Cultura ed Eventi
RUBRICA RELIGIOSA
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28 Dic 2013
- Pubblicato Venerdì, 27 Dicembre 2013 23:00
- Scritto da la redazione
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Dal Vangelo secondo Matteo (Mt.. 2, 13-15 . 19-23)
I Magi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: “Alzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta lì finchè non ti avvertirò. Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo”. Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta. “Dall’Egitto ho chiamato mio figlio”. Morto Erode, ecco, un angelo del Signore apparve in sgno a Giuseppe in Egitto e gli disse: “Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e và nella terra d’Israele, sono morti infatti quelli che cercavano di uccidere il bambino”. Egli si alzò, prese il bambino e sua madre ed entrò nella terra d’Israele. Ma quando venne a sapere che nella Giudea regnava Archelao al posto di suo padre Erode, ebbe paura di andarvi. Avvertito poi in sogno, si ritirò nella regione di Galilea e andò ad abitare in una città chiamata Nazaret, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo dei profeti: “Sarà chiamato Nazareno”.
Commento:
Gesù, Maria e Giuseppe: che famiglia forte!
Il Vangelo racconta che i pastori di Betlemme, dopo aver ricevuto dall'angelo l'annuncio della nascita del Messia, "andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia". Ai primi testimoni oculari della nascita di Gesù si presentò la scena di una famiglia: madre, padre e figlio neonato. Per questo la Liturgia ci fa celebrare, nella prima domenica dopo il Natale, la festa della santa Famiglia. Siamo invitati a contemplare questa famiglia in cui il piccolo Gesù appare al centro dell'affetto e delle premure dei suoi genitori.
Nella povera grotta di Betlemme - scrivono i Padri della Chiesa - rifulge una luce vivissima, riflesso del profondo mistero che avvolge quel Bambino, e che Maria e Giuseppe custodiscono nei loro cuori e lasciano trasparire nei loro sguardi, nei gesti, soprattutto nei loro silenzi. Essi, infatti, conservano nell'intimo le parole dell'annuncio dell'angelo a Maria: "colui che nascerà sarà chiamato Figlio di Dio".
Ma anche la nascita di ogni bambino porta con sé qualcosa di questo mistero! Lo sanno bene i genitori che lo ricevono come un dono e che, spesso, così ne parlano. A tutti noi è capitato di sentir dire a un papà e a una mamma: "Questo bambino è un dono, un miracolo!". In effetti, gli esseri umani vivono la procreazione non come mero atto riproduttivo, ma ne percepiscono la ricchezza, intuiscono che ogni creatura umana che si affaccia sulla terra è il "segno" per eccellenza del Creatore e Padre che è nei cieli.
Quant'è importante, allora, che ogni bambino, venendo al mondo, sia accolto dal calore di una famiglia! Non importano le comodità esteriori: Gesù è nato in una stalla e come prima culla ha avuto una mangiatoia, ma l'amore di Maria e di Giuseppe gli ha fatto sentire la tenerezza e la bellezza di essere amati. Di questo hanno bisogno i bambini: dell'amore del padre e della madre. E' questo che dà loro sicurezza e che, nella crescita, permette la scoperta del senso della vita. La santa Famiglia di Nazareth ha attraversato molte prove, come quella - ricordata nel Vangelo secondo Matteo - della "strage degli innocenti", che costrinse Giuseppe e Maria ed emigrare in Egitto.
Ma, confidando nella divina Provvidenza, essi trovarono la loro stabilità e assicurarono a Gesù un'infanzia serena e una solida crescita. Possiamo ricordare la piena disponibilità di Maria e di Giuseppe a fare la volontà di Dio, al di là dei loro progetti, in tutti i problemi che si sono di volta in volta presentati. Non sapevano nulla di come sarebbe andate le cose, ma si affidavano al Signore. Abbiamo notato l'azione di Giuseppe: vede e ascolta l'angelo in sogno, si sveglia e parte: quando c'è da prendere in sposa Maria, quando deve fuggire in Egitto, quando deve ritornare nella sua terra.
