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Politica

Un peccato di demagogia dell’avvocato Vendola


Dell’intervento dell’avvocato Vendola, nel corso della serata dedicata alla discussione sul futuro dell’attuale maggioranza di centrosinistra, di cui è stata data sintesi con resoconti giornalistici apparsi sulla stampa locale, mi ha sorpreso e stupito questo passaggio: "Ho chiesto al sindaco perché ha deciso di sacrificare la persona più colta di questa giunta senza un motivo reale. Non ho avuto risposte. Perché non c'è una risposta". Meraviglia, perché, se per certi versi l’interrogativo rispondeva al vero, per altri, negava certe evidenze emerse durante la gestione di quell’Assessorato. La persona più colta di quell’Esecutivo si è mostrata la più ignorante da un punto di vista pratico, burocratico ed amministrativo. E’ stata la sua ignoranza che ha prodotto una serie di partite di giro illegali ed illegittime, soprattutto fatte fare alla Fondazione Santomasi, se è vero, come è vero, che la nuova gestione dell’Ente ha deciso di chiudere, per sempre, con questo capitolo e con questa vicenda. E’ stata la sua ignoranza a non aver provveduto, per certe spese, a far redigere dagli uffici competenti i relativi impegni di spesa, tanto che non poteva soddisfare certi pagamenti, non solo per sciattaggine, distrazione e dimenticanza, nel aver smarrito, perso o nel non ritrovare certi documenti ma perché mancava l’atto preliminare, per cui, caso a me noto, due persone hanno dovuto aspettare un anno e mezzo per ricevere un compenso di 600 euro, un prezzo di favore, stabilito concordemente tra la civica amministrazione e i due tecnici del Laboratorio del restauro di Roma, per procedere alla diagnostica sugli affreschi di San Vito Vecchio. E’ vero che era la persona più colta nel mondo dei ciechi ma è vero che, stando ad alcuni resoconti contabili, è stata colei a dover spendere, in due anni e mezzo di gestione, 170 mila euro? Avremmo preferito che si fosse fatto riferimento a questo nel corso della serata in cui la persona chiamata in causa era presente, forse, per capire quale sarà il suo destino. Tra l’altro, la si è vista anche nella sala consiliare, tra il pubblico, nel corso di quella seduta in cui il suo sindaco annunciò di volersi dimettere, si fa per dire. Ma che fosse presente in una riunione promossa da coloro che hanno chiesto, direttamente ed indirettamente, la sua testa, ci è sembrato assurdo e paradossale. Incongruente, per quello che in politica possono significare queste parole. Forse, neanche in filosofia o nella filosofia del linguaggio hanno più un certo valore, come è stato di evidenza a coloro che hanno partecipato alla serata presso le Officine.

 

