Sab05162026

Last updateSab, 16 Mag 2026 5am

Font Size

Profile

Menu Style

Cpanel

 

 

 

 

Back Sei qui: Home Cultura ed Eventi Quando la poesia diventa coscienza: il riconoscimento a Gianni Romaniello al Premio “Ciò che Caino non sa”

Cultura ed Eventi

Quando la poesia diventa coscienza: il riconoscimento a Gianni Romaniello al Premio “Ciò che Caino non sa”

C’è un momento in cui la poesia smette di essere soltanto parola e diventa voce collettiva, memoria, resistenza civile. È in questa dimensione profonda che si colloca il Premio “Ciò che Caino non sa”, prestigiosa iniziativa culturale nata con l’intento di accendere una luce sui drammi della violenza di genere e sugli abusi ai danni dei minori, trasformando l’arte in strumento di consapevolezza e rinascita.

Ideato e promosso per cinque edizioni dall’Associazione Culturale L’Oceano nell’Anima, il premio è oggi portato avanti dall’Accademia che, dal 2025, ne custodisce e rinnova la missione etica e sociale. Attraverso la poesia e le arti visive, la manifestazione costruisce ponti di sensibilità, integrazione e dialogo umano, offrendo alla cultura il compito, mai semplice ma necessario, di interrogare le coscienze.

Già nel titolo vive il cuore simbolico dell’iniziativa. “Ciò che Caino non sa” evoca infatti quella tragica incapacità di comprendere l’altro, quella mancanza di empatia che troppo spesso genera violenza, dominio e sopraffazione. Caino, figura biblica del fratricidio, diventa emblema di una cecità emotiva che il premio tenta di disarmare attraverso la forza mite ma penetrante dell’arte. È un invito a guardare l’essere umano nella sua fragilità, a restituire dignità alle ferite invisibili, a riconoscere nell’ascolto e nella compassione l’unico vero antidoto all’odio.

In occasione della VII edizione, tra le voci che hanno saputo lasciare un segno profondo emerge quella del poeta gravinese Gianni Romaniello, insignito del Premio Presidenza per la poesia inedita “Sopravvivenza ancestrale”. Un riconoscimento che celebra non soltanto il valore letterario dell’opera, ma soprattutto la straordinaria delicatezza con cui il poeta affronta temi laceranti e universali.

La scrittura di Romaniello si distingue infatti per una rara capacità: trasformare il dolore in una carezza di parole, attraversare le ombre senza mai perdere la luce della compassione. Nei suoi versi convivono denuncia e dolcezza, memoria e umanità, in un equilibrio poetico che sfiora il lettore con discrezione ma lascia un’impronta profonda. La sua sensibilità artistica riesce a raccontare le ferite del nostro tempo senza gridare, affidando alla soavità del linguaggio la forza più autentica della verità.

Ed è forse proprio questa la funzione più alta della poesia: non soltanto descrivere il mondo, ma renderlo più umano.