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Cultura ed Eventi

Prevenzione e territorio: BPPB, Komen Puglia e Andriani insieme per promuovere salute e diagnosi precoce

Grande partecipazione alla “Tavola di Prevenzione”, iniziativa promossa dalla Banca Popolare di Puglia e Basilicata con il Comitato Regionale Komen Puglia e ospitata presso Andriani Società Benefit, dedicata ai temi della salute, della diagnosi precoce e della cultura della prevenzione.

L’evento ha rappresentato un importante momento di confronto e sensibilizzazione sui temi della prevenzione e della tutela della salute, con l’obiettivo di diffondere maggiore consapevolezza attraverso il dialogo tra specialisti, imprese e territorio.

Ad aprire i lavori Rossella Dituri, Responsabile Comunicazione della Banca Popolare di Puglia e Basilicata, e Michele Andriani, Presidente e CEO di Andriani Società Benefit. La moderazione è stata affidata a Linda Catucci, Presidente del Comitato Regionale Komen Puglia.

Nel corso del pomeriggio sono intervenute la Prof.ssa Nicoletta Resta, genetista, la Dott.ssa Antonella Popolizio, ginecologa, e la Dott.ssa Annacarla Cozzolongo, reumatologa, offrendo approfondimenti sui temi della prevenzione e dell’importanza di adottare corretti stili di vita.

«Promuovere la prevenzione significa creare consapevolezza e attenzione concreta verso il benessere delle persone e delle comunità» – ha dichiarato Rossella Dituri. «Come Banca crediamo sia fondamentale fare rete e creare connessioni con le aziende del territorio per veicolare iniziative di valore sociale. Collaborazioni come quella con Andriani rappresentano un esempio concreto di come il dialogo tra imprese possa contribuire a diffondere una cultura della prevenzione sempre più vicina alle persone».

«La salute è un valore che riguarda tutti e fare rete tra imprese, professionisti e territorio è fondamentale per diffondere una cultura della prevenzione sempre più condivisa» – ha dichiarato Michele Andriani.

«Parlare di prevenzione in modo chiaro e accessibile è il primo passo per aiutare le persone a prendersi cura della propria salute. Occasioni di confronto come questa sono essenziali per generare consapevolezza» – ha dichiarato Linda Catucci.

L’iniziativa si inserisce nell’impegno condiviso per promuovere la cultura della prevenzione e il benessere delle comunità.

Gravina all’Ex Mattatoio un incontro su cura, prossimità e rigenerazione urbana

Ci sono città che cambiano soltanto nell’aspetto, e città che invece crescono davvero, perché riescono a creare occasioni di incontro, dialogo e partecipazione. È da questa idea che nasce l’appuntamento in programma sabato 30 maggio alle ore 18:00 presso l’Ex Mattatoio: un momento aperto alla cittadinanza dedicato ai temi della cura, della prossimità e della rigenerazione urbana.

L’iniziativa vuole essere uno spazio di confronto autentico, capace di mettere al centro le persone, i bisogni quotidiani e il futuro condiviso della comunità. In un tempo in cui le città sono chiamate a ripensare i propri spazi e le proprie relazioni, parlare di rigenerazione urbana significa andare oltre il recupero fisico dei luoghi: significa immaginare quartieri più vivi, inclusivi e accoglienti, dove nessuno si senta distante o invisibile.

Durante l’incontro si discuterà di come la cura dei luoghi possa trasformarsi in cura delle relazioni, di come la prossimità possa rafforzare il senso di comunità e di come la partecipazione dei cittadini possa diventare una risorsa concreta per costruire una Gravina più attenta, più dinamica e più vicina alle persone.

L’Ex Mattatoio diventerà così un laboratorio di idee e visioni, aperto a chiunque voglia contribuire con esperienze, proposte e riflessioni. Non un semplice dibattito, ma un’occasione per ascoltare, condividere e costruire insieme nuove possibilità per la città.

Perché una comunità cresce davvero quando sceglie di incontrarsi, confrontarsi e immaginare il futuro collettivamente.

