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Social freezing, in arrivo i bandi per le donne pugliesi: dalla Regione 600mila euro
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11 Ago 2026
- Ultima modifica il Martedì, 11 Agosto 2026 05:08
- Pubblicato Martedì, 11 Agosto 2026 05:08
- Scritto da LA REDAZIONE
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Saranno pubblicati nei prossimi giorni sul portale PugliaSalute e sui siti istituzionali delle Aziende sanitarie regionali i bandi rivolti alle donne pugliesi per accedere al contributo economico destinato al social freezing.
Si tratta della tecnica che consente di crioconservare gli ovociti quando la loro qualità è ancora ottimale, con l’obiettivo di posticipare la maternità e preservare la possibilità di una gravidanza futura. La procedura può offrire una maggiore probabilità di successo nel caso in cui, con il passare degli anni, si manifestino difficoltà di concepimento legate alla fisiologica riduzione della fertilità femminile.
La misura introdotta dalla Regione Puglia punta a tutelare il diritto alla genitorialità e, al tempo stesso, a contrastare il calo demografico attraverso un sostegno concreto alle donne che intendono preservare la propria fertilità in un’età considerata utile per un futuro progetto di maternità.
Per le annualità 2026-2027, la Regione Puglia ha stanziato complessivamente 600mila euro, con le risorse ripartite tra le sei province pugliesi sulla base del censimento della popolazione femminile di età compresa tra i 27 e i 37 anni.
L’intervento mira così a rendere più accessibile la crioconservazione degli ovociti per motivi sociali, offrendo alle donne pugliesi uno strumento aggiuntivo per preservare la fertilità e ampliare le possibilità di realizzare, in futuro, il proprio progetto di genitorialità.
Le domande potranno essere presentate a partire dal 13 agosto 2026, data di pubblicazione dell’avviso sul BURP, e fino alle ore 24 del trentesimo giorno successivo.
Oltre al requisito dell’età, per accedere al contributo di 3.000 euro massimo, è necessario che le donne debbano:
· risiedere in Puglia da almeno 12 mesi,
· avere un ISEE ordinario non superiore a 30.000 euro,
· si rivolgano a centri di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) pubblici o privati accreditati, inseriti nel registro nazionale autorizzato dal Ministero della Salute.






