Cultura ed Eventi
La lettura chiave del sapere e della cultura
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14 Gen 2014
- Pubblicato Lunedì, 13 Gennaio 2014 23:00
- Scritto da la redazione
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Il Comune promuove un progetto rivolto agli studenti
Via libera alla Biblio-discoteca ed alla Biblioteca delle narrazioni mediterranee
«Il tempo per leggere, come il tempo per amare, dilata il tempo per vivere». Le parole dello scrittore francese Daniel Pennac sono il biglietto da visita del progetto di promozione della lettura nelle scuole, approvato dalla giunta municipale guidata dal sindaco Alesio Valente su proposta dell’assessora alle espressività artistiche e culturali, Laura Marchetti.
Diverse le iniziative messe in campo per favorire l’approdo dei giovani ai porti della lettura, che poi vuol dire sapere, conoscenza, cultura. «Uno degli obiettivi principali che l’amministrazione comunale persegue», ricorda l’assessora Marchetti, «è quello dell’educazione alla cultura, in particolare delle nuove generazioni, nella consapevolezza che conservare le narrazioni e sostenere la lettura sin dalla più tenera età sia la strada giusta per favorire la crescita dei cittadini del domani». Intendimento che si tradurrà adesso in concretezza non solo col sostegno nelle ultime settimane garantito ai progetti lettura promossi dagli istituti scolastici cittadini, ma anche con precise azioni, finanziate proprio dal Comune nell’ottica, spiega dal canto suo il sindaco Valente, «di proseguire il cammino di cui la richiesta di candidatura della città all’ingresso nel patrimonio Unesco è simbolo: tutelare il cuore della storia e delle tradizioni di Gravina e così anche il suo futuro».
Nello specifico: all’adesione al programma nazionale “Nati per leggere”, che si prefigge di favorire il coinvolgimento di bimbi ed adolescenti nel mondo dei libri anche attraverso gli strumenti della multimedialità, si aggiungerà l’istituzione «della biblioteca delle culture e delle narrazioni mediterranee, tesa a valorizzare il meticciato fra lingue e culture e, per questa via, l’integrazione sociale», sottolinea l’assessora Marchetti, presentando le ulteriori misure in programma: «Seguendo i criteri della discoteca nazionale delle narrazioni orali, daremo vita ad una biblio-discoteca demo-etnoantropologica di scrittura e suoni, per raccogliere le fiabe e le narrazioni locali e consegnarle alla memoria ed ai posteri. Inoltre, sosterremo le attività formative legate all’ambiente ed al paesaggio ed i progetti pilota e di alta formazione scientifica ed umanistica nel campo della lettura, implementando il patrimonio librario e gli spazi di gioco e di lettura delle scuole dell’infanzia e di quelle elementari e medie». Prevista, infine, l’adesione alla rete “Bibliomurgia”, creata dal Parco dell’alta Murgia ed aperta ai centri del territorio murgiano.
Tutto già progettato, approvato e finanziato. Per una realtà da leggere e da vivere, con amore.
Gravina in Puglia, 14 gennaio 2013
Ufficio Stampa
Concerto presso l'ex Seminario docesano
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13 Gen 2014
- Pubblicato Domenica, 12 Gennaio 2014 22:00
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Lunedì 13 gennaio 2014 alle ore 21, presso l'EX SEMINARIO DIOCESANO Casa Per Ferie Benedetto XIII (Via Salvatore Vicino) si esibirà l’Orchestra Sinfonica della Provincia di Bari.
Un concerto unico nel suo genere con colonne sonore tratte da film e musica jazz. Un omaggio ed un saluto che l’Orchestra Sinfonica della Provincia di Bari vuole fare al nuovo vescovo di di Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti, Mons. Giovanni Ricchiuti.
L’evento, promosso dal Presidente della Provincia di Bari Prof Francesco Schittulli, e dal Consigliere Provinciale Dr. Domenico Romita, vedrà la partecipazione dei migliori professionisti dell’Orchestra Sinfonica, arricchita da un assolo strumentale di violino che non mancherà certo di emozionare i presenti.
Ingresso Libero.
RUBRICA RELIGIOSA
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11 Gen 2014
- Pubblicato Venerdì, 10 Gennaio 2014 23:00
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Dal Vangelo secondo Matteo )Mt. 3, 13-17)
In quel tempo, 13Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui. 14Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?». 15Ma Gesù gli rispose: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia». Allora egli lo lasciò fare. 16Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. 17Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento».