Giuseppe Massari

Siamo contro il bene della città


Per tentare di dare un governo stabile alla città, si fa per dire, le diplomazie sotterranee sono al lavoro. I carbonari, pure. La rete sembra intasata tra messaggi, telefonate bollenti, conversazioni chilometriche. Il tutto, però, nascosto nelle bocche cucite di chi, improvvisamente, non diventa più prodigo di cantilene, logorroico, dovizioso di particolari e indiscrezioni. Sembra che tutti facciano il gioco di nascondersi sotto le lenzuola per non mostrare le loro impudicizie o le loro pubiche e naturali vergogne. Non mancano gli angoli più nascosti della città, diventati luoghi privilegiati, mete preferite, indiscusse e indiscrete, si fa per dire, per incontri, vertici, riunioni volanti, improvvisate, magari, involontarie, occasionali, preparate, architettate secondo i migliori e consumati copioni dell’ipocrisia e della menzogna più acclarata: ci siamo trovati a passare di qui, per caso; non sapevamo e non pensavamo di incontrarvi. Ovviamente, non stanno mancando i documenti ufficiali, i comunicati delle direzioni e delle segreterie dei partiti. Proclami, intenti dichiarati, difficilmente corrispondenti alla gravità del momento  o alla fase politica che è in atto. Anche qui, campionari di ipocrisia che non vengono risparmiati ed elargiti agli organi di informazione perché facciano da cassa di risonanza, se non da amplificatori di alcune versioni, anziché di altre; privilegiando, perché no, un tal potentino bassotto del potere di turno. Le solite veline giornalistiche accompagnate da calde e vive raccomandazioni. Giammai da ringraziamenti per il lavoro professionale che viene svolto nel campo dell’informazione. Tanto, tutto è dovuto o dev’essere dovuto per la migliore e più corretta imparzialità ed obiettività. In tutto questo circolo vizioso di andirivieni, di traffico di parole, di persone, personaggi e personaggetti, che non compaiono, cioè tenuti, volutamente, a debita distanza, per non creare equivoci e ridda di voci o guazzabugli che potrebbero compromettere il delicato, deficitario e precario quadro politico, nonché delle consultazioni, senza volerlo, nella migliore logica che il diavolo fa le pentole e non i coperchi, spunta qualche amico e compagno di merende. Quello, tanto per intenderci, legato ai cosiddetti poteri forti della città. Quelli che hanno la loro longa manus su alcune delicate questioni di interesse personale camuffato per interesse collettivo e generale. In questo scenario così deprimente e assurdo, forse, impensabile e inimmaginabile, ma non perché siamo ingenui e nè per dare credito a certe dichiarazioni o ad alcune prese di posizioni, quelle per intenderci che hanno fatto riferimento alle dimissioni come ad un atto coraggioso, d indispensabile chiarezza, per ripartire con più slancio e vigore o per dare più incisività all’azione amministrativa, si sta consumando o costruendo il destino della città, su basi ancora più ipocrite delle ragioni che hanno portato allo stallo generale in cui la città sta languendo; su presupposti ancora più sbagliati di quelli che hanno determinato la lungaggine di una crisi politico amministrativa, che sembra non finire mai e non avere più il suo naturale epilogo: o dentro o fuori. Senza indugiare. Con chiarezza e fermezza. Con coraggio e non con la voglia sottaciuta di evitare il peggio, cioè, lo scioglimento del Consiglio comunale. Le ragioni di questa crisi stanno nel non aver fatto chiarezza subito. Ora, i nodi irrisolti, personali e politici, verranno al pettine. Se non si ha la visione chiara del dover sciogliere anche le righe, se è il caso, non verremo mai a capo di nulla di nuovo e di buono. Continueremo ad essere presi in giro; continueranno a prenderci in giro. Continueranno i loro valzer, i loro balletti e minuetti su quel palcoscenico chiamato, non sappiamo ancora fino a quando, politica per il bene della città. Di questo teatrino siamo stanchi e stufi. Lo possiamo e lo dobbiamo abbattere. Non per ricostruirne un altro ma per ricostruire le coscienze. Per ricominciare, a bocce ferme, a non invocare più il bene o l’interesse della e per la città, visto che finora ha portato male o non ha prodotto risultati esaltanti, grazie anche alla scarsità e mediocrità degli attori in campo. Dobbiamo cominciare a mettere al primo posto il bene della propria coscienza, attraverso i comandamenti della nuova cultura e mentalità da rifare. Ribadendo che è il cervello dei gravinesi il grande malato, se non si parte dal curare quell’organo, non verremo mai a capo di positività, di concezioni di crescita e di sviluppo armonico in cui la nostra società possa ritrovare e ritrovarsi a coniugare il verbo del benessere sociale, collettivo, diffuso e indirizzato verso la sana ricchezza economica, verso una economia pluralista e generalizzata. Non più quella concentrata nelle mani dei soliti pochi, di quelli che hanno deciso solo e sempre per se e  mai per gli altri e per tutti.

 

