Cronaca
Che pena! Che vergogna!
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06 Dic 2013
- Ultima modifica il Mercoledì, 23 Aprile 2014 15:30
- Pubblicato Venerdì, 06 Dicembre 2013 23:00
- Scritto da la redazione
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Mentre dalle fonti ufficiali apprendiamo che il Comune di Gravina spende, spande e scialacqua, per nani, ballerini e ballerine, ventriloqui e conigli, a suon di migliaia di euro, equivalenti a milioni di quattrini, dall’altra, veniamo a conoscenza che lo stesso Ente è inadempiente, per non aver corrisposto il compenso concordato, per la misera cifra di 600 euro circa, nei confronti di due persone: il dott. Giuseppe Fabretti e il sig. Pinuccio Moro, provenienti dall’Istituto Centrale di restauro di Roma e curatori, l’anno scorso, sul finire del mese di novembre, di un importante, necessario e utile lavoro di diagnostica, durato cinque giorni, sugli affreschi di san Vito Vecchio, ubicati, attualmente, presso la Fondazione. Il lavoro fu concordato, tramite il sottoscritto, il quale, a sue spese, contattò, senza grosse speranze, il sig. Moro, fortunatamente, ancora in vita, nonostante i suoi 84 anni, portati bene, quale componente dell’equipe che, nel bel mezzo degli anni 50, curò, insieme a Cesare Brandi, all’epoca direttore dell’Istituto di restauro di Roma, lo stacco degli affreschi dal sito originario di san Vito Vecchio. Moro, felicissimo di tornare a Gravina, dove per un certo periodo era cresciuto e vissuto, e con la quale aveva conservato legami di affetti e ricordi, si disse disponibile ad effettuare la missione, nonostante il suo stato di pensionato, ma coadiuvato dall’attuale funzionario, il dott. Fabretti. Spesa totale e complessiva, comprensiva di vitto, alloggio, spese di viaggio, per la modica e insignificante, ma motivata da quelle ragioni di affetto a cui si faceva cenno innanzi cifra di 600 euro. Nel mese di dicembre dell’anno scorso, trovandomi a Roma e incontrando i due tecnici, pervennero personalmente al sottoscritto le pezze giustificative delle spese, che io passai all’assessore di competenza. Come se ciò non bastasse, forse, perché la documentazione prodotta andò persa, il dott. Fabretti, contattato da un collaboratore dell’ assessorato, nella persona del sig. Angelo De Leonardis, perché, nel frattempo, era stato delegato a risolvere questo contenzioso, rimandò la documentazione sul conto spese, ricevendo assicurazioni che il tutto sarebbe stato saldato attraverso una partita di giro tra la Fondazione Santomasi e il Comune. Bene, ad un anno di distanza, ieri, arriva al mio indirizzo di posta elettronica, e per conoscenza, a quello dell’assessorato e di De Leonardis, la seguente lettera, firmata dal dott. Fabretti: Caro Pino, sono deluso e tristemente incazzato. Dopo tanto impegno, dedizione e proprio tempo speso, non riesco a riprendere neppure quanto anticipato per le spese di missione. Tutto tace. La comunicazione si è dissolta. Non mi sembra un modo di fare dignitoso. Cordialmente Giuseppe Fabretti. C’è solo da aggiungere: Vergogna! Che pena!. Altro che non è un modo di fare dignitoso. E’ un modo di fare abominevole, disgustoso, da conati di vomito. E’ un modo per essere, giustamente additati, o quanto basta per essere definite persone poco serie, inaffidabili. Gli attuali amministratori sembrano come quei pezzenti che, non potendosi permettere il pane, il necessario per il quotidiano, pasteggiano con lo champagne o mettono i fiori sulla tavola. Nonostante ciò, costoro, hanno il coraggio di promuovere il turismo, elargendo lauti contributi ai soliti amici, prebende ai chierici spretati, a bigotti prezzolati? Il turismo delle loro rovine. Il turismo dei loro fallimenti. Che miserabili! Che pezzenti!
Giuseppe Massari





