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GRAVINA R1PUD1A LA GUERRA: IL COMUNE ADERISCE ALLA CAMPAGNA DI EMERGENCY E RILANCIA L’APPELLO ALLA PACE

Cresce in tutta Italia l’onda civile e istituzionale che dice no alla guerra. Sono già oltre 300 i Comuni che hanno scelto di aderire alla campagna “R1PUD1A” promossa da EMERGENCY, riaffermando con forza il valore e l’attualità dell’articolo 11 della Costituzione. Un segnale chiaro, che attraversa territori e amministrazioni, e che richiama le istituzioni a una presa di posizione netta in un contesto internazionale sempre più segnato da tensioni e conflitti.

Anche Gravina si unisce a questo fronte, con Palazzo di Città che ha ufficialmente deliberato l’adesione alla campagna. Una scelta che non si limita a un gesto simbolico, ma che assume un forte significato politico e culturale: promuovere la cultura della pace e ribadire il rifiuto della guerra come strumento di risoluzione delle controversie.

Nel pieno di una fase storica caratterizzata da un aumento consistente delle spese militari — spesso a discapito di settori fondamentali come istruzione, sanità e welfare — l’iniziativa assume un valore ancora più urgente. Le guerre continuano infatti a produrre conseguenze devastanti, colpendo non solo i combattenti ma soprattutto le popolazioni civili, tra vittime, feriti e crisi umanitarie di lunga durata.

Al centro della campagna vi è il richiamo all’articolo 11 della Costituzione italiana, uno dei pilastri dell’identità democratica del Paese, che sancisce il ripudio della guerra come mezzo di offesa e come strumento di risoluzione dei conflitti internazionali. Un principio che, oggi più che mai, viene rilanciato come bussola etica e politica.

La campagna “R1PUD1A”, ideata da EMERGENCY, gioca proprio su questo riferimento: il numero 1 richiama l’articolo 11, fondendo linguaggio contemporaneo e valore costituzionale in un messaggio diretto e immediato. Tra le azioni previste, l’affissione di uno striscione con la scritta “QUESTO COMUNE R1PUD1A LA GUERRA”, destinato a diventare un segno visibile dell’impegno pubblico.

La giunta comunale ha quindi autorizzato l’installazione dello striscione in un luogo ben visibile della città, che sarà individuato nei prossimi giorni. Un gesto concreto, ma soprattutto un invito rivolto alla cittadinanza e ad altre amministrazioni: aderire, partecipare, prendere posizione.

Perché, in un tempo in cui i conflitti sembrano moltiplicarsi, riaffermare il ripudio della guerra non è soltanto un principio costituzionale. È una scelta di responsabilità collettiva.

Gravina, la via dal doppio cognome: tra “Ingannamorte” e “Incannamorte” va in scena la toponomastica dell’assurdo

Una situazione che definire paradossale è quasi riduttivo, perché qui si scivola con disinvoltura nell’imbarazzo istituzionale condito da un’ironia involontaria tutta italiana. A Gravina esiste infatti una strada che sembra vivere una doppia identità: due targhe, due versioni, un solo luogo. Da un lato una scritta sbiadita e poco leggibile che recita “N. Ingannamorte”, dall’altro – quasi a voler ristabilire la verità – una targa più recente con il nome corretto: “N. Incannamorte”.

Un errore? Sì. Ma non uno qualsiasi. Perché dietro quel cognome c’è la memoria del capitano Nunzio Incannamorte, insignito della medaglia d’oro al valore militare. E proprio la famiglia, tempo fa, aveva segnalato al Comune l’imprecisione, chiedendo il giusto riconoscimento per un nome che non è solo una dicitura, ma un pezzo di storia.

La vicenda, come spesso accade, si è incagliata nei meandri della burocrazia. Se da un lato la situazione legata all’intestazione di una scuola sembra finalmente avviarsi verso una soluzione – con la rettifica ufficiale prevista dal 1° settembre 2026 e l’auspicio di una cerimonia alla presenza dei familiari – dall’altro la strada resta sospesa in un limbo degno di una commedia all’italiana.

Già, perché per la via si è sì provveduto ad affiggere la targa corretta, ma senza rimuovere quella sbagliata. Risultato: una convivenza improbabile tra errore e verità, come se la città non riuscisse a decidere quale versione della storia raccontare.

