Cronaca
Sanità in rosso, solite ricette: più tasse e il conto lo pagano i cittadini
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25 Apr 2026
- Ultima modifica il Sabato, 25 Aprile 2026 07:35
- Pubblicato Sabato, 25 Aprile 2026 07:35
- Scritto da Vincenzo Varvara
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Si torna a parlare di “buco sanità” e, ancora una volta, il copione appare già scritto. Nell’incontro tenutosi ieri tra il governatore Decaro e i segretari regionali dei sindacati confederali – Gigia Bucci, Antonio Castellucci e Stefano Frontini – il tema centrale è stato il disavanzo sanitario e le misure per arginarlo. Ma più che soluzioni strutturali, sul tavolo sembrano esserci le solite leve: aumento della pressione fiscale e tagli alla spesa (della politica).
Tra le ipotesi avanzate, infatti, riemerge l’incremento delle aliquote IRPEF regionali. Una misura che, come spesso accade, viene accompagnata da rassicurazioni: “attenzione alle fasce più fragili e alle famiglie”. Parole che suonano ormai come un rituale, mentre nella pratica il rischio di un ulteriore aggravio per i contribuenti resta concreto. Parallelamente si parla di riduzione dei costi della politica, intervento che però difficilmente avrà in modo significativo in modo da coprire il disavanzo.
Il confronto arriva nel momento del rendiconto della gestione 2025, con il sistema sanitario regionale che mostra ancora una volta tutte le sue criticità. E se, come sottolineato anche da Pagano durante un incontro a Gravina ieri, il problema riguarda l’intero Paese, il principio del “mal comune mezzo gaudio” appare quanto mai inadeguato. Perché se è vero che la crisi è diffusa, è altrettanto vero che le conseguenze ricadono sempre sugli stessi: i cittadini.
A fronte di una gestione che continua a produrre squilibri, le risposte sembrano limitarsi a interventi tampone. Nessun accenno concreto a riforme profonde, a una revisione dell’organizzazione sanitaria o a un miglioramento dell’efficienza. Si preferisce percorrere la strada più immediata, quella che scarica il peso sulle tasche dei contribuenti.
E così, mentre si discute di numeri e bilanci, resta sullo sfondo una questione cruciale: chi paga davvero il prezzo di questa gestione? La risposta, ancora una volta, è fin troppo chiara. Sono i cittadini, chiamati a coprire i buchi senza aver avuto voce nelle scelte che li hanno generati.





