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Cultura ed Eventi

una geometria dell'Amore

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Dal Vangelo secondo Matteo (Mt. 5,1-12a)

In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,

 

Commento:

Un anziano Maestro siede tra un gruppetto di uomini. È Doroteo dei Padri del cristianesimo palestinese (VI°sec.). Inizia a tracciare segni sulla sabbia. "Immaginate che per terra vi sia un cerchio, - dice il Padre - a partire dal punto centrale. Immaginate che questo cerchio sia il mondo e che il punto centrale sia Dio e che le linee che dalla circonferenza arrivano al centro siano i cammini o modi di vivere degli uomini. Poiché i Santi, nel desiderio di avvicinarsi a Dio, avanzano verso l'interno, e avvicinandosi a Dio si avvicinano sempre più gli uni agli altri". È la geometria dell'amore, della santità.  Oggi la Liturgia ci invita ad alzare lo sguardo del nostro cuore per contemplare quella «moltitudine immensa, che nessuno poteva contare» (Ap.7,9). Anche noi, con il Salmista ci chiediamo: «Chi potrà salire il monte del Signore, chi potrà stare nel suo luogo santo? Chi ha mani innocenti e cuore puro, chi non si rivolge agli idoli» (Sal.23,3-4). Quando pensiamo ai santi possiamo rivolgere a uomini e donne che hanno fatto tanto bene, che hanno saputo riflettere con la loro sfumatura la luce di Dio. La santità è “tendere alla perfezione”, è rendere “visibile” Dio attraverso la propria vita e comportamento. «Non mi basta amare Dio se gli altri non lo amano» (San Vincenzo de' Paoli); e dobbiamo offrire Gesù con il nostro comportamento. “Gli apostoli sono partiti tutti. Noi invece ci siamo spesso seduti” (Sigalini). La pagina evangelica odierna ci offre i “gradini per raggiungere il Monte Santo, che è Gesù, le “Beatitudini”. “Beati i poveri in spirito”, cioè felici noi se metteremo il nostro cuore nel Signore, nostra magnifica eredità; «Beati gli afflitti», ovvero, felici coloro che soffrono per il Regno e, col cuore esule e pellegrino, tutto sopportano in vista della Nuova Gerusalemme; «Beati i miti», che vivono in un mondo ostile e violento, con animo mansueto e delicato, vincendo con l’amore ogni asprezza. «Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia», felici, cioè, coloro che non sono sazi di mondo, ma aspirano a saziarsi del Dio Santo. «Beati i misericordiosi», beati coloro che sono figli di un Dio misericordioso e producono azioni da “samaritani” (cf. Lc.10,29-37). «Beati i puri di cuore», cioè felici quanti di noi, togliendo il lievito farisaico (cf. Mt.16,6 e ss.), saranno luce e avranno lo stesso sguardo di Dio sulla storia, tanto da vederLo in ogni luogo e persona. «Beati gli operatori di pace», cioè felici noi quando sapremo comporre le divisioni e i dissidi, riconciliando anime e cuori. «Beati i perseguitati per la giustizia», beati, cioè, coloro che soffriranno con animo lieto per il Signore, instaurando buoni rapporti con Dio e i fratelli. Salendo questi “gradini”, vedremo gradualmente trasfigurarsi l’ordinario in straordinaria santità. Così diventeremo «gente stupenda quando diamo qualsiasi cosa…: un sorriso...una parola d'amore, un regalo, una parte o tutta la nostra vita» (Henri J. M. Nouwen), così il nostro labbro gronderà di gioia. La nostra esistenza può diventare «sorriso che brilla sempre sul nostro volto e il pianto che spunta sui nostri occhi sarà solo un pianto di felicità. E qualora dovesse trattarsi di lacrime di amarezza e di dolore, ci sarà sempre qualcuno ad asciugarle» (+Tonino Bello). «È ora di riproporre a tutti con convinzione questa “misura alta” della vita cristiana ordinaria» (Giovanni P. 2°,“Novo Millennio Ineunte”,30,31): l’intera vita delle nostre comunità ecclesiali e delle famiglie cristiane deve profumare di santità.

..................racconto..............

Una maestra di una scuola materna aveva portato la sua classe a visitare una chiesa con le figure dei santi sulle vetrate luminose. A scuola il parroco domandò ai bambini: "Chi sono i santi?". Un bambino risponde: "Sono quelli che fanno passare la luce". I santi sono quindi guide per la nostra preghiera, cooperatori e destinatari della nostra preghiera. Ci insegnano a pregare con l’esempio e con gli scritti; lodano e supplicano Dio insieme con noi. Ricorrendo alla loro intercessione, riconosciamo umilmente che siamo indegni di presentarci davanti a Dio e abbiamo bisogno della solidarietà di questi Fratelli. Don Sante

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