Storia, Uomini e luoghi
PONTE VIADOTTO ACQUEDOTTO FONTANA LA STELLA (IV PARTE)
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15 Giu 2019
- Ultima modifica il Sabato, 15 Giugno 2019 06:59
- Pubblicato Sabato, 15 Giugno 2019 06:59
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Era il 22 maggio quando il gruppo politico M5S dichiarava di aver fatto richiesta agli atti per avere contezza delle autorizzazioni rilasciate al fine di realizzare l’evento “LUMINA” avvenuto tre giorni prima. Ad oggi non abbiamo nessuna informazione, sono rimasti solo i danni procurati per il posizionamento della ruspa. Per non dimenticare continuiamo a pubblicare notizie storiche attinenti quei luoghi:
Si restaurò il muro che formava «la parapetta» del ponte dalla parte occidentale, sopra la quale passava l'acquedotto; quest'ultimo fu coperto da pezzi cozzaroli lavorati «a baulle» e «messi continuamente per traverso la lunghezza della fabbrica su cui poggia».
Si rifece il basolato che formava il pavimento della strada che passava sopra il ponte restaurato; «per diminuire la forza delle scosse» che davano alle sottostanti fabbriche le vetture transitanti sul ponte e «per regolarizzare il piano al di sotto del ridetto basolato» si formò un riempimento di terra bianca ricavata dal lavoro dei tufi. Nelle parapette del ponte si crearono 8 aperture dalle quali poteva uscire l'acqua che cadeva sulla strada, esse erano munite di stipiti e architravi di mazzaro a mo' di finestrini; vi furono adattati 2 bastoni di ferro per evitare intromissioni dei ragazzi e dei piccoli animali transitanti sul ponte.
Per tenere a distanza dalla fabbrica sottostante alle suddette 8 aperture l'acqua che cadeva sulla strada, si adattarono dei canaloni di mazzaro.
In modo rasente alla «parapette» del ponte, furono sistemate le «scostarote» di pietra mazzaro, inserite nel selciato e sottoposto terrapieno.
Al pilone d'acqua, sotto le mura della città, si creò un divisorio per adibire una metà di esso agli animali da abbeverare e l'altra metà ai cittadini, che potevano attingere acqua con «langelle e barili.
Si fece, inoltre, opera di sollevamento dell'altezza della prima metà del pilone di rinforzo per impedire che il peso dell'acqua facesse crollare il muro di cinta, di agevolazione nell'attingere acqua con una scala di 2 gradini di mazzaro lavorato liscio.
Si ricostruì il pilone per uso lavabiancheria nel masso tufaceo, lungo palmi 24, largo palmi 7, alto palmi.
Per rendere più facile l'accesso al pilone sotto le mura, si aprì una seconda strada molto più breve rispetto a quella che proveniva dalla «porta Capuana», proprio dalla «così detta porticella». Sotto questa strada nuova si costruirono 2 piccoli occhi di ponte per far passare l'acqua di due strade interne, ed esattamente di «cavato S. Andrea e di San Giovanni Evangelista». La stessa strada fu munita di un selciato rustico, le cui pietre furono trasportate «dal fondo della Gravina a schiena d'asino, alla distanza di circa mezzo miglio, per via molto ripida e disagevole».
Come si può vedere i lavori di intervento furono di varia entità, investirono tutta la struttura monumentale e accanto a quanto è stato riportato sopra, si possono aggiungere tanti altri dettagli, compresi quelli del cantiere di lavoro.
