Cronaca
Parcheggi abusivi e indifferenza: quando il senso civico scompare
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27 Mar 2026
- Ultima modifica il Venerdì, 27 Marzo 2026 05:38
- Pubblicato Venerdì, 27 Marzo 2026 05:38
- Scritto da Vincenzo Varvara
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C’è un limite oltre il quale non si tratta più di semplice maleducazione, ma di un vero e proprio fallimento collettivo. È il limite superato da chi occupa senza diritto un parcheggio riservato ai disabili e, peggio ancora, reagisce con indifferenza o scherno quando viene richiamato alle proprie responsabilità.
È quanto accaduto nei giorni scorsi, in una vicenda che lascia un senso profondo di disgusto e una crescente preoccupazione. La madre di un ragazzo autistico si è trovata di fronte a una situazione tanto assurda quanto umiliante: il posto auto riservato al figlio, sotto casa, era stato occupato da un uomo privo di qualsiasi autorizzazione. Un gesto già grave di per sé, aggravato da un atteggiamento che definire arrogante è riduttivo.
L’uomo — comodamente seduto a cena in un ristorante — ha ignorato ogni richiesta di chiarimento. Alla domanda se fosse il proprietario dell’auto parcheggiata nello spazio riservato, ha scelto la via più semplice e più offensiva: fingere di non sentire, voltarsi dall’altra parte, sottrarsi. Un silenzio che pesa più di mille parole, perché racconta una cultura dell’egoismo sempre più diffusa.
Erano passate le 22. La donna, già provata, ha tentato di chiedere aiuto alle forze dell’ordine. Ma la risposta ricevuta apre un ulteriore fronte di inquietudine: la Polizia Locale non era in servizio, mentre al numero di emergenza 112 sia i Carabinieri sia la Polizia di Stato hanno riferito di non avere pattuglie disponibili. Una catena di assenze che lascia il cittadino solo, esposto, impotente.
Nel frattempo cresceva l’ansia. Chi vive accanto a una persona autistica sa quanto siano fondamentali le abitudini, gli spazi, i punti fermi. Un cambiamento improvviso, come l’impossibilità di parcheggiare nel posto abituale, può scatenare reazioni difficili da gestire. Eppure, tutto questo sembra non interessare a chi, per comodità o superficialità, decide di ignorare le regole.
Raccontare questo episodio non è solo cronaca: è un atto necessario. Perché ciò che preoccupa non è soltanto il singolo comportamento, ma ciò che rappresenta. L’erosione del senso civico, la normalizzazione dell’inciviltà, l’idea sempre più radicata che “tanto non succede nulla”.
Se si continua su questa strada, il rischio è evidente: una deriva morale in cui il rispetto per gli altri diventa opzionale. E allora la frase che spesso si sente ripetere — “finché non tocca a me” — smette di essere un luogo comune e diventa una condanna collettiva.
Il punto è proprio questo: prima o poi, tocca a tutti.





