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Storia, Uomini e luoghi

SANTUARIO - GROTTA DI S. MICHELE

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Il Santuario di S. Michele fu una grande spelonca naturale ove trovarono sede idonea culti pagani e cristiani, ove trovò sede idonea il di culto micaelico importato dai Longobardi da Monte Sant’Angelo. La grotta fu realizzata dalla erosione delle acque e ampliata da faticoso  e certosino lavoro di scavo tra V - VI sec.. Forse di origine proto-cristiana, il sito fu l’epicentro della vita religiosa del territorio gravinese. Ferdinando Ughelli (curatore dell’opera Italia Sacra), scrisse  che fin dall’ 876 d.C. in Gravina si trovava una chiesa dedicata a S. Angelo “decorata dell’infola vescovile”, sita sul primo centro di aggregazione detto “ Fundus vitus”.

La vecchia spelonca carsica divenne una stupenda basilica a cinque navate tra VIII - IX secolo, quando accolse i culti dei tre Arcangeli, della Vergine Maria, di San Paolo.  Cavata nel tufo granulare su roccia dura, si protende sull’orlo della sponda sinistra della “gravina”. L’acceso si snoda  attraverso antri e corridoi intercalati da grossi pilastri,  che si restringono in prossimità dell’ingresso nel grande impianto basilicale.  La volta è piana e monolitica, il piano di calpestio è di roccia compatta, i 14 pilastri monolitici a pianta quadrata dividono il grande ambiente in cinque navate. Il presbiterio è largo quanto la chiesa, è sopraelevato di un gradino, consta di cinque absidi, di cui tre presentano altari latini, rifatti e nobilitati nel 1690 a spese di monsignor Marcello Cavalieri. L’altare centrale è dedicato a S. Michele Arcangelo, i due laterali agli arcangeli, S. Gabriele e S. Raffaele. La cripta-chiesa risulta un manufatto complesso con spiccata planimetria a ventaglio, inserito in un groviglio di grotte adiacenti, sovrastanti e sottostanti, utilizzati variamente e in particolare per cimitero, come si vedeva fino ad alcuni anni fa in una grotta, che si apre sulla parete di destra (guardando gli altari), adibita ad ossario con lapide commemorativa dell’eccidio perpetrato dai Saraceni nel 999. Sulla stessa parete un’altra porta, ora murata, immetteva in altre grotti.

Gravina con il grande e rinomato santuario-grotta  tappa privilegiata, fin dalla fine dell’alto medioevo, per i pellegrini che transitavano  per e da Gerusalemme. Essi, infatti, lasciarono traccia del loro passaggio con le impronte delle mani sulle pareti  di accesso al luogo sacro. 

A Gravina il culto attecchì e si radicò bene, perché l’Arcangelo fu il difensore, il combattente delle forze del male, quelle che sotto forma di calamità  naturali  colpirono anche i cittadini gravinesi, che non si staccarono dalla sua immagine e dal suo grande protettorato. Tanto lo dimostra la dedicazione di un’altra grotta all’Angelo o all’Arcangelo, sita sotto la chiesa  di S. Maria della Stella, sulla ripa opposta della «gravina», come pure la presenza  di benefici e altari in cattedrale e altre chiese di Gravina.

Alcune testimonianze scritte tramandano  che la chiesa-grotta  di S. Michele fu la prima Cattedrale di Gravina, che conferì al vescovo il titolo di Episcopus basilicae Sancti Michaelis et abbas Sancti Donati. Monsignor Guido, vescovo di Gravina, con detto titolo consacrò il 29 settembre 1099, la chiesa del monastero di S. Michele di Montescaglioso, rientrante nell’arcidiocesi  di Acerenza, di cui era suffraganea. Già nel 1080, Umfrido d’Altavilla, normanno signore della città di Gravina, concesse numerosi beni in favore dell’abbazia benedettina dedicata a S. Angelo del Frassineto, oggi in contrada Fontana S. Angelo, per suffragio delle anime dei genitori ivi sepolti.

Una visita pastorale tramanda che nella cripta esisteva “una fonte di acqua viva”, ritenuta miracolosa. Essa era nota come “fontana di S. Michele di Gravina”, a cui attribuirono eventi miracolosi, fino a quando una donna “ impura meretrit” discinta e quasi nuda si accostò ballando e determinò  l’arresto della sorgente, di cui si nota solo il solco dell’acqua che defluiva.

