Cultura ed Eventi
Alla ricerca di un NATALE pieno di valori
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25 Dic 2013
- Pubblicato Martedì, 24 Dicembre 2013 20:00
- Scritto da la redazione
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Vivere le emozioni della benedizione di un presepe all’interno di uno studio di medici è un qualcosa di speciale.
In un luogo di sofferenza trovi il Bambino Gesù che è lì per dare sollievo non solo ai malanni fisici ma specialmente alla povertà spirituale; ed ecco che si ha un luogo in cui cerchi non solo la cura materiale ma anche quella per la vita eterna.
Queste le riflessioni fatte questa mattina all’interno dello studio associato DeRobertis-Cazzorla-Latorre-Tota facilitate dai canti natalizi eseguiti dal coro della Cattedrale diretti dal M° Vito Lippolis e alla presenza di numerosi pazienti, dai quali traspariva lo stato d’animo di sofferenza e, quindi, di abbandono nella mani del Signore.
Partendo dai sentimenti di cui sopra, Murgiatime AUGURA a tutti di poter vivere un NATALE all’insegna di valori che puntano al sentire ogni uomo vicino, a prescindere dalla condizione sociale che esso vive.
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RUBRICA RELIGIOSA
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24 Dic 2013
- Pubblicato Lunedì, 23 Dicembre 2013 23:00
- Scritto da la redazione
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Vangelo secondo Luca (2, 1-14)
In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando era governatore della Siria Quirinio. Andavano tutti a farsi registrare, ciascuno nella sua città. Anche Giuseppe, che era della casa e della famiglia di Davide, dalla città di Nazaret e dalla Galilea salì in Giudea alla città di Davide, chiamata Betlemme, per farsi registrare insieme con Maria sua sposa, che era incinta. Ora, mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c'era posto per loro nell'albergo. C'erano in quella regione alcuni pastori che vegliavano di notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò davanti a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande spavento, ma l'angelo disse loro: «Non temete, ecco vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia». E subito apparve con l'angelo una moltitudine dell'esercito celeste che lodava Dio e diceva:
«Gloria a Dio nel più alto dei cieli
e pace in terra agli uomini che egli ama».
Appena gli angeli si furono allontanati per tornare al cielo, i pastori dicevano fra loro: «Andiamo fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere». Andarono dunque senz'indugio e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, che giaceva nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. Tutti quelli che udirono, si stupirono delle cose che i pastori dicevano. Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore. I pastori poi se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com'era stato detto loro.
Commento:
Natale è Gesù Cristo. Il cristianesimo è Gesù Cristo. La nostra vita è realizzata e salvata in Gesù Cristo.
Fino a che punto c'è in noi questa consapevolezza?
Il fatto che è accaduto duemila anni fa, la nascita di Gesù Cristo, non commuove perché ci pone di fronte un bimbo che non trova accoglienza in nessuna struttura alberghiera, né perché patisce il freddo e il gelo (non si sa se era freddo), né perché è povero e i suoi non hanno potuto accoglierlo meglio.
Commuove piuttosto perché quel bambino è il Figlio di Dio e figlio di Maria per opera dello Spirito Santo. Commuove perché in Lui abita la pienezza della divinità, essendo "immagine del Dio invisibile, generato prima di ogni creatura... per mezzo di Lui tutte le cose sono state create e tutte in Lui sussistono...". Commuove perché "in Cristo abita corporalmente tutta la pienezza della divinità e voi avete parte alla sua pienezza, con Lui Dio ha dato vita anche a voi che eravate come morti...
Tutto questo anche se Gesù Cristo appare a tutti come un semplice uomo.
Il nostro Natale riesce a cogliere la profondità del mistero, la grandezza di questo fatto enorme: Dio che vive con noi e per noi? Oppure restiamo nella superficialità del natale folkloristico e consumistico?