PONTE VIADOTTO ACQUEDOTTO FONTANA LA STELLA (III PARTE)
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13 Giu 2019
- Ultima modifica il Venerdì, 14 Giugno 2019 02:25
- Pubblicato Venerdì, 14 Giugno 2019 02:25
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Vicissitudini dell’intera complesso dell’acquedotto-fontane
Il ponte col suo acquedotto, dopo pochi anni risultò destabilizzato e necessitava di urgenti lavori di consolidamento e restauro. Il Comune chiese l'intervento del signor Nicola Scodes, architetto di I classe delle acque e strade, funzionario della Provincia di Bari, che dopo aver visitato le strutture del ponte e fontane elaborò un progetto molto complesso, affidando all'architetto Giannuzzi di Altamura la direzione dei lavori. Quest'ultimo il 10 ottobre 1840 presentò un progetto esecutivo corredato di relazione indicante interventi e costi: ducati 4.787 per materiali e lavori; ducati 70 per onorario di progettazione. In sostanza, si trattò di un lavoro di ampia portata, che vide l'abbattimento di strutture crollate, gravemente rovinate per un ripristino ed una integrazione efficiente del ponte-viadotto. Si restaurarono la «spalla» del ponte verso l'abitato con pezzi di «pietra tufa denominata cozzarolo», i 4 piloni con le 4 volte poggianti su di essi. Per la realizzazione di queste ultime occorse una forma in legno e un taglio preciso dei cunei degli otto frontoni; per dare maggiore solidità alle 4 volte furono usati i «quadroni» al posto dei pezzi ordinari (di pietra) indicati nel preliminare progetto dell'architetto Scodes, nel n¡ di 2000, il cui costo per il taglio e trasporto fu il doppio, per lo scarico e la lavorazione a cuneo il triplo.
Il pilone rasente la corrente dell'acqua, su cui si adagiavano le volte delle luci del primo ordine delle arcate, fu restaurato con pezzi cozzaroli e tufi mescolati perchè rovinato da un secondo crollo. Inoltre, per evitare che questo pilone, molto più lungo e largo di quello superiore, fosse rovinato dall'acqua che poteva cadere dalla strada superiore, si provvide a rivestire di chianche, ovvero mappe di cozzarolo di prima mano il pilone superiore. Contestualmente a tale lavoro si eseguì quello di una parte della volta del primo ordine degli archi «superiore alla corrente dell'acqua» con il solito sistema della forma lignea prima, che comportò una spesa a sé per il trasporto del legname alla «profondità di circa palmi 130 a spalla d'uomo dal sito in cui potevansi avvicinare i traini».
Si rifece «la parapetta dell'occhio del secondo ordine superiore», e in particolare si ritenne conveniente chiudere la luce del sesto occhio dalla parte opposta all'abitato per assicurare maggiore solidità alle vecchie fabbriche superiori.
Si demolì e ricostruì la fabbrica vecchia di due lati della piccola botte dell'acqua, all'inizio dell'acquedotto che portava acqua al pilone al di sotto dell'abitato. Alla bocca della piccola botte fu adattato un boccaglio di mazzaro di un sol pezzo.
LA VIA PROTOSTORICA DEL PIANORO MADONNA DELLA STELLA (IV PARTE)
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24 Mag 2019
- Ultima modifica il Venerdì, 24 Maggio 2019 04:33
- Pubblicato Venerdì, 24 Maggio 2019 04:33
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Concludiamo con l’ultima parte la pubblicazione di notizie storiche scritte dal prof. Franco Laiso che speriamo siano state utili per meglio comprendere il patrimonio che abbiamo avuto in dotazione che ci impone di non distruggerlo:
Si deve cercare a tutti i costi che, all’azione di cancellazione del tempo, non si aggiunga, per il fatto che si ignori la storia puntuale dei luoghi, o il fatto che non si ispezioni con l’ausilio di competenze e di un adeguato supporto scientifico, l’azione deleteria dell’uomo. Quello che è avvenuto sulla strada protostorica del pianoro della Madonna della Stella è emblematico di una avventatezza operativa incomprensibile e inaccettabile.
In un dialogo ideale tra Rumiz e la via Appia, quest’ultima così si esprime: “Impara a leggere il senso delle parole. Strada significa stratificazione di materiali edilizi, se sopra le mie fondamenta, il basolato, le crepidini e le ghiaie oggi hanno messo il cemento e l’asfalto significa che gli dei lavorano per la mia sepoltura. Mi ritroveranno, forse gli alieni, fra altri duemila anni”.
Quanti vecchi sentieri sono segnati nella calcarenite di Gravina, anche alla vista del distratto osservatore essi si presentano: basta seguirne le tracce. Un probabile parco dell’acqua e della pietra e augurabili istituende piste ciclabili devono ancorarsi a queste antichissime tracce, senza l’aggiunta di superfettazioni ma, naturalmente, evidenziate. Bisogna evidenziare le trame dei sentieri che definiscono la labirintica bellezza di un luogo e connotano l’essenza onirica del viaggio che libera il viaggiatore della costrittiva depauperante linea retta.