La cripta micaelica in origine fu tutta  affrescata sia sulle pareti che sui pilastri, come nelle cinque absidi, con figure di santi, già compromesse dalla metà del sec. XVI. Oggi resta ben poco del ciclo pittorico: tracce su alcuni pilastri e sulla parete di fondo a sinistra. Per chi entra ci sono tracce e frammenti di intonaco con colori e profili di volti, per niente definibili. Si sa che esisteva , anche, una raffigurazione della B. Maria Vergine,  detta di Carusino, di Montevergine, di Monteforte (sono tre vergini distinte); di S. Michele al centro, S. Antonio di Padova a destra, S. Margherita e S. Angelo, entrambe a sinistra. Dalla testimonianza del 1629 di Una certa “suor Rosa”, terziaria dell’Ordine di S. Agostino, responsabile della cripta-chiesa,  tramandò che c’era l’affresco di un Arcangelo “alato et ornato” sull’altare più antico; ma c’erano anche S. Monica, S. Lorenzo Martire e il salmista David.

Oggi, nella prima abside a sinistra, si vedono affreschi (di epoca (XII-XII secolo)   con chiare immagini del Cristo pantocratore al centro,  di S. Michele a destra, di S. Paolo a sinistra. Sulla seconda colonna della navata di sinistra restano tracce di un affresco raffigurante la Madonna col Bambino. La Crocifissione  con tre figure femminili sul pilastro frontale all’altare  di S. Michele è un affresco di epoca più tarda, di buona fattura, attribuibile al sec. XVII.

Quella grotta-santuario fu, senza ombra di dubbio uno dei centri più antichi di aggregazione e diffusione locale del cristianesimo, anche se le prime notizie documentate risalgono alla fine del Cinquecento. Infatti, a partire da quell'epoca, nelle varie visite pastorali si parla di questa chiesa, in cui si cele­brava la festa dell'otto maggio con una solenne processione, mentre per il resto dell'anno non era officiata.  Il culto micaelico a Gravina ricevette  grande impulso con il vescovo domenicano Marcello Cavalieri (1690- 1705), molto devoto all'Arcangelo. Egli, infatti,  fece restaurare la chiesa e realizzare gli altari laterali dedicati agli altri due arcangeli, Gabriele e Raffaele. con un altro dell'angelo custode: sull'altare centrale fu messa la statua di san Michele, in pietra del Gar­gano, fatta realizzare dal vescovo (forse il 1698).

 

Gravina 28 aprile 2016                                  Fedele RAGUSO

Commenti (1)
Il santuario S Micheledelle grotte... non deve essere possesso privato a scopo di lucro!
1Venerdì, 29 Aprile 2016 08:56
IL DEFRAUDATO

Spett.le Murgiatime, Egregio sig. Varvara i Gravinesi vi sono grati e vi ringraziano per l'opera meritoria di informazione a 360° senza alcuna censura. Ancor più meritoria è l'opera di informazione culturale che avete prodigato e state prodigando per l'Evento Fiera San Giorgio e per l'imminente ricorrenza della millenaria FESTA DI SAN MICHELE PICCOLO della grotta-santuario. Duole il cuore e l'animo nel sapere che i cittadini di Gravina sono stati esclusi dalla fruibilità del santuario-grotta divenuto possesso di un gruppo di affaristi, dediti allo sfruttamento economico di diversi luoghi e monumenti: Santuario-grotta Madonna della Stella, Santuario-grotta San Michele a Fondovito, Chiesa Cattedrale, Soccorpo o Cripta della cattedrale, Chiesa del Purgatorio. I Gravinesi vi supplicano di farvi portavoce a Sua Eccellenza monsignor Giovanni Ricchiuti e al sig. sindaco perchè intervengano per rimuovere un uso capione consentito da qualche sacerdote che non avrebbe alcun potere assoluto di concedere ad uso profittevole beni di proprietà collettiva. Il santuario-grotta San Michele deve essere fruibile tutti i giorni per tutti i Gravinesi e anche per molti che giungono come pellegrini devoti del Santo delle protezioni speciali. Vi imploriamo con tutto il cuore di adoperarvi per rimuovere dalla città situazioni di carattere incivile che nulla hanno a che fare con la cultura ed il Turismo dei rapinatori!

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