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Cultura ed Eventi

Open week Salute della donna: dal 22 al 29 aprile visite, esami ed eventi in cinque ospedali della ASL Bari

Una settimana interamente dedicata alla salute della donna, con servizi gratuiti clinico-diagnostici e informativi: dal 22 al 29 aprile, in occasione dell’11ª Giornata nazionale della salute della donna, cinque ospedali della ASL Bariaderiscono all’(H) Open Day sulla salute della donna promossa da Fondazione Onda ETS.

I presidi ospedalieri San Paolo e Di Venere di Bari, Ospedale della Murgia, Umberto I di Corato e San Giacomo di Monopoli, tutti facenti parte del network degli Ospedali con “Bollino Rosa”, offriranno alla popolazione femminile visite, esami strumentali, consulenze telefoniche, colloqui ed eventi informativi.

Fondazione Onda ETS, Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere, attribuisce dal 2007 il Bollino Rosa agli ospedali che garantiscono servizi dedicati alla prevenzione, diagnosi e cura delle principali patologie femminili. Attualmente il network è composto da 370 ospedali distribuiti su tutto il territorio nazionale.

La (H) Open Week sulla salute della donna rappresenta l’espressione più concreta di questa rete. Negli ultimi anni, l’iniziativa ha registrato una partecipazione crescente: da 133 ospedali aderenti nel 2020 a 265 nel 2025. Una tendenza che testimonia l’attenzione crescente delle strutture sanitarie verso un approccio di genere e verso la prevenzione come leva strategica di sanità pubblica.

Negli ospedali della ASL Bari è previsto un programma diffuso di attività dedicate alle donne, con il coinvolgimento attivo dei professionisti sanitari e la collaborazione di associazioni e volontari che offrono un fondamentale supporto. In particolare saranno garantiti:

Gravina e Università di Firenze: si concretizzano i primi passi per la digitalizzazione del patrimonio. Al via i rilievi laser scanner alle Sette Camere

Dalle strategie teoriche alla pratica sul campo: la collaborazione tra il Comune di Gravina in Puglia e l’Università degli Studi di Firenze entra nel vivo. In questi giorni si stanno compiendo i primi passi fondamentali per la digitalizzazione del nostro territorio con l’avvio dei rilievi laser scanner presso il Complesso Rupestre delle Sette Camere, sul costone Ovest della Gravina. 

​Questo intervento rappresenta la prima concreta attuazione degli intenti nati durante il seminario internazionale dell’11 aprile. Si tratta di un vero e proprio “cantiere digitale” che vede un team di ricercatori dell’ateneo fiorentino, guidati dalla Professoressa Grazia Tucci, impegnati nell'acquisizione di dati metrici ad alta risoluzione, cuore del progetto CHEDAR (Cultural Heritage Digitization and Resilience). Tale approccio mira a creare modelli tridimensionali interoperabili per il supporto alla prevenzione dei rischi e il rafforzamento della resilienza territoriale. 

​È importante sottolineare che questa prestigiosa attività di ricerca e digitalizzazione viene svolta, la quale sarà donata alla comunità gratuitamente, testimoniando il valore e l'efficacia della sinergia tra il mondo accademico e le istituzioni locali.

​Un ruolo cruciale in questo processo è svolto dall’Associazione Corteo Storico Montfort, vera promotrice e anima di questa sinergia. L'Associazione non solo supporta e segue da vicino ogni fase delle operazioni tecniche, ma si fa carico della divulgazione di questi processi, convinta che la conoscenza scientifica e la valorizzazione del “patrimonio vivente” siano la base per lo sviluppo locale e la coesione della comunità. 

​La continuità di questa progettualità è garantita dall’impegno del Consigliere Ignazio Lovero, delegato per Gravina Capitale della Cultura della Puglia 2027 e delegato alla tutela e valorizzazione dell'habitat rupestre degli ipogei e della Gravina. Grazie alla sua azione, l'intesa di collaborazione con il framework CHEDAR prosegue in modo strutturato, mettendo a sistema competenze accademiche e istanze territoriali per la salvaguardia del patrimonio materiale e immateriale. 

​"Questi rilievi alle Sette Camere sono il primo segno tangibile di una Gravina che guarda al futuro" – dichiarano gli organizzatori – "Un percorso condiviso che segna l’avvio del primo nucleo del Gemello Digitale della città". 

