Cultura ed Eventi
Poesia in dialetto
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03 Gen 2014
- Pubblicato Giovedì, 02 Gennaio 2014 23:00
- Scritto da la redazione
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L’ann nce voin
Dlen dlin dren
‘U buatt ca vè nanz alla scoup du munnastroit,
ca stè cogghie l’ rmasugghie
dù choipdann dopp la nuttoit,
s’aunesce, sunann sunann,
‘p la munnezz accult tutt l’ann.
Poir a vdè ca voul deisce ‘o brutt:
“Menu moil ca ‘t na sciout da nanz all piit.
Oramajh ‘a stoit scittoit da tutt”.
E pinz ca ‘p sta battout
‘l vicchie uè
‘p nu sfrusce ‘d scoup, né,
rutlann rutlann, ‘s n’avonn sciout?
Cuss cristioin ca da na veit
stu vecchie mstir vè facenn
e né vist ‘d munnezz
scittoit arroit dall’ous e cstoum,
‘p l’augurie ca ‘u brutt,
daccassì,
‘s n’avà scì pu vint nfoum,
‘s la reir e ‘s la cant:
“S’ arrcord ca da l’ann passoit
la sunoit nannè cangioit”
e allour, ‘s la pigghie lo stess allegr;
e deisce alla zuzz ca av’accucchioit:
“l’ann nce voin,
ci u cour ‘d’ l’ummn nannè cangioit,
do, arroit ‘p la stessa munnezz n’amm’àcchiè nguajoit ”
Nicola Colonna
L’anno che verrà
Il barattolo che va innanzi alla scopa dello spazzino,
Che raccoglie gli avanzi
Dopo la nottata del capodanno,
S’accumula, tintinnando,
Con l’immondizia accumulatasi durante l’anno.
Pare voglia dire a tutte le cose negative:
“Finalmente siete state spazzate via tutte”.
E pensi che con questa battuta
I vecchi guai
Con una passata di scopa
Rotolando se ne siano andati?
Questa persona che da una vita
Va facendo questo vecchio mestiere
E ne ha vista tanta di immondizia,
Buttata nuovamente per l’uso e tradizione,
Con l’augurio che le avversità
Se ne vadano in fumo come trasportate dal vento,
Ride e canta:
si ricorda che dall’anno scorso
la musica non è cambiata;
e allora se la prende allegramente
e dice alla spazzatura che ha raccolto:
“l’anno che verrà
Se il cuore degli uomini non sarà migliorato
Nuovamente qui, nella stessa immondizia, ci ritroverà inguaiati”.
Soliti dubbi sulla gestione della cosa pubblica
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03 Gen 2014
- Pubblicato Giovedì, 02 Gennaio 2014 22:00
- Scritto da vincenzo varvara
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Mentre per le vie cittadine sono esposti i mega cartelloni pubblicitari per divulgare le iniziative che ci saranno da questa sera al 6 gennaio prossimo, ci chiediamo come ciò possa essere accaduto dal momento che l’Amministrazione Comunale, in un primo momento, aveva messo a disposizione solo tremila euro chiedendo a Confcommercio e Confesercenti di attivarsi per ravvivare le vie cittadine.
Successivamente, come d’incanto, si è riusciti a recuperare ben venticinquemila euro che sono stati affidati alla Fondazione Santomasi in virtù di una programmazione di eventi, precedentemente non prevista, frutto di varie richieste di contributi da parte di gruppi, associazioni e chi più ne ha più ne mette.
Già tempo fa avevamo palesato i nostri dubbi su questa organizzazione che ha ingenerato perplessità sulla gestione di tutto ciò che è avvenuto; specialmente per quanto riguarda l’impossibilità a trovare quattromila euro per rendere possibile il nolo della pista di ghiaccio che avrebbe rappresentato una novità assoluta e che avrebbe consentito anche un forte afflusso di persone da paesi viciniori.
E’ questo il forte rammarico confidatoci anchi dal Presidente locale di Confcommercio che ci ha spiegato che a fronte di un costo di noleggio, per la durata di un mese, di diecimila euro ben seimila erano stati recuperati dalle sponsorizzazioni degli operatori commerciali e per la differenza aveva avuto rassicurazioni che l’Amministrazione li avrebbe messi a disposizione.
Cosa sia accaduto dopo è un mistero; sicuramente si è perso una opportunità oltre al fatto che la somma sarebbe rientrata grazie al biglietto che avrebbero pagato le tante persone che si sarebbero divertite sulla stessa pista.
