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Cultura ed Eventi

ANTRO: quando l’Archeologia diventa racconto vivo tra mito, teatro e contemporaneità

L’Archeologia esce dagli scavi e dalle pagine dei manuali per salire sul palcoscenico e farsi racconto, emozione, riflessione collettiva. È questo il cuore di “ANTRO”, uno spettacolo intenso e suggestivo dedicato al senso profondo e al valore culturale dell’Archeologia, voluto da Archeoclub d’Italia Nazionale e da Archeoclub d’Italia – Sede di Gravina in Puglia.

Il testo, originale e fortemente evocativo, porta la firma del regista barese Pasquale D’Attoma, che ha scelto di ispirarsi al mito di Orfeo ed Euridice, rielaborandolo e rivoluzionandolo in chiave contemporanea. Il mito diventa così strumento narrativo per interrogare il presente, per riflettere sul rapporto tra memoria, identità e conoscenza, e per restituire all’Archeologia il suo ruolo di disciplina viva, capace di parlare all’uomo di oggi.

In scena, potenti emozioni e vivide suggestioni prendono forma grazie all’interpretazione intensa di Maria Dibattista e alla danza orifica di Stefania Carulli, che con il corpo e il movimento accompagna il pubblico in un viaggio simbolico tra luce e oscurità, passato e presente, vita e memoria. Accanto a loro, un cast corale che arricchisce la narrazione: Enrica Aglaia Milella, Francesco Latorre, Marco De Letteriis, Antonella Maffei, Valeria Navarra, Riccardo Santovito, Francesco De Pinto.

La cornice è quella del Teatro VIDA di Gravina in Puglia, luogo che si trasforma in un “antro” teatrale e simbolico, spazio di discesa e risalita, proprio come lo scavo archeologico e come il viaggio di Orfeo. Qui l’Archeologia non è solo oggetto di studio, ma voce narrante, protagonista che racconta e si racconta, capace di suscitare domande, emozioni e consapevolezza.

L’appuntamento con “ANTRO25” è fissato per sabato 31 gennaio alle ore 20.30 presso il Teatro VIDA.
La prenotazione è necessaria ed è possibile attraverso i seguenti contatti:

·         Cell. e SMS: 333 4825786

·         WhatsApp: 348 5962034

·         Email: archeoclubgravina@gmail.com

·         Messaggio privato sulla pagina Facebook Archeoclub Gravina o sulla pagina Evento

 

Un’occasione imperdibile per vivere l’Archeologia non solo come passato da studiare, ma come esperienza culturale, artistica ed emotiva capace di parlare al presente.

CREDERE… ANCHE SENZA CONOSCERE

Vangelo secondo Giovanni (Gv 1, 29-34)

In quel tempo, Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: "Ecco l'agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: "Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me". Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell'acqua, perché egli fosse manifestato a Israele".
Giovanni testimoniò dicendo: "Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell'acqua mi disse: "Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo". E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio".

 

Commento:

E se oggi io vedessi Gesù venire verso di me sarei capace di riconoscerlo? E come lo chiamerei? E se Giovanni vedesse me, o te che mi stai leggendo, cosa vedrebbe in noi: forse solo qualcosa di opaco e indistinto, chiuso e appesantito dalle paure? Vorrei poterlo riconoscere e dire come Giovanni “Ecco, è Lui.” Ecco finalmente chi abita una pienezza che non muta, che non si dissolve, che non si incrina. Ecco finalmente uno spazio in cui la vita divina trova la sua casa nello scorrere della storia; ecco l’innocente, con la sua capacità di restare intatto, limpido, non contaminato dalla paura o dal cinismo, anche se conosce tutta la durezza del mondo. Energia misteriosa è questa trasparenza dell’Agnello: una energia non deformata dalla paura, dalla violenza, dal calcolo, dal «peccato del mondo». Ma cosa è questo peccato del mondo? Forse la somma di tutte le nostre opacità: non un elenco di colpe, ma un’ombra collettiva, intessuta di violenze, egoismi, sistemi ingiusti, paure, cucita a trama fitta, che ci divide da noi stessi, che spezza la nostra unità interiore, che assorbe e dissolve la nostra luce. E Lui, ci dice Giovanni, è venuto a togliere quest’ombra: non la cancella come un errore su un foglio, ma trasforma il buio in luce, la ferita in luogo di incontro, la fragilità in forza. Perché gli agnelli sono fatti così, non fanno paura, non sono arroganti, non sbarrano, non inquietano. Per due volte Giovanni, in questo brano di oggi, ripete: «Io non lo conoscevo». Quasi a ricordarci che Dio spesso ci cammina accanto e noi Lo guardiamo, ma non Lo vediamo, Lo incontriamo, ma Lo scambiamo per qualcos’altro. Perché abbiamo occhi troppo abituati all’evidenza e non alla profondità. Ma forse ciò che Giovanni oggi ci indica non è soltanto Gesù, ma un modo di essere, un punto possibile dell’esistenza: esseri umani che finalmente permettono allo Spirito di abitarli senza essere respinto, di sostare e “rimanere” in noi, per lasciare che la vita ci passi attraverso senza essere deformata, per diventare anche noi luogo di trasparenza. È questo, forse, il mistero dell’Agnello: un’umanità che ha smesso di combattere contro se stessa, che non deve più difendersi, che può finalmente offrire ciò che è: esseri capaci di attraversare il mondo, senza aggiungere ombra. Giovanni ci dice cosa fare con una semplicità disarmante: «Io ho visto e ho testimoniato». A questo sono chiamato, a non ostacolare la luce. E, quando essa appare, avere il coraggio di dire: «Ecco».