IL MIULLI PER LA '"GIORNATA NAZIONALE PER LA DONAZIONE E IL TRAPIANTO DI ORGANI E TESSUTI"

In occasione della Giornata nazionale per la donazione e il trapianto di organi e tessuti, in programma domenica 19 aprilel’Ospedale “F. Miulli” rinnova il proprio impegno nella promozione della cultura della donazione e nella gestione di un processo clinico altamente complesso che consente di trasformare un gesto di generosità in una concreta possibilità di vita per molti pazienti.
Il Miulli si distingue per l’attività di identificazione, gestione e prelievo di organi e tessuti da pazienti in morte encefalica, destinati poi al trapianto in centri autorizzati. Un percorso che nasce all’interno del reparto di Rianimazione, diretto dal professor Salvatore Maurizio Maggiore, e che trova il suo fulcro operativo nel “Team Donazioni Miulli”, coordinato dal dott. Ovidio Nicola Miccolis e dalla dott.ssa Laura Liddi, dal dott. Michele Magnifico, dal dott. Teodoro Martello, dalla dott.ssa Fabrizia Massaro, dal dott. Donato Soranno e dalla dott.ssa Ester Spada.
L’evento donativo rappresenta un vero e proprio stress test organizzativo per l’intero ospedale, coinvolgendo in modo sinergico numerose unità operative: Medicina di Laboratorio, Cardiologia, Radiologia, Pneumologia, Ecografia, Anatomia Patologica, Sala Operatoria, Direzione Medica, Medicina Legale, Neurologia, Oculistica e Dermatologia. Una macchina complessa che lavora senza interruzioni per garantire sicurezza, appropriatezza e tempestività in ogni fase del processo.

I risultati confermano la solidità di questo modello. Nel 2025 sono state effettuate 5 donazioni (2 grazie al consenso espresso in vita al momento del rinnovo della carta d’identità e 3 attraverso il consenso dei familiari aventi diritto), che hanno consentito il prelievo di 24 organi: 10 reni (tutti trapiantati in regione), 4 cuori (2 in regione e 2 fuori regione), 5 fegati (4 a Bari e 1 fuori regione) e 2 coppie di cornee, destinate alla Fondazione Banca degli Occhi del Veneto.
Anche il 2026 si apre con segnali incoraggianti, con due ulteriori donazioni già effettuate: una di fegato e cornee e una multipla comprendente fegato (destinato a due riceventi pediatrici), cuore e reni. Un trend che si inserisce in un quadro regionale di crescita della medicina trapiantologica, dove permane tuttavia una criticità legata al numero delle opposizioni alla donazione.
“Il principio resta semplice e imprescindibile: senza donatori non ci possono essere trapianti. Per questo – sottolinea il dott. Miccolis – è fondamentale diffondere informazione e consapevolezza, affinché ogni cittadino possa esprimere in vita la propria volontà”.

La dichiarazione di volontà può essere effettuata in diversi modi: presso il Comune al momento del rinnovo della carta d’identità elettronica, attraverso gli uffici ASL, con l’iscrizione all’AIDO o tramite un atto olografo.
Il sistema trapiantologico italiano rappresenta una rete altamente specializzata che opera 24 ore su 24, coordinata dal Centro Nazionale Trapianti, per garantire un’equa assegnazione degli organi ai pazienti in lista d’attesa. Allo stesso modo, la donazione di cellule staminali emopoietiche – fondamentali per il trattamento di patologie come le leucemie – è gestita attraverso il Registro nazionale IBMDR, in collegamento con i registri internazionali.
La donazione avviene sempre e solo dopo l’accertamento di morte, secondo criteri rigorosi e normati, e nel pieno rispetto della persona. Parallelamente, per quanto riguarda le donazioni da vivente, come nel caso del midollo osseo, il rischio per il donatore è minimo e attentamente monitorato.
In questa giornata simbolica, l’Ospedale Miulli ribadisce il proprio impegno clinico e culturale: sostenere la rete trapiantologica e promuovere una scelta consapevole che può salvare vite. Perché ogni donazione rappresenta una possibilità concreta di restituire futuro.

