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Storia, Uomini e luoghi

OGGI, A 44 ANNI DAL RAPIMENTO DI ALDO MORO

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Una data indelebile: 16 marzo 1978, quella mattina ci sarebbe dovuto star la presentazione delle dichiarazioni programmatiche del nuovo governo Andreotti alla Camera dei deputati. Fin dalle 8:45 gli uomini della scorta di Aldo Moro erano fuori dalla sua casa, in via del Forte Trionfale 79, in attesa che l’uomo politico esca dalla propria abitazione per accompagnarlo in Parlamento. Scese qualche minuto prima delle 9,00 e venne accompagnato all’auto di rappresentanza, una Fiat 130 berlina non blindata; partito il piccolo convoglio, che poco dopo l’abituale sosta nella Chiesa di Santa Chiara, all’incrocio tra via Fani e via Stresa fu aggredito dai brigatisti che uccisero i cinque uomini della scorta e prelevarono Aldo Moro.

Aldo Moro fu definito, insieme ad Enrico Berlinguer, segretario del Partito Comunista. l’artefice del compromesso storico tra DC e PCI con il primo governo della VII legislatura. Il nuovo governo, chiamato “governo della non sfiducia”, aveva superato la votazione di fiducia in parlamento grazie all’astensione del PCI e degli altri partiti dell’arco costituzionale: PSI, PSDI, PRI e PLI,  rimanendo in carica dal 30 luglio 1976 al 13 marzo 1978, fu ribattezzato “governo monocolore di solidarietà nazionale”, grazie alla formula della non opposizione da parte del PCI. Infatti il PCI assicurò l’appoggio esterno al governo monocolore DC guidato da Giulio Andreotti.

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