa capace di salvaguardare l'occupazione e rilanciare il piano industriale del gruppo.
La partita, dunque, resta completamente aperta. Le prossime ore saranno decisive per comprendere se prevarrà la linea dello scontro o quella del dialogo, in una vertenza che rappresenta uno dei dossier industriali più delicati del Mezzogiorno.
Gravina inaugura il primo Healing Garden: la natura al servizio delle persone con Alzheimer
- Dettagli
-
23 Giu 2026
- Ultima modifica il Martedì, 23 Giugno 2026 14:24
- Pubblicato Martedì, 23 Giugno 2026 14:24
- Scritto da LA REDAZIONE
- Visite: 42

È stato inaugurato ieri, presso il parco giochi della zona PIP di Gravina in Puglia, il primo Healing Garden, un giardino terapeutico pensato per le persone affette da Alzheimer e da altre forme di demenza. Un progetto innovativo che mette al centro il benessere della persona, valorizzando il contatto con la natura come strumento di cura, inclusione e miglioramento della qualità della vita.
L'iniziativa è stata promossa dal Rotary Club Altamura-Gravina in collaborazione con il Centro Diurno per persone affette da demenza "La Città della Memoria" della Cooperativa Sociale Contesto, l'Associazione Alzheimer Bari e il Comune di Gravina in Puglia.
Il giardino terapeutico si presenta come un percorso immerso nel verde, arricchito da cartelli e stazioni che suggeriscono attività finalizzate a stimolare le capacità cognitive, sensoriali e motorie. Un ambiente accogliente e accessibile, progettato per favorire il coinvolgimento attivo delle persone con demenza attraverso esercizi semplici, momenti di osservazione, orientamento e socializzazione.
Come spiegato dalla dottoressa Rosa Lapolla, responsabile del Centro Diurno, l'Healing Garden rappresenta una delle più efficaci terapie riabilitative non farmacologiche oggi utilizzate nel trattamento delle demenze. Il contatto con la natura e la partecipazione ad attività mirate contribuiscono infatti a rallentare il declino cognitivo, ridurre stati di ansia e agitazione, migliorare il tono dell'umore e favorire il mantenimento delle autonomie residue.
Non meno importante è il beneficio che questo spazio offre ai familiari e ai caregiver, che possono condividere momenti di serenità e relazione in un contesto protetto e inclusivo. Il giardino diventa così un luogo di incontro, accoglienza e sostegno, capace di contrastare l'isolamento che spesso accompagna le patologie neurodegenerative.
A presiedere la cerimonia inaugurale è stato l'assessore alle Politiche Sociali, Vincenzo Varrese, che ha ribadito l'impegno dell'amministrazione comunale nei confronti delle fasce più fragili della popolazione e la volontà di promuovere iniziative capaci di generare benessere e inclusione sociale.
L'Healing Garden non sarà però destinato esclusivamente alle persone con Alzheimer. Lo spazio è stato concepito come un bene comune aperto all'intera cittadinanza, un luogo dove bambini, adulti e anziani potranno svolgere attività utili a mantenere la mente allenata e a riscoprire il valore del contatto con l'ambiente naturale.
Con questa iniziativa, Gravina in Puglia compie un importante passo avanti verso una comunità sempre più inclusiva e attenta ai bisogni delle persone più vulnerabili, dimostrando come la cura possa nascere anche dalla bellezza, dalla condivisione e dalla forza rigenerante della natura.
Diritto allo studio, Regione Puglia approva gli indirizzi per il bando ADISU 2026/2027
- Dettagli
-
28 Giu 2026
- Ultima modifica il Domenica, 28 Giugno 2026 08:02
- Pubblicato Domenica, 28 Giugno 2026 08:02
- Scritto da LA REDAZIONE
- Visite: 2507

Nuovo bando ADISU Puglia per l’assegnazione delle borse di studio, dei benefici e dei servizi per l'anno accademico 2026/2027.
Il provvedimento recepisce gli aggiornamenti della normativa nazionale e le istanze rappresentate dalla comunità studentesca, confermando la scelta della Regione Puglia di investire in un sistema di welfare universitario che tuteli il diritto allo studio delle studentesse e degli studenti meritevoli privi di mezzi.