Giuseppe Massari

Retroscena di una crisi


Saranno utilizzati tutti i 20 giorni per risolvere questa inutile e perniciosa crisi amministrativa? Qualcuno e qualcosa ci fa propendere per il no. Prima della fatidica scadenza, tutto sarà risolto. Tutto tornerà come prima. Tornerà a splendere il sole e il sorriso sulla bocca degli stolti. Siamo in grado di poter fare questo tipo di dichiarazioni, dopo che ci sono stati fatti  notare tutti gli ammiccamenti, i buonismi, gli sdolcinamenti emersi nel corso dell’ultima seduta consiliare, segno, secondo qualcuno, che le stesse dimissioni del provvisorio ex sindaco erano state concordate e, quindi pilotate. Dalla verifica non si usciva, non si poteva uscire se non affidandosi ad  un colpo di teatro, con il quale e grazie al quale si doveva fare manfrina, invocando la pericolosità di uno scioglimento anticipato del Consiglio comunale, con la conseguente perdita di finanziamenti, da non poter gestire secondo i propri desiderata, secondo i migliori interessi di calcolo o calcoli di interessi, si fa per dire, perciò era necessario richiamare e richiamarsi al senso di responsabilità, pur ammettendo colpe, ritardi, inadempienze, inefficienze, incapacità politiche e gestionali, il tutto condito con quel pietismo minaccioso di serrare i ranghi, altrimenti le dimissioni sarebbero diventate irrevocabili. Stando così le cose, leggendole con la serenità e a freddo, riascoltando alcuni interventi e leggendo alcune dichiarazioni si ha avuto chiara la sensazione, la percezione e la conferma che il piano era stato preordinato e concordato. Dai primi interventi, successivi alle dichiarazioni del sindaco provvisorio e sino all’epilogo della seduta, il quadro è diventato meno fosco del previsto, andando ben oltre e ben al di là di certe pessimistiche previsioni. Prime dichiarazioni di scongelamento da parte di qualche sedicente consigliere d’opposizione, uno dei più attivi, nei giorni caldi della crisi e fino a qualche ora prima delle dichiarazioni “a sorpresa” delle dimissioni, uno dei tessitori della ricomposizione della tela della discordia tra le maggiori forze presenti in Consiglio. Poi, le dichiarazioni al miele da parte di qualche sedicente consigliere di maggioranza, diventato, d’improvviso e d’incanto, meno agitato di come lo si era visto la sera precedente, quella della prima convocazione; meno ribelle all’interno del suo partito, fino al punto da rinunciare alle sue velleità, ai suoi ostracismi, al suo dissenso. Visite di cortesia tra i vari astanti, da un versante all’altro, con fare ammiccante, della sala consiliare, il ritiro delle due opposte pretestuose mozioni di sfiducia, completavano la ritrovata armonia, concordia e pace. Ovviamente, considerato tutto ciò vero, plausibile, realmente accaduto, è lecito affermare che è andata in onda una vera sceneggiata; che abbiamo assistito ad un teatrino, tra un copione plagiato e andato in scena già altre volte e un cast di attori scadenti, più vicini a delle comparse. Attraverso queste premesse e nonostante tutto quello che è emerso nel corso dei lavori consiliari, tra ritardi e sospensioni, qualcuno va ancora in giro a chiedere consensi attorno a quell’esercizio di dimissioni false, fasulle e bugiarde, salutato e fatto salutare, invece, come l’atto più coraggioso, più eroico e più responsabile che un sindaco avrebbe dovuto o potesse compiere nell’interesse della città e dei suoi cittadini. Doveva, caso mai dire, e fa ancora in tempo a dirlo, quante volte ha preso in giro la città e i suoi cittadini, mettendo sotto i piedi e stracciando le elementari norme che tutelano gli interessi veri e reali dei cittadini e non dei singoli privilegiati. Altro che interesse per la città, per il bene e lo sviluppo della città e dei gravinesi! Attraverso quello spettacolo indecente, indegno e indecoroso, anticipazione del mercato della compravendita di alcuni consiglieri, visto dal vivo o in diretta straming c’è chi pensa, ha pensato e va pensando ancora che ci sia gente disposta a mangiarsi questa enorme foglia di fico dietro la quale qualcuno ha giocato e sta continuando a giocare sporco, cercando di estorcere le coscienze con i peggiori ed obsoleti metodi e sistemi da vecchia ed antica repubblica. Non ci sono dubbi o ci sono pochi margini che non lasciano dubbi. Qualcuno ha millantato e sta continuando a farlo. Crediamo di aver scoperto questo gioco perverso, grazie anche all’acume di qualche osservatore attento, non politico, che ci ha messi sulla dritta. Da ciò si desume che i 20 giorni saranno abbastanza sufficienti per chiudere e far quadrare il cerchio. Fare entrare nuovi attori nella scena gestionale e politica della cosa pubblica. Arrivederci e grazie alla prossima puntata, alla riproposizione dello stesso, superato, stantio e sgualcito copione politico-teatrale. E i gravinesi, contenti e fregati, soprattutto i più giovani, quelli che non si sono accorti di aver subito l’ulteriore onta di  menzogne, di falsità, di ipocrisie e di imbecillità, passeranno a ben distintamente salutare e ringraziare il collaudato  mentore e mentitore di questa città.