Concluso "Presepiando" davanti a Gesù Bambino. Bilancio positivo.
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29 Dic 2013
- Pubblicato Sabato, 28 Dicembre 2013 21:00
- Scritto da vincenzo varvara
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Si è concluso venerdì scorso il trittico delle iniziative che hanno narrato il Natale attraverso gli scritti, le filastrocche, le poesie.
Venerdì c’è stata una panoramica sull’impiego letterario del motivo della nascita di Gesù con la Prof.ssa Rosa Milano che ha presentato opere di A. Manzoni, G. Pascoli, S. Quasimodo, G. Ungaretti e Madre Teresa di Calcutta mentre la Pro.ssa Giuditta Gigliobianco ha presentato, incantando, le opere natalizie del poeta inglese Eliot.
Stupende le performance delle letture dei testi effettuate da Maria Pia Antonacci e Gianni Ricciardelli, come delizioso è stato il programma musicale eseguitoda Brunella Cuccumazzo ed Achille Granieri.
La serata ha visto la partecipazione di numerose persone interessate ed assetate di ricevere stimoli culturali da portare nel bagaglio della vita ordinaria e non è un caso che le presenze sono aumentate dalla prima manifestazione in poi.
E’ stata anche l’occasione per ribadire la volontà di aprire un’Accademia di studio che rivitalizzi il dialetto e don Giacomo Lorusso si è spinto fino ad individuare nella Prof.ssa Mimma Dibenedetto la figura di Presidente.
Don Giacomo ha, però, lanciato un allarme: l’insufficiente disponibilità di mezzi finanziari che mettono a rischio il completamento del restauro dei libri con il rischio di una nuova chiusura della biblioteca. E’ necessario trovare le dovute soluzioni.
Il Comune, che ha anche patrocinato l’evento, ha finalmente risposto presente l’ultima sera e lo ha fatto con il Sindaco che nel suo intervento di saluto ha ricordato che proprio in questa bomboniera, piena di tesori inestimabili, ha avuto inizio il cammino che potrebbe portare Gravina a diventare patrimonio dell’Unesco, perciò riproponiamo al primo cittadino le preoccupazioni di don Giacomo affinchè si possa risparmiare sugli sprechi e dare un contributo economico alla causa.
Una ricca galleria fotografica aiuterà a leggere meglio la serata.
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RUBRICA RELIGIOSA
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31 Dic 2013
- Pubblicato Lunedì, 30 Dicembre 2013 23:00
- Scritto da la redazione
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Vangelo secondo Luca (Lc. 2, 16-21)
In quel tempo, [i pastori] andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore. I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com'era stato detto loro. Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall'angelo prima che fosse concepito nel grembo.
Commento:
Un augurio sincero e fraterno di un sereno 2014,fecondo di opere che piacciono a Dio e aumentano la fraternità con quelli che saranno sul nostro cammino. Iniziamo l’anno con una liturgia prettamente mariana,infatti, in questo 1 gennaio la Chiesa celebra Maria SS.ma Madre di Dio, non solo a volere riaffermare questo grande privilegio fatto alla fanciulla di Nazareth,ma anche a guardare La Madonna come icona a cui ispirarci per coniugare i nuovi giorni che il Signore ci dona da vivere in questo nuovo spazio di tempo .Ci poniamo sotto la protezione della Vergine Santa per ottenere sicuramente la benedizione di Dio sui nostri giorni. Bello il brano del Libro dei Numeri,posto come Seconda Lettura,dove Dio, attraverso il sacerdote Aronne benedice il suo popolo:” Il Signore ti benedica e ti custodisca…faccia risplendere per te il suo volto e ti faccia grazia. Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace!” Queste parole scendono come lenimento negli affanni del cammino nel tempo,ma anche come promessa della presenza del Signore nel nostri giorni. Il Signore ci benedice oggi,oggi ci conceda la pace,oggi il suo volto è rivolto a noi. Vivere l’oggi di Dio,non vivacchiando o subendo il tempo,quasi con uno stile di vita passivo,abdicando al nostro ruolo di protagonisti,ma prendendo per mano la vita,intessendola con attimi che sappiano diventare tasselli di un grande mosaico che noi possiamo e dobbiamo costruire con i colori regalatici da Dio, e fare apparire in noi la figura di Cristo. Vivere il tempo affidando il passato alla misericordia, il futuro alla Provvidenza,fissandoci sul presente offertoci per amare. “Ama e fa ciò che vuoi!” ci suggerisce S. Agostino,amare davvero,senza niente subire,ma vivendo ogni cosa,illuminati da quella stessa stupenda esperienza che i pastori fecero, recandosi alla grotta. Essi arrivarono curiosi,ci dice Luca nel brano evangelico di oggi, ma ripartirono carichi di qualcosa di forte che era nato dentro di loro,tanto che sulle loro labbra quella esperienza vissuta diventa lode di Dio per tutto ciò che avevano visto e udito. Ad essi fu annunciato dagli Angeli l’augurio di pace per gli uomini di buona volontà e che Dio ama. Anche noi, dicendo Dio che abbiamo visto,udito, toccato, contemplato, noi diventiamo costruttori di pace, quella pace che Papa Francesco ci esorta ad incarnare per poi offrirla agli altri.Infatti nel suo Messaggio per la Giornata della Pace,che ricorre oggi, il Papa ci dice che a fondamento di tutto bisogna porre la fraternità,la quale può diventare solidarietà,non solo ,ma essa può sconfiggere ogni povertà e in giustizia sociale, prevenire anche ogni guerra o ogni tipo di violenza e crimine organizzato. Riscoprirci fratelli che camminano nel tempo, dandosi la mano per camminare insieme, e che nell’amore costruiranno il nuovo.