Tra i criteri approvati figurano:
- la conferma delle soglie regionali ISEE e ISPE per l'accesso ai benefici, fissate in € 26.000,00 (limite massimo ISEE regionale) e € 56.000,00 (limite massimo ISPE);
- l’aggiornamento degli importi base delle borse di studio, rideterminati dell’1,4% a seguito dell’adeguamento Istat, corrispondenti a € 7.172,00 per studenti fuori sede, € 4.191,00 per studenti pendolari e € 2.891,00 per studenti in sede;
- la conferma delle maggiorazioni già previste per particolari categorie di studenti, come gli iscritti ai corsi STEM (+20%) o quelli in situazioni di maggiore fragilità economica (+15% per ISEE inferiore al 50%);
- la disciplina dei requisiti di merito, come definiti a livello ministeriale.
Il provvedimento introduce alcune novità:
- gli studenti e le studentesse iscritti ai nuovi “semestri filtro” dei corsi di Medicina, Odontoiatria e Veterinaria potranno accedere ai servizi di mensa e alloggio sin da subito, e sarà demandato ad ADISU l’adeguamento delle procedure in base ai successivi decreti ministeriali;
- gli studenti e le studentesse detenuti negli istituti penitenziari pugliesi che siano iscritti agli Atenei regionali saranno esonerati dal pagamento della tassa regionale per il diritto allo studio;
- i posti letto rimasti liberi nelle residenze dopo aver soddisfatto il fabbisogno degli aventi diritto saranno resi disponibili per potenziare i servizi di Foresteria e di Lunga Permanenza rivolti a studenti e studentesse, ricercatori e ricercatrici e altri utenti dei sistemi universitari e AFAM pugliesi;
- nei periodi di non utilizzo da parte dei beneficiari, i posti letto delle residenze universitarie potranno essere messi a disposizione di soggetti istituzionali e associazioni senza fini di lucro che hanno bisogno di ospitalità per realizzare sul territorio progetti di interesse culturale, scientifico e sociale, ponendo in capo a questi ultimi il solo ristoro dei costi aggiuntivi di gestione.
Un’attenzione particolare viene riservata agli studenti e alle studentesse internazionali e a coloro che provengono da Paesi interessati da conflitti armati: per loro saranno previste deroghe temporanee nella presentazione della documentazione reddituale estera, al fine di non compromettere l’accesso ai benefici a causa delle difficoltà legate alla situazione internazionale.
Altro elemento di novità è che, per garantire la trasparenza nell’utilizzo delle residenze universitarie, si dà mandato ad ADISU di pubblicare sul proprio sito internet istituzionale un quadro aggiornato e trasparente della ripartizione dei posti letto, differenziando per ciascuna residenza i posti assegnati a studentesse e studenti fuorisede idonei, i posti riservati ad altre finalità e i posti utilizzati per servizi di Foresteria e di Lunga Permanenza.
Museo civico fantasma: soldi pubblici spesi, promesse disattese e reperti dimenticati nei cartoni
- Dettagli
-
23 Giu 2026
- Ultima modifica il Martedì, 23 Giugno 2026 05:37
- Pubblicato Martedì, 23 Giugno 2026 05:37
- Scritto da Vincenzo Varvara
- Visite: 55

La Fondazione E. Pomarici Santomasi, preso atto della scadenza della concessione in comodato d'uso gratuito di una porzione dell'ex Monastero Santa Sofia, ha chiesto al Comune l'assegnazione in comodato gratuito dell'intero piano terra dell'ex Seminario diocesano di piazza Cattedrale per lo svolgimento delle proprie attività istituzionali.
La Giunta Comunale del 19 giugno scorso ha accolto la richiesta, deliberando la concessione degli spazi fino all'avvio della gestione museale prevista al piano terra e al primo piano dell'ex Seminario.
Una decisione che, al di là delle formule amministrative, certifica una realtà sotto gli occhi di tutti: il museo civico continua a essere un progetto sulla carta. L'apertura della struttura appare ancora lontana, nonostante il tempo trascorso dall'affidamento della gestione e nonostante le risorse pubbliche già impiegate per un'iniziativa che, ad oggi, non ha ancora prodotto alcun beneficio concreto per la collettività.
I cittadini hanno il diritto di sapere quanti fondi siano stati investiti, quali risultati siano stati raggiunti e quali siano le reali prospettive di apertura di un museo che avrebbe dovuto custodire e valorizzare la memoria storica del territorio.
