Storia, Uomini e luoghi
Le nùndinae nel mondo romano, il caso Silvium – seconda parte
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23 Apr 2026
- Ultima modifica il Giovedì, 23 Aprile 2026 08:19
- Pubblicato Giovedì, 23 Aprile 2026 08:19
- Scritto da LA REDAZIONE
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Il dott. Michele Laddaga ha inviato alla redazione alcuni cenni storici riguardanti le nundinae e la nostra Silvium; martedì scorso pubblicammo la prima parte, oggi la seconda:
A Gravina in Puglia, come a Gioia del Colle-Monte Sannace, la notevole concentrazione di pesi da telai nei contesti abitativi, attestati tra il III e I sec. a.C., evidenzia attività laniere di incipiente romanizzazione e legate a esigenze avvertite su scala locale. Gravina, oltretutto ha sempre vantato una grande presenza di ovini equini, suini e bovini. La lana di Gravina oltre che abbondante era di primissima qualità e veniva venduta a Canosa, città dotata di grandi lanifici.
Per la notorietà dei prodotti lanieri prodotti in Apulia hanno, dunque, sicuramente, giocato un ruolo importante le fiere regionali e i mercati periodici: le nundinae[1].
Gli indices nundinarii, attestati per l’Italia romana, erano funzionali al commercio all’ingrosso delle principali produzioni specializzate e poste alla base del sistema economico locale e destinate ad ogni singola area regionale, in primis e per lo scambio con l’esterno. I mercati, nell’Apulia, rientravano nella fascia dei circuiti di scambio tra regioni complementari, dal punto di vista geomorfologico e produttivo, come appare da una delle due liste dell’Index Allifanus che inserisce la Apulia nell’asse orizzontale Campania orientale-Sannio meridionale-Puglia settentrionale, i cui principali centri di nundinae sono individuati nelle città di Calatia, Beneventum, Nuceria, Luceria Silvium ecc.
La Fiera san Giorgio di Gravina in Puglia, ripristinata da Carlo d’Angiò nel 1294, come la fiera di Lucera (1234), ripristinata da Federico II, devono la loro rinascita alle nundinae romane.
Per comprendere meglio il ruolo delle nundinae nel territorio di Silvium è utile immaginare come potesse svolgersi una giornata di mercato nel contesto di una città romana dell’entroterra pugliese.
Nelle prime ore del mattino gli abitanti delle campagne circostanti si dirigevano verso la città, percorrendo le strade rurali che collegavano i villaggi agricoli e le grandi proprietà terriere con il centro urbano. Molti di loro trasportavano merci su carri o animali da soma, portando prodotti agricoli destinati alla vendita.
Tra i beni più comuni presenti nei mercati romani si possono ricordare:
- cereali
- olio e vino
- frutta e verdura
- animali da allevamento
- utensili agricoli
- ceramiche e manufatti artigianali.
Nel caso di Silvium, così come succede, attualmente, per la fiera San Giorgio, la presenza della rete viaria favoriva l’arrivo di mercanti provenienti da altri centri della regione. Il mercato si svolgeva in uno spazio pubblico facilmente accessibile, probabilmente vicino alle principali vie di accesso alla città.
Durante la giornata di mercato non si svolgevano soltanto attività economiche. Le nundinae rappresentavano anche un importante momento di incontro sociale: gli abitanti delle campagne si riunivano per scambiare notizie, discutere questioni locali e partecipare alla vita pubblica della comunità.
Per le autorità locali le giornate di mercato erano inoltre occasioni utili per diffondere comunicazioni ufficiali o svolgere attività amministrative, facendo divenire le nundinae il momento più alto della coesione sociale della comunità.
Sintetizzando, nella rete di siti archeologici: Silvium (Botromagno) rappresentava il centro urbano e il luogo del mercato periodico; Vagnari una grande tenuta imperiale con attività agricole e artigianali e San Felice un insediamento agricolo rurale.
In questo sistema le nundinae svolgevano la funzione di meccanismo di integrazione economica.
MICHELE LADDAGA





