Storia, Uomini e luoghi
25 Aprile, la memoria che inquieta il presente: il ritorno dei tempi di guerra e la nuova chiamata alla Resistenza
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25 Apr 2026
- Ultima modifica il Sabato, 25 Aprile 2026 07:25
- Pubblicato Sabato, 25 Aprile 2026 07:25
- Scritto da Vincenzo Varvara
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Il 25 aprile 2025 ha segnato una soglia simbolica e politica: ottant’anni dalla Liberazione dal nazifascismo. Una ricorrenza che non è solo celebrazione, ma radice viva della nostra identità democratica. È grazie a quella vittoria che oggi possiamo dirci liberi. Eppure, nel cuore dell’Europa e ai suoi confini, il fragore delle armi e il riemergere di tensioni internazionali riportano alla mente scenari che si pensavano consegnati alla storia. I tempi di guerra, che credevamo archiviati, tornano a farsi sentire, insinuandosi nel dibattito pubblico e nella coscienza collettiva.
In questo clima, l’appello dell’ANPI assume un significato ancora più urgente: “Una certa Resistenza non è mai finita; è tempo di resistenza, pacifica e collettiva”. Non un richiamo retorico, ma una sollecitazione concreta alla partecipazione, alla vigilanza democratica, alla difesa quotidiana dei valori costituzionali.
Il nostro 25 Aprile 2026 si carica così di una doppia memoria: quella della Liberazione e quella della nascita della Repubblica. Accanto alla fine della dittatura, ricordiamo la vittoria del referendum istituzionale, la conquista del voto alle donne, la formazione dell’Assemblea Costituente. Eventi che segnarono una frattura netta con il passato e aprirono la strada a un Paese nuovo, non solo diverso da quello fascista, ma anche da quello prefascista.
Il 1946 fu un anno fondativo, attraversato da una straordinaria energia civile. La partecipazione al voto raggiunse livelli altissimi, i partiti di massa divennero luoghi di elaborazione politica e sociale, le piazze si riempirono di cittadini animati da un obiettivo comune: costruire una democrazia più giusta. In quel contesto nacque la Costituzione, che ancora oggi rappresenta il pilastro della Repubblica, fondata sul lavoro e impegnata a ripudiare la guerra.
Ed è proprio questo principio, oggi, a risuonare con forza particolare. In un mondo attraversato da nuovi conflitti e da equilibri instabili, il 25 Aprile non è solo memoria, ma monito. Ricorda che la pace non è un dato acquisito, ma una conquista fragile, da difendere con responsabilità collettiva.
La Resistenza, allora, non è soltanto un capitolo chiuso della storia. È un’eredità che interpella il presente. Non più armata, ma civile; non più clandestina, ma pubblica; non più divisiva, ma unitaria. Una resistenza fatta di partecipazione, di diritti difesi, di democrazia praticata. Perché, se i venti di guerra tornano a soffiare, la risposta non può che essere un rinnovato impegno per la pace.





