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Cultura ed Eventi

Candore sui sassi

Venùste ancelle l’unto benigno

Su aride terre concorde diffonde

Brillìo d’un manto lese al designo

Lieve riveste e il pari s’infonde

Ravviva in seno eletti ricordi

Umori smorti ad avidi sordi

Revoca spine qual strazio verace

Sorgono in cuore miche di face

Silenzio astrale l’aria riveste

Rimarca leggiadra antiche disseste

Che storia maestra con moniti a rima

Ripete da sassi in Grana Dat et Vina

Richiamo d’affetti tra caldi bracieri

Consunto da tempi gelidi e austeri

Rammenta il tepore di quelle delizie

Svanito nel grembo di vacue blandizie

Piume di angeli su logge dimesse

Natali d’ignaro Poeta sussurra

D’effluvio risuona la florida azzurra

Nel viale destante respiri di messe.

Diparte la neve e fonti dirama

Dei frutti il pastore su paschi declama

Ridenti le messi esortano amori

A Sassi nutriti di santo candore

 

Nicola Colonna

GIORNATA DEL TESSERAMENTO PRO LOCO

La Pro Loco Unpli Gravina organizza una giornata con visita guidata ad alcuni luoghi solitamente chiusi del nostro paese, per poter scoprire e stupirsi insieme dei “tesori nascosti” che la nostra Gravina nasconde, soprattutto agli occhi distratti. L'appuntamento è alle 9.30 la prossima domenica (23 febbraio) presso la sede dell'associazione in Piazza Plebiscito 5, l'invito è rivolto a tutti: giovani e meno giovani, curiosi e ottimisti che vogliono dare una mano concreta al paese e far parte di una grande squadra mettendosi in prima linea. La Pro Loco è composta da volontari che con passione, entusiasmo e senza secondi fini operano per la promozione del nostro territorio. Le attività in programma per l'anno 2014 sono varie, tutte incentrate sulla promozione di Gravina nelle sue espressioni artistiche, culturali, enogastronomiche: il carnevale, la compagnia teatrale in vernacolo, l’allestimento dei Balloni nel rione Fondovico, la sagra del fungo cardoncello e dell’asparago e...tanto altro. Obiettivo comune è favorire il turismo organizzando raduni, gite, gemellaggi (ad esempio con la città di Alessandria), giornate a contatto con la natura nel Bosco Difesa Grande o sulla Murgia, eventi culturali e popolari di scambio e promozione sociale. Per stabilire un contatto più forte con le altre realtà associative e territoriali, l'associazione Unpli sta realizzando il primo sito dedicato e, progetto ancor più ambizioso, una fiera delle Pro Loco che porterebbe una visibilità straordinaria al paese. Ma per fare sempre più e meglio c'è bisogno del lavoro di molti. Divertirsi, socializzare, arricchirsi, imparare e allo stesso tempo contribuire attivamente alla crescita di Gravina.

 

Pro Loco Unpli Gravina

Arch. Raffaella Nardiello presidente

Angela Mazzotta segretario e ufficio stampa

E' il momento di seminare

E’ stato affidato alla RTP, avento capogruppo il dott. Giuseppe Giglio l’incarico professionale per la redazione del Progetto Definitivo/Esecutivo, Direzione dei Lavori e redazione del Certificato di Regolare Esecuzione riguardante “il completamento del Centro Visita ed il potenziamento della rete sentieristica nel Sic Bosco Difesa Grande di Gravina in Puglia”.

Entro 24 mesi, a decorrere dalla data di sottoscrizione della presente convenzione, avremo la sentieristica completa per mezzo della quale sarà possibile fruire delle bellezze del nostro bosco oltre a diventare polo attrattivo per uno sviluppo turistico.

Ciò consentirà, speriamo, la fine di atti vandalici da parte di piromani che pur di sperare in qualche giornata lavorativa, ogni estate non esita ad appiccare fuoco e far andare in fumo ettari di uno dei polmoni verdi più grandi.

