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Politica

Le illusioni e gli illusionisti pensano ancora di incantare.

E’ ormai acquisita da tutti i media, i social network, facebook, twitter, è voce diffusa nella città, fatta circolare dall’entourage dei diretti interessati, la notizia che riguarda due gravinesi entrati a far parte dell’Assemblea nazionale del Pd, dopo l’elezione diretta del segretario, Matteo Renzi, avvenuta domenica scorsa con le famose primarie. I due sono: l’attuale sindaco e la giovane figlia d’arte, di un ex primo cittadino, Laura Barbi, ovvero la successione dinastica reale e monarchica in piena democrazia. La notizia, però, è accompagna da alcune dichiarazioni riportate in ogni dove, che volentieri riprendiamo per replicare. Intanto, Valente, tra l’altro, afferma, spiegando, senza riuscirci, perché da renziano è diventato, non volontariamente, ma per ragioni di patria o di partito, di calcolo, di opportunità, opportunismo e convenienza d’alemiano, attaccandosi alla greppia dei notabili: “perché sebbene stimo Renzi e ho sempre condiviso la sua voglia di avviare un cambiamento all'interno del partito, non ho apprezzato la sua corsa alla leadership del partito dimostrando un atteggiamento molto simile a quello di alcuni leader di destra”. Ci vuole una bella faccia di bronzo per rilasciare una simile dichiarazione. Ma quando, lui, ha imposto, chiesto, ottenuto frettolosamente la sua candidatura a primo cittadino di Gravina, cosa ha fatto?, Come si è comportato? Come Renzi, peggio di Renzi. A, dimenticavo: allora il giovane virgulto, pronto a fare i salti della quaglia, era renziano. Seconda considerazione: la coerenza premia e paga, tanto è vero che, il bambinello, piuttosto che farsi depositare nella mangiatoia, suo habitat naturale, soprattutto in vista del Natale, è riuscito a trovare un posto al sole, entrando nell’Assemblea nazionale, nella quale, al di là di certi trionfalismi: “una grande soddisfazione e soprattutto un grande onore”, si conta quanto il due di coppa, perché lì si va per ratificare decisioni già assunte dalla segreteria e da altri organismi influenti di partito, altro che: “senza capire che questa nomina darà a Gravina, e quindi non a me, la possibilità di entrare in rete con altri comuni e con altre realtà più grandi della nostra. Cosa c'è di male a confrontarsi con gli altri? Questa è una nomina che darà maggiore autorevolezza a tutto il paese e non al singolo Valente”. “Illusione dolce chimera sei tu
che fai sognare in un mondo di rose tutta la vita. Illusione dolce chimera sei tu  che fai sognare e sperare d'amare tutta la vita  illusione è il profumo che invita, era il ritornello di Signora illusione, una canzone degli anni 40. Ognuno è padronissimo di illudersi, ma pensare, ancora, di poter fare l’incantatore di serpenti, arte in cui crede di essere maestro, è abbastanza superato, perché gli illusionisti non possono più pensare di continuare ad avere asilo in una città che è stata presa in giro, tradita, offesa, raggirata da maghi, fattucchieri, rocamboleschi saltimbanco.

Giuseppe Massari

Si continua a non essere trasparenti.

Pubblicare notizie quali:

  • mancato riconoscimento delle miseria di 600,00 euro quale compenso dovuto al dott. Faretti e al sig. Moro
  • inerzia circa il da farsi per salvare gli affreschi della cripta di San Vito Vecchio, attualmente situati presso la Fondazione E. Pomarici-Santomasi, a seguito della diagnostica effettuata dai due illustri provenienti dall’Istituto Centrale di restauro di Roma

e non avere alcun riscontro da chi di dovere, non può che essere definito un atteggiamento meschino.

Un’Amministrazione Comunale che solo a chiacchiere dice di avere un’attenzione particolare verso la cultura ma che in realtà sta favorendo il depauperamento dell’immenso patrimonio artistico di cui disponiamo abbisogna di essere colpevolizzata senza mezzi termini.

