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Cronaca

A DODICI ANNI DALL’OMICIDIO CAPONE...

E’ ripreso il 18 settembre scorso, davanti alla corte di assise d’appello di Bari, il processo a carico dell’imputato Scalese Gaetano, in primo e secondo grado riconosciuto responsabile dell’omicidio di Pierino Capone, assassinato in strada in una fredda sera del 10 marzo 2014. E se la Corte di Cassazione, annullando la decisione di secondo grado, aveva imposto una semplice integrazione della motivazione della sentenza di condanna, confermando, in buona sostanza, la bontà dell’impianto accusatorio, la corte d’assise, invece, un po’ a sorpresa (non si dimentichi che il procedimento è stato pur sempre definito col rito abbreviato e le diminuzioni di pena previste in questo caso), ha disposto due nuove perizie: una balistica che dica se potevano essere accertate tracce di polvere da sparo nella vettura dello Scalese a distanza di tempo (l’esame Stub non fu mai eseguito dagli inquirenti) ed una affidata ad un tecnico informatico che dirà se è possibile la comparazione fra le immagini ricavate dall’esperimento giudiziale  compiuto dalla Polizia  di Stato a luglio del 2014 e quelle ricavate dalla telecamera di una privata abitazione di via Casale che riprese le immagini di una vettura Fiat Punto, attribuita allo Scalese, che parcheggiava in via Ancona e tanto per verificare se è possibile addivenire al dato di conoscere l’altezza dell’uomo che quella sera uscì da quella macchina per andare ad uccidere il Capone nella vicina via La Spezia, dopo aver percorso a piedi Via Pisa. Va detto che, finora,  detto esame, come riconosciuto pure dalla difesa dell’imputato, non si è potuto fare perché si è sempre ritenuto che ciò che appare dalla telecamera privata non è propriamente una sagoma umana ma semplici PXL, come tali impossibili da valutare nell’ottica oggi voluta dalla Corte d’assise.  All’udienza, entrambi i periti hanno giurato e chiesto un termine di 90 giorni per il deposito dei rispettivi elaborati. L’udienza, perciò, è stata aggiornata, per il prosieguo, a quella del 02 marzo 2026. A 12 anni dall’omicidio, il caso, incredibilmente,  resta ancora aperto.