Un patrimonio in miniatura che può attrarre grandi flussi turistici

Un’opera artigianale di grande pregio, capace di coniugare tradizione e innovazione, si candida a diventare un potenziale volano per il turismo locale. È la miniatura del complesso “San Francesco” di Gravina, realizzata dal maestro artigiano Massimo Loglisci, un vero gioiello impreziosito dalla dotazione di un moderno impianto di illuminazione a LED, gestita da un microcontrollore programmato per l’attivazione e controllo dell’impianto e di un’APP dedicata che consente di attivare il Sistema attraverso comandi vocali, rendendo l’opera interattiva e inserita nella logica della Smart Technology realizzato dagli alunni e docenti dell’indirizzo “Elettronica ed Elettrotecnica - articolazione Automazione” dell’Istituto Tecnico Tecnologico (ITT) “Bachelet” che ha portato alla trasformazione del manufatto in un autentico Sistema Intelligente.
La cerimonia di consegna, svoltasi ieri mattina presso l’istituto scolastico, ha rappresentato non solo un momento celebrativo, ma anche un’occasione per dimostrare le potenzialità dell’opera. L’illuminazione, infatti, consente di valorizzare singolarmente le diverse parti del complesso — il convento, la chiesa e il campanile, il più alto della città — offrendo un’esperienza visiva immersiva e modulabile.
Ad aprire l’incontro è stata la dirigente scolastica, prof.ssa Marilena Daraia, che ha evidenziato il valore della collaborazione tra istituzioni e realtà private, sottolineando come sinergie di questo tipo possano generare progetti di alto profilo culturale e formativo.
Sulla stessa linea l’assessore Vicino, presente in rappresentanza dell’Amministrazione comunale, che ha ribadito l’importanza dell’Istituto Scolastico sopra citato per il tessuto cittadino e ha rilanciato un impegno concreto: individuare uno spazio idoneo per una mostra permanente delle numerose miniature realizzate da Loglisci, tutte dedicate ai monumenti di Gravina. Un’iniziativa che, se realizzata, potrebbe trasformarsi in un significativo polo di attrazione turistica, capace di raccontare il patrimonio locale in modo originale e accessibile.
Tra i presenti anche fra Salvatore Santomasi, frate minore conventuale già parroco a Bari e Taranto e guardiano a Copertino mentre da un anno è a Gravina a dare testimonianza e operosità. Ha richiamato il valore della fede e della perseveranza nel raggiungimento dei propri obiettivi, prendendo esempio da San Francesco.
Dal punto di vista tecnico, i docenti Nicola Loverre e Domenico Nuzzi hanno illustrato nel dettaglio il lavoro svolto, evidenziando la suddivisione dell’impianto in più sezioni, che permette un’illuminazione sia parziale che totale del complesso. Un progetto che dimostra concretamente la qualità dell’offerta formativa dell’Istituto Tecnico Tecnologico (ITT) “Bachelet” di Gravina, sempre più apprezzata anche in termini di inserimento nel mondo del lavoro, come conferma l’aumento delle iscrizioni.

In prospettiva, opere come questa non rappresentano soltanto esempi di eccellenza artigianale e didattica, ma veri e propri strumenti di valorizzazione territoriale: una mostra permanente potrebbe infatti intercettare nuovi flussi turistici, offrendo ai visitatori un’esperienza culturale innovativa e contribuendo a rafforzare l’identità e l’economia locale.
Come ha dichiarati Christian Divella, Gravina vive un periodo florido e deve prepararsi per il prossimo anno quanto la città celebrerà “capitale della cultura pugliese”.

 

Disubbidire alla tristezza

Vangelo secondo Luca (Lc 24,13-35)
Ed ecco, in quello stesso giorno [il primo della settimana] due dei [discepoli] erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo.
Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l'hanno visto».
Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui.
Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro.
Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l'un l'altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?».
Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l'avevano riconosciuto nello spezzare il pane.

 

Commento:

Gesù amava la strada, perché è dove si è più liberi. E amava la casa, perché è dove si è più veri.

Ed ecco che il vangelo propone una storia di strada e di casa. Due discepoli hanno lasciato la città santa, quel loro gruppo chiuso e impaurito, e si sono messi in strada. Loro si allontanano e Gesù si avvicina. Non per correggere il passo o dettare il ritmo, no: per dar loro tutto il tempo di esprimersi, perché se hai fretta, non ascolti.

“Che cosa sono questi discorsi?” E gli raccontano di Gesù. Di come lo hanno seguito, amato, sperato che fosse lui. E si fermarono ‘con il volto triste', dettaglio importante. Cosa ci indica? Che tutto questo riguarda qualcuno cui volevano molto bene. Davvero tutto finito? Forse no, perché poi le donne hanno sconvolto tutti: la tomba c'era ma lui no!

