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Politica

Miniature d’eccellenza, visione assente: il caso Loglisci e l’occasione mancata della politica

Le miniature di Massimo Loglisci si confermano, ancora una volta, tra le attrazioni più magnetiche della 732ª Fiera San Giorgio. Un successo netto, testimoniato dall’afflusso continuo di visitatori, in particolare di quanti sono giunti da fuori Gravina e che, in pochi metri quadrati, hanno potuto cogliere con un solo sguardo alcune delle più suggestive emergenze architettoniche della città del vino e del grano.

A catalizzare l’attenzione è stata soprattutto l’ultima creazione: il complesso di San Francesco. Un’opera che va oltre la perizia artigianale — già notevole, considerando le migliaia di mattoncini assemblati con precisione quasi maniacale — e si proietta nell’innovazione. Il manufatto è infatti dotato di un moderno sistema di illuminazione a LED, gestito da un microcontrollore programmato per il controllo dell’impianto e integrato con un’app dedicata che ne consente l’attivazione anche tramite comandi vocali. Un esempio concreto di contaminazione tra arte e tecnologia, reso possibile grazie al contributo degli studenti e dei docenti dell’indirizzo “Elettronica ed Elettrotecnica – articolazione Automazione” dell’Istituto Tecnico Tecnologico “Bachelet”, che hanno trasformato la miniatura in un vero e proprio sistema intelligente, pienamente inserito nella logica della smart technology.

Ma la produzione di Loglisci non si esaurisce con quanto esposto in fiera. La sua collezione comprende anche riproduzioni iconiche come il celebre ponte di Gravina e quello di Ronda, in Spagna, quest’ultimo realizzato per celebrare il gemellaggio tra le due città: un dialogo artistico che travalica i confini locali e rafforza l’identità culturale.

Eppure, al termine della manifestazione, il destino di queste opere torna a essere sempre lo stesso: il deposito dell’artista. Un epilogo che stride con l’entusiasmo registrato e che solleva, inevitabilmente, una questione politica. Possibile che, dopo anni, non si sia ancora individuata una sede idonea per una mostra permanente capace di valorizzare questo patrimonio?

La domanda non è retorica. L’assenza di una decisione concreta da parte delle Amministrazioni comunali appare sempre più come un segnale di mancanza di visione, se non di volontà politica. Perché se l’interesse del pubblico è evidente e il valore culturale delle opere è fuori discussione, ciò che manca è una scelta chiara: investire su un progetto che potrebbe arricchire l’offerta turistica e culturale della città.

Il tempo, intanto, passa. E con esso, il rischio che un’eccellenza locale continui a restare invisibile per gran parte dell’anno, confinata lontano dagli sguardi di cittadini e visitatori. Una perdita che Gravina non può più permettersi.