Un ufficio stampa che è prodigo di comunicati ma che poi si disinteressa di fornire chiarimenti su questioni poste dai cittadini, diventa poco credibile; ci aspettavamo un altro comportamento!

Invero gli “sforzi” che si stanno compiendo per il riconoscimento quale patrimonio mondiale, ci fanno pensare che ci siano altri fini: avere visibilità nei luoghi che contano per una carriera politica ad personam atteso che il lassismo verso il recupero dei beni artistici è evidente.

Se così fosse ci auspichiamo che gli elettori si ricordino al momento opportuno e far giustamente naufragare le aspettative che, sia pure legittime, vanno conquistati con comportamenti chiari verso quelle persone che hanno riposto grande fiducia per il cambia-mente che si sbandierava ma che si sta tramutando in un bluff.

Le primarie del PD a Gravina: vince chi perde.

Sulle primarie e per le primarie, il PD gravinese , va in controtendenza. Suffragi a maggioranza, il 57%, per colui che è stato sconfitto a livello nazionale, cioè Gianni Cuperlo. Il neo segretario, invece, a Gravina, sostenuto dai suoi boy scout, si è attestato intorno al 40%. In sostanza, chi vince nella nostra città, è il primo cittadino, schieratosi, obbediente a prono a D’Alema. Chi esce sconfitto, può consolarsi che il proprio candidato, nel resto d’Italia, ha sbaragliato, non smentendo i pronostici della vigilia. Di fronte a questo non inatteso risultato, almeno per quanto riguarda la nostra città, si pongono alcune considerazioni. Intanto, il Pd ha un segretario cittadino d’alemiano, per averlo scelto precedentemente, sulla scorta degli appoggi ricevuti dall’ex, attuale, primo bambino che siede sul seggiolone sulla di Palazzo di città. Il Pd locale ha conseguito la vittoria perché il candidato alla segreteria nazionale era appoggiato sempre dall’enfant prodige di via Veneto, il quale, stranamente, piuttosto che ispirarsi al nuovo che  Renzi dovrebbe rappresentare, si è laegato e condizionato alla corte dei notabili, degli esclusi e dei perdenti. Dei notabili, dei baroni del partito, a coloro che, comunque, sise sia pure sconfitti non demorderanno, al di là delle dichiarazioni ufficiali. Non dimentichiamo che, D’Alema con ruoli o senza ruoli, ma per la sua carica dirompente di leader ha fatto fuori Occhetto, Veltroni, Rutelli, Bersani. Stiano tranquilli i renziani. Non avranno vita facile. D’Alema continuerà a condizionare, ad essere il leader di un partito, che non si rassegna possa o sia destinato a morire democristiano. Per questa ragione, il leader Massimo non demorderà e non consentirà questi scivoloni. Tra l’altro, un neo segretario, caldo e fresco del successo ottenuto nel giorno delle primarie, che saluta la vittoria dicendosi contro gli inciuci, cioè chiaro riferimento polemico contro D’Alema, ritenuto, secondo il suo pensare il suo dire, autore e fautore di quegli inciuci che ci sono sempre stati nel panorama politico italiano; dalla Bicamerale, alla legge elettorale; dai governi delle larghe intese, significa che non avrà vita facile, anzi, vita grama. Renzi, da considerare un pallone gonfiato d’acqua, pronto e buono solo per i gavettoni, rappresenta il nuovo delle parole; il nuovo delle chiacchiere. Se sarò un segretario che se non potrà fare il segretario, ha detto durante i comizi della sua campagna elettorale, è meglio non votarlo. La gente, ciecamente gli ha creduto, perché la gente insegue facilmente il nuovo, firma con molta facilità le cambiali in bianco. La prova ce l’abbiamo noi, in questa città sfortunata, ma non tanto, solo, forse, perché ha un elettorato debole, fragile, altalenante, inciuciato con gli affari e gli interessi, anche quelli più sporchi e squallidi, che si ritrova il sindaco peggiore di tutti i tempi. Colui che ha promesso e ha ignorato che doveva essere ostaggio, ricattato e che non avrebbe mai potuto realizzare il suo programma di cambiamento. Costui sapeva, ma spudoratamente ha mentito, così come Renzi. Sa che non ce la farà, ma ha approfittato, facendo leva sui sentimenti, sulla emotività, sulle bancarelle della ipocrisia, della bugia e della menzogna. Questo è il quadro che si presenta all’indomani delle primarie, inutile farsa, inutile carosello, perché essea hanno solo il merito di dividere e non di essere imitate o scimmiottate come paravento di partecipazione democratica. Anzi, queste primarie hanno stufato. C’è già indigestione. Ci sarà, tra non molto il rigetto, perché, al di là di certi entusiasmi di tromba e di squilli, non si può pensare che 365 giorni all’anno debbano essere dedicati alla politica, alle campagne elettorali per i partiti, per il rinnovo delle istituzioni, per i candidati di coalizione, da scegliere quali candidati per il rinnovo del Parlamento. Diciamo basta a questa inutile farsa, perché non apporta elementi liberi di novità, ma elementi, quelli si, tutti condizionati da chi sceglie per calcolo e per profitto.