RUBRICA RELIGIOSA
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28 Dic 2013
- Pubblicato Venerdì, 27 Dicembre 2013 23:00
- Scritto da la redazione
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Dal Vangelo secondo Matteo (Mt.. 2, 13-15 . 19-23)
I Magi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: “Alzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta lì finchè non ti avvertirò. Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo”. Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta. “Dall’Egitto ho chiamato mio figlio”. Morto Erode, ecco, un angelo del Signore apparve in sgno a Giuseppe in Egitto e gli disse: “Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e và nella terra d’Israele, sono morti infatti quelli che cercavano di uccidere il bambino”. Egli si alzò, prese il bambino e sua madre ed entrò nella terra d’Israele. Ma quando venne a sapere che nella Giudea regnava Archelao al posto di suo padre Erode, ebbe paura di andarvi. Avvertito poi in sogno, si ritirò nella regione di Galilea e andò ad abitare in una città chiamata Nazaret, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo dei profeti: “Sarà chiamato Nazareno”.
Commento:
Gesù, Maria e Giuseppe: che famiglia forte!
Il Vangelo racconta che i pastori di Betlemme, dopo aver ricevuto dall'angelo l'annuncio della nascita del Messia, "andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia". Ai primi testimoni oculari della nascita di Gesù si presentò la scena di una famiglia: madre, padre e figlio neonato. Per questo la Liturgia ci fa celebrare, nella prima domenica dopo il Natale, la festa della santa Famiglia. Siamo invitati a contemplare questa famiglia in cui il piccolo Gesù appare al centro dell'affetto e delle premure dei suoi genitori.
Nella povera grotta di Betlemme - scrivono i Padri della Chiesa - rifulge una luce vivissima, riflesso del profondo mistero che avvolge quel Bambino, e che Maria e Giuseppe custodiscono nei loro cuori e lasciano trasparire nei loro sguardi, nei gesti, soprattutto nei loro silenzi. Essi, infatti, conservano nell'intimo le parole dell'annuncio dell'angelo a Maria: "colui che nascerà sarà chiamato Figlio di Dio".
Ma anche la nascita di ogni bambino porta con sé qualcosa di questo mistero! Lo sanno bene i genitori che lo ricevono come un dono e che, spesso, così ne parlano. A tutti noi è capitato di sentir dire a un papà e a una mamma: "Questo bambino è un dono, un miracolo!". In effetti, gli esseri umani vivono la procreazione non come mero atto riproduttivo, ma ne percepiscono la ricchezza, intuiscono che ogni creatura umana che si affaccia sulla terra è il "segno" per eccellenza del Creatore e Padre che è nei cieli.
Quant'è importante, allora, che ogni bambino, venendo al mondo, sia accolto dal calore di una famiglia! Non importano le comodità esteriori: Gesù è nato in una stalla e come prima culla ha avuto una mangiatoia, ma l'amore di Maria e di Giuseppe gli ha fatto sentire la tenerezza e la bellezza di essere amati. Di questo hanno bisogno i bambini: dell'amore del padre e della madre. E' questo che dà loro sicurezza e che, nella crescita, permette la scoperta del senso della vita. La santa Famiglia di Nazareth ha attraversato molte prove, come quella - ricordata nel Vangelo secondo Matteo - della "strage degli innocenti", che costrinse Giuseppe e Maria ed emigrare in Egitto.
