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Politica

Ottant’anni di Repubblica: quanto ci crediamo ancora?

Domani la Repubblica italiana spegnerà 80 candeline. Ottant’anni che non sono soltanto una ricorrenza istituzionale, ma un tratto fondamentale della nostra storia collettiva. In ciascuna di quelle candeline c’è un pezzo del cammino che ha portato il Paese a diventare ciò che è oggi: il ricordo delle ferite lasciate dalla guerra, la volontà di ricostruire, il coraggio di scegliere una nuova forma di Stato e l’emozione di un voto che, per la prima volta, coinvolse anche le donne, metà della popolazione fino ad allora esclusa dalla più importante delle decisioni democratiche.

Il 2 giugno 1946 gli italiani furono chiamati a decidere il proprio destino, lasciandosi alle spalle la Monarchia e aprendo la strada alla Repubblica. Fu una scelta che guardava avanti, verso un’idea di Paese fondata sulla partecipazione, sui diritti e sulla responsabilità dei cittadini. Da allora sono passate generazioni, sono cambiati governi, economie, abitudini e persino il modo di vivere la politica. Ma quella data continua a rappresentare uno dei momenti più alti della nostra identità nazionale.

Oggi, da una parte all’altra della Penisola, dovrebbero soffiare l’orgoglio dell’appartenenza e la voglia di futuro. Dovrebbero, perché le celebrazioni non possono essere soltanto un esercizio di memoria. Ogni anniversario importante porta con sé una domanda che riguarda il presente più che il passato: quanto crediamo ancora nella Repubblica? Quanto ci riconosciamo nei valori che l’hanno generata? Quanto siamo disposti a difendere e rafforzare le istituzioni democratiche che abbiamo ereditato?

Ottant’anni dopo, la Repubblica non è un monumento da osservare a distanza. È un progetto che continua a vivere nelle scelte quotidiane dei cittadini, nella partecipazione alla vita pubblica, nella fiducia — o nella sfiducia — verso le istituzioni. Per questo la festa del 2 giugno non dovrebbe limitarsi a celebrare ciò che siamo stati, ma interrogarci su ciò che vogliamo diventare.

Mentre la Repubblica soffia sulle sue 80 candeline, la domanda resta aperta e riguarda tutti noi: quanta fiducia riponiamo oggi nella Repubblica italiana e quanto siamo ancora pronti a scommettere sul suo futuro?