Cronaca
Vertenza Natuzzi, accordo dopo ore di trattativa: cassa integrazione ridotta e nuove garanzie per i lavoratori
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20 Mag 2026
- Ultima modifica il Mercoledì, 20 Maggio 2026 03:51
- Pubblicato Mercoledì, 20 Maggio 2026 03:51
- Scritto da LA REDAZIONE
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Svolta positiva nella vertenza che riguarda il gruppo Natuzzi. Dopo oltre cinque ore di confronto serrato, è stato raggiunto l’accordo tra azienda, istituzioni e organizzazioni sindacali sulla gestione della cassa integrazione straordinaria per le lavoratrici e i lavoratori del colosso del mobile imbottito.
L’intesa è stata siglata al termine di una riunione convocata presso il ministero del Lavoro e il ministero delle Imprese e del Made in Italy, alla presenza delle Regioni Puglia e Basilicata, dei rappresentanti di Confindustria e dei sindacati di categoria FenealUil, Filca Cisl, Fillea Cgil, Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs.
L’accordo apre ufficialmente una nuova fase di confronto sul futuro industriale del gruppo e sulla tutela occupazionale dei dipendenti, in un momento particolarmente delicato per il comparto dell’arredamento e del manifatturiero del Sud Italia.
Secondo quanto reso noto dalla Regione Puglia, l’azienda con sede a Santeramo in Colle potrà fare ricorso alla cassa integrazione guadagni straordinaria per un massimo di 1.755 lavoratori impiegati negli stabilimenti produttivi tra Puglia e Basilicata. Un punto considerato centrale della trattativa riguarda però la riduzione della soglia massima di utilizzo degli ammortizzatori sociali: il limite è stato fissato al 62%, contro l’80% inizialmente richiesto dall’azienda.
Nel pacchetto dell’intesa rientra anche un piano economico da 6 milioni di euro stanziato da Natuzzi per favorire uscite volontarie incentivate. Le misure saranno attive dal 1° gennaio al 30 settembre 2027 e interesseranno i lavoratori che sceglieranno di aderire all’esodo entro la fine del 2026.
Per i sindacati si tratta di un risultato importante, ottenuto al termine di un confronto complesso, che consente di ridurre l’impatto sociale della riorganizzazione industriale e di mantenere aperto il tavolo sul rilancio produttivo dell’azienda. Rimane ora centrale il nodo del piano industriale e delle prospettive occupazionali a lungo termine per i siti produttivi del Mezzogiorno.





