Cultura ed Eventi
25 Aprile, tra memoria e allerta: a Gravina il richiamo ai valori della Liberazione
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25 Apr 2026
- Pubblicato Sabato, 25 Aprile 2026 15:40
- Scritto da Vincenzo Varvara
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In tutta Italia si sono svolte le celebrazioni del 25 aprile, giornata simbolo della fine della guerra e della liberazione dal nazifascismo. Un anniversario che, anche quest’anno, non si è limitato alla memoria storica, ma ha offerto spunti di riflessione sull’attualità: in un contesto globale segnato da nuovi conflitti e da forme emergenti di autoritarismo, il richiamo a quei valori appare più urgente che mai.
In numerose città si è ribadita la necessità di difendere la pace e di custodire i principi fondanti della Costituzione italiana, evitando che vengano dispersi o indeboliti. Un messaggio condiviso anche a Gravina, dove la commemorazione ha visto una partecipazione sentita della comunità.
Il corteo è partito dalla villa comunale, nei pressi del monumento ai caduti, per poi raggiungere la pineta, dove è stata deposta una corona presso il monumento dedicato a Filippo D’Agostino, gravinese eroe antifascista.
A dare avvio alla riflessione è stato il vicesindaco Filippo Ferrante, che, in rappresentanza dell’Amministrazione comunale, ha pronunciato un discorso particolarmente toccante: «Ho portato con me mio figlio piccolo perché è necessario comprendere, fin da giovanissimi, che stiamo vivendo una fase storica in cui il rischio di rivivere gli orrori di un conflitto mondiale non è così lontano».
Nel suo intervento, la presidente della sezione ANPI di Gravina, Rosa Fiore, ha ripercorso i drammi delle guerre mondiali, evocando i luoghi simbolo delle stragi e sottolineando l’importanza di non abbassare la guardia. «Oggi più che mai – ha affermato – è necessario impedire il ritorno di ogni forma di dittatura, opponendosi con determinazione agli interessi di parte che minacciano la democrazia». Un segnale incoraggiante, ha aggiunto, arriva dall’aumento delle adesioni all’ANPI, testimonianza di una volontà diffusa di difendere i valori per cui combatterono i partigiani.
La manifestazione si è conclusa con un lungo applauso.
PORTE CHIUSE 1 EDIZIONE 2026
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24 Apr 2026
- Pubblicato Venerdì, 24 Aprile 2026 14:42
- Scritto da LA REDAZIONE
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Le porte di una vecchia casa, di una cantina, di un magazzino sfitto potranno diventare protagoniste di magiche opere d’arte di street art, nei giorni 25 e 26 Aprile 2026 su via Giudice Montea, all’interno del centro storico della città del comune di Gravina in Puglia.
Le porte chiuse, tradizionalmente protagoniste importanti del nostro habitat del centro, diventeranno così per due giorni le tele per artisti, trasformandosi in elementi attivi di rigenerazione urbana all’insegna di colore e fantasia, guardando oltre semplici porte, creando nuove dimensioni e portando bellezza nelle vie del centro della nostra città.
“Porte chiuse”, potrebbe diventare lo scenario perfetto anche per i turisti che vengono a passeggiare per il centro cittadino e i sui cittadini. Lo street artist vuole creare una nuova attrattiva, riportando colore, energia e spunti per nuove modalità di vivere la città in molte vie coinvolte nel progetto. L’iniziativa nasce con l’obiettivo di valorizzare il patrimonio storico e identitario del territorio, attraverso la riscoperta delle antiche porte chiuse e storiche di via Montea, che per l’occasione prenderanno vita grazie a interventi artistici e performativi. Gli spazi, solitamente non accessibili o poco valorizzati, diventeranno luoghi narrativi ed espositivi, capaci di raccontare storie, tradizioni e memoria collettiva.
L’evento prevede il coinvolgimento di artisti locali e non, con l’intento di creare un dialogo tra contemporaneità e radici storiche.
Le prime tre opere di questa prima edizione saranno realizzate da: SPIT / AMALIA TUCCI / FLUX
Ora è la volta delle porte di gravina, opere di vera street art.