Il 19 p.v. il Consorzio “Gravina in Murgia” farà presente alla comunità quali strategie intende perseguire per raggiungere gli scopi che si è prefisso e, questi non possono prescindere da un lavoro di squadra.

Tanto comporterebbe la richiesta di collaborazione di ogni operatore e la neonata RTP deve essere un’entità da chiamare e a cui chiedere di svolgere il proprio ruolo.

Ora è veramente il momento di seminare, la materia prima non ci manca.

Mercoledì 19 febbraio la presentazione ufficiale alla città del Consorzio Turistico

Valente: «Ricuciamo il tessuto sociale e produttivo per prepararci all’Unesco»

Sarà presentato ufficialmente alla città mercoledì 19 febbraio, nel corso di una manifestazione pubblica che (con inizio fissato alle 18) si terrà a Gravina, nel salone conferenze della Banca Popolare di Puglia e Basilicata. Lunedì prossimo, invece, in serata, l’inaugurazione della sede, su via Matteotti.

Tutto pronto per il battesimo del consorzio turistico “Gravina in Murgia”, nato su impulso dell’amministrazione comunale e che ora si accinge a muovere i primi passi grazie all’impegno sinergico del Comune, della Diocesi, delle associazioni locali ed a quello - essenziale e determinante - degli imprenditori che hanno scelto di investire in esso, in termini di risorse e competenze.

Gli ultimi dettagli preliminari al taglio del nastro della futura casa dell’ente consortile e al suo esordio ufficiale sulla scena sono stati discussi a Palazzo di città nel corso di una riunione alla quale hanno preso parte il presidente del consorzio, Nicola Lavenuta, ed il sindaco Alesio Valente, alla presenza, tra gli altri, degli assessori al turismo (Sergio Varvara), ai lavori pubblici (Francesco Santomasi) ed alle politiche sociali (Felice Lafabiana).

Lavenuta, insieme ai suoi collaboratori, carte alla mano ha anticipato le finalità strategiche del nascituro consorzio, auspicando collaborazione nel rispetto dei ruoli e sollecitando la dovuta attenzione del Municipio, in materia di programmazione territoriale, alle questioni vitali per il rilancio del comparto. Positive, al riguardo, le risposte arrivate dai rappresentanti municipali. Se per l’assessore Varvara (che nell’ultimo anno e mezzo ha coordinato il tavolo di lavoro dal quale è fiorito il consorzio) «l’iniziativa sarà sostenuta con lealtà e convinzione, perché va a colmare il vuoto di cultura della recettività che ha sin qui caratterizzato in larga parte il settore», per il primo cittadino «la strada intrapresa è quella rispondente alla necessità di unire e porre in dialogo costante i protagonisti dello sviluppo del territorio, secondo un obiettivo da noi sempre perseguito». Scopo alla cui concretizzazione si lavorerà, ha aggiunto Valente, «definendo insieme al consorzio una serie di misure ed azioni da adottare per facilitare percorsi di crescita certo economica ma anche e soprattutto culturale: valuteremo il ricorso a strumenti in grado di consentire il superamento di antiche criticità, ad esempio all’interno del centro storico, per aiutare i gravinesi a vivere meglio, a rendersi artefici di nuove possibilità occupazionali e ad essere pronti a contribuire a cambiare il volto di una città che forte della propria storia e delle proprie ricchezze artistiche, culturali ed antropologiche vuole candidarsi con orgoglio a diventare patrimonio mondiale dell’Unesco».

