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Politica

Un’area ancora sospesa tra lavori conclusi e servizi mai riaperti

Da tempo la recinzione che delimitava l’area interessata dai lavori dell’albergo diurno è stata divelta. Un particolare che aveva fatto pensare a molti cittadini che l’apertura della struttura fosse ormai imminente. E invece, a distanza di tempo, l’albergo diurno continua a rimanere chiuso.

Nel frattempo sono stati eseguiti anche i lavori di pavimentazione della zona sovrastante la struttura, ma anche questi interventi risultano conclusi ormai da diversi giorni. Eppure l’area non è tornata a essere pienamente fruibile, alimentando interrogativi tra i cittadini che frequentano questa parte della città.

La domanda, a questo punto, appare semplice: per quale motivo, nonostante la conclusione degli interventi, non è ancora possibile utilizzare i servizi dell’albergo diurno? Sarebbe utile che l’amministrazione fornisse una spiegazione chiara, indicando se esistano ulteriori lavori da completare, adempimenti amministrativi ancora in corso o altre ragioni che impediscono la riapertura.

Le perplessità, tuttavia, non riguardano soltanto l’albergo diurno. I cittadini si chiedono anche perché non siano state nuovamente collocate le panchine nell’area sovrastante. Si tratta di uno spazio che, grazie alla presenza degli alberi e alle relative zone d’ombra, era diventato nel tempo un naturale punto di sosta, incontro e socializzazione. Ripristinare quelle sedute significherebbe restituire almeno in parte una funzione a un’area che oggi appare priva di quella vivacità che aveva caratterizzato il luogo.

E proprio la presenza degli alberi richiama un ulteriore problema. Ci si trova infatti nelle immediate vicinanze della villa comunale e non può passare inosservata la condizione di alcune delle essenze presenti nella zona. Le foglie, in più casi, sembrano presentare un evidente stato di sofferenza, con fenomeni di disseccamento e caduta. Non spetta certamente ai cittadini stabilire se si tratti di una malattia o di un'altra causa, ma sarebbe opportuno sapere se siano già stati effettuati controlli e quali eventuali interventi siano previsti per salvaguardare il patrimonio arboreo.

A completare il quadro c’è poi il punto di prima accoglienza destinato ai turisti. Anche il chiosco, interessato da lavori di riattamento conclusi ormai da mesi, risulta ancora chiuso. Un fatto che appare difficilmente comprensibile soprattutto in un'area che dovrebbe rappresentare uno dei biglietti da visita della città e che, proprio per la sua collocazione, potrebbe svolgere un ruolo importante nell'accoglienza dei visitatori.

È l'insieme di queste situazioni a generare la sensazione di una zona rimasta in una sorta di limbo: interventi realizzati, cantieri conclusi, strutture riqualificate, ma servizi che non tornano a disposizione della comunità e spazi pubblici che non vengono completamente restituiti alla loro funzione.

Non si tratta necessariamente di mettere in discussione la qualità degli interventi effettuati, né di attribuire responsabilità senza conoscere i fatti. Si tratta, più semplicemente, di chiedere chiarezza sui tempi, sulle procedure ancora necessarie e sulle intenzioni dell'amministrazione.

I cittadini hanno il diritto di sapere perché una struttura rimane chiusa dopo la conclusione dei lavori, perché un punto di accoglienza turistica non è ancora operativo e quale destino sia previsto per gli spazi di socializzazione e per gli alberi della zona.

È quindi auspicabile che dagli amministratori e dagli uffici competenti arrivi una risposta complessiva, capace di chiarire non soltanto il singolo ritardo, ma la situazione dell'intera area. Anche perché il silenzio, soprattutto quando riguarda luoghi pubblici e servizi destinati alla collettività, finisce inevitabilmente per alimentare dubbi e per dare l'impressione di un'area lasciata a se stessa.

Registriamo, dunque, le domande e gli umori della cittadinanza. E proprio perché siamo nel periodo estivo, quando molte attività amministrative possono procedere con ritmi inevitabilmente diversi, sarebbe ancora più utile conoscere almeno una tempistica: quando torneranno disponibili l'albergo diurno e il punto di accoglienza? Quando saranno ripristinate le panchine? E, soprattutto, quale progetto complessivo ha l'amministrazione per restituire pienamente quest'area alla città?

Sono interrogativi concreti, ai quali sarebbe opportuno dare risposte altrettanto concrete. La comunità, più che polemiche, attende informazioni.