PONTE VIADOTTO ACQUEDOTTO FONTANA LA STELLA (II PARTE)
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12 Giu 2019
- Ultima modifica il Mercoledì, 12 Giugno 2019 23:16
- Pubblicato Mercoledì, 12 Giugno 2019 23:16
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L’entusiasmo suscitato dalla trasmissione di Giacobbo per aver presentato ad una platea nazionale la bellezza del patrimonio ambientale di Gravina, ripropone l’esigenza di far qualcosa al fine di tutelare quanto ci è stato tramandato e non permettere più che si debbano avere quei danni a seguito di autorizzazioni alquanto imprudenti. Per questo riteniamo utile continuare nel far conoscere le notizie storiche che riguardano il ponte viadotto:
La realizzazione dell’opera progettata fu affidata all'impresa del fontanaro Pasquale Mancino.
L'impegno di spesa fu assunto dal duca Domenico Amedeo Orsini, che anticipò la somma con l’intento di recuperare il capitale, con gli interessi del 5%. Per cui fu stipulato con l’ing. Di Costanzo.un vero e proprio contratto di mutuo da liquidare con rate annuali che il comune avrebbe versato sino all’estinzione del debito contratto con il duca Orsini.
L'opera idrica fu iniziata il 1743 ed ebbe diverse fasi di realizzazione. Il totale e definitivo completamento, collaudo e funzionamento avvenne tra il 1779 ed il 1781. Infatti, nel 1778 si festeggiò l'inaugurazione delle fontane, denominate l'una «Fontane la Stella» e l'altra «Fontana di Isola del Piano». Nello stesso giorno, però, si cominciava a protestare per la scarsa efficienza dell'acquedotto «Sant’Angelo-La Stella», per cui fu imposto all’impresa di provvedere al rifacimento e miglioramento dell'opera da consegnarsi entro il 1781.
L’acquedotto sotterraneo partiva dalla sorgente «Sant’Angelo a Cavatore» e sfruttando il percorso di una preesistente canalizzazione, realizzata in epoche precedenti per servire l'insediamento rupestre della zona «Padre Eterno e Madonna della Stella», portava l'acqua alla cisterna di decantazione.
Il ponte fu posizionato nel punto dove si restringeva la vallata della «Gravina» e dove trovavasi altra struttura di collegamento e sbarramento artificiale delle acque del torrente, utilizzate per il funzionamento di un mulino. Fu realizzato con due arcate alla base e quattro nella parte superiore, intercomunicanti tramite cunicoli a controvolta. Il viadotto sul piano delle 4 arcate superiori, a modello delle vie romane, ebbe una strada con selciato di chianche irregolari di pietra murgiana, che partiva dalla via che scendeva da Pietramagna e finiva presso Porta Aquila (oggi angolo via Vittorio Veneto – Via Garibaldi).
Il ponte misura una lunghezza di mt. 120 e alto 30 mt. circa, dal fondo del torrente. Ha un profilo concavo, protetto da due parapetti, uno alto cm 150 e l'altro cm. 300 . Quest'ultimo segue la concavità dell'intero viadotto e accoglie sulla sommità una condotta idrica di terracotta lunga mt. 130 circa, che parte dal serbatoio di decantazione e finisce nella vaschetta posta sotto le mura, dietro i boccagli della fontana.
La struttura fu progettata e realizzata concava, perché tale architettura permetteva di rilanciare l'acqua verso la posizione e fuoriuscita desiderata. Infatti, l'acqua veniva spinta per inerzia di pendenza dalla vasca di decantazione nella condotta, che andava alla prima fontana e, poi, in quella che la portava alla seconda con un moto di accelerazione, ricavata dalla conformazione concava del canale di portata e dalla variazione di diametro dei tubi.
Il Di Costanzo, certamente, si rifece all'architettura idrica di Vitruvio, ingegnere e architetto romano. Creò un serbatoio di partenza (da noi chiamato di decantazione), posto in alto; un ventre concavo col parapetto più alto e dalla condotta idrica forzata di collegamento; un serbatoio di arrivo.