Il passante attento sorride, magari scatta una foto, mentre il cittadino più sensibile scuote la testa. Perché certe sviste non sono solo dettagli: diventano simboli. E in una città che si è candidarsi a capitale italiana della cultura, queste “distrazioni” rischiano di pesare più di quanto si immagini.

Nel frattempo, a Gravina, c’è una strada che insegna – suo malgrado – che anche i nomi possono vivere una crisi d’identità. E che, a volte, correggere un errore è semplice: basta togliere una targa di troppo.

Disabilità, tra promesse e rinvii: fondi per tamponare i ritardi sulla Carta europea

C’è un filo sottile ma evidente che lega annunci, rinvii e interventi tampone nella gestione delle politiche sulla disabilità in Italia. Ed è un filo che racconta, ancora una volta, una distanza preoccupante tra le dichiarazioni d’intenti e la realtà dei fatti.

Il governo guidato da Giorgia Meloni ha recentemente stanziato 1,6 milioni di euro attraverso il decreto fiscale approvato pochi giorni fa. Una misura che, nelle intenzioni ufficiali, serve a evitare “cortocircuiti” e ad assicurare la continuità del servizio di emissione dell’attuale Disability Card. Ma dietro questa scelta emerge con chiarezza un problema più profondo: il ritardo nell’attuazione della Carta europea della disabilità e del Contrassegno europeo di parcheggio, strumenti voluti dall’Unione Europea già dal 2024.

Da allora, lo Stato italiano non ha ancora emanato la normativa necessaria per rendere operative queste misure. È vero, i tempi tecnici consentirebbero di arrivare fino al 5 giugno 2027 per l’adozione delle norme, con piena operatività entro il 5 giugno 2028. Ma il punto politico e sociale resta: perché attendere, quando si tratta di diritti e semplificazioni che incidono direttamente sulla vita quotidiana delle persone con disabilità?

La somma di 1.600.000 euro appena stanziato appare così più come una soluzione d’emergenza che come parte di una strategia chiara e tempestiva. Senza queste risorse, infatti, si sarebbe rischiato di lasciare senza copertura la card già esistente, creando un vuoto proprio mentre si attende l’introduzione della nuova versione europea. Una toppa necessaria, certo, ma pur sempre una toppa.

Resta dunque l’incognita principale: quando si chiuderà davvero il percorso normativo? E quanto tempo dovranno ancora attendere i cittadini per poter contare su strumenti uniformi a livello europeo, capaci di garantire diritti e mobilità senza ostacoli burocratici?

Il rammarico è inevitabile. Ancora una volta si registra una scarsa attenzione concreta, nonostante una comunicazione pubblica che spesso lascia intendere un’accelerazione dei processi. Le parole parlano di tappe bruciate, ma i fatti raccontano un’altra storia: quella di un Paese che, su temi cruciali come l’inclusione, continua a muoversi con lentezza.

Sanità pugliese in affanno: tra deficit, attese infinite e pronto soccorso al collasso

La sanità in Puglia continua a fare i conti con criticità strutturali che incidono pesantemente sulla qualità dei servizi offerti ai cittadini. In primo piano resta il nodo del disavanzo economico, un fardello che alimenta timori concreti circa la possibile chiusura di alcuni presidi ospedalieri, con inevitabili ripercussioni sull’accesso alle cure, soprattutto nei territori più periferici.

A complicare ulteriormente il quadro sono le lunghe liste d’attesa, diventate ormai una delle principali emergenze del sistema sanitario regionale. Le istituzioni stanno tentando di individuare soluzioni efficaci, ma i tempi di risposta continuano a rappresentare un ostacolo significativo per migliaia di pazienti.

Non meno preoccupante è la situazione dei pronto soccorso, sempre più spesso congestionati. I tempi medi di attesa si aggirano intorno alle otto ore, un dato che fotografa una realtà al limite della sostenibilità. Il sovraffollamento delle strutture di emergenza non solo rallenta l’assistenza, ma mette sotto pressione il personale sanitario, già provato da carichi di lavoro elevati.