Allora Gesù li scuote con due parole dirette: stolti e lenti di cuore. Il problema non è ciò che è successo, ma il vostro cuore lento che non vi permette di vedere. Avete davanti tutti i pezzi della storia, ma non sapete rimontarli al posto giusto. Gli occhi sono legati, ma il modo di vedere dipende dal cuore. Se il cuore si apre tutta la storia cambia colore, lo sappiamo per esperienza. Se il cuore si chiude, gli occhi sono ciechi sulle persone, vedono solo i difetti.

Anche il cuore dei due discepoli è chiuso, ma non del tutto: “non ci bruciava forse il cuore lungo la strada, mentre ci spiegava la bibbia e la vita?”. Il dono favoloso dell'accensione del cuore, quando brucia di riconoscenza.

E allora: “Resta con noi perché si fa sera”. Hanno fame di parole, di compagnia, di casa. Gesù entra in una casa della quale non è detto niente, proprio perché possa essere la nostra, la casa di tutti.

Un maestro dei chassidim un giorno chiese ai discepoli: Dove sta Dio? Ma come, rabbi, ci hai sempre insegnato che Egli è in cielo, in terra, in ogni luogo... Mi sbagliavo, Dio sta soltanto là dove lo si lascia entrare.

E Lo riconobbero nello spezzare il pane. Come mai? Ogni padre spezzava il pane di casa. Ma tre giorni prima Gesù aveva fatto una cosa inaudita, si era dato: prendete e mangiate, questo è il mio corpo.

Lo riconobbero da questo, perché prendere qualcosa di proprio, (almeno un po', o molto, o tutto...) e darlo agli altri contiene il segreto dell'intero Vangelo. Dio che si dona, nutre, alimenta, e scompare.

Prendete: è per voi. Questo “per voi” è il miracolo grande. Sono venuto perché abbiate la vita, perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena. Perché disubbidiate alla tristezza, questa la vostra missione: tenere al laccio la delusione. Dicendole: tu non mangerai nel mio piatto, non spezzerò il mio pane con te.

Il segreto buono della vita è quello stesso di Gesù: non andarcene da questa terra, da questa Emmaus infinita, senza essere prima diventati pezzo di pane buono per la fame e la pace del mondo.

Titolo: “Gina la Panchina: un simbolo concreto contro bullismo e cyberbullismo”

Prosegue il percorso di sensibilizzazione e prevenzione per contrastare il fenomeno del bullismo e del cyberbullismo attraverso la realizzazione del progetto in rete “Ma quel c’ha detto non può far non detto”, avviato lo scorso ottobre e che coinvolge le scuole secondarie di primo grado di Gravina.

Nel cortile della scuola “N. Incannamorte” è stata installata una panchina gialla, parte della rete nazionale Helpis. “Gina la Panchina n. 193” rappresenta un simbolo forte e immediatamente riconoscibile: non un semplice arredo urbano, ma un segno visibile e quotidiano che richiama l’attenzione su un problema spesso sommerso.

I simboli, infatti, hanno un valore fondamentale nei percorsi educativi: rendono tangibili concetti complessi, parlano un linguaggio diretto e accessibile soprattutto ai più giovani e contribuiscono a creare memoria collettiva. La panchina gialla diventa così un punto di riferimento, un luogo che invita alla riflessione, al dialogo e alla responsabilità condivisa. È un presidio silenzioso ma potente, capace di rompere il muro dell’indifferenza e stimolare una presa di coscienza concreta.

L’inaugurazione, avvenuta ieri, ha visto la partecipazione del dirigente scolastico Vincenzo Martorano, dei docenti dell’istituto, degli alunni, del Commissariato di P.S. con Raffaele Fiantanese e dell’assessora all’istruzione Mariella Lorusso, in rappresentanza dell’Amministrazione Comunale. Un’iniziativa che si inserisce in un più ampio quadro istituzionale, con il coinvolgimento del Ministero dell’Interno, dell’Ufficio Scolastico Regionale per la Puglia e del Comune di Gravina.

A rafforzare ulteriormente l’impegno della scuola, all’interno del plesso è stata installata anche una cassetta per le segnalazioni: uno strumento semplice ma significativo, attraverso cui gli studenti potranno comunicare in modo riservato situazioni di disagio, comportamenti scorretti o episodi offensivi, favorendo così l’intervento tempestivo degli adulti.

Le fotografie realizzate da Carlo Centonze documentano un momento importante per la comunità scolastica, testimoniando non solo un evento, ma l’avanzamento di un percorso educativo che mette al centro il rispetto, l’ascolto e la tutela dei più giovani.