A Spoleto, città umbra, esiste un ponte viadotto-acquedotto simile a quello di Gravina, realizzato tra il XIII e XIV secolo dagli Orsini, signori della città. Quel ponte, denominato «delle Torri o Gattapone», dal cognome dell'architetto, è uno dei simboli della città, ha un solo ordine di archi che si elevano dal basso della vallata «grave» sino al viadotto, protetto da due parapetti, uno alto cm. 150 circa e l'altro mt. 3. Su questo è posizionata la condotta idrica. E' probabile che questo ponte sia stato, anche, modello architettonico per il progettista Di Costanzo.
LA VIA PROTOSTORICA DEL PIANORO MADONNA DELLA STELLA (III PARTE)
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23 Mag 2019
- Ultima modifica il Giovedì, 23 Maggio 2019 06:28
- Pubblicato Giovedì, 23 Maggio 2019 06:28
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La careggiata della strada protostorica è larga circa 1 metro e 50 cm. E presenta profondi solchi paralleli con un cordone centrale in larga parte evidente. E’ chiaro che essa è stata prodotta nel tempo, almeno a partire dal neolitico medio, dalla continua frequentazione. La larghezza del fondo carreggiato e i suoi solchi fanno pensare all’uso dei plostra (carri) specialmente in età peucezia e romana per il trasporto di cose e persone. A metà percorso la strada costeggia il lato sinistro del quadrilatero che costituisce il piano di calpestio di una casa peucezia. Della carreggiata, evidente subito dopo la casa ancora per una decina di metri, si perdono le tracce; queste ultime sono state coperte dallo strato di breccia. Sarebbe opportuno rimuovere tutto il materiale incongruo che è stato aggiunto insieme a quello che il tempo ha sedimentato sul fondo, per valorizzare tutto il tratto di essa, fino all’innesto con la mulattiera che conduce a Botromagno, sua naturale continuazione. Questa strada non è l’unica. Sembra che tutta la collina di Botromagno sia il polo di irraggiamento di tante carreggiate e non può essere altrimenti perché Botromagno costituisce il nucleo abitativo più importante di tutto l’insediamento sul territorio. Una seconda strada scende dalla collina a va a terminare nell’area sepolcrale prossima alla chiesa del Padre Eterno. Una terza strada che origina sempre da Botromagno è evidente nel punto di innesto con la Sant’Angelo-Santo Stefano nel punto in cui nel ’94-’95 furono scoperte tombe tra cui una della tipologia a camera, e fu evidenziata anche l’area così detta dell’opificio (un’area artigianale, dotata di fornace e di pozzo). Una quarta, detta via dei Greci, la più importante, che collegava l’astu (parte alta della città) con il corridoio della fossa bradanica. Sembra che questa incroci il fondo carreggiato nella calcarenite in prossimità dei resti della chiesa rupestre di Santo Stefano, a ridosso del ponte sulla Gravina, ben conservato. Si potrebbe continuare ad libitum, nell’elencazione di tracciati vari intorno alla collina, ma questo basti per una semplice esemplificazione. Non si eccede se si afferma che tutta l’areache definiva la chora di Botromagno presentava una fitta rete viaria… Di questa fitta rete viaria inntorno a Gravina si è ben accorto Paolo Rumiz, nel suo viaggio alla ricerca della via Appia: “Il solido tufo di Gravina fa sì che il segno dell’Appia si perda in un labirinto di tracce di carriaggi e antichi marciapiedi…”
PONTE VIADOTTO ACQUEDOTTO FONTANA LA STELLA (I PARTE)
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07 Giu 2019
- Ultima modifica il Venerdì, 07 Giugno 2019 04:29
- Pubblicato Venerdì, 07 Giugno 2019 04:29
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Il 1735, in occasione della venuta di re Carlo III di Borbone gli amministratori di Gravina sottoposero alla sua attenzione diversi problemi finanziari e amministrativi, tra cui quello della sistemazione e pavimentazione delle strade e quello delle fontane pubbliche. Quest'ultime erano state progettate, ma si aspettavano le autorizzazioni alla spesa e, soprattutto, finanziamenti, che la civica amministrazione non aveva né poteva contare di avere dal regio governo. Necessitava uno sponsor che si impegnasse a sostenere i dovuti oneri.
Intanto l'Università, grazie alla venuta di re Carlo, aveva appianato i debiti con il regio fisco (aveva regolarizzato i suoi bilanci) e aveva anche accettato le nuove norme di gestione finanziaria, che la condizionavano a sostenere spese per opere pubbliche di una certa entità.