La Biblioteca di Gravina fa scuola: pubblicato su "Biblioteche Oggi" lo studio sull'apprendimento collaborativo e i servizi per gli adolescenti

Un importante riconoscimento per la biblioteca di comunità “La casa del fuorilegge” di Gravina in Puglia. È stato recentemente pubblicato sul numero di settembre della prestigiosa rivista di settore Biblioteche oggi (N. 6/2025) l’articolo dal titolo “Progettare l’apprendimento collaborativo. Il caso di una virtual learning community”.
Il contributo porta la firma di quattro esperte del settore: la formatrice Patrizia Luperi, Raffaella Vignola e Arianna Gravina (referenti della biblioteca di Gravina), ed Erika Passaniti (collaboratrice dell’Agorateca di Altamura).
L’innovazione al centro: dai banchi digitali al territorio L’articolo analizza un’innovativa esperienza di formazione online realizzata in Puglia dall’AIB (Associazione Italiana Biblioteche). A differenza dei tradizionali corsi a distanza, l'iniziativa ha trasformato i partecipanti in una vera e propria comunità virtuale di apprendimento. Il cuore del lavoro è stata la progettazione collaborativa: i bibliotecari non sono stati semplici ascoltatori, ma protagonisti attivi nella creazione di soluzioni per il territorio.

Uno dei punti di forza dello studio presentato è il progetto per ridefinire e rilanciare i servizi bibliotecari dedicati agli adolescenti, una fascia d'età spesso complessa da intercettare. Attraverso metodi collaborativi, il team ha lavorato per trasformare la biblioteca in uno spazio fisico e digitale capace di rispondere ai nuovi bisogni dei ragazzi, favorendo la partecipazione e il protagonismo giovanile.
Un modello per il futuro Oltre al caso specifico, le autrici offrono una profonda riflessione sulle dinamiche interpersonali che si sviluppano nelle attività di apprendimento a distanza, dimostrando come il digitale, se ben progettato, possa essere un luogo di autentica connessione umana e professionale.
“Questa pubblicazione” – spiegano le autrici della biblioteca comunale di Gravina – “rappresenta un traguardo significativo che mette in luce la qualità del lavoro svolto sul nostro territorio. Crediamo che la cooperazione tra biblioteche e la formazione continua siano gli strumenti chiave per offrire servizi sempre più moderni e inclusivi alla nostra comunità.”
L’articolo è consultabile nella versione digitale al seguente indirizzo: https://www.bibliotecheoggi.it/it/articolo/17187/progettare-l-apprendimento-collaborativo

Giornata Nazionale del Dialetto: a Gravina la lingua della memoria diventa voce della comunità

 

Oggi, 17 gennaio, ricorre la Giornata Nazionale del Dialetto, un appuntamento dedicato alla valorizzazione dei patrimoni linguistici locali che rappresentano una delle espressioni più autentiche dell’identità culturale italiana. I dialetti non sono semplici varianti della lingua, ma veri e propri scrigni di storia, tradizioni e memoria collettiva, capaci di raccontare il vissuto delle comunità meglio di qualsiasi altra forma espressiva.

Amare il dialetto, usarlo nella quotidianità e trasmetterlo alle nuove generazioni significa, in fondo, amare se stessi e riconoscere le proprie radici. Il dialetto custodisce una forza espressiva genuina, diretta, capace di dare voce ai sentimenti più profondi, ai valori condivisi, alle speranze e ai ricordi che segnano il cammino di un popolo. È attraverso queste parole antiche che si ripercorre la memoria, mantenendo vivo un legame indissolubile con il passato.

A Gravina la ricorrenza viene celebrata in modo speciale. L’UNPLI da tempo, infatti, ha lanciato un invito alla comunità locale a partecipare attivamente alla giornata inviando proverbi, poesie, video e messaggi audio rigorosamente in dialetto. I contributi, raccolti tramite WhatsApp al numero 331 196 4716, saranno condivisi oggi e domani, trasformando la Giornata Nazionale del Dialetto in un momento corale di partecipazione e condivisione.

Un’iniziativa che non solo rende omaggio alla lingua del cuore, ma rafforza il senso di appartenenza e ribadisce l’importanza di preservare e tramandare un patrimonio immateriale che continua a vivere grazie alle voci di chi lo usa e lo ama ogni giorno.

