Cultura ed Eventi
QUANDO TU VERRAI SARA’ BEL TEMPO
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06 Mag 2026
- Pubblicato Mercoledì, 06 Maggio 2026 04:45
- Scritto da Vincenzo Varvara
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Un incontro raro, quasi necessario, tra linguaggi che si sfiorano e si riconoscono: da una parte la parola che vibra, dall’altra l’immagine che trattiene il tempo. È da questo dialogo silenzioso che nasce “Quando tu verrai sarà bel tempo”, l’opera di prossima uscita firmata da Mariagrazia Langiulli e Lorenzo Ciaccia, due artisti che hanno scelto di intrecciare poesia e fotografia in un unico respiro creativo.
Li abbiamo incontrati per comprendere cosa si celi dietro questa scelta, cosa abbia dato origine a un progetto che appare, fin da subito, come un gesto intimo offerto al mondo. Il racconto prende forma con naturalezza: è stato Lorenzo a immaginare per primo questo connubio, a intuire che le parole di Mariagrazia potessero trovare una nuova dimensione accanto alle immagini. Una proposta accolta inizialmente con esitazione. La poesia, del resto, è spesso rifugio, diario sommerso, spazio inviolabile dove l’anima si racconta senza filtri. Condividerla significa esporsi, lasciare che altri attraversino quelle stanze interiori.
Eppure, proprio da quella resistenza è nato qualcosa di più profondo. Un “matrimonio”, come lo definiscono loro stessi, costruito con pazienza, ascolto e una fiducia reciproca che ha trasformato il dubbio in visione.
Il volume si presenta così come un percorso, un racconto di crescita e consapevolezza. Le esperienze di vita emergono tra i versi con una dolcezza che non nasconde il dolore, ma lo trasfigura. Le fotografie, lontane dall’essere semplici accompagnamenti, aprono varchi, sorprendono, suggeriscono nuove letture, come finestre spalancate su ciò che le parole evocano.
In un tempo segnato da contrasti e asprezze, “Quando tu verrai sarà bel tempo” si propone come un gesto controcorrente: un invito a sostare nella delicatezza, a immaginare un mondo possibile dove la bellezza non è evasione, ma resistenza. È un libro che si sfoglia lentamente, che chiede attenzione e restituisce silenzi pieni.
Più che una semplice opera, è un’esperienza sensoriale e interiore. Un richiamo a riappropriarsi di uno sguardo capace di cogliere la grazia del creato, anche nelle sue pieghe più fragili. Perché, come suggerisce il titolo, c’è sempre un tempo in cui tornare alla luce — e riconoscerla.