25 Aprile, la forza della partecipazione: 80 anni di Repubblica antifascista
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23 Apr 2026
- Pubblicato Giovedì, 23 Aprile 2026 08:29
- Scritto da Vincenzo Varvara
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Il 25 aprile torna a interrogare la coscienza civile del Paese, rinnovando il significato profondo della Liberazione. Era il 1946 quando, all’indomani della caduta del regime, si manifestò con chiarezza la forza di una nuova democrazia: una democrazia nata dalla natura unitaria della Resistenza italiana e alimentata dal lungo impegno dell’antifascismo nei due decenni precedenti.
Oggi, a ottant’anni da quella svolta storica, la ricorrenza non è soltanto memoria, ma responsabilità condivisa. L’ANPI, nel solco di questa eredità, pone al centro delle celebrazioni un rinnovato slancio unitario, individuando nella partecipazione popolare la chiave per costruire giustizia sociale e promuovere una cultura di pace, quanto mai urgente nel contesto internazionale attuale, segnato da nuovi e preoccupanti scenari di conflitto.
In questo quadro si inserisce l’iniziativa dell’ANPI di Gravina, che anche quest’anno organizza il tradizionale corteo commemorativo. L’appuntamento è fissato alle ore 10 presso la villa comunale, da cui partirà il percorso che condurrà i partecipanti in pineta, davanti al monumento dedicato all’antifascista gravinese Filippo D’Agostino. Qui sarà deposta una corona, gesto simbolico che rinnova l’impegno della comunità nel custodire e trasmettere i valori della Resistenza.
Seguiranno gli interventi della presidente locale Rosa Fiore e dei rappresentanti istituzionali. Ma il cuore della giornata resta l’invito rivolto a tutta la cittadinanza: partecipare non come atto formale, bensì come scelta consapevole. In un tempo attraversato da tensioni e guerre, la presenza attiva dei cittadini diventa testimonianza concreta e necessaria di adesione ai principi democratici e antifascisti su cui si fonda la Repubblica.
Il 25 aprile, dunque, non è solo celebrazione: è un appello. Un appello a esserci, a prendere parte, a rendere viva ogni anno quella stessa energia collettiva che, ottant’anni fa, ha restituito libertà e dignità al Paese.
Decreto Disabilità, più ombre che luci
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24 Apr 2026
- Pubblicato Venerdì, 24 Aprile 2026 11:54
- Scritto da Vincenzo Varvara
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Il “Decreto Disabilità”, che entrerà a regime su tutto il territorio nazionale dal 1° gennaio 2027, si propone di ridisegnare il sistema dell’inclusione. L’obiettivo dichiarato è garantire il pieno riconoscimento della condizione di disabilità, rimuovendo gli ostacoli e attivando i sostegni necessari affinché ogni persona possa esercitare, su un piano di parità, i diritti civili e sociali nei diversi contesti di vita.
Il provvedimento è stato al centro del dibattito svoltosi questa mattina nell’ambito della 732ª Fiera di San Giorgio, occasione di confronto tra esponenti istituzionali, tecnici e rappresentanti del mondo associativo. Gli interventi, moderati dall’avvocato Francesco Di Natale, esperto in diritto previdenziale e assistenza sociale, hanno restituito una lettura articolata e per molti versi critica della riforma.
Il senatore Ignazio Zullo ha evidenziato come il decreto introduca un cambio di prospettiva, ponendo l’accento sulla capacità residuale della persona con disabilità, elemento da cui partire per costruire interventi mirati. Di diverso avviso l’onorevole Ubaldo Pagano, che ha parlato di “ennesimi sogni”, sottolineando l’inadeguatezza delle risorse stanziate e il rischio, già noto, di scaricare il peso dell’attuazione sulle Regioni.
L'assessore Varrese, nel ribadire la collaborazione con gli Ambiti di Zona dato a a questi afferiscono gli interventi per i progetti di vita, ha auspicato che tutti i soggetti interessati interagiscano per dare risposte a chi, spesso, viene emarginato.
