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Pensiamo al futuro partendo dall'oggi positivo e propositivo

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In tutte le parole scritte e da me lette,scorgo una desertificazione paurosa, spaventosa, miope. Solo per distinguersi, per primeggiare o far primeggiare quelle risorse sempre e finora mai sufficientemente valorizzate. Propositi, spinte per un futuro di eco compatibilità, sganciate da responsabilità precise e pregresse. Certo, bisogna guardare al futuro e non al passato. Ma il futuro può costruirsi, essere costruite se il passato ha fatto da base d'appoggio, di partenza, da fondamento in questo caso di appartenenza. oggi, giustamente, piangiamo, recriminiamo, dimenticando che chi è causa del suo mal pianga se stesso. Non solo in termini più generali, alla luce di quello che il progresso ha prodotto e che dobbiamo sorbirci, ma alla luce delle mancate programmazioni; delle mancate progettualità e realizzazioni, oggi, purtroppo, non rappresentative o deboli come contraltare da offrire per evitare il peggio disastroso e disastrato annunciato. Quello che è accaduto, quello che accadrà ci sia di monito, al fine di convincerci e convincersi che le città e i loro destini vanno programmati. Se continuiamo o continueremo ad avere gente senza futuro e senza prospettive e ad incoraggiarli, direttamente o indirettamente, attraverso nuovi e vecchi emissari, non andremo da nessuna parte, ma solo nella costruzione volontaria di cimiteri, di cattedrali della morte, di una città sepolcrale e di sepolcreti. Ben venga tutto, perciò, ma non la demagogia. Non il suo albergare continuo, permanente e duraturo, alimentato da miopi costruttori del nulla, se non dell’effimero. Il nulla senza gloria, finora costruito, basato sulla malvagia pianta dell’egocentrismo, del pauperismo culturale ed intellettivo a quoziente zero non potrà costituire credenziali per dire: “noi abbiamo”, “noi siamo”. Siamo nessuno nel momento in cui un ministro, ospitato nella nostra città, tempo fa, ci ha snobbato, ha dimenticato, non si è accorto e gli è sfuggito il ricordo di essere stato accolto in una città gentile, signorile, ospitale ed accogliente. Non facciamoci illusioni. Pensiamo al domani partendo dall’oggi positivo e propositivo; dall’oggi con prospettive serie di rinascita e di centralità per gli obiettivi da raggiungere, mettendo a frutto menti ed oggetti, soggetti e idee, monumenti del passato e storici del presente per recuperare quel gap negativo che, ancora, ci contraddistingue e che ancora ci distanzia dai poteri decisionali e da quei poteri forti, pronti a primeggiare di fronte e dinanzi alle nostre ataviche debolezze politiche, decisionali, di prospettive e di progresso.

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