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Stop alle rinnovabili selvagge

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Non passa giorno che non venga presentato un nuovo progetto di energie rinnovabili di tipo industriale sul territorio di Gravina: sino ad oggi sono state presentate ben 23 istanze presso il Ministero di cui 21 attraverso Valutazione di Impatto Ambientale e 2 con Provvedimento Unico Ambientale (PNIEC-PNRR).

Fondi del PNRR ottenuti dalla Comunità Europea a seguito della pandemia Covid e la cui gestione economica rientra tra i grandi temi politici italiani.

Nelle intenzioni ci dovrebbe essere la capacità di impiegare questi soldi pubblici per migliorare le condizioni emergenziali e ambientali della nazione (“Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) e l’attuazione delle politiche di coesione e della politica agricola comune”) e condurla verso forme di approvvigionamento energetico alternativo al fossile senza però danneggiare il nostro patrimonio ambientale. A me appare l’esatto contrario: parole abusate come “resilienza” sono associate a “tecnologie impattanti” ed “economia aggressiva”.

Le scelte consumistiche dell’attuale società ci impongono la spasmodica ricerca di energia, perseguita assoggettando la natura ai nostri desideri senza risparmiare gli ambienti naturali, agricoli (la campagna appunto), gli ecosistemi, il paesaggio. È quindi fondamentale riuscire a coniugare la presenza di questi grandi impianti con il nostro paesaggio e salvaguardare i beni archeologici, architettonici, le emergenze ambientali e il tipico paesaggio rurale ricco di biodiversità.

Ma tutto questo non sta avvenendo: solo per fare un esempio il “Decreto PNRR 3” previsto nel D.L. n. 13 del 24 febbraio 2023 ha introdotto nuove disposizioni per il settore delle fonti rinnovabili tra cui spicca l’art. 25 il quale prevede che la VIA non è più subordinata alla conclusione delle attività di verifica preventiva dell’interesse archeologico. Questo equivale a dire che d’ora in poi avrà maggiore importanza un impianto di energia rinnovabile rispetto ad un’area archeologica che è un bene dello Stato. Una contraddizione in termini assoluti che purtroppo mette a nudo qual è l’interesse predominante di questa nostra società moderna, concentrata al solo consumo indiscriminato e illimitato di energia.

E se da un lato dovremmo proteggere il paesaggio, come ci dice la Costituzione italiana, dall’altro si assiste sempre più all’aggressione quotidiana da parte di questi impianti a forte impatto ambientale. O peggio ancora registriamo il tentativo di subordinare i temi della conservazione dell’ambiente o della corretta gestione del patrimonio artistico e archeologico agli interessi della iniziativa privata che investe nelle rinnovabili: parliamo in genere di società S.r.l. che negli ultimi anni stanno “spuntando” come funghi.

Per quanto riguarda il territorio di Gravina sino ad oggi sono stati presentati presso il ministero ben 4 progetti di impianti eolici, 2 progetti di accumulo idroelettrico e 17 progetti di agrivoltaico, una sorta di fotovoltaico meno aggregato che prevede una piccolissima parte dedicata all’uso agricolo.

C’è il rischio che centinaia e centinaia di ettari saranno ricoperti da pannelli solari e andranno a sostituire le coltivazioni di grano che caratterizzano il nostro territorio. Ogni singolo progetto è stato previsto dove ora ci sono campi coltivati, su terreni agricoli spesso di grande valore ambientale che possono essere espropriati anche senza avvisare il proprietario. Infatti molti nostri concittadini sono ignari di ciò che sta avvenendo, anche perché manca una corretta informazione oltre al fatto che gli enti preposti, (Comuni, Provincie e Regioni) sono inermi e/o poco interessati alla questione.

Ultimi in ordine di tempo sono: un Progetto di eolico denominato "Serra di Mele", costituito da 6 aerogeneratori di potenza unitaria pari a 6,6 MW, per una potenza complessiva di 39,6 MW, da realizzarsi tra il Comune di Gravina e quello di Altamura e presentato dalla società R2R S.r.l.; un agrivoltaico della società Rinnovabili Sud Due S.r.l. e uno della EDISON Rinnovabili S.p.A in c.da Pezze dei Panni di circa 60 ettari.

Tutti questi progetti rischiano di distruggere i delicati equilibri naturali ecosistemici che caratterizzano la nostra campagna, un complesso sistema ambientale che ricade nella cosiddetta avanfossa bradanica; è a rischio persino quel poco che resta delle specie rare come piante e animali, che sono protette da leggi comunitarie.

C’è poco da fare se nessuno si interessa della governance di questi mega progetti e se l’attuale classe politica non si adopera per frenare questo assalto in atto. Il destino è segnato. Per bloccare questa deriva servono subito soluzioni pratiche che siano utili per il futuro, anche perché c’è da considerare tutta la parte riguardante gli aspetti dei ristori e delle compensazioni ambientali nel caso di una “sciagurata” approvazione da parte del Consiglio dei Ministri. E in tal senso l’avvio del PAESC intrapreso dal Comune di Gravina non sta tenendo in debito conto degli aspetti negativi che le rinnovabili produrranno sul territorio o quanto meno non sta considerando tutti quegli aspetti di sostenibilità e di ricadute perequative (Royalties) che con buona probabilità non ricadranno sui cittadini.

Bisogna continuare ad informare la comunità perché mi sono reso conto che molti cittadini non sanno ciò che sta avvenendo e a breve alcuni proprietari terrieri si ritroveranno a essere espropriati della propria terra con indennizzi economici di poco valore.

Suggerisco agli uffici di stilare opportune osservazioni nel merito visto il momento drammatico che sta interessando questo territorio. Suggerisco inoltre di metter mano al Piano paesaggistico regionale (PPTR) e cercare, in sinergia con la Regione Puglia, di ri-perimetrare tutti gli ulteriori beni paesaggistici presenti nell’agro gravinese, l’unico strumento per ostacolare questi progetti. L’opposizione ragionata alle rinnovabili selvagge è un dovere civico perché rispondere prima agli interessi comuni, quelli di una comunità che richiede rispetto e attenzione per il proprio ambiente senza rischiare di apparire di parte, di una specifica parte interessata. Perché come dice Salvatore Settis “da un lato lo sguardo cortissimo di chi crede lecito qualsiasi uso e abuso del mondo che “ci appartiene”, dall’altro uno sguardolungimirante, la coscienza di aver ricevuto un’eredità e di doverla trasmettere, anzi migliorare”.

 

arch. Giuseppe Lapolla                                                            

 

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