Giuseppe Massari

Gravina verso l'Unesco: nasce un gruppo di lavoro istituzionale.

Ne faranno parte i Comuni di Gravina e Matera ed il Ministero dei beni culturali.

Il sindaco Valente: «Si punta ad estendere il sito materano all’habitat rupestre gravinese».

«Si ribadisce, come già rappresentato nell’ambito dell’incontro del 13 novembre scorso, la disponibilità di questo ufficio ad accompagnare il processo di preventiva verifica di fattibilità per l’estensione del sito materano, anche partecipando al tavolo di lavoro interistituzionale».

Poche parole ma chiare, quelle con le quali Gianni Bonazzi, dirigente del Servizio I del Ministero dei beni culturali, ufficializza la volontà del Mibac di sostenere Gravina nella sua marcia di avvicinamento al patrimonio Unesco, formalizzando una proposta che dal punto di vista operativo segna l’inizio del percorso: la creazione di un gruppo di lavoro del quale faranno parte i Comuni di Gravina e Matera e lo stesso Ministero.

Tutto nero su bianco in una lettera inviata ai primi cittadini delle due comunità, rispettivamente Alesio Valente e Salvatore Adduce. Nella missiva Bonazzi illustra la finalità del costituendo nucleo interistituzionale: «Compiere più aggiornate verifiche di fattibilità in ordine alla rispondenza dell’ipotesi di estensione del sito di Matera alle indicazioni delle linee guida operative per l’attuazione della convenzione  sul patrimonio mondiale». Un impegno che non spaventa il sindaco Valente, già da mesi all’opera sul versante Unesco insieme all’assessora municipale alla cultura Laura Marchetti. «La prospettiva della quale si ragiona – spiega Valente – è quella di una reimpostazione in chiave seriale del sito di Matera: per tagliare il traguardo, è necessario dimostrare non solo l’esistenza di una correlazione tipologica ed ambientale tra il sito già esistente e quello che si candida a farne parte, ma anche l’eccezionalità di quest’ultimo sotto il profilo storico e culturale. Siamo fiduciosi: conoscendo il nostro territorio, la sua storia e le sue potenzialità, siamo sicuri di avere le carte in regola».

Nei prossimi giorni una riunione tra gli enti interessati sancirà formalmente l’avvio dei lavori del tavolo Bonazzi. Tra i compiti da sbrigare la verifica dell’attuale stato di conservazione dei beni, la loro rispondenza ai requisiti di integrità e autenticità e l’accertamento della possibilità di definire un apposito sistema di gestione e garantire da subito un efficace sistema di protezione. «Le difficoltà per arrivare fino in fondo non mancheranno – conclude Valente - ma non demorderemo. Ci crediamo: perseguiremo l’obiettivo con tutte le nostre forze».

Gravina in Puglia, 11 dicembre 2013

Ufficio Stampa

Comune di Gravina in Puglia

 

8 dicembre festa dell'Immacolata.

La comunità gravinese vuole ringraziare Maria per i servigi resi all’umanità e intende farlo in modo pubblico.

