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Giochi paraolimpici invernali

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Là, dove l’impossibile diventa possibile. Che straordinaria chiusura, quella della Paralimpiade invernale di Sochi. “Reaching the impossible”, raggiungendo l’impossibile, si è sviluppato in una trama che ha illuminato la sera del mondo, di chi ha voluto partecipare alla festa, mostrando come i sogni possono essere raggiunti e divenire realtà cambiando la percezione delle possibilità. Ecco allora che la parola “impossible” si è trasformata in “I’m possibile”, io mostro che è possibile. Basta poco: mettere un apostrofo, inserire uno spazio. E cambia il mondo. Lo sport mostra proprio questo: togliete le barriere mentali, e non solo quelle, perché qui ci sono le abilità.

Una intuizione straordinaria quella di chi ha ideato e prodotto lo spettacolo più costoso di sempre per una Paralimpiade. Ed è stato un team tutto italiano a farlo: Marco Balich il produttore esecutivo

, Lida Castelli la regista a guidare uno straordinario team con numeri da capogiro. Giusto uno, magari banale, ma curioso per rendere l’idea: per le due cerimonia paralimpiche sono stati ordinate oltre 8 mila paia di scarpe. Moltiplicate tutto per le cose meno banali e capirete perché queste cerimonie erano davvero lo spettacolo più importante del mondo. E si riferiva alla Paralimpiade, quelli che erano i Giochi degli handicappati solo pochi decenni fa. Chi pensava che sarebbe potuta accadere una crescita di questo tipo? Ecco, anche in questo caso: è diventato possibile, anche se pareva incredibile.

Sono stati i Giochi Paralimpici invernali più belli e appassionanti della storia, con record di partecipazione (547 atleti di 44 Paesi), biglietti venduti (oltre 360 mila, quasi 90 mila più di Vancouver), visibilità (per la prima volta trasmessi in diretta negli Stati Uniti, cosa che la Rai fa regolarmente dopo Torino2006, questa volta con 120 ore di trasmissione, solo la tv russa ha fatto di più). L’Italia non è andata bene: zero medaglie, come non ci accadeva dal 1980, ma in quel caso eravamo rappresentati da un solo atleta. Ma nella notte di Sochi, con quella parola fatta di tetramini (le figure del videogioco Tetris, inventato proprio in Russia), che si trasforma e fa capire molto della vita, non è questa la cosa importante. Contava davvero esserci, nel luogo dove l’impossibile diventa possibile.

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