Gravina in Puglia, 15 febbraio 2014

Ufficio Stampa

Intervento a titolo esclusivamente personale. Replica all’assessore Marchetti

Da alcuni resoconti giornalistici sul Consiglio comunale di giovedì 13 febbraio, relativamente al punto iscritto all’ordine del giorno per il rinnovo del Consiglio d’amministrazione della Fondazione Ettore Pomarici Santomasi, ho letto uno stralcio dell’intervento svolto dall’assessore alla Cultura, professoressa Laura Marchetti. “L'assessore dal canto suo difende il ruolo della Fondazione e ringrazia il consiglio uscente “e in modo particolare il presidente Agostino Giglio per il lavoro svolto sin qui e per le tante iniziative che abbiamo svolto insieme”. La delegata alla cultura ricorda l'apertura del castello Svevo, l'avvio degli esami di diagnostica sugli affreschi di San Vito Vecchio e tanti eventi culturali realizzati insieme “solo ed esclusivamente grazie alla sinergia tra la fondazione e questa amministrazione”. Siccome le bugie hanno le gambe corte non vorrei che l’assessora ne venga menomata. Le bugie non si dicono, perché, a titolo personale, sono in grado di smentire colei che si è arrogato il merito della diagnostica sugli affreschi di san Vito Vecchio, o, in subordine, lo ha assegnato a quella Fondazione che, da oltre sessant’anni, non si è mai preoccupata di conoscere lo stato di salute di quegli affreschi, se non fosse stato per il sottoscritto che ha contattato telefonicamente, a spese proprie, il signor Giuseppe Moro di Roma, già alle dipendenze dell’Istituto Centrale di Restauro di Roma, e fautore, negli anni 50, insieme a Cesare Brandi dello stacco di quelle pitture dalle pareti della Chiesa di san Vito Vecchio. Quindi: “solo ed esclusivamente grazie allo scrivente”. Tra l’altro, l’assessora non può menare nessun vanto sulla questa vicenda, visto che, a tutt’oggi, il dott. Giuseppe Fabretti, attuale funzionario dell’Istituto Centrale di restauro e Giuseppe Moro non si sono ancora visti riconosciuti, dopo più di un anno, dal novembre 2012, il compenso spese pari a 600 euro per la loro presenza e permanenza nella nostra città. In più, l’assessora avrebbe fatto bene a tacere su questa vicenda, perché è stata capace di perdere e di smarrire la relazione tecnica finale su quella diagnostica, inviatale puntualmente dal dott. Fabretti. C’è dell’altro. La delegata alla cultura è pregata di dimenticare quella parentesi che non le appartiene, perché non ha mosso un dito verso la Soprintendenza della Puglia per capire il da farsi. Alla luce dell’analisi diagnostica e in attesa della risposta del Museo di Otsaka, quest’ultimo  interessato dopo la famosa trasferta romana, del giugno 2013, presso la residenza personale e familiare dell’ambasciatore giapponese in Italia. L’assessora è pregata di non riprendere più questo argomento visto la buca che ha preso per una manifestazione di rilievo alla quale, il Comune, avrebbe potuto partecipare a pieno titolo, ed è invece, risulta e risulterà latitante. Né può rifugiarsi dietro l’alibi che non era a conoscenza dell’evento, dal momento che il sottoscritto l’ha informata sin dall’ottobre-novembre del 2012. Mi riferisco alla mostra che sarà inaugurata a Ravenna, sabato 15febbraio, in programma fino al prossimo 15 giugno, dal titolo: L’incanto dell’affresco, che ha scopo ed obiettivo solo quello di ripercorrere la secolare storia e fortuna della pratica del distacco delle pitture murali, una storia del gusto, del collezionismo, del restauro, ma anche della tutela di quella parte fondamentale dell’antico patrimonio pittorico italiano, con preziosi prestiti provenienti dall’Italia e dall’estero. Una mostra sulle tecniche dello stacco degli affreschi, cioè pertinente con la nostra storia, per rivalutarla, rituffandoci in quell’atmosfera che caratterizzò la minuziosa elaborazione effettuata su quei tesori conservati presso la Fondazione Santomasi di Gravina, e, oggi, in grave stato di degrado, se non addirittura con il grosso rischio di perderli, se non si interviene da subito.  Pertanto, diffido la titolare alla delega culturale del Comune di Gravina a non millantare  la verità, a non mistificarla, a non travisarla, perché  se è solo capace di mentire, facesse solo questo e non altro che non gli appartiene.

