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Storia, Uomini e luoghi

“dives multum grani et vini dat opulenta Gravina” La ricca e opulenta Gravina produce grandi quantità di grano e vino

Si avvicina l’appuntamento annuale che, da quasi due millenni, rappresenta uno dei tratti più distintivi della nostra città. Dalle antiche nùndinae romane alle vivaci fiere medievali, Gravina ha sempre occupato un ruolo di primo piano nel panorama delle manifestazioni fieristiche, affermandosi come luogo di incontro, scambio e crescita culturale ed economica.

In questo contesto, desidero condividere con voi la suggestiva descrizione di Gravina offerta da Lorenzo Giustiniani, storico napoletano dell’Ottocento, che seppe cogliere con sensibilità e precisione l’identità e il fascino del nostro territorio.

 Fu già detto di sopra essere il territorio Gravinese feracissimo nel grano  e vino , da potersele assai bene addattare quel verso di Ovidio: Terra ferax Cereris , multoque feracior ovis (La terra fertile di Cerere, e molto feconda delle pecore) e ricco quanto altro può servire all'umano mantenimento, e quindi i suoi naturali(ABITANTI) sono industriosi e commercianti. 

Una delle massime industrie è quella de 'formaggi, che vi riescono a cagione de ' buoni pascoli assai saporosi , e specialmente i cacicavalli, che fanno di una figura rotonda appellati melloni, o palloni, sono squisitissimi. L'industria degli animali è grande, e le razze de' cavalli si considerano le migliori della Puglia. Le paste, che lavorano di fina semola, son pure ottime, e finalmente vi lavorano un dilicato torrone, e sonovi più fabbriche di vasellami, che danno a quella popolazione un altro capo di guadagno.

Nel mese di aprile vi si fa una fiera,che passa per la più ricca del Regno, concorrendovi gran numero di mercadanti di più provincie.

Non ci manca della molta caccia di volatili, ma il terreno genera molte serpi velenose. Tra i volatili vi abbondano le cicogne, le quali distruggono tutti quei rettili, che possono offendere i lavoratori di campi. I nostri storici non han tralasciato di notare questa particolarità nel territorio di Gravina, e specialmente il Costo, ed il Mazzella, i quali avvisano di essere state imposte gravi pene contro colui che avesse ardito di uccidere uno di quegli uccelli, a' quali quel popolo molto dovea.  Nell'anno 987 Teofilatto Catapano di Bari vi si rifuggiò , e nel 999 essendo stato assediato dal Catapano Gregorio Tracamonte mandollo in Costantinopoli.  Si dice  che l'Imperador Federico II spesso vi si portava a cagion delle cacce , che vi etnea, e fra le altre quella de' falconi additando taluni anche il luogo , ove quel savio principe solea stanziare , e di averia destinata per luogo da tenervi i comizj generali delle provincie di Basilicata , di Bari, e di Capitanata due volte all' anno .

In oggi (1799) il numero de' suoi naturali (abitanti) ascende a circa 8000. La tassa del 1532 fu di fuochi (Famiglie)2245, del 1545 di 2761, del 1561 di 1864 , del 1595 di 2734. del 1648 dello stesso numero; e del 1669. di 1,160, avendo sofferta questa sensibile mancanza a cagione della pestilenza, e nel 1737 la tassa non sorpassò il numero di 1516 fuochi.

Rinverdire il passato, specie se glorioso, è sempre piacevole.

 

MICHELE LADDAGA