In questo consiste la salvezza: l'uomo vive nella fragilità, nei suoi limiti, destinato alla morte e alla fine di tutte le sue cose. Ora non è più così: la nostra umanità è abitata da Dio, vive di una vita divina e non conosce limiti e non finisce mai, perché va oltre le realtà terrene.
Entrando nell'umanità Dio ha divinizzato tutto ciò che di più umano possediamo. Dio ha sposato l'uomo per sempre. Non ci separiamo più da Lui né Lui da noi. Questo significa "siamo salvi". Questo significa "siamo figli di Dio".
Papa Francesco, nell'Esortazione apostolica "La gioia del vangelo", ci dice: "La gioia del Vangelo riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù. Coloro che si lasciano salvare da Lui sono liberati dal peccato, dalla tristezza, dal vuoto interiore, dall'isolamento. Con Gesù Cristo sempre nasce e rinasce la gioia... Invito ogni cristiano, in qualsiasi luogo e situazione si trovi, a rinnovare oggi stesso il suo incontro personale con Gesù Cristo o, almeno, a prendere la decisione di lasciarsi incontrare da Lui, di cercarlo ogni giorno senza sosta".
Al di là dei racconti e del clima natalizio, al di là dell'esteriorità di una celebrazione ridiventata pagana, riusciamo a cogliere il significato profondo del Natale, come ce lo presentano i Vangeli Vangelo e S. Paolo nelle sue Lettere?
Anticamente i cristiani hanno "battezzato" la festa del "sole nascente" (25 dicembre), facendola diventare la festa del Natale del Signore: oggi non rischiamo di paganizzare la festa del Natale, rendendola una pura esteriorità commerciale e folkloristica? Perché?
Come possiamo vivere da cristiani il Natale davanti a Dio nella nostra coscienza e assieme ai nostri, riscoprendo il mistero dell'Incarnazione del Figlio di Dio, punto essenziale della fede che professiamo?
Il Natale è un'occasione per "consumare" o per "donare"? In che modo possiamo attuare questo capovolgimento?
L'imminente Consiglio comunale, ovvero il cinepanettone di Natale
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22 Dic 2013
- Pubblicato Sabato, 21 Dicembre 2013 22:00
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Lunedì prossimo, antivigilia del santo Natale, i consiglieri comunali di Gravina sono stati convocati per una riunione del Consiglio comunale. Caso contrario, se la prima seduta andrà deserta, si incontreranno il giorno dopo santo Stefano. Comunque sia, dato il periodo delle lunghe festività, fino all’Epifania, forse, andrà in onda il cinepanettone di sapore localistico, a differenza di quelli nazionali, visibili, godibili e gustabili nelle sale cinematografiche. Tra i punti in discussione figura l’eterno rinnovo del Consiglio d’Amministrazione della Fondazione Ettore Pomarici Santomasi. La vera ed autentica telenovela, di cui si conosce la trama ma non la fine. Non sappiamo se lieta o triste. Se, cioè l’argomento sarà nuovamente rinviato, o, finalmente, si giungerà alla conclusione dopo i tanti veti, i tira e molla, le discussioni fiume. Speriamo che per Natale nasca il bambinello anche in seno all’organismo culturale della nostra città. Chi sarà a partorirlo; chi i genitori, al momento non ci è dato saperlo, visto che molti si stanno azzuffando; si stanno scontrando all’interno della maggioranza, che deve esprimere due membri, e all’interno dell’opposizione. Tra le une e le altre forze politiche, non ci sembra, stando ai venti di nomi che circolano, che spicchino figure di alto profilo culturale, perché anche la cultura deve essere alla mercè della politica più squallida. La cultura, che dovrebbe essere, almeno, secondo noi, poveri illusi, qualcosa di alto, nobile, si riduce ad essere merce di scambio tra verifiche politiche, prepotenze e pretese di nomi che, forse, la cultura di questa città non l’hanno mai conosciuta, non la conoscono, non l’hanno mai masticata e meno che meno la masticano. Intanto, però, secondo lo Statuto vigente da cambiare totalmente e radicalmente, la politica la fa da padrona. E fino a quando lo zampino della politica ingerirà nei fatti