“Improvvisamente l’estate scorsa”: quando il teatro diventa ferita viva e respiro collettivo

Certe opere non invecchiano mai. Restano sospese nel tempo, capaci ancora di graffiare le coscienze, provocare disagio, accendere riflessioni. È il caso di “Improvvisamente l’estate scorsa” di Tennessee Williams, testo intenso e controverso che affronta il tema dell’omosessualità attraverso una visione segnata da un cupo stigma di perversità, specchio di un’epoca ma ancora oggi capace di interrogare il pubblico con inquietante forza.

Sabato scorso, sul palco del “VIDA”, la compagnia teatrale “Terra Smossa” ha dato vita a una rappresentazione che è andata ben oltre la semplice messa in scena. È stato un viaggio emotivo, un’esperienza condivisa in cui il confine tra attori e spettatori si è progressivamente dissolto fino a trasformare la platea in parte integrante del dramma.

Perché il teatro autentico accade proprio lì: nel momento in cui un interprete smette di recitare e comincia a vivere il personaggio, lasciandosi attraversare da paure, tormenti, fragilità. E quei brividi, palpabili, arrivano inevitabilmente anche a chi guarda. È una catena invisibile di emozioni, una complicità silenziosa che rende ogni battuta più vera, ogni pausa più pesante, ogni sguardo più tagliente.

La compagnia “Terra Smossa” ha saputo restituire tutta questa intensità con grande sensibilità scenica. Ogni ruolo è stato affrontato con partecipazione profonda, dimostrando quanto il teatro richieda coraggio umano prima ancora che preparazione tecnica. Gli interpreti sono riusciti a immergersi completamente nei personaggi assegnati, dando corpo a tensioni interiori e drammi psicologici con autenticità e trasporto.

Merito anche della regia di Gianni Ricciardelli, capace di orchestrare emozioni senza mai forzarle, conducendo attori e pubblico dentro un vortice emotivo condiviso. La sua regia ha avuto il pregio di trasformare il palco in uno spazio vivo, dove ogni gesto, ogni silenzio, ogni parola diventavano strumenti di coinvolgimento collettivo. E non importava il diverso grado di esperienza teatrale degli interpreti: tutti sono riusciti a sentirsi parte di un unico respiro scenico.

Alla fine dello spettacolo restava addosso quella sensazione rara che solo il teatro vero sa lasciare: l’impressione di aver assistito non a una rappresentazione, ma a qualcosa di profondamente umano.

ZES DELLA CULTURA, IL MODELLO LUCANO PRESENTATO DA DE RUGGERI ALL’ASSESSORA REGIONALE MIGLIETTA

La Cultura non si consuma, si produce.

La candidatura di Gravina in Puglia a Capitale Italiana della Cultura 2028 non è stata solo un traguardo ambizioso, ma l'occasione per ridisegnare il futuro economico e sociale del nostro territorio. Un futuro che passa inevitabilmente dal "richiamare" a casa le nostre migliori energie: l'obiettivo non è solo arginare la fuga dei cervelli, ma invertire la rotta, creando una vera e propria terra di opportunità che sappia attrarre i nostri giovani creativi, farli tornare e motivarli a restare.

Per fare questo, tuttavia, serve un cambio di paradigma radicale: c'è il bisogno assoluto di pianificare il domani attraverso una visione organica e di lungo periodo, smettendo di rincorrere speculazioni puntuali ed estemporanee che frammentano il territorio senza generare reale valore.

La cultura non può essere ridotta a semplice intrattenimento o spettacolo: la cultura è energia pensante. Una vera "città culturale" non si limita a consumare cultura, ma la produce, la scambia e la diffonde.

Su questi presupposti, insieme a Raffaello De Ruggeri, il consigliere delegato Ignazio Lovero ha incontrato l'Assessora alla Cultura della Regione Puglia, Silvia Miglietta.

L’obiettivo è far nascere l'idea di estendere in Puglia un modello industriale già vincente: quello della "ZES della Cultura". Questo modello, che in Lucania ha trovato ispirazione nello straordinario progetto della Fabbrica-Giardino di La Martella a Matera – già approvato dalla Struttura di missione ZES come opera di pubblica utilità e urgenza –, è perfettamente replicabile, seguendo la visione olivettiana che coniuga bellezza architettonica, benessere dei lavoratori e sviluppo. Proprio con l’assessora Miglietta e con la Regione Puglia si sta pensando alla valorizzazione delle terre d'Apulia, un obiettivo tutt'altro che difficile se si considera la moltitudine evocativa del territorio murgiano.