Il giorno 8 dicembre in Piazza Immacolata S.E. Mons. Pacielllo offrirà un omaggio floreale alla Vergine Immacolata con una cerimonia che prevede:

  • ore 16,00 la recita del Santo Rosario meditato;
  • ore 17,00 un momento di preghiera.

Confidiamo di essere in tanti a vivere l’esperienza del pregare per ringraziare il Signore per il dono della vita e chiedere l’intercessione della Madonna.

Sarebbe anche un bel modo di iniziare il periodo natalizio.

Il Comune non si costituisce parte civile? Ci pensano i cittadini

Come preannunciato in un precedente articolo pubblicato da questa testata, ha avuto inizio, lunedì 9 dicembre, il processo, dinanzi al Tribunale di Bari, con la prima udienza preliminare, che vede imputate 19 persone tra ex e attuali consiglieri comunali, sia della vecchia maggioranza ed opposizione, sia della nuova opposizione e maggioranza, comprese due figure apicali sul piano impiegatizio. Un filo trasversale che non ha risparmiato nessuno degli schieramenti in campo: centrosinistra, centrodestra, liste civiche. Nella precedente nota facevamo rilevare la mancata costituzione di parte civile del Comune di Gravina. Non ci spiegavamo la ragione. Dalle prime battute dibattimentali dell’udienza, si è capito che, per un vizio procedurale, al Comune non era stato notificato nessun avviso inerente l’inizio del processo e del procedimento giudiziario avviato nei confronti di persone che avrebbero arrecato un danno economico ed erariale allo stesso ente. Cioè, ufficialmente, la Giunta, non era a conoscenza che il 9 dicembre scorso, vi sarebbe stata la prima udienza preliminare relativa al famoso filone dei gettoni di presenza/assenza, secondo l’accusa, per alcune sedute di commissioni consiliari permanenti, forse, non dovuti e, impropriamente percepiti, visto che alla base dei fatti contestati vi è la mancata redazione di verbali, se non la loro inesistenza, la mancata trasmissione dei verbali con la relativa attestazione delle reali presenze dei consiglieri che ne facevano parte, e, comunque, la successiva liquidazione dei compensi. Pertanto, aveva ritenuto di non dover procedere a nessun atto che potesse, in qualche modo, rivendicare la restituzione di quello che sarebbe stato appurato come maltolto Non solo, ma c’è di più. Quando il giudice dell’udienza, Antonio Diella ha appurato che tra beneficiari di somme, forse, indebitamente percepite c’era, o ci poteva essere, anche, l’attuale primo cittadino, sia pure non attualmente indagato, ha disposto la notifica del procedimento al Comune, nella persona, però, del vicesindaco, essendo il sindaco diventato, nel frattempo, incompatibile e alle prese con un possibile conflitto di interessi. Ma la bomba, se così la possiamo definire, è scoppiata quando, l’avvocato Sergio Casareale, autore della iniziale denuncia, che ha portato a far scattare l’inchiesta e l’indagine, in qualità di cittadino elettore del Comune di Gravina, constatato, tra l’altro, l’assenza dell’ente pubblico gravinese, si è costituito parte civile, con una richiesta megarisarcitoria, pari a due milioni di euro, in caso di accertata responsabilità penale nei confronti di tutti i diciannove, e, forse, più imputati. La richiesta è stata motivata dall’interessato, “per i danni patrimoniali, eventualmente arrecati e per l’immagine del Comune”. Non solo. Ma, anche, la richiesta di far restituire, e versare nelle casse comunali l’ammontare delle somme indebitamente percepite, qualora la colpevolezza dovesse essere appurata. Se questa richiesta di costituzione sarà ammessa, se, nel frattempo il Comune si sarà costituito parte civile, se nel filone d’inchiesta rientrerà Valente, e anche altre persone, a vario titolo, rappresentanti o nell’esercizio di alcuni ruoli istituzionali, attualmente ricoperti, lo sapremo nel corso dell’udienza già fissata per il 6 febbraio 2014, quella che sarà di merito

Puntiamo sulla intitolazione.