Puglia, istituito il Tavolo regionale per la PAC e lo sviluppo rurale 2028-2034

La Giunta regionale ha approvato ufficialmente l’istituzione del Tavolo regionale del Partenariato per la PAC e lo sviluppo rurale 2028-2034, uno spazio stabile e partecipativo che accompagnerà la Regione Puglia nella definizione delle priorità strategiche per il prossimo ciclo di programmazione europea.

Il Tavolo avrà il compito di contribuire alla definizione delle strategie per la PAC post-2027, individuando i fabbisogni del territorio e traducendoli in interventi mirati, sulla base di competenze tecniche e del confronto con gli attori del settore.

Coordinato dal Dipartimento Agricoltura, il nuovo organismo riunirà le organizzazioni professionali agricole e le rappresentanze socio-economiche del territorio. Il confronto si svilupperà attraverso incontri in plenaria e sessioni tematiche, con l’obiettivo di costruire un percorso condiviso sulle prospettive dell’agricoltura pugliese.

«Un percorso per il futuro della nostra agricoltura non può essere calato dall’alto», è il principio alla base dell’iniziativa. L’obiettivo della Regione è trasformare i bisogni concreti del territorio in priorità e interventi efficaci, attraverso il dialogo, la partecipazione e il contributo delle competenze presenti nel sistema agricolo e socio-economico pugliese

Social freezing, in arrivo i bandi per le donne pugliesi: dalla Regione 600mila euro

Saranno pubblicati nei prossimi giorni sul portale PugliaSalute e sui siti istituzionali delle Aziende sanitarie regionali i bandi rivolti alle donne pugliesi per accedere al contributo economico destinato al social freezing.

Si tratta della tecnica che consente di crioconservare gli ovociti quando la loro qualità è ancora ottimale, con l’obiettivo di posticipare la maternità e preservare la possibilità di una gravidanza futura. La procedura può offrire una maggiore probabilità di successo nel caso in cui, con il passare degli anni, si manifestino difficoltà di concepimento legate alla fisiologica riduzione della fertilità femminile.

La misura introdotta dalla Regione Puglia punta a tutelare il diritto alla genitorialità e, al tempo stesso, a contrastare il calo demografico attraverso un sostegno concreto alle donne che intendono preservare la propria fertilità in un’età considerata utile per un futuro progetto di maternità.

Per le annualità 2026-2027, la Regione Puglia ha stanziato complessivamente 600mila euro, con le risorse ripartite tra le sei province pugliesi sulla base del censimento della popolazione femminile di età compresa tra i 27 e i 37 anni.

L’intervento mira così a rendere più accessibile la crioconservazione degli ovociti per motivi sociali, offrendo alle donne pugliesi uno strumento aggiuntivo per preservare la fertilità e ampliare le possibilità di realizzare, in futuro, il proprio progetto di genitorialità.

Le domande potranno essere presentate a partire dal 13 agosto 2026, data di pubblicazione dell’avviso sul BURP, e fino alle ore 24 del trentesimo giorno successivo.

Oltre al requisito dell’età, per accedere al contributo di 3.000 euro massimo, è necessario che le donne debbano:

·        risiedere in Puglia da almeno 12 mesi,

·        avere un ISEE ordinario non superiore a 30.000 euro,

·        si rivolgano a centri di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) pubblici o privati accreditati, inseriti nel registro nazionale autorizzato dal Ministero della Salute.

Archeo In Smart, Conca Maria interroga l’Amministrazione: “Qual è lo stato dei lavori e cosa sta accadendo nell’area archeologica del Padre Eterno?”

Progetto “Archeo In Smart”, la consigliera Conca Maria invia interroga il sindaco, il consigliere comunale Lovero Ignazio, il dirigente Tragni Onofrio e il comandante della P.L. Lamuraglia Simone.