La santa Famiglia è certamente singolare e irripetibile, ma al tempo stesso è "modello di vita" per ogni famiglia, perché Gesù, vero uomo, ha voluto nascere in una famiglia umana, e così facendo l'ha benedetta e consacrata. Vogliamo affidare alla Madonna e a san Giuseppe la nostra famiglia e tutte le famiglie, affinché non si scoraggino di fronte alle prove e alle difficoltà, ma coltivino sempre l'amore coniugale e si dedichino con fiducia al servizio della vita e dell'educazione.
'U prhesepie mì
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26 Dic 2013
- Pubblicato Mercoledì, 25 Dicembre 2013 23:00
- Scritto da la redazione
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Citt,…
Zitti,…
Citt,
zitti
shnteit!?:
sentite!?:
‘s sent scicchitt ‘u tocc ‘d la camboin
Si sente soltanto il rintocco della campana
ca alla mess chioim ‘l cristioin
che alla messa richiama i cristiani
e ‘u vint ca assouc la stroit
e il vento che asciuga la strada
da Jacque cadout dopp la nuttoit
da acqua caduta dopo la nottata
‘d la fest du natoil
Della festa del natale
Tutt dormn stangoit e abbignoit
Tutti dormono stanchi e sazi
Geir da dò e geir da dè
Gira di qua e gira di là
‘s poutn vdè ‘l prhsepie ca aggiustn ‘l chiazz
Si possono vedere i presepi che aggiustano le piazze
Ma ‘u prhsepie mì addò stè? Stè dè
Ma il mio presepe dov’è? È lì
Da droit alla cattedral ‘u put vdè:
da dietro la cattedrale la puoi vedere:
Jind a chidd casr scuffloit
In quelle case crollate
san Gisepp ‘p la madonn
San Giuseppe con la madonna
stonn angour ad aspttè
stanno ancora ad aspettare
Ma menz a tutt chidd fnistr sciamnoit
Ma in mezzo a tutte quelle finestre mal ridotte
qual jè chedd addò Crist jè noit?
Qual è quella dove Cristo è nato?
‘P quant ‘n stonn arruinoit paren tutt ca dè jè stoit
Per quante ne stanno rovinate sembrano tutte che lì è stato
Però, ‘p chidd antenn parabolic
Con quelle antenne paraboliche
poir ca stonn mbadoit ‘p nu cil avvlnoit
pare che stiano intenti ad un cielo avvelenato
Ma citt, citt, veit dè acciok stè!?
Ma zitti, zitti, vedi lì che c’è!?
Soup o davanzoil ‘d na fnestra stumbagnoit
Sul davanzale di una finestra rovinata
ca ci mè l’avaja vdè o pnzè
che chi mai la doveva vedere o pensare
Stè accamna na nutizie ‘d na sphranza noit
Sta come un annuncio di una speranza nata
Nu buchè ‘d fiur coloroit
Un bouquet di fiori colorati
Stè deisce:
Sta dicendo:
“Dò nint sò noit
“Qui dentro sono nato
Pour ca niscioun mè smiccioit
Anche se nessuno mi ha notato
Vdeit ce bell riohl ‘v sò fatt?
Vedete che bel regalo vi ho fatto?
Mò Chedd ca jì vogghie da vù
Adesso quello che io voglio da voi
jè ca ‘v respttoit e nan sceit chiù facenn ‘l matt”
È che vi rispettate e non fate più follie”
Nicola Colonna
Artisticamente in quattro
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23 Dic 2013
- Pubblicato Domenica, 22 Dicembre 2013 23:00
- Scritto da vincenzo varvara
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A distanza di circa venti giorni dall’inaugurazione della mostra “artisticamente in quattro” abbiamo voluto intervistare gli artisti per sapere le loro sensazioni per questa esperienza, per certi aspetti unica, e la risposta dei visitatori.