Se sono vere le voci che circolano sulla imminente apertura dell’ospedale della Murgia, al di là di certe facili e di inutili entusiasmi; al di là delle persone o personalità che potrebbero presenziare alla cerimonia inaugurale; al di là di certi personali convinzioni e convincimenti di qualcuno, è ora di puntare e sprigionare tutte le migliori e sane energie fisiche, culturali, morali, giornalistiche, ecclesiali e politiche per vedere intitolata la nuova struttura al papa pugliese, Benedetto XIII, secondo una mia vecchia e antica proposta mai accantonata, almeno per quanto mi riguarda; per non assistere all’ennesimo scippo, ad opera degli altamurani, i quali, da par loro, hanno provato ad avanzare proposte successive, quanto meno con la scorrettezza che gli è congeniale. E’ necessario mobilitarsi, fuori e al di fuori dagli schematismi delle appartenenze, perché è una battaglia di civiltà, di avanguardia e non di retroguardia; è una battaglia che onorerebbe la Puglia, l’intera regione e non la nostra città, il nostro territorio o l’attuale e possibile bacino di utenza. E’ una battaglia di civiltà, perché non è una campagna di campanile; di sterile o arrogante campanilismo. E’ ora di tornare alla carica delle istituzioni regionali, con l’impegno di tutti coloro che credono nella bontà dell’idea e della proposta. E’ ora che certe istituzioni, soprattutto quelle che sventolano, quotidianamente, stracci di  notizie ed informazioni, dondolandosi e cullandosi sulla marea dell’aria fritta; di sgrammaticate proposizioni e scorrette formulazioni lessicali; quelle che si stanno illudendo che una rondine può fare primavera; quelle che spendono, spalmano e spandono conigli, ventriloqui e grilli parlanti. E’ ora, che chi ha venduto e svendendo gioielli e tesori di famiglia, per costruire l’ennesima ed ulteriore cattedrale nel deserto; il nulla del nulla, il nulla sul nulla, si decida ad ingaggiare una seria battaglia per avere un sano punto di riferimento storico e culturale verso una persona che, forse, non sarà mai proclamato santo, nonostante l’apertura di un Processo per la beatificazione e canonizzazione, arenatosi,  fermo, congelato, purtroppo, per una serie di ragioni, di errori insiti nella superficialità con cui è stata affrontata la Causa, compromettendo metodo e merito, sulle sabbie  e sugli arenili dell’immobilismo. Qui si parrà la vostra nobilitade, direbbe il poeta. E’ ora di riprendere in mano le ragioni dell’orgoglio di cittadini feriti dagli sciacalli senza tempo, senza scrupoli e senza pudore; da ladri incalliti e da furfanti di professione. Non possiamo permettere di farci annettere e fare una certa storia a chi di questa ne ha fatto scempio, con arroganza, con meticolosa malvagità, con puntuale malafede. E’ ora di rimettere nella nostra cassaforte almeno quella parte di storia di cui dovremmo essere gelosi, soprattutto perché altri non la posseggono e né possono pensare di vantarla, come hanno fatto, in passato, per altro, secondo le scorribande educative della loro malattia chiamata disonestà. Come cittadini pugliesi, appartenenti a questo territorio, abbiamo il dovere di essere custodi di una storia che non può essere barattata; che non può essere confusa e collusa con altre; che non può essere sacrificata o umiliata da nessuno: nè sull’altare del nord o del centro e nè su quello del compromesso o della supponenza o della sudditanza. Noi, non accettiamo di essere considerati sudditi. Meno che meno da parte di supponenti, presuntuosi, ignoranti, poveri, sotto tutti i punti di vista. Coralmente, tutti facciano la loro parte. Quella che compete a chi non deve essere, continuamente, soggetto a scippi e furti. Coralmente, quelli che si sentono feriti da certe arroganze o da certe dimenticanze. Tutti, dobbiamo puntare ad ottenere, legittimamente, una cosa che unisce e non divide. La persona di questo papa è viatico di unità, al di là di certi interessi di bottega, intinti ed intrisi al colore di una bandiera politica. Giuseppe Massari