Di seguito il testo completo:

Premesso che l’area archeologica del Padre Eterno rappresenta un importante patrimonio storico, archeologico e culturale della comunità gravinese; • è in corso il progetto denominato “Archeo In Smart”, finanziato per un importo complessivo di 1 milione di euro, finalizzato alla tutela, valorizzazione e piena restituzione alla comunità dell’area; • in un recente comunicato del 4 giugno 2026 è stato riferito che l’area archeologica del Padre Eterno, precedentemente interessata da una temporanea chiusura per motivi di sicurezza, è attualmente nuovamente fruibile, nelle more di un sopralluogo della Soprintendenza; • nel medesimo comunicato è stato precisato che i lavori proseguiranno per lotti e che l’accessibilità ai visitatori e ai gruppi accompagnati da guide turistiche sarebbe garantita secondo il percorso indicato nella relativa mappa; • è stato inoltre annunciato che, al termine dell’intervento, l’area del Padre Eterno sarà restituita alla comunità nella sua interezza, attraverso itinerari strutturati e una rete di connessioni spaziali, sensoriali e culturali;

Considerato che appare necessario conoscere lo stato effettivo di avanzamento del progetto e delle opere previste, anche a seguito di notizie di scavi archeologici tutt’oggi in atto; • la temporanea chiusura dell’area per motivi di sicurezza e il successivo sopralluogo della Soprintendenza rendono opportuno acquisire chiarimenti in merito alle condizioni di sicurezza e alle eventuali prescrizioni impartite dagli organi competenti; • la piena fruibilità del sito costituisce un elemento essenziale per garantire la valorizzazione del patrimonio archeologico e l’accesso della cittadinanza e dei visitatori; • è interesse dell’Amministrazione e diritto della comunità conoscere tutti i dettagli circa tempi, modalità e scadenze per la conclusione dei lavori e per la definitiva restituzione dell’intera area;

La sottoscritta Consigliera comunale interroga il Sindaco, il Consigliere Delegato e la Dirigenza tecnica per sapere:

1. a che punto siano attualmente i lavori relativi al progetto “Archeo In Smart” e quale sia lo stato di avanzamento, sia complessivo sia dei singoli lotti;

2. se confermano che vi sono, ad oggi, operazioni di scavi archeologici in corso e se questi sono supervisionati dalla Sopraintendenza nella persona di un responsabile con competenze in ambito archeologico

3. se eventuali scavi archeologici eventualmente in corso siano eseguite e coadiuvate da una ditta esterna e quali sono i componenti del gruppo di lavoro (nominativi, ruolo e qualifiche)

4. quali sono i lavori invece in corso ad opera della ditta affidataria del Progetto ovvero la Clemens di Altamura

5. se il sopralluogo della Soprintendenza annunciato nel comunicato sia stato effettuato e, in caso affermativo, quali siano stati gli esiti e le eventuali prescrizioni o indicazioni impartite; inoltre, se il cantiere sia stato compromesso in qualche modo dai recenti incendi nella zona

6. quali fossero le ragioni specifiche di sicurezza che avevano determinato la temporanea chiusura dell’area e quali interventi siano stati adottati per consentirne nuovamente la fruizione;

7. se l’attuale accessibilità dell’area sia integrale o parziale, quali porzioni risultino eventualmente ancora interdette e per quali motivi;

8. se il percorso attualmente consentito ai visitatori e ai gruppi accompagnati da guide turistiche corrisponda a quello previsto dal progetto e se siano previste ulteriori modifiche alla fruibilità durante le successive fasi del cantiere;

9. quale sia l’importo delle somme già liquidate e quelle ancora da liquidare nell’ambito del finanziamento di 1 milione di euro e se siano intervenute variazioni, economie, rimodulazioni o eventuali maggiori costi rispetto al quadro economico iniziale;

10. se siano state riscontrate criticità, ritardi o problematiche tecniche nell’esecuzione degli interventi e, in caso affermativo, quali iniziative siano state adottate per superarle;

11. se siano previste iniziative di informazione e comunicazione rivolte alla cittadinanza, agli operatori turistici e alle guide, al fine di garantire una corretta conoscenza delle modalità di accesso e fruizione dell’area durante i lavori;

12. infine, se l’Amministrazione intenda riferire in Consiglio comunale o con un comunicato stampa circa le eventuali operazioni di scavo archeologico, in piena stagione turistica, notoriamente ad alta affluenza di visitatori nell’area archeologica del Padre Eterno, e comunque nel rispetto delle normative vigenti.

La sottoscritta si riserva di reperire notizie e documentazione presso la Sopraintendenza per i Beni Archeologici e le autorita' competenti.

Si richiede risposta scritta a mezzo pec istituzionale.

Con osservanza,

 

Consigliera Comunale

Maria Conca

Zona PIP, il Comune revoca i lotti inattivi: scelta politica per rilanciare gli investimenti e lo sviluppo del territorio

Un segnale chiaro contro le aree produttive lasciate inutilizzate e a favore di chi è realmente intenzionato a investire e creare sviluppo. È questa la decisione politica assunta dall'Amministrazione comunale, che ha avviato il percorso per la risoluzione delle convenzioni relative ai lotti della zona P.I.P. rimasti improduttivi a causa del mancato rispetto degli obblighi previsti.

