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Politica

Gru in via Giudice Montea, dopo mesi di pressioni si muove qualcosa. Ma restano gli errori e i ritardi

Le tante sollecitazioni e le denunce pubbliche sulla mancata rimozione, nei tempi dovuti, di alcune parti di una gru da tempo “depositate” in via Giudice Montea potrebbero finalmente aver prodotto un primo risultato. Ma, al di là dell’eventuale intervento, resta aperta una questione tutt’altro che secondaria: perché si è arrivati a questo punto?

Ieri mattina abbiamo contattato l’impresa proprietaria della gru per ottenere chiarimenti e conoscere i tempi necessari alla rimozione dei materiali ancora presenti nell’area.

La risposta chiarisce, almeno in parte, la complessità dell’operazione. Prima di procedere sarà infatti necessario puntellare la zona interessata, così da scongiurare il rischio di un cedimento dell’area sovrastante la chiesa rupestre di Santa Maria degli Angeli. Solo successivamente sarà possibile far intervenire un’autogru dotata di un braccio lungo e di adeguata capacità di sollevamento, indispensabile per rimuovere i massi ancora presenti sul posto.

C’è, però, un ulteriore elemento che lascia perplessi: i lavori, ci è stato riferito, non potranno iniziare prima del prossimo 24 agosto, a causa del periodo di ferie in corso.

Se l’intervento rappresenta finalmente un passo nella direzione giusta, non può comunque considerarsi una risposta sufficiente alle preoccupazioni della comunità. A pesare è soprattutto il tempo trascorso e, soprattutto, la sensazione che una questione prevedibile non sia stata affrontata con la necessaria programmazione.

Chi amministra aveva il dovere di pianificare non soltanto come posizionare la gru in quel luogo, ma anche come procedere, successivamente, alla sua rimozione. Una programmazione che avrebbe dovuto coinvolgere preventivamente tecnici e maestranze, valutando tutte le criticità dell’operazione.

Ed è proprio su questo punto che emergono le scelte più discutibili.

Per consentire il posizionamento della gru venne infatti aperto l’arco esistente, un intervento che provocò anche la rottura della condotta dell’acqua risalente addirittura al Seicento. Una scelta evidentemente problematica, tanto che la stessa soluzione non è stata ritenuta percorribile per procedere alla rimozione della gru.

La domanda, allora, sorge spontanea: perché non si è valutato fin dall’inizio come sarebbe stato possibile smontare e rimuovere la gru senza compromettere ulteriormente un luogo di tale valore storico e culturale?

Oggi si è costretti a predisporre opere di puntellamento e a ricorrere a mezzi particolarmente imponenti per risolvere una situazione che avrebbe dovuto essere affrontata e programmata prima.

Non è soltanto una questione di gru. È il simbolo di un modo di intervenire sul territorio senza una visione complessiva, lasciando che problemi e conseguenze si trascinino nel tempo.

Stiamo parlando di un luogo dalla storia gloriosa, di un patrimonio che ha pochi eguali e che dovrebbe essere tutelato con la massima attenzione. Invece, tra interventi discutibili, ritardi e scelte che oggi presentano il loro conto, il rischio è quello di contribuire, passo dopo passo, ad azzerarne il valore e la memoria.

E questo è un lusso che una comunità non può permettersi.