La sistemazione del bilancio comunale permise alla civica amministrazione di approvare finalmente il progetto del primo acquedotto, avviando le procedure per avere l'autorizzazione della regia Camera della Summaria.
Tra il 1735 ed il 1743 gli amministratori di Gravina si impegnarono alla realizzazione del primo acquedotto per le fontane presso la chiesa rupestre “Santa Meria la Stella “.
Nel 1743, su interessamento del marchese Mauri, presidente della Camera della Sommaria, l'Università ricevette autorizzazione a realizzare l'acquedotto con ponte viadotto per una spesa di ducati 8.000, che avrebbe anticipato il duca Domenico Amedeo Orsini.
Il progetto realizzato dall’ing. Giuseppe Di Costanzo prevedeva la realizzazione delle seguenti opere: un acquedotto sotterraneo che portasse le acque delle sorgenti di Sant’Angelo e San Biagio in un serbatoio di decantazione, posto sul ciglio più alto del burrone della “ gravina “ nei pressi della chiesa rupestre Madonna della Stella; un ponte viadotto-acquedotto che avrebbe collegato la sponda della Madonna della Stella con la sponda opposta nei pressi delle mura e delle chiese rupestri di S. Maria degli Angeli e S. Andrea, dove si trovava una porta e dove confluivano due strade esterne provenienti da porta Aquila e la Porticella (Via Giudice Mondea); due fontane con pilacci e boccagli, una presso la Madonna della Stella per abbeverare gli animali, l'altra sotto le mura per lavatoi pubblici e per approvvigionamento urbano.
L’ingegnere Di Costanzo per l'opera monumentale si rifece all'architettura idrica romana dell’«opus quadratum» con ponte, a doppio ordine di archi dalla volta a botte, poggianti su pilastri quadrangolari, realizzati con tufo locale, scavato dalla massa tufacea sovrastante. Il trasporto dell'acqua dalle sorgenti alle fontane fu programmato con il sistema romano delle condotte forzate, mediante tubazione in terracotta con diametro che si assottigliava man mano che si allontanava dalla sorgente e si giungeva ai boccagli.
LA VIA PROTOSTORICA DEL PIANORO MADONNA DELLA STELLA (II PARTE)
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22 Mag 2019
- Ultima modifica il Mercoledì, 22 Maggio 2019 07:57
- Pubblicato Mercoledì, 22 Maggio 2019 07:57
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Ieri abbiamo fatto un sopralluogo sul pianoro Madonna della Stella e abbiamo constatato che il posizionare la ruspa su quel luogo ha lasciato segni che documentano i danni prodotti, inoltre solo il tempo ci dirà se quel grosso peso stazionato parecchi giorni possano aver procurato ulteriori danni all’omonima chiesa sottostante.
E’ necessario tenere alta l’attenzione perché non abbiano più a verificarsi, quindi, ci sembra utile continuare a pubblicare notizie storiche tratte dal libro scritte dal prof. Franco Laiso:
La continua frequentazione del pianoro con automezzi causa l’usura e il disfacimento dello strato superficiale del banco tufaceo. Esso costituisce l’archivio prezioso di testimonianze e tracce che coprono un arco di tempo plurimillenario che va dal Neolitico al Medioevo: le tombe in questo sito, come di consueto avviene in Peucezia, sono cavate in prossimità di case e confuse con esse; significativa fra le tante è una piccola tomba protetta da una canalizzazione a semicerchio cavata nella roccia, che consentisse il ruscellamento dell’acqua ai lati della tomba per evitare che fosse investita dall’acqua. Tante di queste tracce sono in disfacimento, per il continuo sfregamento o peggio dalle sgommate prodotte dalle ruote sul banco tufaceo, una calcarenite tenera come si sa, soggetta a sgretolarsi. Dopo il tratto dell’acciottolato settecentesco che porta dalla fontana al pianoro la strada protostorica si presenta radente al muro che chiude la parte dell’area detta del Padre Eterno e che la separa dallo stesso pianoro della Madonna della Stella. Le due aree chiaramente sono nella continuità di una stessa facies archeologica e il muro è un costrutto che risalirebbe, molto probabilmente, all’epoca della costruzione del ponte-acquedotto e della sistemazione dei servizi annessi.
{boncko}/20190521pianoro/{/boncko}

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