Ma cosa significa concretamente?

“Significa creare nuovi insediamenti produttivi – dichiara Lovero - spazi dedicati a imprese manifatturiere culturali, enogastronomiche, creative e del Made in Italy, capaci di offrire ai giovani professionisti un ecosistema fertile in cui realizzare le proprie idee senza dover abbandonare la propria terra. Significa avere una Regione "Impresa": un'istituzione pubblica che si trasforma da semplice "erogatrice di sussidi" a vero e proprio "ente investitore" e garante di una pianificazione strategica. Da questo stimolante confronto è emersa una certezza: nel Mezzogiorno il tempo non è una variabile indifferente, ma il fattore strategico per sostituire la logica dell'emergenza con quella dello sviluppo, così da generare "buona" occupazione e restituire un futuro e una terra di elezione alle nuove generazioni”.

E a Gravina in Puglia?

​“La nostra città – spiega Lovero - ha l'energia, la visione e la responsabilità politica per diventare il nuovo hub di questo umanesimo industriale. Come terra di opportunità. Come Capitale della Cultura di Puglia”.

PENTECOSTE 2026

Vangelo secondo Giovanni (Gv 20,19-23)

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».

 

Commento:

Non scherziamo, Signore, non ce la possiamo fare. Fammi capire: sei venuto ad annunciare il vero volto di Dio e ti abbiamo creduto. Sei andato fino in fondo, morendo per amore, e sei risorto perché la morte non è mai, in alcun modo, l’ultima parola. sei stato con i tuoi, pavidi conigli fuggiti davanti al dramma, e loro – teneri – erano convinti di avere superato il grande spavento e già vagheggiavano di improbabili regni terreni.

E, sul più bello, sei tornato al Padre. Dicendo: ecco, tocca a voi, fino alla mia venuta alla fine della Storia. Siate testimoni, pagina pubblicitaria del Regno, profezia di un mondo finalmente riconciliato, che parla una lingua condivisa, quella della pace, dell’amore, dell’umanità finalmente riconciliata…

È tempo di accogliere il cambiamento. Almeno quello interiore. Tempo di lasciare spazio ad uno sguardo diverso, alternativo, innovativo. Delle persone, della società, dell’essere Chiesa.

Ma, dico: stai scherzando? Ma li hai visti, i tuoi discepoli? Hai visto noi? Hai visto me? Vero, giusto, assolutamente, non ce la possiamo fare. Serve un aiuto. Divino. Serve lo Spirito.

È tempo di Pentecoste. Finalmente.

HABITAT E DIS-HABITAT, LA MOSTRA DI TARASOV ALL’EX CONVENTO DI SANTA MARIA

ll 29 Maggio alle ore 18 si inaugura c/o l’ex Convento di Santa Maria a Gravina, in Piazza Benedetto XIII, la mostra di arte contemporanea dal titolo Habitat & Dis-Habitat, dell’artista Valeri Tarasov.

La mostra che rimarrà aperta fino al 29/06/2026 è visitabile dal lunedì al venerdì ore 9,00-13,00 e 15,00-19,00; sabato e domenica ore 9,00-13,00 e 15,00-20,30. Ingresso libero.

La traccia che l’artista segue nelle tele del ciclo, Habitat & Dis-Habitat, è quella di riflettere e interrogarsi sul tema dell’abitare, segno costitutivo della natura umana. Sul bisogno ineludibile per l’Uomo e per gli animali, di una casa, di un luogo sicuro, di un rifugio nel quale sentirsi accolto. Un pezzo di mondo riflettente e strutturante la sua stessa identità. Casa che funziona anche da base dalla quale partire per esplorare altri luoghi e spazi aperti, un esterno fonte di scoperte e forse di equilibri precari. Casa che quando manca o ci viene sottratta incrina irrimediabilmente il nostro assetto vitale e ci fa sentire smarriti, di Dis-Habitare il Mondo.

