Cronaca
Al peggio non c’è fine: ragazzini devastano i gazebo dei giardinetti, un episodio che mortifica la comunità
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18 Mag 2026
- Ultima modifica il Lunedì, 18 Maggio 2026 04:58
- Pubblicato Lunedì, 18 Maggio 2026 04:58
- Scritto da Vincenzo Varvara
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Ci è giunta una segnalazione che lascia sgomenti e profondamente amareggiati, l’ennesimo episodio di vandalismo gratuito che colpisce un bene pubblico e, con esso, il senso stesso della convivenza civile.
Ieri pomeriggio un gruppetto di ragazzini è salito sulla copertura dei gazebo situati nei giardinetti pubblici in zona PIP e ha iniziato a rompere le mattonelle della struttura per poi scaraventarle a terra, in una scena tanto assurda quanto desolante. Un gesto deliberato, compiuto con superficialità e arroganza, che racconta molto più di un semplice atto vandalico: racconta un disagio educativo e comportamentale che ormai sembra mettere in ginocchio ogni presidio formativo della nostra società.
Solo l’intervento di un cittadino, che ha avuto il coraggio di affrontare i ragazzi minacciando di chiamare le forze dell’ordine, è riuscito a porre fine alla devastazione. I giovani si sono dati alla fuga, non prima però di rivolgere all’uomo insulti e improperi volgari. E va detto con chiarezza: quel cittadino ha agito con senso civico e responsabilità, ma avrebbe potuto trovarsi di fronte a una reazione ben più grave e pericolosa. Oggi, purtroppo, anche richiamare dei minorenni al rispetto delle regole può trasformarsi in un rischio.
Di fronte a episodi del genere sarebbe facile rifugiarsi nelle solite considerazioni: manca la vigilanza, servono più controlli, occorrono telecamere. Certamente strumenti utili, forse persino necessari. Ma il problema vero è più profondo e inquietante. Ancora una volta ci troviamo davanti a comportamenti violenti, privi di qualsiasi logica, mossi soltanto dal gusto di distruggere ciò che appartiene alla collettività. E quando si perde il rispetto per il bene comune, si perde inevitabilmente anche il rispetto per gli altri.
Quello che colpisce e mortifica maggiormente è la giovane età dei protagonisti. Ragazzini che dovrebbero crescere nel rispetto delle regole, del sacrificio altrui e del valore degli spazi condivisi, e che invece scelgono la strada dell’arroganza, della prepotenza e della distruzione gratuita. Una deriva educativa che disarma e interroga profondamente tutte le istituzioni chiamate a formare le nuove generazioni.
È una sconfitta che coinvolge tutti: la scuola, sempre più lasciata sola nel difficile compito educativo; la Chiesa e le altre agenzie sociali che faticano a trasmettere valori; ma soprattutto la famiglia, primo luogo in cui dovrebbero nascere il rispetto, il limite e il senso della responsabilità.
Perché quando dei ragazzi trovano divertimento nello spaccare ciò che è di tutti, il danno non è soltanto materiale. È il segnale di una povertà educativa e morale che dovrebbe preoccupare un’intera comunità.