Approfittiamo per rivolgere un augurio perché possano “crescere” artisticamente anche grazie a quanto questa manifestazione potrà dar loro.
Alla ricerca di un NATALE pieno di valori
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25 Dic 2013
- Pubblicato Martedì, 24 Dicembre 2013 20:00
- Scritto da la redazione
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Vivere le emozioni della benedizione di un presepe all’interno di uno studio di medici è un qualcosa di speciale.
In un luogo di sofferenza trovi il Bambino Gesù che è lì per dare sollievo non solo ai malanni fisici ma specialmente alla povertà spirituale; ed ecco che si ha un luogo in cui cerchi non solo la cura materiale ma anche quella per la vita eterna.
Queste le riflessioni fatte questa mattina all’interno dello studio associato DeRobertis-Cazzorla-Latorre-Tota facilitate dai canti natalizi eseguiti dal coro della Cattedrale diretti dal M° Vito Lippolis e alla presenza di numerosi pazienti, dai quali traspariva lo stato d’animo di sofferenza e, quindi, di abbandono nella mani del Signore.
Partendo dai sentimenti di cui sopra, Murgiatime AUGURA a tutti di poter vivere un NATALE all’insegna di valori che puntano al sentire ogni uomo vicino, a prescindere dalla condizione sociale che esso vive.
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Inaugurato il bar "Tos"
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23 Dic 2013
- Pubblicato Domenica, 22 Dicembre 2013 22:00
- Scritto da la redazione
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Sperare, di questi tempi, in aperture di attività commerciali è un’alchimia, un azzardo.
Eppure la testardaggine di Nino Toscano, il non volersi sentire “finito”, un peso per la famiglia dopo aver subito varie disavventure, ha fatto si che si impegnasse per cercare un’altra chance.
Così ieri sera si è inaugurato il bar gelateria pasticceria TOS, ubicato tra corso A. Moro e Via Giovanni XXIII, un locale elegante e raffinato.
La sua professionalità ridurrà di molto le difficoltà che ogni avvio di attività comporta, la stessa cosa successe negli anni ottanta quando risollevò le sorti del bar che prese il nome di “Prestige”, situato sempre su corso A. Moro; strada evidentemente fortunata per Nino.
L’augurio è d’obbligo per quelle persone che con caparbietà combattono la difficile realtà e questa Redazione è ben lieta di associarsi alle persone che la pensano allo stesso modo. A U G U R I.
{bonckowall}/BARNINO/{/bonckowall}
RUBRICA RELIGIOSA
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24 Dic 2013
- Pubblicato Lunedì, 23 Dicembre 2013 23:00
- Scritto da la redazione
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Vangelo secondo Luca (2, 1-14)
In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando era governatore della Siria Quirinio. Andavano tutti a farsi registrare, ciascuno nella sua città. Anche Giuseppe, che era della casa e della famiglia di Davide, dalla città di Nazaret e dalla Galilea salì in Giudea alla città di Davide, chiamata Betlemme, per farsi registrare insieme con Maria sua sposa, che era incinta. Ora, mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c'era posto per loro nell'albergo. C'erano in quella regione alcuni pastori che vegliavano di notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò davanti a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande spavento, ma l'angelo disse loro: «Non temete, ecco vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia». E subito apparve con l'angelo una moltitudine dell'esercito celeste che lodava Dio e diceva:
«Gloria a Dio nel più alto dei cieli
e pace in terra agli uomini che egli ama».
Appena gli angeli si furono allontanati per tornare al cielo, i pastori dicevano fra loro: «Andiamo fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere». Andarono dunque senz'indugio e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, che giaceva nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. Tutti quelli che udirono, si stupirono delle cose che i pastori dicevano. Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore. I pastori poi se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com'era stato detto loro.
Commento:
Natale è Gesù Cristo. Il cristianesimo è Gesù Cristo. La nostra vita è realizzata e salvata in Gesù Cristo.
Fino a che punto c'è in noi questa consapevolezza?