Proprio su questo fronte si è concentrato il recente incontro tra l’assessore regionale alla Sanità, Donato Pentassuglia, e i dirigenti delle ASL pugliesi. Al centro del confronto, la necessità di estendere in modo uniforme il modello di bed management, un sistema organizzativo che consente di monitorare in tempo reale la disponibilità dei posti letto, ottimizzando l’allocazione dei pazienti e garantendo priorità a quelli in condizioni di emergenza.

Il tema non è nuovo: il dibattito è aperto già dall’inizio dell’anno, ma ora si entra in una fase operativa, con indicazioni più precise che dovrebbero tradursi in interventi concreti. L’auspicio è che queste misure possano contribuire ad alleggerire la pressione sui pronto soccorso e migliorare l’efficienza complessiva del sistema, evitando ulteriori disagi per i cittadini che, spesso in condizioni di fragilità, si trovano a fare i conti con un servizio sanitario in evidente difficoltà.

Deroga agli strumenti urbanistici generali, i consiglieri del Gruppo misto chiedono l’annullamento della delibera comunale

I consiglieri comunali del gruppo misto Conca Maria, Quercia Gennaro e Calculli Paolo a seguito dell’approvazione della Delibera di Consiglio Comunale in data 11/03/2026 avente ad oggetto la deroga agli strumenti urbanistici generali ai sensi dell’art. 14 c.1-bis del DPR 380/01 e s.m.i. – Riconoscimento dell’interesse pubblico per intervento di demolizione e ricostruzione con ampliamento di compendio artigianale e cambio di destinazione d’uso a residenziale in via Loreto angolo via Orvieto, considerato che nel corso del consiglio comunale durante la discussione della proposta di deliberazione suddetta, i sottoscritti consiglieri comunali hanno più volte chiesto al dirigente del servizio urbanistica che la delibera in discussione era mancante del parere urbanistico necessario ad autorizzare la deroga agli strumenti urbanistici, considerato che la questione principale su cui si basava il provvedimento da approvare, riguardava la reale e totale interclusione del lotto in esame all’interno di una zona omogenea B, cosa non di poco conto rispetto all’impianto deliberatorio;

che su questa questione invece di essere presente un parere urbanistico che attestasse la veridicità del provvedimento, veniva allegato alla delibera un semplice parere pro veritate redatto dall’avv. Franco Gagliardi La Gala, parere che nessuna norma del TUEL prevede possa sostituire quello del servizio tecnico-urbanistico che valuti la compatibilità urbanistica, paesaggistica e ambientale dell’intervento proposto;

che il parere del servizio urbanistica è fondamentale per la validità della delibera stessa, in quanto ne attesta la conformità agli strumenti urbanistici vigenti, alle leggi regionali e al DPR 380/01 e s.m.i.;

che lo stesso parere, come espresso dalla recente giurisprudenza, deve altresì motivare in modo ben definito anche l’interesse pubblico con studi tecnici ed economici che dimostrino le ragioni che giustificano la deroga;

che l’unico parere presente era quello del servizio edilizia, scarno ed inconcludente nella sua sostanza, in quanto non vi è menzionato nulla di tutto quello che è richiesto per norma affinchè lo stesso possa ritenersi valido, ossia la verifica della totale interclusione del lotto in esame all’interno di una zona omogenea B e altresì gli studi tecnici ed economici che possano giustificare la eventuale deroga.

Pertanto abbiamo chiesto al segretario generale con nota ufficiale protocollata in data 23.03.2026, nella sua funzione di garante sulla legittimità degli atti approvati dal consiglio comunale, di provvedere ad invitare il consiglio comunale all’annullamento in autotutela della delibera approvata in data 11/03/2026 e richiedere apposito parere urbanistico agli uffici, parere obbligatorio per legge, prima di permettere che la stessa delibera venga riproposta all’attenzione del consiglio comunale.

In caso di inerzia o risposta negativa ci vedremo costretti ad adire agli enti superiori preposti al controllo quali la Regione Puglia o TAR per far sì che il vizio di illegittimità venga acclarato.

 

                      I consiglieri comunali

Calculli Paolo – Conca Maria – Quercia Gennaro

Welfare Culturale, al via oggi da Bari il ciclo di 8 incontri di presentazione del Programma da 30 milioni di euro

Comincia da Bari oggi, 31 marzo, e proseguirà in tutta la Puglia nel mese di aprile, il percorso di presentazione del Programma del Welfare Culturale della Regione Puglia.