Ma, confidando nella divina Provvidenza, essi trovarono la loro stabilità e assicurarono a Gesù un'infanzia serena e una solida crescita. Possiamo ricordare la piena disponibilità di Maria e di Giuseppe a fare la volontà di Dio, al di là dei loro progetti, in tutti i problemi che si sono di volta in volta presentati. Non sapevano nulla di come sarebbe andate le cose, ma si affidavano al Signore. Abbiamo notato l'azione di Giuseppe: vede e ascolta l'angelo in sogno, si sveglia e parte: quando c'è da prendere in sposa Maria, quando deve fuggire in Egitto, quando deve ritornare nella sua terra.
La santa Famiglia è certamente singolare e irripetibile, ma al tempo stesso è "modello di vita" per ogni famiglia, perché Gesù, vero uomo, ha voluto nascere in una famiglia umana, e così facendo l'ha benedetta e consacrata. Vogliamo affidare alla Madonna e a san Giuseppe la nostra famiglia e tutte le famiglie, affinché non si scoraggino di fronte alle prove e alle difficoltà, ma coltivino sempre l'amore coniugale e si dedichino con fiducia al servizio della vita e dell'educazione.
Auguri ed accoglienza: manifestazione del Signore nel nome di Vincenzo Maria Orsini
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30 Dic 2013
- Pubblicato Domenica, 29 Dicembre 2013 23:00
- Scritto da la redazione
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Auguri ed accoglienza pensiamo di poter esprimere, in attesa dell’ingresso in città, il prossimo 5 gennaio, vigilia dell’Epifania del Signore, a mons. Giovanni Ricchiuti, nuovo vescovo diocesano. Auguri all’inizio del suo ministero episcopale, non facile in una realtà in cui non sono mancate divisioni, lacerazioni, attriti in un clero dilaniato; dove non sono mancate incertezze, dubbi, disorientamenti e disagi all’interno e nel contesto del complesso mondo ecclesiale. Accoglienza festosa e calorosa da riservare a colui che viene nel nome del Signore, alla vigilia della sua manifestazione, e nel corso di quello che sarà e dovrà essere l’anniversario celebrativo per i 300 anni dall’inizio della Visita apostolica che il cardinale frà Vincenzo Maria Orsini, futuro papa Benedetto XIII, svolse a Gravina dal gennaio del 1714 fino a giugno dello stesso anno. Infatti,a conferma della coincidenza tra il presente e il passato, scorgendo e leggendo i documenti dell’Archivio capitolare di Gravina, ci imbattiamo in una lettera del 7 gennaio del 1714, con la quale il vicario capitolare, canonico primicerio Giacomino Molinari, attesta l’avvenuta notificazione dell’apertura della S. Visita. Da quella data, dobbiamo desumere, il cardinale arcivescovo di Benevento, in un periodo di sede vacante della storica diocesi di Gravina, ma anche per la risoluzione di alcuni contenziosi sorti tra la Chiesa di Gravina ed un nipote dell’Orsini, Filippo Bernualdo, duca, all’epoca della nostra città, dette inizio alla sua Visita, che non fu pastorale, come qualche sprovveduto e dotto ignorante si è affrettato a scrivere in una recente pubblicazione, confondendo i due atti. Non è il caso che ci soffermiamo a presentare le differenze tra Visita apostolica e visita pastorale. Diciamo che sono due momenti completamente diversi all’interno della vita ecclesiale. Accoglienza con gli stessi sentimenti riservati al monaco domenicano cardinale e arcivescovo, figlio illustre di questa terra, di cui è in corso, dal 24 febbraio 2012, che, tra l’altro, ebbe il privilegio di servirsi di un dotto collaboratore, erudito consigliere quale fu mons. Pompeo Sarnelli, vescovo di Bisceglie, città natale di mons. Ricchiuti. Accoglienza che si deve a colui che arriva in una città di santi. Non dimentichiamo che oltre a Benedetto XIII, in attesa di salire gli altari della gloria e della coronazione beata, vi sono altri due degni figli della città, urbs opulenta, in attesa di salire gli stessi ambiti gradini: don Eustachio Montemurro, fondatore delle Suore Missionarie del Sacro Costato e Teresa Orsini Doria Pamphilj, fondatrice delle Suore