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Cronaca

DISABILI ESCLUSI E COSTRETTI A ESSERE SOLLEVATI A MANO: UNA VERGOGNA CHE OFFENDE LA DIGNITÀ UMANA

È triste dover tornare, ancora una volta, a denunciare episodi che offendono la dignità delle persone e che riportano indietro le lancette dell'inclusione e del rispetto dei diritti.

È accaduto martedì sera scorso, in occasione del concerto organizzato per i festeggiamenti del Santissimo Crocifisso. Negli anni precedenti, alle persone con disabilità in carrozzina veniva riservata un'area dedicata davanti al palco, oltre le transenne, per consentire loro di assistere allo spettacolo in condizioni di pari dignità rispetto agli altri spettatori.

Questa volta, invece, gli organizzatori hanno scelto di relegare le persone con disabilità nel piazzale dell'edificio scolastico “San Giovanni Bosco”, in una posizione separata dal resto del pubblico e sensibilmente decentrata rispetto al palco. Una scelta già discutibile sotto il profilo dell'inclusione, ma che si è rivelata ancora più grave quando si è constatato che l'area individuata non era neppure accessibile.

Per raggiungerla, infatti, era necessario superare due gradini. Nessuna pedana, nessuno scivolo, nessuna soluzione che consentisse l'accesso autonomo alle carrozzine. Una barriera architettonica tanto evidente quanto inaccettabile.

La conseguenza è stata umiliante: ragazzi e carrozzine hanno dovuto essere sollevati di peso da altre persone per poter accedere allo spazio loro destinato. Una scena che non dovrebbe mai verificarsi in una manifestazione pubblica nel 2026 e che testimonia una sconcertante mancanza di attenzione verso chi vive quotidianamente difficoltà di deambulazione.

Le segnalazioni giunte alla nostra redazione da parte di alcuni dei diretti interessati suscitano amarezza e indignazione. Mentre istituzioni, associazioni e cittadini si impegnano ogni giorno per costruire una società più inclusiva, c'è ancora chi dimostra di considerare l'accessibilità un dettaglio secondario.

Quelle persone erano presenti per vivere una serata di festa, divertirsi e condividere un momento di comunità come tutti gli altri. Invece si sono ritrovate a dover affrontare ostacoli, disagi e un trattamento mortificante, quasi fossero oggetti da spostare e non cittadini titolari degli stessi diritti.

Di fronte a quanto accaduto, una parola emerge con forza su tutte: vergogna.

Vergogna per un'organizzazione che non ha previsto l'accessibilità di uno spazio destinato proprio alle persone con disabilità. Vergogna per un episodio che non avrebbe dovuto verificarsi. E vergogna perché, ancora oggi, c'è chi è costretto a chiedere ciò che dovrebbe essere garantito per diritto.

Qualcuno abbia almeno il coraggio di riconoscere l'errore e di chiedere pubblicamente scusa.