Giuseppe Massari

RUBRICA RELIGIOSA

Dal Vangelo seconto Matteo (5, 17-37)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «17Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. 18In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto. 19Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli.

20Io vi dico infatti: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.

21Avete inteso che fu detto agli antichi: Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio. 22Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna.

23Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, 24lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono.

25Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione. 26In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo!

27Avete inteso che fu detto: Non commetterai adulterio. 28Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore.

29Se il tuo occhio destro ti è motivo di scandalo, cavalo e gettalo via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geènna. 30E se la tua mano destra ti è motivo di scandalo, tagliala e gettala via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geènna.

31Fu pure detto: “Chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto del ripudio”. 32Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, eccetto il caso di unione illegittima, la espone all’adulterio, e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio.

33Avete anche inteso che fu detto agli antichi: “Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti”. 34Ma io vi dico: non giurate affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio, 35né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi, né per Gerusalemme, perché è la città del grande Re. 36Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. 37Sia invece il vostro parlare: “Sì, sì”, “No, no”; il di più viene dal Maligno».

 

Commento:

Se non lasciamo che la pagina delle Beatitudini ci illumini, dia sapore alla nostra vita, ci faccia diventare come una città sul monte a cosa serve dirsi cristiani? 
E ancora per qualche settimana Gesù insiste su questa sua rivoluzione interiore. 
Non è un anarchico che abolisce le norme, o un pacioccone che dice "liberi tutti" come vorrebbero alcuni adolescenti cresciuti che confondono l'amore con i propri appetiti e piegano Dio alle proprie teorie. 
Non vuole gettare alle ortiche la Torah, ma riportarla alla sua origine, al suo cuore. Perché la parola stessa impropriamente tradotta come Legge, in realtà deriva dalla radice iaràh, che descrive il volo della freccia. La Torah, quindi, è stata data da Dio come indicazione per la felicità dell'uomo. 
E la norma diventa la veste dell'amore, la forma dell'impegno, la struttura che sorregge e rende credibile l'emozione. 
E Gesù, con le Beatitudini, è venuto a completare quella indicazione. 
Guai a chi si permette di cambiare anche solo una virgola di quelle indicazioni, guai a trasgredire anche un solo precetto del discorso della montagna, anche solo minimo. Significa diventare minimo davanti a Dio. 
Solo che, siamo, sinceri, nemmeno ci ricordiamo quali siano le beatitudini. 
Ahia.  
Gesù, tanto per non essere frainteso, affronta sei questioni specifiche, sei interpretazioni della Legge che, dal suo punto di vista, sono state ampiamente tradite. Accusato di non voler rispettare le prescrizioni, Gesù ribalta le accuse mostrando come sono proprio i suoi avversari a non volerci avere nulla a che fare. 
E allora rilegge la Scrittura e la riporta all'origine. Prende le leggi fatte dagli uomini per tentare (ingenui!) di proteggere la Legge di Dio e le smonta. 
Quel ma io vi dico, perentorio, folle, inconcepibile perché pronunciato da un falegname fattosi profeta, ci dicono la misura dell'autorevolezza di Gesù, capace di mettere in discussione ciò che nessuno mai avrebbe osato contestare.  
Sull'invito a non uccidere c'è poco da discutere. E, in un modo o nell'altro, tutti rispettavano tale norma, eccetto il caso di legittima difesa. 
Quello che fa Gesù è molto più radicale: ricorda a tutti che possiamo uccidere in mille modi. 
Col giudizio, con la critica, con l'indifferenza, con il pettegolezzo... 
Mille modi di uccidere che contrastano chi osserva i comandamenti senza fare la volontà di Dio. 
I miei avversari politici, quei parenti scorretti, il collega arrampicatore e scorretto non sono pazzi, folli, stupidi ma, dice bene il Signore, sono anzitutto fratelli
E se posso avere usato violenza interiore, e accade, allora ho uno strumento prezioso: la richiesta di perdono, l'ammettere di avere oltrepassato il limite, chiedere scusa. 
Un perdono che è superiore al culto. 
Per i rabbini non bisogna interrompere lo Shemà, la preghiera più sacra per un ebreo, nemmeno se un serpente sale sulla gamba. Gesù chiede di interrompere la preghiera e l'offerta al tempio (!) per tentare di riconciliarsi col fratello che ce l'ha con te. 
Non farlo, non mettersi d'accordo, non tentare una conciliazione, significa rischiare di presentarsi davanti al giudice, a Dio, senza essere ascoltati. 
I farisei e i rabbini interpretavano la Legge a svantaggio delle donne, autorizzando il divorzio maschilista. Gesù nega questa opportunità, chiarisce che questo modo di fare piega la volontà di Dio, la tradisce. 
Dio pensa che un uomo e una donna possano vivere insieme tutta la vita e che le passioni e i sentimenti sono al servizio della persona e non dominano le sue scelte. 
Occorre vigilare con lo sguardo e con le azioni sapendo che la tentazione di tradire un progetto, una persona, se stessi, è sempre presente. 
Il rischio è quello di giustificarsi sempre (di questi tempi, poi!) e si finisce nella Geenna, una delle vallate che circonda Gerusalemme dove veniva bruciata l'immondizia della città. 
Se non vigili su te stesso sei una discarica... 
E sempre di autenticità Gesù parla condannando severamente la brutta abitudine, ereditata dall'esilio in Babilonia, di intercalare il discorso giurando continuamente. 
Abitudine orribile che ha alle spalle una visione superstiziosa di Dio, chiamato a giudice e vendicatore degli uomini e una sfiducia totale verso i fratelli. 
Il nostro linguaggio deve essere trasparente e libero, autentico e corretto. 
Il di più viene dal maligno. 
Gesù non va per il sottile ed è esigente. 
Talmente esigente che, spesso, anche noi viviamo la tentazione di annacquare le sue parole.