della cultura, questa città, sarà sempre degenerata e degenerante; utile bordello per far salire sui podi più qualificati anche le pietre sconosciute, i rami più secchi e le foglie, non inzuppate di clorofilla, ma di buona e lauta ignoranza. Non è che, fin’ora, con altre persone, da quello stesso organismo di interesse storico, la città ha fatto un salto di qualità in termini culturali, di progresso e di avanzamento sullo stato delle conoscenze, degli apprendimenti e delle scoperte. E’ una città che tarda a riscattarsi, perché continua a considerare la cultura un affare di secondo piano. Un occasione, solo per qualcuno, che, forse, spera di incassare qualche piccolo tornaconto personale o professionale, come è già avvenuto nel più lontano e nel più recente passato, attraverso il tentativo maldestro di dire di no alla ristrutturazione di una proprietà immobiliare dell’Ente, a spese del Parco dell’Alta Murgia, per istituire la propria sede, solo perché certi conti o tornaconti non quadravano, non tornavano, secondo certi calcoli. In questo modo è stata gestita la cultura nella città di Cerere e Bacco; nella città dell’Acqua e della Pietra; nella città capitale della Peucetia. Con questi antefatti, con queste premesse, con questi presupposti si vuole candidare la città a Patrimonio dell’Unesco. Forse, è più facile e meglio candidare coloro che non ne sanno nulla di questa città; coloro che l’hanno affossata e continuano a nasconderla sotto il peso delle proprie vergogne, incapacità, incoscienze ed ingovernabilità. E’ meglio candidare l’ignoranza. E’ più originale, visto che in questa città impazza e tiene banco da sempre, per tutte le stagioni. La cultura, da noi, è una parentesi obbligata, ma non sentita, in cui è reato far brillare le competenze; in cui, invece, devono continuare ad emergere le mediocrità che la politica è in grado di offrire sulla bilancia e non nel piatto della saggezza o delle specifiche e squisite capacità e qualità. La cultura, a Gravina è un cavallo di Troia, i nemici li nasconde al proprio interno. A Gravina, la cultura, da sempre, è stato il cavallo trainante per ogni campagna elettorale e basta. Null’altro. Per cui, continuassero, tutti, a pensare solo alle proprie campagne elettorali, visti i legittimi e reiterati disegni e interessi di proiettarsi fuori dal contesto nel quale vivono, operano, amministrano e rappresentano, con tanto di codazzo e credenziali confidenziali intimistico-personalistiche, quando gli riesce, una città che non gli appartiene e non gli apparterrà mai, perché quando costoro sono avulsi dalla cultura, non rappresentano nessuno, nemmeno se stessi.
Giuseppe Massari
Artisticamente in quattro
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23 Dic 2013
- Pubblicato Domenica, 22 Dicembre 2013 23:00
- Scritto da vincenzo varvara
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A distanza di circa venti giorni dall’inaugurazione della mostra “artisticamente in quattro” abbiamo voluto intervistare gli artisti per sapere le loro sensazioni per questa esperienza, per certi aspetti unica, e la risposta dei visitatori.
Approfittiamo per rivolgere un augurio perché possano “crescere” artisticamente anche grazie a quanto questa manifestazione potrà dar loro.
RUBRICA RELIGIOSA
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21 Dic 2013
- Pubblicato Venerdì, 20 Dicembre 2013 23:00
- Scritto da la redazione
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Dal Vangelo secondo Matteo (Mt. 1, 18-24)
Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto.
Però, mentre stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti ilbambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».
Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele», che significa “Dio con noi”.
Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa.
Commento:
Accoglie il Natale chi tiene sveglia dentro di sé la speranza di essere preso dal Signore.
Profeti come Giovanni ci invitano a prepararci ad accogliere un Dio che incendia.