La convenzione per l'assegnazione delle aree produttive, all'articolo 8, stabilisce infatti termini precisi: gli assegnatari sono tenuti a depositare il progetto dell'insediamento presso l'Ufficio Tecnico entro sei mesi dalla stipula della convenzione e ad avviare i lavori entro dodici mesi. Il mancato rispetto di tali scadenze comporta la risoluzione dell'assegnazione.

Le verifiche condotte dagli uffici comunali hanno evidenziato che diversi assegnatari non hanno mai presentato alcun progetto, lasciando di fatto inutilizzati i lotti loro assegnati e impedendo che quelle aree potessero tradursi in nuove opportunità produttive e occupazionali.

Per questo motivo, già nei mesi di novembre 2025 e gennaio 2026, l'Amministrazione comunale aveva inviato specifiche diffide alle ditte interessate, invitandole ad adempiere agli obblighi assunti con la sottoscrizione della convenzione. Un ultimo tentativo per consentire agli assegnatari di regolarizzare la propria posizione prima di adottare provvedimenti più incisivi.

Tuttavia, nonostante gli avvisi e le diffide, diverse imprese sono rimaste inadempienti. Di fronte a questa situazione, la Giunta comunale, con deliberazione del 6 agosto, ha assunto una precisa scelta di indirizzo politico, dando mandato alla Direzione Sviluppo e Governo del Territorio di procedere alla risoluzione delle convenzioni per la cessione delle aree in zona P.I.P.

Il provvedimento consentirà al Comune di recuperare i lotti rimasti bloccati e di attivare nuove procedure ad evidenza pubblica per la loro riassegnazione. L'obiettivo è mettere le aree produttive a disposizione di imprese realmente interessate a investire, realizzare gli insediamenti previsti e contribuire alla crescita economica del territorio.

Con questa decisione l'Amministrazione conferma la volontà di valorizzare il patrimonio pubblico, contrastare ogni forma di immobilismo e garantire che le aree destinate allo sviluppo produttivo assolvano alla funzione per la quale erano state programmate: attrarre investimenti, favorire la nascita di nuove attività e sostenere l'occupazione locale.

Gru in via Giudice Montea, dopo mesi di pressioni si muove qualcosa. Ma restano gli errori e i ritardi

Le tante sollecitazioni e le denunce pubbliche sulla mancata rimozione, nei tempi dovuti, di alcune parti di una gru da tempo “depositate” in via Giudice Montea potrebbero finalmente aver prodotto un primo risultato. Ma, al di là dell’eventuale intervento, resta aperta una questione tutt’altro che secondaria: perché si è arrivati a questo punto?

Ieri mattina abbiamo contattato l’impresa proprietaria della gru per ottenere chiarimenti e conoscere i tempi necessari alla rimozione dei materiali ancora presenti nell’area.

La risposta chiarisce, almeno in parte, la complessità dell’operazione. Prima di procedere sarà infatti necessario puntellare la zona interessata, così da scongiurare il rischio di un cedimento dell’area sovrastante la chiesa rupestre di Santa Maria degli Angeli. Solo successivamente sarà possibile far intervenire un’autogru dotata di un braccio lungo e di adeguata capacità di sollevamento, indispensabile per rimuovere i massi ancora presenti sul posto.

C’è, però, un ulteriore elemento che lascia perplessi: i lavori, ci è stato riferito, non potranno iniziare prima del prossimo 24 agosto, a causa del periodo di ferie in corso.

Se l’intervento rappresenta finalmente un passo nella direzione giusta, non può comunque considerarsi una risposta sufficiente alle preoccupazioni della comunità. A pesare è soprattutto il tempo trascorso e, soprattutto, la sensazione che una questione prevedibile non sia stata affrontata con la necessaria programmazione.

Chi amministra aveva il dovere di pianificare non soltanto come posizionare la gru in quel luogo, ma anche come procedere, successivamente, alla sua rimozione. Una programmazione che avrebbe dovuto coinvolgere preventivamente tecnici e maestranze, valutando tutte le criticità dell’operazione.

Ed è proprio su questo punto che emergono le scelte più discutibili.

