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Cultura ed Eventi

I siti riproduttivi ed il disturbo antropico

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«I siti conosciuti e monitorati nel tempo sono 49 – scrivono i ricercatori -­, relativi a 6 aree geografiche, di cui in 37 si è accertata la nidificazione. Il monitoraggio svolto nel 2022-2023 ha interessato 39 siti (l’80% dei siti conosciuti), e traccia un quadro della situazione, considerando le molteplici problematiche di conservazione». Le minacce ai siti riproduttivi sono una discriminante per la specie. Soprattutto in Puglia, la povertà di siti adatti è determinata dalla morfologia e dall’estrema antropizzazione del territorio (la superficie agricola – S.A.U. – è pari al 65,8% dell’intera superficie regionale, a cui vanno sommate le aree urbanizzate e le infrastrutture). Le aree di studio hanno riguardato il Gargano – 10 siti – (con il suo Parco Nazionale), i Monti Dauni – 4 siti -, le Murge – 6 siti – (con il Parco Nazionale dell’Alta Murgia), le gravine dell’arco jonico – 6 siti – (con il Parco Regionale), le gravine di Matera – 5 siti – (con il Parco Regionale), Val Basento – 4 siti – e Val d’Agri – 4 siti – (con il parco Nazionale). La situazione delle popolazioni di Falco lanario è drammatica. Dal 1993 al 2023 le coppie presenti stimate sono passate da 10-15 a 2-5 con situazioni molto allarmanti nel Gargano, nelle Murge e nelle gravine materane. Sul promontorio garganico si è passati dalle 6-7 coppie nidificanti del 1993, mantenutesi più o meno costanti fino al 2015 anche se in lieve decremento, alle 0-3 coppie del 2023. Sulle Murge, dalle 2—4 coppie nidificanti del 1993, si è passati alle 0 coppie del 2015 ed alle 0-1 coppie nel 2023. Nelle gravine materane le coppie nidificanti si sono ridotte dal 50 al 75 per cento. In Val Basento la popolazione di lanario si è azzerata dalle 3 coppie del 2015 ed in Val d’Agri si segnala una leggera riduzione (dalle 4 coppie del 2003 alle 2-3 del 2023). L’area delle gravine joniche sembra per ora essere la meno colpita dal declino delle coppie anche se è stato notato un leggero decremento.

Come sempre accade, il declino delle popolazioni di una specie è legata a diversi fattori, anche concomitanti. Il Falco lanario è un rapace raro legato agli specifici ambienti dei pascoli, delle rupi verticali e delle aree aperte semi aride ed alcuni di essi costituiscono habitat tutelati dalla Direttiva “Habitat” UE. In Puglia questi habitat sono caratterizzati da pareti rocciose perforate, oggetto di continua frequentazione indisciplinata da parte di rocciatori e free climbers, e da pascoli permanenti naturali (pseudosteppe) della Murgia, delle Gravine, del Gargano che nel corso dei decenni, anche grazie alla miope politica agricola comunitaria degli anni ’80 e ’90 del secolo scorso, sono stati trasformati per favorire la cerealicoltura (in realtà perdente), riducendone notevolmente l’estensione. La stretta dipendenza che il lanario ha con questi habitat ne fa una tipica specie ombrello. Un ombrello la cui protezione comporta inevitabilmente, data la sua specializzazione, la conservazione di tutte le altre specie legate allo stesso ecosistema. È per questo che salvare dal declino il Falco lanario vuol dire salvare le pareti rocciose, i pascoli naturali, il pascolo brado ovino, la calandra, l’occhione, il grillaio, le orchidee, i pastori, la mantide religiosa, un mondo arcaico che sparisce tra spietramenti e messa a coltura.

                                                                              (da uno scritto di Fabio Modesti)

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