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Storia, Uomini e luoghi

L’ALBA SULLA GRAVINA

Gravina vive un momento particolarmente significativo della sua storia, segnato dalla candidatura a Capitale Italiana della Cultura 2028, la cui proclamazione è attesa per il prossimo 18 marzo.

Un’occasione che Gianni Romaniello ha voluto celebrare dedicando alcuni suoi versi inediti, nei quali prende forma la bellezza sospesa tra il silenzio della pietra murgiana e l’incanto dell’alba antelucana.

Versi che nascono dalla luce che ogni mattina si posa sulla gravina e dal legame senza tempo che unisce questa terra al suo futuro:

S’apre il giorno sulla gravina.

Sospinta da una muta brezza,
l’alba risale con ritmo lento

nel grembo rupestre della forra
passando sotto le volte in tufo
del ponte acquedotto secolare.

 

Accarezza la vegetazione fluviale
sulle rive del torrente sorgivale.

L’orizzonte roseo e rischiarato
si raccoglie nel silenzio assorto,
che attutisce lo scroscio dell’acqua.

 

L’altopiano murgiano, brullo e vasto,
accoglie l’azzurro sui terreni calcarei,
con riflessi limpidi tra muretti perlacei.

Un falco grillaio s’alza in volo a planare

e perlustra le carsiche grotte arcane.

 

Intanto, un varco fra le gole compare,
tra terra natia e cuore contento

che sobbalza lieto e si compiace

all’incanto che lega cielo e pietra,

radici al futuro, protette dal tempo.