Il fatto che è accaduto duemila anni fa, la nascita di Gesù Cristo, non commuove perché ci pone di fronte un bimbo che non trova accoglienza in nessuna struttura alberghiera, né perché patisce il freddo e il gelo (non si sa se era freddo), né perché è povero e i suoi non hanno potuto accoglierlo meglio.
Commuove piuttosto perché quel bambino è il Figlio di Dio e figlio di Maria per opera dello Spirito Santo. Commuove perché in Lui abita la pienezza della divinità, essendo "immagine del Dio invisibile, generato prima di ogni creatura... per mezzo di Lui tutte le cose sono state create e tutte in Lui sussistono...". Commuove perché "in Cristo abita corporalmente tutta la pienezza della divinità e voi avete parte alla sua pienezza, con Lui Dio ha dato vita anche a voi che eravate come morti...
Tutto questo anche se Gesù Cristo appare a tutti come un semplice uomo.
Il nostro Natale riesce a cogliere la profondità del mistero, la grandezza di questo fatto enorme: Dio che vive con noi e per noi? Oppure restiamo nella superficialità del natale folkloristico e consumistico?
In questo consiste la salvezza: l'uomo vive nella fragilità, nei suoi limiti, destinato alla morte e alla fine di tutte le sue cose. Ora non è più così: la nostra umanità è abitata da Dio, vive di una vita divina e non conosce limiti e non finisce mai, perché va oltre le realtà terrene.
Entrando nell'umanità Dio ha divinizzato tutto ciò che di più umano possediamo. Dio ha sposato l'uomo per sempre. Non ci separiamo più da Lui né Lui da noi. Questo significa "siamo salvi". Questo significa "siamo figli di Dio".
Papa Francesco, nell'Esortazione apostolica "La gioia del vangelo", ci dice: "La gioia del Vangelo riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù. Coloro che si lasciano salvare da Lui sono liberati dal peccato, dalla tristezza, dal vuoto interiore, dall'isolamento. Con Gesù Cristo sempre nasce e rinasce la gioia... Invito ogni cristiano, in qualsiasi luogo e situazione si trovi, a rinnovare oggi stesso il suo incontro personale con Gesù Cristo o, almeno, a prendere la decisione di lasciarsi incontrare da Lui, di cercarlo ogni giorno senza sosta".
Al di là dei racconti e del clima natalizio, al di là dell'esteriorità di una celebrazione ridiventata pagana, riusciamo a cogliere il significato profondo del Natale, come ce lo presentano i Vangeli Vangelo e S. Paolo nelle sue Lettere?
Anticamente i cristiani hanno "battezzato" la festa del "sole nascente" (25 dicembre), facendola diventare la festa del Natale del Signore: oggi non rischiamo di paganizzare la festa del Natale, rendendola una pura esteriorità commerciale e folkloristica? Perché?
Come possiamo vivere da cristiani il Natale davanti a Dio nella nostra coscienza e assieme ai nostri, riscoprendo il mistero dell'Incarnazione del Figlio di Dio, punto essenziale della fede che professiamo?
Il Natale è un'occasione per "consumare" o per "donare"? In che modo possiamo attuare questo capovolgimento?
