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Cronaca

LISTE D’ATTESA NON PIU’ CHIUSE

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La Regione Puglia, in continuità con quanto già definito con gli altri provvedimenti di Giunta, ha dato ulteriori indicazioni in merito alla erogazione delle prestazioni sanitarie in regime di ricovero e di specialistica ambulatoriale.

L’istituzione del Cup unico regionale, e di liste riservate per garantire le prestazioni ai malati oncologici e agli altri soggetti fragili. Il divieto assoluto di chiudere le agende di prenotazioni. Un giro di vite sull’attività intra-moenia, con sistemi di monitoraggio capaci di rilevare eventuali abusi. La delibera della giunta regionale ha disposto l’aggiornamento del Piano contro le liste d’attesa servirà, almeno sulla carta, a stabilire responsabilità precise: perché adesso, in materia di gestione delle agende, cominceranno a rispondere anche direttori sanitari e dirigenti di distretto. Le novità contenute nel provvedimento richiederanno adeguamenti al sistema informatico Edotto, che dovrà superare l’attuale distinzione su base provinciale. Ma anche - ad esempio - segnalare a chi di dovere i casi in cui le agende di prenotazione vengono chiuse, e prevedere le cosiddette pre-liste collegate ai percorsi di tutela dei pazienti fragili. Le agende dovranno tutte essere gestite attraverso i Cup, eliminando quelle di reparto che consentono poi di giostrare (i posti garantiti per gli amici): a vigilare in questo caso dovranno essere direttamente i direttori generali, aiutati dal cruscotto unico regionale. I responsabili aziendali delle liste d’attesa, finora veri e propri capri espiatori delle inefficienze altrui, faranno parte di comitati di vigilanza e sorveglianza da istituire entro 30 giorni.

 

Si tratta in realtà di applicare norme già esistenti (il divieto di chiudere le agende esiste dal 2005), come nel caso dell’attività intra-moenia. La Regione ha da poco finito di raccogliere i dati di monitoraggio, e per la prima volta ha dato esplicite indicazioni alle Asl di assicurare «il rispetto delle disposizioni vigenti» sia sulle autorizzazioni, sia sulle verifiche circa il rispetto dei limiti alle visite private: questo per evitare i «comportamenti opportunistici». Se i tempi di attesa per una data prestazione sono eccessivi le aziende devono attuare una strategia di progressivo contenimento delle prestazioni libero professionali relative a quella specialità, a favore di una maggiore erogazione di prestazioni istituzionali. 

 

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