Dal versante operativo, Vincenzo Florio, componente del comitato regionale INPS, ha illustrato il ruolo centrale che assumerà l’Istituto, destinato a diventare l’unico interlocutore per il riconoscimento dell’invalidità e l’erogazione delle prestazioni. Una riorganizzazione complessa, su cui – ha assicurato – si sta lavorando intensamente.
Più critico il dirigente dell’INPS, dottor Aprile, secondo cui l’attribuzione di ulteriori competenze all’Istituto rischia di rappresentare uno “scarico” di responsabilità in presenza di criticità strutturali. Nonostante ciò, ha ribadito la capacità dell’organizzazione di far fronte alle nuove sfide.
Sul piano pratico, la responsabile regionale del team invalidità civile INPS, dott.ssa Minervini, ha spiegato che sarà istituita una commissione unica per la valutazione delle richieste. Le visite, della durata di circa un’ora, prevedranno la compilazione di un questionario di una trentina di domande per raccogliere elementi utili alla definizione degli interventi, superando le visite lampo che attualmente le commissioni ASL attuano.
Decisamente critiche le posizioni delle associazioni. Urbano Lazzari, presidente della Consulta comunale della Disabilità, e Angelo Riccardi, presidente regionale ANFFAS Puglia e Basilicata, hanno denunciato la fragilità della riforma, a partire dalla carenza di risorse economiche. Pensioni insufficienti e indennità inadeguate per l’assistenza alle persone non autosufficienti restano nodi irrisolti.
Il quadro che emerge è quello di una riforma ambiziosa negli intenti ma ancora debole nella sua attuazione concreta. Un sistema che, secondo molti degli intervenuti, continua a muoversi in modo frammentario, senza affrontare in maniera strutturale la complessità delle politiche sulla disabilità.
Diritti proclamati, fondi risicati: il “decreto disabilità” alla prova dei fatti
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23 Apr 2026
- Pubblicato Giovedì, 23 Aprile 2026 08:14
- Scritto da Vincenzo Varvara
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L’obiettivo dichiarato del cosiddetto “decreto disabilità” è ambizioso e, sulla carta, difficilmente contestabile: garantire diritti pienamente esigibili, promuovere la partecipazione attiva e l’autodeterminazione delle persone con disabilità, favorendo un’inclusione concreta e non meramente formale. Un impianto normativo che richiama principi avanzati e in linea con le più moderne visioni di welfare.
Eppure, al di là delle enunciazioni, emerge con forza una criticità che rischia di svuotare di significato l’intero provvedimento: l’esiguità delle risorse stanziate. Il decreto, infatti, appare “tirchio” sul piano finanziario, con una dotazione che molti osservatori giudicano insufficiente a sostenere interventi strutturali e duraturi. Il risultato è un evidente scollamento tra gli obiettivi dichiarati e la loro reale possibilità di attuazione.
Senza un adeguato investimento economico, i principi restano tali: dichiarazioni d’intenti difficilmente traducibili in servizi, progetti e misure concrete capaci di incidere sulla vita quotidiana delle persone. Il rischio è quello di alimentare aspettative che, nei fatti, non trovano riscontro.
Di questo si discuterà domani, a partire dalle ore 9.30, all’interno dell’area fiera, in un incontro pubblico dedicato proprio al “Decreto Disabilità”. Numerosi i relatori attesi, con una significativa presenza di esponenti politici. Il dibattito si preannuncia acceso e rappresenterà un’occasione per mettere a confronto visioni, criticità e prospettive su un tema che, al di là delle dichiarazioni, chiede risposte concrete e, soprattutto, risorse adeguate.
Il Rione Piaggio diventa il “Villaggio del Poverello”: un viaggio nel tempo sulle orme di San Francesco
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24 Apr 2026
- Pubblicato Venerdì, 24 Aprile 2026 05:04
- Scritto da Vincenzo Varvara
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Sarà un tuffo nel passato, ma anche un’esperienza capace di parlare al presente, quella che attende visitatori e curiosi a partire dalle ore 10 di domani. Per un’intera giornata, il rione Piaggio si trasformerà nel suggestivo “Villaggio del Poverello”, rievocando con intensità e poesia i tempi in cui San Francesco visse e diffuse la sua luminosa testimonianza.
