Cronaca
Il racconto inciso nella pietra sfregiato dalla stupidità moderna
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26 Mag 2026
- Ultima modifica il Martedì, 26 Maggio 2026 04:04
- Pubblicato Martedì, 26 Maggio 2026 04:04
- Scritto da LA REDAZIONE
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Era il 2006 quando, tra le lame silenziose della Murgia nei pressi di Spinazzola, riemerse quello che gli studiosi definirono “il primo vero racconto dell’uomo sulla Murgia”: incisioni rupestri vecchie di circa cinquemila anni, figure umane, animali, segni di caccia e frecce affidati alla pietra da una civiltà lontanissima.
Un patrimonio straordinario, sopravvissuto ai secoli, alla pioggia battente, al vento, all’erosione del tempo e persino all’abbandono. Ma non all’uomo contemporaneo.
Nei giorni scorsi, infatti, quelle stesse pietre sono state nuovamente violate. Accanto ai segni preistorici è comparso un volgare graffito fallico, inciso senza rispetto su un luogo che custodisce una delle testimonianze più antiche della presenza umana sulla Murgia.
Un gesto miserabile, figlio dell’incuria e di una superficialità che troppo spesso si trasforma in vandalismo. Fa rabbia pensare che incisioni sopravvissute per millenni, attraversando intatte epoche, guerre e trasformazioni del territorio, oggi rischino di essere deturpate dalla stupidità contemporanea.
Quelle rocce raccontavano la vita di uomini vissuti cinquemila anni fa: i loro spostamenti, la caccia, il rapporto con gli animali e con la terra aspra della Murgia. Oggi, invece, sono costrette a raccontare anche altro: l’incapacità dell’uomo moderno di custodire la propria memoria.
Il sito archeologico fu scoperto da Cosimo Forino, che individuò l’area nota come “Il Riparo del Cavone”, consegnando alla comunità scientifica una scoperta di enorme valore storico e culturale. Ed è stato lo stesso Forino, con amarezza, a fare la triste scoperta dello sfregio.
È questa la fotografia più crudele del nostro tempo: pietre che hanno resistito per cinquemila anni vengono ferite non dalla natura, ma dall’ignoranza. Perché spesso il nemico più grande della storia non è il tempo che passa, ma la mano irresponsabile dell’uomo.