Il rischio non è soltanto quello di assistere all'ennesimo spreco di denaro pubblico. A essere mortificato è soprattutto il patrimonio storico e archeologico della città. Numerosi reperti rinvenuti nel corso degli scavi archeologici, testimonianze autentiche delle civiltà che nei secoli hanno abitato questo territorio, continuano infatti a rimanere chiusi in scatoloni e depositi, sottratti alla fruizione pubblica, alla ricerca scientifica e alla valorizzazione culturale.
Ogni giorno di ritardo rappresenta una sconfitta per la cultura e per la memoria collettiva. Perché quei reperti non sono semplici oggetti da conservare in magazzino: raccontano la nostra storia, le nostre radici, l'identità stessa della comunità. Lasciarli per anni in condizioni di invisibilità significa privare cittadini, studenti e visitatori di una parte fondamentale del patrimonio comune.
Mentre si susseguono atti amministrativi e soluzioni provvisorie, resta una domanda alla quale l'amministrazione dovrebbe fornire una risposta chiara: quando sarà finalmente aperto il museo civico? E soprattutto, quanti altri anni dovranno trascorrere prima che i soldi pubblici già spesi producano un risultato concreto e che i reperti archeologici custoditi nei cartoni possano finalmente trovare la collocazione dignitosa che meritano?
La città non può permettersi che l'ennesimo progetto culturale finisca nel limbo delle opere incompiute. Perché quando si disperdono risorse pubbliche si produce un danno economico; quando si abbandona il patrimonio storico, invece, si rischia di perdere per sempre una parte della propria identità.
NATUZZI, TRATTATIVA IN STALLO: SALTA L’INTESA AL MIMIT, CONFERMATA LA MOBILITAZIONE DEI SINDACATI
- Dettagli
-
25 Giu 2026
- Ultima modifica il Giovedì, 25 Giugno 2026 15:23
- Pubblicato Giovedì, 25 Giugno 2026 15:23
- Scritto da LA REDAZIONE
- Visite: 51

Nessuna svolta per la vertenza Natuzzi. Ieri, dopo oltre undici ore di confronto al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, azienda e organizzazioni sindacali non hanno raggiunto l’accordo con conseguente rinuncia al protocollo d’intesa destinato ad accompagnare e monitorare il percorso di composizione negoziata della crisi avviato dal gruppo del mobile imbottito.
La mancata firma rappresenta una battuta d’arresto rispetto alle aspettative maturate dopo l’incontro dell’11 giugno. Senza l’intesa, Natuzzi – che in una nota esprime “rammarico” per l’esito del confronto – potrà proseguire nell’attuazione del proprio piano industriale senza il sistema di monitoraggio previsto dal Ministero.
Nel progetto aziendale, che negli ultimi anni ha ridotto l’organico a circa 1.800 dipendenti, è previsto anche un piano di uscite incentivate rivolto a 120 lavoratori. Una prospettiva che continua a preoccupare i sindacati, secondo i quali la chiusura di tre dei cinque stabilimenti produttivi determinerebbe esuberi che potrebbero coinvolgere fino alla metà della forza lavoro.
Rammarico anche da parte della Regione Puglia, che sottolinea come si fosse ormai vicini a un’intesa costruita attorno a un documento capace di definire con precisione ruoli, criteri, scelte operative e impegni necessari per affrontare l’attuale fase di crisi e accompagnare il successivo rilancio industriale.
Nonostante il mancato accordo, la Regione conferma il proprio sostegno al percorso per il riconoscimento dello stato di crisi industriale complessa del distretto interregionale del mobile imbottito, in collaborazione con imprese e rappresentanze datoriali e sindacali.
Sul fronte occupazionale, prosegue inoltre il lavoro della task force regionale dedicata al cosiddetto “bacino delle competenze”, uno strumento rivolto ai dipendenti Natuzzi che, su base esclusivamente volontaria, potranno candidarsi a percorsi di ricollocazione presso altre aziende, anche appartenenti a settori diversi. Per i lavoratori coinvolti è previsto un pacchetto dedicato di politiche attive del lavoro, realizzato con il supporto di Arpal Puglia.