Ospedaliere della Misericordia. Accoglienza nel nome e nel vincolo di questi saldi legami di comune appartenenza. Accogliere il novello pastore significa riservare onore e gloria ad alcuni santi suoi predecessori di questa storica città, importante e prestigiosa sede vescovile: mons. Giovanni Maria Sanna, mons. Giuseppe Vairo, tra l’altro, anche predecessore del novello pastore nella sede acheruntina; mons. Tarcisio Pisani. Accoglienza che deve significare, innanzitutto e principalmente gratitudine verso la storia religiosa ed ecclesiastica di Gravina, conservata gelosamente fino a quando è stato possibile, fino a quando mani diaboliche, con alcune complicità di alto e irresponsabile rango, hanno commesso lo scippo dell’umiliazione, per avvantaggiarsi di un primato che solo la burocrazia gli può e potrà continuare a riconoscergli, ma che la storia vera rifiuterà di assegnargli. Accoglienza con gioia a colui che sarà il depositario della fede delle nostre genti, con l’ausilio e la benedizione di san Michele Arcangelo, nostro santo protettore, principe delle milizie celesti; santo forte e potente, che ben rappresenta le umili origini dei popoli e la grandezza di Dio. Accoglienza festante, rumorosa, allegra, come quella che caratterizzò tutta la vita di san Filippo Neri, nostro patrono minore a cui vorremmo fosse dedicato un sacro tempio, un nuova parrocchia, quando vi saranno le condizioni o le esigenze pastorali favorevoli. Con questi auspici augurali, attendiamo l’arrivo di colui che nel suo motto, sintesi di un programma episcopale, ha scelto il seguente monogramma: Misericordia et veritas iustitia et pax, cioè, misericordia e verità, giustizia e pace.
Giuseppe Massari
'U prhesepie mì
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26 Dic 2013
- Pubblicato Mercoledì, 25 Dicembre 2013 23:00
- Scritto da la redazione
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Citt,…
Zitti,…
Citt,
zitti
shnteit!?:
sentite!?:
‘s sent scicchitt ‘u tocc ‘d la camboin
Si sente soltanto il rintocco della campana
ca alla mess chioim ‘l cristioin
che alla messa richiama i cristiani
e ‘u vint ca assouc la stroit
e il vento che asciuga la strada
da Jacque cadout dopp la nuttoit
da acqua caduta dopo la nottata
‘d la fest du natoil
Della festa del natale
Tutt dormn stangoit e abbignoit
Tutti dormono stanchi e sazi
Geir da dò e geir da dè
Gira di qua e gira di là
‘s poutn vdè ‘l prhsepie ca aggiustn ‘l chiazz
Si possono vedere i presepi che aggiustano le piazze
Ma ‘u prhsepie mì addò stè? Stè dè
Ma il mio presepe dov’è? È lì
Da droit alla cattedral ‘u put vdè:
da dietro la cattedrale la puoi vedere:
Jind a chidd casr scuffloit
In quelle case crollate
san Gisepp ‘p la madonn
San Giuseppe con la madonna
stonn angour ad aspttè
stanno ancora ad aspettare
Ma menz a tutt chidd fnistr sciamnoit
Ma in mezzo a tutte quelle finestre mal ridotte
qual jè chedd addò Crist jè noit?
Qual è quella dove Cristo è nato?
‘P quant ‘n stonn arruinoit paren tutt ca dè jè stoit
Per quante ne stanno rovinate sembrano tutte che lì è stato
Però, ‘p chidd antenn parabolic
Con quelle antenne paraboliche
poir ca stonn mbadoit ‘p nu cil avvlnoit
pare che stiano intenti ad un cielo avvelenato
Ma citt, citt, veit dè acciok stè!?
Ma zitti, zitti, vedi lì che c’è!?
Soup o davanzoil ‘d na fnestra stumbagnoit
Sul davanzale di una finestra rovinata
ca ci mè l’avaja vdè o pnzè
che chi mai la doveva vedere o pensare
Stè accamna na nutizie ‘d na sphranza noit
Sta come un annuncio di una speranza nata
Nu buchè ‘d fiur coloroit
Un bouquet di fiori colorati
Stè deisce:
Sta dicendo:
“Dò nint sò noit
“Qui dentro sono nato
Pour ca niscioun mè smiccioit
Anche se nessuno mi ha notato
Vdeit ce bell riohl ‘v sò fatt?
Vedete che bel regalo vi ho fatto?
Mò Chedd ca jì vogghie da vù
Adesso quello che io voglio da voi
jè ca ‘v respttoit e nan sceit chiù facenn ‘l matt”
È che vi rispettate e non fate più follie”
Nicola Colonna

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