Tra vicoli e piazze, prenderà forma uno scenario a cielo aperto dove la bellezza del Creato — tanto cara al Santo di Assisi — si intreccerà con scene di vita medievale. Sarà facile lasciarsi trasportare dal suono degli strumenti antichi, dal profumo dei mestieri di un tempo e dai racconti che sembrano riaffiorare dalle pietre stesse del borgo.
Il visitatore potrà immergersi in un mondo fatto di semplicità e meraviglia: un mercato medievale animerà le strade con colori e sapori d’altri tempi, mentre artigiani e figuranti daranno vita agli antichi mestieri, testimoni di una quotidianità scandita dal lavoro e dalla natura. Non mancheranno momenti di coinvolgimento per tutte le età, con laboratori e attività pensati per grandi e piccoli, capaci di unire gioco e scoperta.
L’eco delle frecce accompagnerà le dimostrazioni di tiro con l’arco, mentre musici e giullari, con le loro esibizioni itineranti, riempiranno l’aria di allegria e stupore. A rendere ancora più suggestiva l’atmosfera contribuiranno gli spettacoli di falconeria, simbolo di un legame antico tra uomo e natura, e le performance di fuoco, capaci di incantare al calar della luce.
Sarà, soprattutto, un’occasione per riscoprire lo sguardo di San Francesco sul mondo: uno sguardo fatto di armonia, rispetto e profonda gratitudine verso ogni elemento del Creato. In questo “Villaggio del Poverello”, la storia non sarà soltanto raccontata, ma vissuta — passo dopo passo, incontro dopo incontro — in una giornata che promette emozione, bellezza e memoria condivisa.
Gravina, la Fiera San Giorgio accende i riflettori su un potenziale ancora inespresso
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23 Apr 2026
- Pubblicato Giovedì, 23 Aprile 2026 05:35
- Scritto da Vincenzo Varvara
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Tra poche ore Gravina tornerà a vestire i panni della grande storia. Con la solenne consegna delle chiavi della città dal Sindaco al Re Carlo II d’Angiò prenderà ufficialmente il via la 732esima edizione della Fiera San Giorgio, una delle manifestazioni più antiche d’Europa, capace di attraversare i secoli senza perdere il suo fascino originario.
Per quattro giorni il quartiere fieristico diventerà il cuore pulsante di un racconto che intreccia identità e prospettiva. Agricoltura, artigianato, enogastronomia e innovazione non saranno semplici settori espositivi, ma tasselli di una narrazione più ampia: quella di un territorio che custodisce radici profonde e, al tempo stesso, ambisce a ritagliarsi un ruolo più ambizioso nel panorama contemporaneo.
Il programma si presenta fitto e articolato: convegni tematici, spettacoli, show cooking, sfilate di cortei storici e un ricco calendario di eventi “fuori fiera” contribuiranno a trasformare la città in un laboratorio diffuso di cultura e partecipazione. Un’offerta che punta non solo ad attrarre visitatori, ma a stimolare riflessioni e connessioni tra tradizione e nuove opportunità.
Eppure, dietro l’entusiasmo e la ritualità dell’evento, resta una consapevolezza difficile da ignorare. Gravina è una città dalle enormi potenzialità, ancora in larga parte inesplose. La Fiera San Giorgio rappresenta ogni anno una vetrina privilegiata, ma anche il promemoria di ciò che potrebbe essere e che finora non è stato pienamente realizzato. Strategie poco lungimiranti e occasioni mancate hanno spesso frenato uno sviluppo che oggi appare più che mai possibile.
Proprio per questo, l’edizione numero 732 assume un valore che va oltre la celebrazione. È un banco di prova, un’opportunità concreta per dimostrare che il patrimonio culturale, produttivo e umano del territorio può diventare motore di crescita reale. Se saprà cogliere questa sfida, Gravina potrà finalmente trasformare il suo potenziale latente in una traiettoria di sviluppo riconoscibile e duratura.
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