Natuzzi, L’Abbate: “Non possiamo assistere passivamente allo spostamento della produzione. Il governo deve deve assumersi la responsabilità delle scelte”
- Dettagli
-
23 Giu 2026
- Ultima modifica il Martedì, 23 Giugno 2026 04:06
- Pubblicato Martedì, 23 Giugno 2026 04:06
- Scritto da LA REDAZIONE
- Visite: 59

Mercoledì 24 giugno, al Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) a Roma, si terrà un nuovo tavolo sulla vertenza Natuzzi, al quale sarà ancora una volta presente l’on prof.ssa Patty L’Abbate e durante il quale sarà illustrato il percorso di confronto avviato dall’azienda per affrontare la fase di crisi e individuare possibili soluzioni condivise.
Questa triste storia a puntate, che coinvolge più di 1700 lavoratori più quelli interessati dall’indotto, volge verso un punto cruciale perché quello di mercoledì prossimo sarà un primo vero momento di confronto strutturato, in cui il Ministero presenterà il protocollo e l’azienda dovrà iniziare a chiarire quali impegni intende assumere. L’obiettivo del prossimo incontro è quindi fare chiarezza e avviare un percorso che non si limiti alla gestione dell’emergenza, ma che definisca una strategia industriale credibile per il futuro del gruppo e delle comunità coinvolte.
L’auspicio dell’onorevole prof.ssa Patty L’Abbate è salvaguardare l’interesse dei lavoratori e dei territori ovviamente per evitare sia la perdita di posti di lavoro avrebbe conseguenze immediate sulle famiglie e sulla coesione sociale, che l’incidenza che la delocalizzazione porterebbe sull’intero sistema economico locale, fatto di piccole imprese, artigiani e servizi collegati. Inoltre, spostare in Romania il lavoro fatto negli stabilimenti pugliesi e lucani indebolirebbe la capacità produttiva italiana e rischia di compromettere un settore che ha rappresentato un’eccellenza del Made in Italy.
“Il tavolo del 24 giugno rappresenta un passaggio decisivo – ha affermato Patty L’Abbate – per definire un percorso chiaro sul futuro produttivo e occupazionale. In questa fase serve una visione concreta e progettuale, capace di tenere insieme tutela del lavoro, sviluppo industriale e responsabilità verso i territori. Per affrontare la crisi Natuzzi occorre un impegno serio, con obiettivi verificabili e una strategia che garantisca continuità, investimenti e prospettive reali per le comunità coinvolte. Ora è il momento di costruire soluzioni che guardino al domani, per il bene soprattutto dei lavoratori direttamente colpiti da questa situazione. Proprio in questa direzione continuo a chiedere al Presidente della Commissione Attività Produttive l’audizione del Ministro Urso alla Camera dei Deputati. Il Governo deve assumersi la responsabilità delle scelte da effettuare per approfondire, valutare quali strumenti istituzionali possano essere attivati a tutela dei lavoratori e del territorio”.
La storia di Natuzzi è strettamente legata allo sviluppo economico e sociale della Murgia. Nata nel 1959 come piccola bottega artigiana, l’azienda è cresciuta fino a diventare uno dei principali produttori mondiali di divani e poltrone, la prima del settore arredo italiano a quotarsi alla Borsa di New York. Per decenni ha rappresentato un punto di riferimento per migliaia di lavoratori e per un intero distretto industriale, contribuendo alla formazione di competenze specializzate e alla crescita di un indotto diffuso tra Puglia e Basilicata. Negli ultimi anni, però, l’azienda ha dovuto affrontare un contesto sempre più complesso, segnato dal calo della domanda internazionale, dall’aumento dei costi di produzione e dalla crescente competizione dei mercati esteri. A ciò si sono aggiunti processi di riorganizzazione e delocalizzazione che hanno progressivamente ridotto la presenza produttiva in Italia, con un calo del 70%. La situazione è precipitata negli ultimi mesi, con l’annuncio della possibile chiusura di tre stabilimenti in provincia di Bari e il trasferimento di una parte significativa delle lavorazioni in Romania.
Altri articoli...
- Contributo riservato a famiglie di bambini e ragazzi in età compresa tra 3 e 13 anni e ragazzi con disabilità
- Giunta regionale approva Programma regionale per le Aree Interne pugliesi e ripartizione delle risorse economiche
- “Puglia ti vorrei”, al via il percorso partecipativo
- Scuola, allarme cattedre vuote: quasi 47mila posti scoperti e la precarietà continua a penalizzare studenti e famiglie

Politica