Ma l'uomo riesce ancora ad essere sensibile?

Ci sono delle cose che ognuno fa tutti i giorni in un determinato orario.

Per la redazione  di Murgiatime quello che sta facendo ogni giorno, dopo aver verificato che la situazione è come il giorno prima, è di riprendere la situazione della barriera architettonica su Via Garibaldi tra i civici 39 e 41che impedisce il transito di una carrozzina a causa del restringimento della carreggiata essendo stata posta, stranamente, una cabina telefonica.

La cosa che fa ancora più rabbia, non sembri improprio il termine, è l’insensibilità mostrata, prima di tutto dai responsabili: il sindaco Valente, l’assessore Santomasi e l’Ing. Stasi ma non di meno sono gli atteggiamenti di ognuno che, per dovere civico, ha.

Ciò vuol dire che ci si sta imbattendo, sempre più, in una società civile che di civile non ha niente; basti pensare alle tante truffe, di ogni genere, che stanno entrando nel nostro quotidiano come eventi ordinari.

Gli amministratori pubblici, i dirigenti, le istituzioni non possono tenere un atteggiamento di chi non vuol vedere, non vuol sentire; si mette a forte rischio la democrazia di una comunità e non sembri che stiamo esagerando nel richiamare questi rischi per questa vicenda: in fondo stiamo parlando di persone indifese come lo sono i neonati o di persone deboli come lo sono chi non può deambulare.

Ora se neanche il richiamo di questi valori riescono a scuotere l’uomo è meglio dire che è più sensibile l’animale.