Come Maria, la nostra vita può diventare la porta d’ingresso di Dio nel mondo.
No, non siamo qui a far finta che poi Gesù nasce. È nato il Signore, è morto ed è risorto.
Lo proclamiamo Signore e Dio della Storia. Anche se, come Giovanni il Profeta, possiamo essere attraversati dal dubbio più devastante: sei davvero tu o dobbiamo aspettarne un altro?
Ecco la sfida dell’avvento, di questo avvento: fare spazio in noi affinché la luce di Dio possa risplendere.
Come è successo al più sfortunato dei santi, Giuseppe.
Lo so, sono irriverente. Portate pazienza. Ma, alla fine della storia, Giuseppe è un poveraccio cui Dio ha soffiato la ragazza. E ci viene proposto, nell’ultima domenica di avvento, come modello.
Molti di voi mi hanno scritto, in settimana, identificandosi col profeta dubbioso: se il più grande uomo mai nato ha avuto dei dubbi, può succedere anche a me di averne.
Oggi la liturgia osa di più: il patrono della Chiesa, il padre di Gesù, lo sposo di Maria è stato un uomo che ha dovuto cambiare radicalmente la sua vita, uno che si è trovato nei guai fino al collo.
E non ne è mai più uscito.
Non è detto che l’incontro con Dio ti spiani la vita a suon di angioletti danzanti.
Chiedetelo a Giuseppe.
Matteo ci racconta stringatamente della nascita di Gesù, ma dal punto di vista di Giuseppe. È essenziale, perché si rivolge a degli ebrei, parlare del maschio di casa. Dalla discendenza di Davide doveva provenire il Messia, e Giuseppe proviene da quella discendenza. Solo che rispetto ai maschi che ascoltavano, ha avuto un percorso decisamente particolare.
Maria e Giuseppe sono fidanzati, hanno un regolare contratto di matrimonio stipulato dai rispettivi genitori. Maria è giovanissima, Giuseppe non lo sappiamo.
Se vi piace restare fedeli al Vangelo, non sappiamo molto di lui. Presumiamo che fosse un bravo e onesto ragazzo del paese, nulla di più.
Ma potete anche osare, facendo vostra una antica tradizione che vuole Giuseppe un vedovo che decide di prendere con sé Maria. Stretto, ma ci sta.
Quello che Matteo vuole dirci, però, è decisamente più semplice: l’unico a sapere che quel bambino non era suo è proprio Giuseppe.
Osiamo immaginare la sua notte insonne di maschio ferito?
La disperazione, la rabbia, il desiderio di vendetta?
Vendetta a portata di mano, e benedetta dalle leggi che gli uomini attribuiscono a Dio, spesso: lapidazione. Una donna adultera va lapidata, non ci sono storie.
Giuseppe, per essere devoto e ligio alla Legge di Dio deve far uccidere la sua futura sposa.
Alcuni studiosi sostengono che tale pratica non era più in voga in quel tempo, ma l’onta e il disonore sì.
E Giuseppe, per essere devoto e ligio alla Legge vera di Dio che porta nel cuore, decide di mentire.
Dirà al rabbino di non volere più sposare Maria, che si è stancato di lei.
Maria tornerà mestamente alla casa dei suoi, nessuno la vorrà più come sposa, ma, almeno, avrà salva la vita e l’onore.
È giusto, Giuseppe, perché non giudica secondo le apparenze, perché non brandisce la Legge di Dio come una clava. È giusto, perché lascia prevalere la misericordia e l’amore alla vendetta, al suo orgoglio ferito.
È giusto, Giuseppe.
La decisione è presa. Ora arriva un po’ di sonno, mentre l’ultima stella della sera scompare. Il sonno è agitato, confuso. E Giuseppe sogna. Sogna di angeli rassicuranti, di spiegazioni misteriose, di un figlio che è di Dio ma che avrà il nome del falegname.
A Maria Dio chiede un corpo, a Giuseppe di portare la croce di allevare un figlio non suo.