Montessori, la scuola che educa alla libertà: emozione e applausi alla “San G. Bosco”

Si chiuderà al termine di questo anno scolastico il primo ciclo della scuola primaria che ha adottato il metodo Montessori presso il plesso “San G. Bosco”, un’esperienza educativa che nel tempo è riuscita a trasformarsi da scommessa guardata con scetticismo a realtà consolidata e apprezzata da famiglie, docenti e istituzioni.

Ieri gli alunni della classe quinta E, grazie all’impegno delle insegnanti e al team del teatro “Vida”, hanno potuto e voluto rendere omaggio alla figura di Maria Montessori attraverso un recital intenso e coinvolgente, ripercorrendo il pensiero e l’opera della donna che ha rivoluzionato il modo di guardare all’infanzia e all’educazione. Un momento carico di emozione che ha commosso l’intera platea: occhi lucidi tra genitori, insegnanti e presenti in aula, a partire dalla dirigente scolastica Antonia Masserio, visibilmente toccata dalla sensibilità e dalla maturità dimostrate dai piccoli protagonisti della rappresentazione.

L’esperienza montessoriana alla “San G. Bosco” nasce grazie alla determinazione e alla perseveranza dell’insegnante Ceriaca Montrone, che ha creduto fortemente nella validità di un metodo inizialmente accolto con molte riserve. Col tempo, però, i risultati ottenuti sul piano umano e formativo hanno dato forza al progetto, tanto che oggi un intero “corso scolastico” è interessato dal metodo Montessori. Una realtà che, con maggiore attenzione e sostegno sin dall’inizio, avrebbe probabilmente potuto coinvolgere un numero ancora più ampio di classi.

Il percorso di crescita della scuola non si è fermato alla primaria. Dall’anno scolastico 2024/2025 anche la scuola dell’infanzia del plesso “San G. Bosco” può vantare una sezione ad indirizzo Montessori, segno di una visione educativa che punta alla continuità e alla valorizzazione dell’autonomia del bambino sin dai primi anni di vita.

Il metodo Montessori, infatti, non rappresenta soltanto un diverso approccio didattico, ma una vera e propria rivoluzione culturale che coinvolge anche gli ambienti scolastici. Gli spazi devono essere pensati a misura di bambino, con arredi e materiali differenti rispetto alla scuola tradizionale, capaci di favorire indipendenza, movimento e scoperta. Un cambiamento che ha richiesto anche il coinvolgimento dell’amministrazione comunale. Proprio l’assessore Vincenzo Varrese, intervenuto durante l’iniziativa, ha ricordato come inizialmente vi fosse scetticismo anche da parte delle istituzioni, oggi però superato alla luce dei risultati concreti raggiunti.

Dopo la laurea in medicina, Maria Montessori dedicò la propria vita allo studio dei bambini e dei loro processi di apprendimento, arrivando a una convinzione destinata a cambiare la pedagogia moderna: il bambino deve sentirsi libero di apprendere, senza essere imprigionato in schemi rigidi e predefiniti. Un pensiero racchiuso in una delle sue frasi più celebri: “È facile amare i bambini, difficile è capirli”.

Al termine del recital, il professor Raniero Regni, tra i maggiori studiosi e conoscitori del pensiero montessoriano, ha saputo catturare l’attenzione del pubblico approfondendo le molteplici sfaccettature della personalità della grande pedagogista italiana. Una figura straordinaria, moderna ancora oggi, capace di anticipare con le sue intuizioni pedagogiche temi che continuano ad essere centrali nel dibattito educativo contemporaneo.

L’impressione condivisa dai presenti è stata chiara: l’esperienza vissuta in questi anni dimostra quanto il metodo Montessori possa rappresentare non soltanto un’alternativa didattica, ma una concreta opportunità di crescita per i bambini e per le loro famiglie. Una scuola che mette al centro la persona, l’autonomia, il rispetto dei tempi di ciascuno e la gioia della scoperta continua a lasciare un segno profondo, destinato ad accompagnare questi ragazzi ben oltre i banchi di scuola.