Commento:
Leggendo il Vangelo che la Chiesa ci offre da meditare, credo che molti si chiederanno come mai il battesimo veniva amministrato da Giovanni Battista, prima di Gesù.
Cosa voleva allora ed oggi essere battezzati? Che senso ha il mio battesimo?
Sappiamo che nel piano di salvezza di Dio, Giovanni il Battista, voluto dal Padre, in modo straordinario fin dalla nascita, doveva essere ‘la voce che grida nel deserto per preparare la via del Signore'. Ed era talmente forte la sua testimonianza che molti correvano a lui. Lo ascoltavano, mettevano in discussione il proprio modo di vivere e chiedevano a Giovanni: ‘Che cosa dobbiamo fare?'. Suggellavano così la loro volontà di cambiamento immergendosi totalmente nelle acque del Giordano, facendosi versare l'acqua sulla testa da Giovanni.
Quel lavarsi era un professare apertamente quanto gli Ebrei avevano fatto per mano di Dio, proprio nel passaggio del Giordano: lasciare la sponda della schiavitù e conquistare la libertà, che era vivere pienamente dentro il Patto di amicizia, l'Alleanza, che Dio aveva fatto con il suo popolo.
Anche Gesù va da Giovanni: "In quel tempo - racconta il Vangelo - Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui. Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: ‘Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?'. Ma Gesù gli rispose: "Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia". Allora egli lo lasciò fare. Appena battezzato, Gesù uscì dall'acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. Ed ecco una voce dal cielo che diceva: "Questi è il Figlio mio, l'amato: in lui ho posto il mio compiacimento". (Mt. 3, 13-17)
Quello di Gesù non è un battesimo di conversione, ma la solenne proclamazione di chi veramente egli era in cielo e sulla terra.
Noi cristiani normalmente iniziamo la nostra vita di figli di Dio, di cui il Padre si compiace, nel nostro Battesimo. È per quell'atto sacramentale che riceviamo il dono della pienezza della figliolanza. Ed è per questo che ogni nascita a Dio, nel battesimo, è davvero una grande festa, perché da creature senza futuro, diventiamo realmente figli di Dio.
Non so cosa sia più dolce, dire ‘papà' a Dio che ci ha creati o dire ‘papà' a Dio Padre che ci rende nel battesimo suoi figli, per sempre. Non so se sia più inebriante la tenerezza di una mamma o la tenerezza di Dio che in quel momento diventa il nostro incredibile e meraviglioso ‘Papà'.
Veramente non si dovrebbe fare festa solo quel giorno, ma il nostro battesimo dovrebbe essere festa di tutti i giorni, sapendo che, in quanto figli, siamo davvero nel Cuore e nella Provvidenza del Padre che ha cura di noi, ‘di ogni capello del nostro capo'!
Nella vita molti - purtroppo non tutti - abbiamo fatto esperienza della sicurezza dataci dalla presenza del nostro papà, che ci ha tracciato la via con la sua testimonianza di affetto e di dedizione. Piace ricordare il mio papà. Eravamo sette fratelli, molto vivaci. Mamma non riusciva sempre ad ottenere docilità, ma ogni volta che con noi c'era il papà, si creava un clima di serena serietà. Ci insegnava ad essere uomini, ma ancora di più, cristiani. Ogni domenica ci accompagnava tutti alla Santa Messa e vegliava sulla nostra condotta. Non solo, ma a pranzo chiedeva che cosa il parroco avesse detto nella predica, per misurare la nostra reale attenzione. Quando gli manifestai la mia volontà di farmi prete (ero ancora un bambino anagraficamente!) mi rispose seriamente: ‘Sappi che quello che chiedi è cosa grande e spero ti abbia ispirato Dio. Non è uno scherzo! E mi fece da guida negli anni della mia preparazione. Ricordo che il giorno dell'ordinazione sacerdotale, a Novara, non ebbe la forza, tanta era la commozione, di ‘legarmi' le mani, durante la cerimonia e dovette intervenire mio fratello maggiore.
Se grande e forte è stato l'amore del nostro papà, possiamo forse immaginare l'immensità incommensurabile dell'Amore del Padre? Quale grande dono essere Suoi figli.