 

Giuseppe Massari

Incontro forze di opposizione: fumata grigia

Incontro delle forze di sinistra ieri sera presso le “Officine Culturali” per discutere della linea politica da adottare in questo momento di crisi amministrativa.

E’ stato Angelo Petrara a fare una piccola cronistoria partendo dalla richiesta di mozione di sfiducia firmata dagli 8 consiglieri di minoranza e dai 4 del gruppo misto.

Il documento, partendo dalla inefficacia della maggioranza, sottolineava l’esigenza della giunta comunale, il riconoscimento del fallimento delle azioni politiche e le dimissioni del Sindaco, al fine di aprire un tavolo di discussione che portasse all’unificazione delle forze di sinistra ed a possibili collaborazioni per portare a termine la legislatura.

Su questi aspetti si è aperto un dibattito che ha visto parecchi interventi che hanno denotato una non omogeneità della strategia da utilizzare.

Pur avendo ottenuto quanto richiesto, non tutti si dicono d’accordo a diventare stampella di salvataggio; le posizioni sono diverse e complesse: c’è chi vuole “nobilitare” la politica e, anche se invoca il bene della città, ritiene di non doversi “infognare”; c’è chi, richiamandosi a quanto ottenuto e sempre per il bene della città, è necessario coinvolgersi direttamente nel governo per evitare ulteriori danni; ma c’è anche chi, rivendicando l’apporto di voti dato alla coalizione, chiede non solo di cogliere l’occasione per governare ma di avere anch’essi una “visibilità”.

Non mancano molti giorni ma le strategie sono ancora tutte da definire prima di tentare una confluenza delle stesse.

 

Il Paese intanto attende mentre…muore.

La gente vuole sapere.

Partendo da questa esigenza, Murgiatime intende intervistare esponenti delle forze politiche locali per capire cosa è accaduto e quali atteggiamenti assumeranno in vista degli incontri che avverranno nei prossimi giorni.

 

 

 

Abbiamo iniziato con SEL, porgendo il microfono all’avv. Rosa Fiore.- segretario. 

Le dimissioni del sindaco: un atto di amore nei confronti della città

La necessità di un governo stabile per la nostra Città, le cui potenzialità sono state ingabbiate in una crisi politica che si protrae da troppi anni, è stato l’impegno che, nella campagna elettorale delle Elezioni Amministrative del 2012, tutte le forze politiche avevano assunto nei confronti dei cittadini.
Al contrario anche questa maggioranza granitica non lo è mai stata. Si sono innescate subito una serie di fibrillazioni che hanno, inevitabilmente, condizionato l’azione amministrativa.
A nulla sono valsi i costanti richiami al senso di responsabilità nei confronti della Città che il Partito Democratico ha lanciato ad ogni incontro di maggioranza.
Ieri, dopo circa un mese dall’apertura di una crisi che si è protratta per troppo tempo e che ha avuto il suo culmine nel venir meno del numero legale nella prima convocazione del Consiglio Comunale del 04 Novembre u.s., il Sindaco Alesio Valente, con un gesto nobile, ha rassegnato le proprie dimissioni, mettendo le forze politiche di fronte alle proprie responsabilità.
Siamo convinti che solo l’amore ed il rispetto verso la città che con circa quattordicimila voti ha riposto la propria fiducia In un giovane politico che ha portato l’intera coalizione alla vittoria, abbia ispirato il gesto del sindaco.
Ora la Politica ha una grande opportunità: dimostrare concretamente che ha a cuore le sorti del suo Popolo. Mettere da parte le divisioni strumentali determinate da incomprensioni o da un presunto diritto alla visibilità o alla possibilità di “dare risposte” personali sarà la dimostrazione concreta che il Bene Comune è l’unico obiettivo che tutti insieme possiamo perseguire pervicacemente.
Le forze sane e responsabili gravinesi hanno il dovere di agire.
La congiuntura economica attuale che, drammaticamente, influenza i destini di moltissimi nostri concittadini costringe tutti noi a prendere finalmente atto della realtà locale che chiede a gran voce un governo stabile.
Il Partito Democratico sta, in queste ore, facendo la sua parte così come l’ha fatta in questi due anni e mezzo. Il suo assessore Nicola Lagreca, i suoi consiglieri Sante Giordano, Paolo Calculli, Mimmo Cardascia, Giuseppe Cataldi ed i suoi rappresentanti politici hanno dato un contributo significativo alla gestione della cosa pubblica.
Il nostro Partito si sta adoperando per ridurre al minimo i tempi necessari a chiudere questa crisi così come si è sempre adoperata, in questi anni a contribuire, con ogni tentativo trasparente possibile, a risolvere le divergenze venutesi a creare all’interno della maggioranza.
Al sindaco Alesio Valente che, in questo periodo, ha dato tutto se stesso in termini di impegno ribadiamo con forza la fiducia incondizionata del Partito. Pur comprendendo e condividendo il suo stato d’animo e le ragioni di un gesto politico così forte, gli chiediamo di ritirare le dimissioni certi che, se queste divenissero irrevocabili, la città perderebbe la possibilità di essere governata e di cantierizzare una serie di opere pubbliche e progetti che darebbero rilancio all’economia e riaccenderebbero le speranze delle giovani generazioni in un futuro pieno di possibilità.
Alle forze politiche presenti in Consiglio Comunale chiediamo di diventare protagoniste di una nuova stagione politica per la nostra Città caratterizzata dalla collaborazione, dalla partecipazione, dall’azione sinergica con l’unico obiettivo di perseguire solo e sempre il Bene Comune.