Per consentire il posizionamento della gru venne infatti aperto l’arco esistente, un intervento che provocò anche la rottura della condotta dell’acqua risalente addirittura al Seicento. Una scelta evidentemente problematica, tanto che la stessa soluzione non è stata ritenuta percorribile per procedere alla rimozione della gru.

La domanda, allora, sorge spontanea: perché non si è valutato fin dall’inizio come sarebbe stato possibile smontare e rimuovere la gru senza compromettere ulteriormente un luogo di tale valore storico e culturale?

Oggi si è costretti a predisporre opere di puntellamento e a ricorrere a mezzi particolarmente imponenti per risolvere una situazione che avrebbe dovuto essere affrontata e programmata prima.

Non è soltanto una questione di gru. È il simbolo di un modo di intervenire sul territorio senza una visione complessiva, lasciando che problemi e conseguenze si trascinino nel tempo.

Stiamo parlando di un luogo dalla storia gloriosa, di un patrimonio che ha pochi eguali e che dovrebbe essere tutelato con la massima attenzione. Invece, tra interventi discutibili, ritardi e scelte che oggi presentano il loro conto, il rischio è quello di contribuire, passo dopo passo, ad azzerarne il valore e la memoria.

E questo è un lusso che una comunità non può permettersi.

Rigenerazione della “Via dei Piloni”: prende forma un intervento strategico per turismo lento e valorizzazione del territorio

Prosegue l’iter amministrativo per la rigenerazione della “Via dei Piloni”, un’opera destinata a rafforzare l’offerta turistica e la fruibilità del patrimonio naturalistico di Gravina in Puglia, attraverso la realizzazione di nuove infrastrutture dedicate all’accoglienza dei visitatori e dei camminatori.

L’intervento nasce dalla partecipazione del Comune di Gravina in Puglia al bando pubblico regionale finalizzato alla realizzazione di aree attrezzate per il ristoro e la sosta, mini aree di sosta per caravan e parking hub, da collocare nei comuni attraversati da percorsi naturalistici e paesaggistici o lungo gli itinerari dei cammini. Una misura pensata per sostenere il crescente fenomeno del turismo lento, favorendo servizi e infrastrutture in grado di rendere più attrattivi i territori interessati.

Il progetto predisposto dall’Amministrazione comunale prevede un investimento complessivo di 250 mila euro, con il Comune che si è impegnato a cofinanziare l’opera per il 50% dell’importo, a conferma della volontà di investire concretamente nella valorizzazione di uno dei percorsi più significativi del territorio.

Un impegno che ha trovato riscontro nell’ottobre 2025, quando ASSET Puglia ha approvato la graduatoria definitiva del bando, inserendo tra gli interventi finanziati anche la proposta presentata dal Comune di Gravina in Puglia. Un risultato che rappresenta un importante riconoscimento della qualità progettuale dell’iniziativa e della sua rilevanza nell’ambito delle politiche regionali dedicate alla mobilità sostenibile, ai cammini e alla valorizzazione del paesaggio.

L’opera assume un valore strategico non soltanto sotto il profilo infrastrutturale, ma anche per le ricadute che potrà generare sul piano economico e turistico. La rigenerazione della “Via dei Piloni” contribuirà infatti a migliorare l’accessibilità e la fruizione dell’area, offrendo servizi adeguati a escursionisti, pellegrini, cicloturisti e visitatori, in un contesto sempre più orientato alla promozione di un turismo esperienziale e sostenibile. Si tratta di un tassello significativo nel percorso di valorizzazione delle risorse ambientali e culturali della città, capace di rafforzarne l’attrattività e di intercettare nuovi flussi turistici.

Per accelerare l’avvio dell’intervento, il Comune ha già compiuto un ulteriore passo operativo. Con determina dirigenziale del 4 agosto, infatti, è stato affidato all’architetto Domenico Larocca l’incarico per la redazione del progetto esecutivo e per la direzione dei lavori, per un importo complessivo di 13.061,30 euro. Un provvedimento che consente di avviare la fase progettuale esecutiva e di procedere con i successivi adempimenti necessari all’apertura del cantiere.

Con questo intervento Gravina in Puglia punta a consolidare il proprio ruolo all’interno della rete dei cammini e degli itinerari naturalistici regionali, investendo in un’infrastruttura che coniuga tutela del paesaggio, qualità dell’accoglienza e sviluppo sostenibile. Un progetto che guarda al futuro del territorio, valorizzando uno dei suoi percorsi identitari e trasformandolo in un elemento di crescita per il turismo e per l’economia locale.