Cultura ed Eventi
GRAVINA IN PUGLIA (SECC. IX-XIX) - NUOVI APPORTI
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03 Mag 2026
- Pubblicato Domenica, 03 Maggio 2026 05:13
- Scritto da LA REDAZIONE
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La storia di Gravina in Puglia rappresenta uno stimolo per gli studiosi che continuano ad approfondire le ricerche con l’intento di venire a conoscenza dei tanti aspetti ancora ignoti a sé e alla comunità.
Il prof. Fedele Raguso da anni è impegnato a scovare in vari luoghi documenti che danno altre lettura della millenaria storia della nostra città, è in pubblicazione una sua ultima opera "GRAVINA IN PUGLIA (SECC. IX-XIX) - NUOVI APPORTI" della quale la prof.ssa Marisa D’Agostino scrive:
“Gravina ha goduto di un territorio, con insediamenti urbani e tantissimi centri rurali, è stata urbs e civitas, in quanto dotata di mura, atte a cingere uno spazio, ma anche un insieme di uomini, che risiedendo in quello spazio, percepivano la loro unitarietà e differenziazione rispetto a quelli che erano fuori dal perimetro fortificato.
È stata una “Terra fortunata”, perché scelta nel corso dei secoli da uomini in movimento, alla ricerca di luoghi prosperosi, carichi di potenzialità naturali e benefici, in grado di procurare benessere.
Gli Illiri e Miceni furono antesignani di flussi migratori, che determinarono la formazione
dei Peuceti nella parte più alta della collina “Pietramagna” e della valle “Botromagno”, adiacenti all’attuale città.
L’elemento indigeno si fuse con quello migrante, affrontando, nel corso del tempo, il
Processo di ellenizzazione e di romanizzazione e di cristianizzazione nell’alto Medioevo.
Quest’ultimo periodo incise di più, fu rilevante, in quanto vide succedersi e scontrarsi i sostenitori del “Rito greco (Bizantini)” e i promotori del “Rito latino (Benedettini)”.
A questa terra, al suo territorio, alla sua urbs-civitas il prof. Fedele Raguso ha riservato da sempre la sua attenzione, ricerca, analisi storica nell’intento di scoprire e far conoscere nuovi aspetti socio-economici, culturali e religiosi, con l’obiettivo di inculcare nell’animo gravinese retaggi di liberalità, intraprendenza, produttività, spiritualità stimolanti, capaci di magnificare l’immagine della città e l’appartenenza ad essa.
I bisogni del prof. Raguso diventano quelli degli altri, ed ecco impegnato ad occuparsi della presenza dei Benedettini nel territorio di Gravina, ponendosi le domande: quando il loro arrivo, quale il loro operato, quando la loro scomparsa? In sintesi, si può dire che quando la chiesa di Roma ripristinò il rito latino, mentre quello greco-bizantino si affievoliva, ecco l’arrivo provvidenziale dei Benedettini, con il loro strenuo impegno e consistente operato, che durò circa nove secoli sul suolo gravinese.
Nell’articolo “Benedettini e trasformazioni fondiarie: Gravina, secoli IX-XV” il Raguso però ha tracciato un ricco e dettagliato quadro storico delle azioni, delle opere, e delle relazioni dei “Monaci Benedettini”. Supportato ampiamente dalle fonti documentarie, e, in modo particolare dalle bolle pontificie, presenta la storia dei piccoli insediamenti benedettini di Gravina, aree satellitari sotto la guida e tutela delle abbazie di appartenenza: S. Lorenzo di Aversa, SS.ma Trinità di Cava dei Tirreni, S. Maria di Banzi, S. Salvatore del Goleto, S. Leone di Bitonto”.