 

Il Segretario di Circolo
Vito De Robertis Lombardi

Ancora 20 giorni.

 

Le dimissioni del sindaco: 20 giorni per decidere

Valente ringrazia consiglieri e cittadini per gli attestati di stima e solidarietà

E aggiunge: «Lavorerò fino alla fine per dare un governo responsabile alla città»

 

 

Ora che Alesio Valente ha rassegnato le dimissioni per «i veti ed i condizionamenti», come ha dichiarato lui stesso in consiglio comunale, «che non consentono di andare avanti, come la città merita, per come è necessario», restano 20 giorni di tempo per la decisione ultima: confermare il passo indietro e schiudere le porte ad elezioni anticipate, con l’arrivo in Comune di un commissario prefettizio, oppure ricercare nuovi equilibri e convergenze programmatiche che consentano di restituire un governo a Gravina. «Le dichiarazioni di stima e solidarietà giunte in consiglio da tutti i gruppi consiliari, e con esse quelle che già a centinaia tantissimi concittadini mi hanno fatto pervenire attraverso messaggi e mail», ha commentato il primo cittadino dimissionario al termine dei lavori dell’assemblea consiliare, conclusasi in nottats, «mi convincono che quella intrapresa sia la strada giusta: ricercare nella trasparenza, con senso di responsabilità e dignità, la possibilità di aprire una pagina nuova per la nostra comunità. Gravina ci chiede, e merita, di essere governata perchè vadano a buon fine i progetti già finanziati e pronti ad essere cantierizzati. Opere per svariati milioni di euro che possono contribuire non solo a cambiare il volto della città, ma anche ad essere motore di un cambiamento culturale e di una ripresa del mercato del lavoro, con nuove opportunità occupazionali». Ha aggiunto Valente: «Sono queste le ragioni per le quali sono stato eletto. A questo compito, a questo dovere, non intendo venir meno. Non abbandono la nave, ma adesso tocca al consiglio comunale nella sua interezza. Non ci sono più alibi per nessuno. Non c’è posto per liturgie ed ipocrisie: ciascuno, in consiglio e nella città, è chiamato ad un’assunzione di responsabilità. Per andare avanti, è necessario che vengano create le condizioni che permettano all’amministrazione comunale di programmare e pianificare e non, invece, di perdere tempo ed energie per andare appresso a litigi e visioni particolaristiche. Non ho a cuore la poltrona: mi interessano Gravina, i gravinesi ed il loro avvenire. Ce la metteremo tutta, senza accettare soluzioni di basso profilo».

Gravina in Puglia, 6 novembre 2014

Ufficio Stampa

 

Comune di Gravina in Puglia