L'imminente Consiglio comunale, ovvero il cinepanettone di Natale
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22 Dic 2013
- Pubblicato Sabato, 21 Dicembre 2013 22:00
- Scritto da la redazione
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Lunedì prossimo, antivigilia del santo Natale, i consiglieri comunali di Gravina sono stati convocati per una riunione del Consiglio comunale. Caso contrario, se la prima seduta andrà deserta, si incontreranno il giorno dopo santo Stefano. Comunque sia, dato il periodo delle lunghe festività, fino all’Epifania, forse, andrà in onda il cinepanettone di sapore localistico, a differenza di quelli nazionali, visibili, godibili e gustabili nelle sale cinematografiche. Tra i punti in discussione figura l’eterno rinnovo del Consiglio d’Amministrazione della Fondazione Ettore Pomarici Santomasi. La vera ed autentica telenovela, di cui si conosce la trama ma non la fine. Non sappiamo se lieta o triste. Se, cioè l’argomento sarà nuovamente rinviato, o, finalmente, si giungerà alla conclusione dopo i tanti veti, i tira e molla, le discussioni fiume. Speriamo che per Natale nasca il bambinello anche in seno all’organismo culturale della nostra città. Chi sarà a partorirlo; chi i genitori, al momento non ci è dato saperlo, visto che molti si stanno azzuffando; si stanno scontrando all’interno della maggioranza, che deve esprimere due membri, e all’interno dell’opposizione. Tra le une e le altre forze politiche, non ci sembra, stando ai venti di nomi che circolano, che spicchino figure di alto profilo culturale, perché anche la cultura deve essere alla mercè della politica più squallida. La cultura, che dovrebbe essere, almeno, secondo noi, poveri illusi, qualcosa di alto, nobile, si riduce ad essere merce di scambio tra verifiche politiche, prepotenze e pretese di nomi che, forse, la cultura di questa città non l’hanno mai conosciuta, non la conoscono, non l’hanno mai masticata e meno che meno la masticano. Intanto, però, secondo lo Statuto vigente da cambiare totalmente e radicalmente, la politica la fa da padrona. E fino a quando lo zampino della politica ingerirà nei fatti della cultura, questa città, sarà sempre degenerata e degenerante; utile bordello per far salire sui podi più qualificati anche le pietre sconosciute, i rami più secchi e le foglie, non inzuppate di clorofilla, ma di buona e lauta ignoranza. Non è che, fin’ora, con altre persone, da quello stesso organismo di interesse storico, la città ha fatto un salto di qualità in termini culturali, di progresso e di avanzamento sullo stato delle conoscenze, degli apprendimenti e delle scoperte. E’ una città che tarda a riscattarsi, perché continua a considerare la cultura un affare di secondo piano. Un occasione, solo per qualcuno, che, forse, spera di incassare qualche piccolo tornaconto personale o professionale, come è già avvenuto nel più lontano e nel più recente passato, attraverso il tentativo maldestro di dire di no alla ristrutturazione di una proprietà immobiliare dell’Ente, a spese del Parco dell’Alta Murgia, per istituire la propria sede, solo perché certi conti o tornaconti non quadravano, non tornavano, secondo certi calcoli. In questo modo è stata gestita la cultura nella città di Cerere e Bacco; nella città dell’Acqua e della Pietra; nella città capitale della Peucetia. Con questi antefatti, con queste premesse, con questi presupposti si vuole candidare la città a Patrimonio dell’Unesco. Forse, è più facile e meglio candidare coloro che non ne sanno nulla di questa città; coloro che l’hanno affossata e continuano a nasconderla sotto il peso delle proprie vergogne, incapacità, incoscienze ed ingovernabilità. E’ meglio candidare l’ignoranza. E’ più originale, visto che in questa città impazza e tiene banco da sempre, per tutte le stagioni. La cultura, da noi, è una parentesi obbligata, ma non sentita, in cui è reato far brillare le competenze; in cui, invece, devono continuare ad emergere le mediocrità che la politica è in grado di offrire sulla bilancia e non nel piatto della saggezza o delle specifiche e squisite capacità e qualità. La cultura, a Gravina è un cavallo di Troia, i nemici li nasconde al proprio interno. A Gravina, la cultura, da sempre, è stato il cavallo trainante per ogni campagna elettorale e basta. Null’altro. Per cui, continuassero, tutti, a pensare solo alle proprie campagne elettorali, visti i legittimi e reiterati disegni e interessi di proiettarsi fuori dal contesto nel quale vivono, operano, amministrano e rappresentano, con tanto di codazzo e credenziali confidenziali intimistico-personalistiche, quando gli riesce, una città che non gli appartiene e non gli apparterrà mai, perché quando costoro sono avulsi dalla cultura, non rappresentano nessuno, nemmeno se stessi.
Giuseppe Massari

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