Un ciclo di 8 incontri promosso dall’Assessorato regionale alla Cultura e Conoscenza con il supporto organizzativo di Puglia Culture, pensato per condividere con enti locali, organizzazioni e imprese culturali gli obiettivi delle linee di finanziamento che, attraverso 30 milioni di euro del POC 2021-2027, puntano a promuovere il benessere e la coesione delle comunità attraverso la cultura.

Il percorso di ascolto e di confronto nasce dalla necessità di stimolare i potenziali beneficiari degli Avvisi che saranno adottati in primavera, affinché le proposte progettuali possano essere qualitativamente elevate e coerenti con gli obiettivi di giustizia sociale, innovazione e sostenibilità che guidano il PR Puglia FESR-FSE+ 2021-2027.

L’assessora alla Cultura e Conoscenza della Regione Puglia Silvia Miglietta dichiara che “Regione Puglia è finalmente pronta a presentare le sue linee di finanziamento destinate al Welfare Culturale. Si tratta di una misura da 30 milioni di euro che riteniamo strategica perché punta a moltiplicare il potere generativo della cultura, specialmente nei luoghi che necessitano di una ricucitura del tessuto sociale”.

“Gli otto incontri che iniziamo da Bari con enti locali, ASL, ambiti territoriali, organizzazioni e imprese culturali – prosegue l’assessora – saranno fondamentali. Vogliamo assicurarci che la qualità delle proposte progettuali sia la più elevata possibile, puntando non solo sull'innovazione nei luoghi di cultura, ma soprattutto sulla loro capacità di produrre valore sociale e benessere per le persone attraverso la conoscenza e la bellezza. È una sfida di sistema che richiede una grande sinergia tra i settori della cultura, del sociale, dell'istruzione e della sanità. Una sfida che vogliamo vincere insieme”.

Giustizia alla memoria: sarà corretto dopo decenni il nome dell’Istituto “N. Incannamorte”

Dopo anni di segnalazioni e richieste rimaste inascoltate, arriva finalmente la rettifica che restituisce dignità storica e rispetto alla memoria di un eroe. L’Istituto scolastico finora intitolato erroneamente “N. Ingannamorte” porterà, a partire dal prossimo anno scolastico, il nome corretto: “N. Incannamorte”.

La redazione di Murgiatime aveva più volte acceso i riflettori su un errore tanto evidente quanto persistente, che per decenni ha accompagnato la denominazione ufficiale della scuola. Una svista che ha finito per offuscare il ricordo di Nunzio Incannamorte, Capitano dell’Esercito Italiano insignito della medaglia d’oro al valore militare.

Determinante è stata la tenacia della famiglia Incannamorte che, dopo aver intrapreso un lungo e complesso percorso, ha finalmente ottenuto il riconoscimento dovuto. Un iter tutt’altro che semplice, segnato da ostacoli burocratici ma sostenuto anche dall’impegno di un cittadino gravinese che, mosso dal rispetto per la memoria storica, ha contribuito con determinazione al buon esito della vicenda.

La svolta è arrivata con l’intervento dell’Ufficio Scolastico Regionale: la dirigente, dott.ssa Giuseppina Lotito, esaminata la richiesta avanzata dalla scuola e supportata dalle delibere degli organi collegiali e da un’accurata documentazione storico-biografica, ha disposto ufficialmente la rettifica.

Non si tratterà soltanto di correggere una targa ma di un adeguamento completo: ogni riferimento all’interno dell’istituzione scolastica riporterà finalmente il nome corretto, “N. Incannamorte”.

La famiglia, nel comunicare la notizia, ha espresso gratitudine verso chi ha sostenuto questa battaglia di civiltà, sottolineando come il risultato sia frutto esclusivo di impegno e perseveranza.

Una vicenda che va oltre la semplice correzione formale: è un atto di giustizia verso chi ha sacrificato la propria vita per il Paese. Perché un soldato non appartiene solo alla storia, ma alla memoria collettiva che ha il dovere di custodirlo con rispetto e verità.