Storia, Uomini e luoghi
“FIERA SAN GIORGIO” DI GRAVINA SORELLA GEMELLA DELLA “FIERA SAN LEONE DI BITONTO”
- Dettagli
-
28 Apr 2026
- Ultima modifica il Martedì, 28 Aprile 2026 04:51
- Pubblicato Martedì, 28 Aprile 2026 04:51
- Scritto da LA REDAZIONE
- Visite: 80

La Storia necessita sempre aggiornamenti, specialmente quando si trovano fonti (documenti) poco conosciuti e, soprattutto, dopo riletture e analisi approfondite di quanto è stato scritto e pubblicato in epoche precedenti.
Nuove indagini storiche relative ai “Benedettini Cistercensi” delle “Grance” (piccole aziende rurali con chiese), istituite nel territorio di Gravina, hanno accertato che i “Benedettini Cistercensi” gravinesi dipendevano dall’Abbazia Benedettina di San Leone di Bitonto, che beneficiava di protezioni, sostegni e consistenti donazioni dai “Marchesi Aleramici”, Feudatari, di Gravina negli anni 1140 - 1158. Quei Marchesi Feudatari sollecitarono gli Abati Benedettini di Bitonto ad istituire la “Fiera Commerciale”, che fu denominata “Fiera di San Leone” bitontina. Detta fiera, risulta ben documentata e alquanto rinomata e attiva il 1197, (come attesta detto documento).
Senza ombra di dubbi, era stata istituita molti decenni prima, unitamente ad altre fiere bitontine settoriali, rinomate e frequentate da mercanti, visitatori e acquirenti.
Gli stessi Marchesi Aleramici di Gravina chiesero ed ottennero dall’Abate Bitontino, pro tempore, che si istituisse una “Fiera Commerciale” anche a Gravina.
La fiera fu istituita e denominata “Fiera Agricola - Zootecnica San Giorgio” da celebrarsi nel mese di aprile con durata di 8 giorni (4 giorni prima e 4 dopo la festa di San Giorgio). Doveva iniziare, sempre ed esclusivamente, dopo la fine della “Fiera di San Leone” di Bitonto.
Fu un proficuo gemellaggio che visse anni di gloria ma anche anni di crisi tali, che le oscurarono le celebrazioni e la loro fama per circa un secolo.
Il 1294, finalmente, l’abate dell’Abbazia Benedettina di Bitonto chiese al re Carlo II d’Angiò la rinascita e il rilancio della “Fiera di San Leone” con gli stessi privilegi che erano stati concessi dai sovrani e feudatari che favorirono gli scambi i liberi scambi commerciali precedenti.
Nello stesso anno 1294 i Benedettini gravinesi, unitamente alla popolazione e con la mediazione del gravinese Conte Giovanni Monfort chiesero al re Carlo II d’Angiò la rinascita della “Fiera San Giorgio”, rispettando i patti sottoscritti per la celebrazione delle “Fiere di San Leone” bitontina.
Questa nota storica, aggiornata, circa le predette fiere: precisa che la rinascita della “Fiera San Giorgio” di Gravina non fu richiesta dai “Cavalieri Templari” che, pur godevano del commercio dei prodotti agricoli di Bitonto e Gravina, ma furono i Benedettini Cistercensi bitontini e gravinese che avevano trasformato e resi coltivabili i territori da cui ricavavano cereali, vino, olio. L’agricoltura era accompagnata da allevamenti di animali da lovoro (buoi, cavalli asini), e , oltretutto necessari per l’alimentazione.
Raguso Fedele