Arte, gusto e tradizione: a Gravina un viaggio tra botteghe, sapori e saperi antichi

Gravina si prepara ad accogliere visitatori e appassionati con un’esperienza autentica che unisce arte, tradizione e gusto. Sabato 17 gennaio 2026 alle ore 10.30 prende vita un affascinante percorso esperienziale tra le botteghe artigiane della città, pensato per chi desidera scoprire l’anima più vera del territorio.

Una passeggiata lenta e coinvolgente guiderà i partecipanti all’interno dei laboratori di ceramica, dove la materia prende forma sotto le mani esperte dei maestri artigiani, e nel mondo colorato e simbolico dei fischietti in terracotta, autentiche icone della tradizione locale. Ogni tappa diventa un racconto, ogni gesto un sapere tramandato nel tempo.

Il percorso si arricchisce dei profumi e dei sapori della Murgia, grazie a una selezione di prodotti tipici che raccontano la storia gastronomica del territorio. Degustazioni e narrazioni accompagnano i visitatori in un viaggio sensoriale che celebra l’identità enogastronomica locale, tra eccellenze, tradizioni contadine e passione per la qualità.

Un’occasione preziosa per incontrare da vicino i maestri artigiani, conoscere i segreti delle loro creazioni e vivere Gravina da protagonisti, attraverso un’esperienza che unisce cultura, manualità e convivialità.

D’AMORE, SFORTUNA E RINASCITA

Sarà una serata intensa, carica di memoria, poesia e musica quella in programma l’1 febbraio alle ore 21 presso il Teatro “Vida”, dove andrà in scena un concerto-evento di prima esecuzione assoluta, dedicato a due figure immense della canzone d’autore italiana: Mia Martini e Ivano Fossati.

Un progetto originale e profondamente emozionale, nato dai testi di Luigi Lasalandra, che guideranno il pubblico in un racconto intimo e potente della storia artistica e umana dei due protagonisti. Le parole prenderanno vita grazie alle letture di Elisabetta Rubini e Antonio Carenza, voci narranti di un percorso fatto di amore, ferite e resilienza.

Ad arricchire la serata, le canzoni più celebri di Mia Martini e Ivano Fossati, reinterpretate dal vivo da una band di grande sensibilità musicale, con Enza Carenza alla voce, capace di restituire tutta la profondità emotiva e la forza espressiva di un repertorio che ha segnato generazioni.

Il titolo dell’evento, “D’Amore, Sfortuna e Rinascita”, racchiude il senso più profondo dello spettacolo, soprattutto in riferimento alla figura di Mia Martini:

·         Amore, quello intenso e tormentato vissuto con Ivano Fossati;

·         Sfortuna, l’ingiusto marchio di “iella” che per anni ne ha oscurato la carriera e la vita;

·         Rinascita, i molteplici tentativi di risollevarsi, anche attraverso il ritiro in Umbria, lontano dai riflettori e dal mondo dello spettacolo, alla ricerca di pace e verità.

Un viaggio tra musica e parole che promette di toccare corde profonde, risvegliando ricordi, empatia e commozione. Un appuntamento imperdibile per chi ama la grande musica italiana e le storie autentiche, capaci di parlare al cuore.
Una serata che non sarà solo un concerto, ma un’esperienza emotiva da vivere e condividere.

Capitale italiana della Cultura 2028, una settimana al verdetto: tra attese, speranze e il coraggio di sognare

È ufficialmente iniziato il conto alla rovescia per la Capitale italiana della Cultura 2028. Manca una settimana alla definizione delle dieci città finaliste che si contenderanno l’ambito titolo, un riconoscimento capace di cambiare il destino di un territorio. L’originaria scadenza del 18 dicembre scorso è stata infatti rinviata: il Ministero della Cultura ha deciso di concedere più tempo alla giuria per completare un’attenta valutazione delle candidature pervenute, fissando al 20 gennaio la nuova data cerchiata in rosso sul calendario.

Giorno dopo giorno cresce l’attesa, insieme a un’ansia comprensibile che attraversa amministrazioni, comunità locali e operatori culturali. Un’attesa vissuta però con lo spirito competitivo di chi non si limita a partecipare, ma punta dichiaratamente alla vittoria, convinto fino in fondo di avere le carte in regola per conquistare il riconoscimento.

Arrivare in fondo non è solo una questione di prestigio. Significa innescare processi di crescita socioeconomica, accendere i riflettori su intere comunità, offrire nuove prospettive di sviluppo a territori spesso lontani dai grandi circuiti nazionali. Nel caso di Gravina, l’obiettivo è ambizioso e chiaro: trasformare la candidatura in una straordinaria occasione di promozione del patrimonio artistico, storico e culturale dell’area murgiana, valorizzandone identità, bellezza e potenzialità ancora inespresse.

Resta, tuttavia, la grande sfida: colmare il divario rappresentato dalla carenza di infrastrutture e servizi, un gap strutturale che pesa e non può essere ignorato. Ma se è vero che le difficoltà sono reali, è altrettanto vero che sognare non è vietato a nessuno. Anzi, in questa corsa verso il 20 gennaio, il sogno diventa motore e promessa: quella di un futuro possibile, costruito anche attraverso la cultura.