Come i tanti padri che tirano la carretta ogni giorno, senza far pesare in famiglia la situazione finanziaria traballante, ingoiando rospi, lasciando da parte loro stessi.
A Giuseppe è chiesto di prendere la dura realtà come proprio sogno.
Ora capisce il sogno, perché ha scelto di non seguire l’odio che portava nel cuore.
È libero, Giuseppe.Giusto e sognatore.
Come gli uomini e le donne che, in mezzo all’oceano di nulla che sta sommergendo la nostra civiltà occidentale, osano ancora sognare e sperare.
Aveva certamente dei progetti, il buon Giuseppe: un laboratorio più grande, una casa spaziosa, dei figli cui insegnare l’uso della pialla e dello scalpello. Non aveva grandi pretese, questo figlio di Israele, un piccolo sogno da vivere con una piccola sposa. Ma Dio ha bisogno della sua mitezza e della sua forza, sarà padre di un figlio non suo, amerà una donna silenziosamente, come chi prende in casa l’Assoluto di Dio.
Giuseppe accetta, si mette da parte, rinuncia al suo sogno per realizzare il sogno di Dio e dell’umanità.
Giuseppe è il patrono silenzioso di chi aveva dei progetti ed ha accettato che la vita glieli sconvolgesse.
Dio ha bisogno di uomini così. Di credenti così.
Pochi giorni al Natale, Giuseppe, dal silenzio in cui è rimasto, custode e tutore della santa famiglia, veglia su di noi e ci chiede di imitare la sua grandezza.
Inaugurato il bar "Tos"
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23 Dic 2013
- Pubblicato Domenica, 22 Dicembre 2013 22:00
- Scritto da la redazione
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Sperare, di questi tempi, in aperture di attività commerciali è un’alchimia, un azzardo.
Eppure la testardaggine di Nino Toscano, il non volersi sentire “finito”, un peso per la famiglia dopo aver subito varie disavventure, ha fatto si che si impegnasse per cercare un’altra chance.
Così ieri sera si è inaugurato il bar gelateria pasticceria TOS, ubicato tra corso A. Moro e Via Giovanni XXIII, un locale elegante e raffinato.
La sua professionalità ridurrà di molto le difficoltà che ogni avvio di attività comporta, la stessa cosa successe negli anni ottanta quando risollevò le sorti del bar che prese il nome di “Prestige”, situato sempre su corso A. Moro; strada evidentemente fortunata per Nino.
L’augurio è d’obbligo per quelle persone che con caparbietà combattono la difficile realtà e questa Redazione è ben lieta di associarsi alle persone che la pensano allo stesso modo. A U G U R I.
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Atmosfera di vero Natale presso la biblioteca Finia
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21 Dic 2013
- Pubblicato Venerdì, 20 Dicembre 2013 22:00
- Scritto da vincenzo varvara
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Il 2° appuntamento degli incontri presso la biblioteca Finia ha trattato il “Natale nella tradizione e nella poesia dialettale gravinese” attraverso la presentazione e la lettura di testi poetici.
La passione dell’avv. Ninì Langiulli nella presentazione dei testi ha emozionato il pubblico presente ed ha trascinato nello stato d’animo le lettrici Maddalena e Raffaella Langiulli.
Si è evocato il Natale dei tempi difficili, del dopo guerra che ci ha riportato anche alla difficile situazione che si sta vivendo.
Il gruppo di musicisti formato da Brunella Cucumazzo, Achille Granieri e Sandro Varvara, che ha eseguito di brani della tradizione popolare con altrettanta passione,ha indotto i presenti a richiedere il bis.
Ma le notizie più eclatanti sono state annunciate da don Giacomo Lorusso allorquando ha comunicato che: un testo facente parte della ricca collezione della biblioteca sarà pubblicato ed essere disponibile nelle biblioteche straniere più importanti e che si sta facendo strada l’istituzione dell’Accademia per insegnare a leggere e scrivere il dialetto.
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