Il cardinal Ballestrero, quando era arcivescovo di Torino, riguardo alla vocazione e missione dei laici nella Chiesa, parlando del battesimo così affermava: "Punto di partenza per tutti i laici è il Battesimo, fonte inesauribile che crea nuovi figli di Dio, nuovi fratelli di Cristo, nuove creature... dal battesimo nasce e si sviluppa la varietà delle vocazioni, dei ministeri e dei carismi al servizio del Regno di Dio. Dal battesimo fluiscono le mirabili ricchezze nella Chiesa".
Il Concilio, parlando dei battezzati, ha parole ancora più solenni, parole che ci danno la profondità di quanto il Padre disse di Suo Figlio: ‘Questo è il mio figlio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto'. È popolo eletto di Dio, un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo. Nessuna ineguaglianza quindi in Cristo e nella Chiesa. È veramente tracciata la natura, la bellezza di ogni battezzato, tutti insieme nel popolo di Dio, che è la Chiesa.
C'è dunque da domandarsi seriamente come mai ci sia così poca considerazione di un tale dono da parte di tantissimi che essendo stati battezzati sono di fatto figli di Dio.
A volte si ha l'impressione che ricevere questo sacramento sia diventato un rito più che la consapevolezza del dono. Come mai non si sente la gioia e il desiderio di esprimerla, proclamando: ‘Io sono battezzato!'.
È sempre il cardinal Ballestrero che diede la risposta: ‘Non lo sanno e non sono convinti. In genere si rivolgono alla Chiesa come ad una realtà diversa, ‘altra', in cui hanno poco spazio i sacramenti, l'annuncio della Parola.
Pubblicata l'edizione critica delle pergamene dell'archivio diocesano di Gravina
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12 Gen 2014
- Pubblicato Sabato, 11 Gennaio 2014 23:00
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È stata recentemente pubblicata l’edizione critica delle pergamene dell’Archivio Capitolare di Gravina in Puglia. Si tratta di un lavoro scrupoloso e basilare per la storia locale, condotto con solerzia e competenza dalla dott.ssa Corinna Drago Tedeschini, che arricchisce il corpus della collana del Codice Diplomatico Pugliese della Società di Storia Patria per la Puglia, con il contributo per la pubblicazione del Lions Club di Gravina in Puglia. L’antica città di Gravina fu un’importante sede vescovile e in più occasioni ha ricoperto un ruolo fondamentale nelle vicende, spesso concitate, che contrassegnarono la storia della Puglia nel basso medioevo. I documenti editi da Corinna Drago Tedeschini circoscrivono un arco cronologico che va dal 1091 al 1398; lasciano emergere un quadro storico segnato dai principali protagonisti della nostra storia locale tra feudatari e clero, oltre che dalla popolazione e dal suo ceto dirigente e informano sul paesaggio agrario e le coltivazioni in uso, sulle tradizioni e su molto altro ancora. L’opera si fregia dell’attento lavoro di revisione del Prof. Pasquale Cordasco e della Prof.ssa Clelia Gattagrisi dell’Università degli Studi “Aldo Moro” di Bari ed è da considerarsi il felice approdo dell’iniziativa di Don Giacomo Lorusso, responsabile dell’Archivio Diocesano di Gravina, e di Francesco Bernardi, entrambi ideatori del progetto di edizione che sarà oggetto di una presentazione ufficiale nell’Istituto di Storia Patria per la Puglia e in seguito nella Biblioteca Capitolare Finia di Gravina in Puglia.
Ufficio Stampa
Per l'Italia ancora una condanna
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08 Gen 2014
- Pubblicato Martedì, 07 Gennaio 2014 22:00
- Scritto da la redazione
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Se un papà e una mamma vogliono dare al proprio figlio o alla propria figlia il solo cognome materno, hanno il diritto di farlo e nessun funzionario dell’anagrafe o magistrato di qualsiasi grado può loro impedirlo. Lo ha decretato ieri la Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo, condannando l’Italia per aver violato tale diritto.
Ora, nella sentenza che avrà valore definitivo fra tre mesi, i giudici di Strasburgo dicono che l’Italia deve «adottare riforme» legislative o di altra natura per rimediare ai diritti violati. E cioè, in particolare: il diritto di non discriminazione fra i genitori, insieme con il diritto al rispetto della vita familiare e privata.
La Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo, ben distinta dallaCorte di giustizia europea che ha sede al Lussemburgo, basa le sue sentenze sulla convenzione internazionale dei diritti dell’uomo: nel caso dell’Italia, i giudici hanno stabilito che se la regola che stabilisce che ai figli legittimi sia attribuito il cognome del padre può rivelarsi necessaria nella pratica, e non è necessariamente una violazione della convenzione europea dei diritti umani, l’inesistenza di una deroga a questa regola nel momento dell’iscrizione all’anagrafe di un nuovo nato è eccessivamente rigida e discriminatoria verso le donne.
«La Corte di Strasburgo ha ragione» — ha commentato ieri il presidente del Consiglio Enrico Letta, affidando ad un tweet il suo plauso alla decisione della Corte europea: dei diritti dell’uomo «Adeguare in Italia le norme sul cognome dei nuovi nati — ha scritto Letta — è un obbligo» .
Anche il cinema differenzia le persone con disabilità
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11 Gen 2014
- Pubblicato Venerdì, 10 Gennaio 2014 23:00
- Scritto da vincenzo varvara
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Tra sorridere, ridere e deridere scorre un oceano di sentimenti. Si può sorridere della disabilità con garbo, delicatezza e rispetto delle persone. Si può ridere con – e non – della persona con disabilità. Ma deridere gli uomini e le donne con fragilità è vietato dall’etica e dalla morale. Mi vengono in mente questi pensieri mentre visiono il trailer del film Indovina chi viene a Natale, film in cui Raul Bova interpreta una persona con protesi al posto delle braccia.
Nel film un Bova, privo di arti superiori per un incidente, viene presentato dalla fidanzata ai genitori. E fin qui nulla di sconveniente. «Peccato che alle gaffe comuni e che possono strappare un mezzo sorrisetto se ne aggiungano altre di derisione – commenta Pupolin- Come la scena in cui un imbarazzato Abatantuono aiuta manualmente Bova a fare pipì o quando sono a cena e Bova usa la bocca per portare il tovagliolo dal piatto alle gambe. La realtà non è questa!
Comicità grossolana degna del migliore dei cinepanettoni? Non è quello il problema. Quasi Amici ha elegantemente sdoganato il sorriso quando si parla di disabilità, un riso ironico talvolta amaro talvolta aperto, di cuore che sottende ed educa. Con una risata si integra e si spiega meglio di mille pietismi. E la critica non riguarda solo Indovina chi viene a Natale, ma aggiungo Fuga di cervelli, che vede tra i protagonisti un cieco e un paraplegico in cui il disabile diventa una macchietta. O al finto paraplegico di Benvenuti al Sud (e poi il finto cieco del sequel Benvenuti al Nord, allora la disabilità era una tematica solo sfiorata, oggi invece è affrontata con forza nei film nelle sale.
Ora mi domando se il passaggio dal film di concetto alla comicità un po’ grossolana sia positiva o meno? Se è apprezzabile il tentativo, maldestro, di raccontare l’ingresso in famiglia di una persona con disabilità, non lo è il risultato. «Indovina chi viene a Natale ricade nello stigma, nel luogo nella battuta greve che dà fastidio. Il linguaggio punta sui soliti handicappato… paralitico… che non si usano ormai da anni se non per denigrare. Certo la comicità, di tipo natalizia a cui i registi italiani ci hanno abituato, richiede banalizzazione, semplificazione della realtà, ma rischia di aumentare il gap, molto ampio, che esiste tra persone con disabilità e il resto della società.
Artisticamente in quattro
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07 Gen 2014
- Pubblicato Lunedì, 06 Gennaio 2014 23:00
- Scritto da vincenzo varvara
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Si è conclusa la mostra “Artisticamente in quattro” con una performance di altri tre artisti, deliziando il pubblico accorso.
Infatti Raffaella Iannetti, oltre a presentare la serata, ha recitato alcune poesie che facevano parte dei lavori esposti; mentre Maria Antonietta Valente e Mariangela Varvara hanno rispettivamente cantato e suonato brani dei repertorio classico.
Ancora una volta l’arte, che per l’occasione si è ritrovata tutta assieme, ha alimentato l’animo umano di sensazioni positive rendendo la persona più disponibile a perseguire il bene.
Per questo ringraziamo gli artisti che, avendo ricevuto dei doni, gratuitamente hanno voluto condividerli in una piacevole serata.
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