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Cultura ed Eventi

l'oblio di Dio rende opaca la creatura

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Dal Vangelo secondo Matteo (Mt. 22,15-21)

In quel tempo, i farisei se ne andarono e tennero consiglio per vedere come cogliere in fallo Gesù nei suoi discorsi. Mandarono dunque da lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno. Dunque, di' a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?». Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: «Ipocriti, perché volete mettermi alla prova? Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi gli presentarono un denaro. Egli domandò loro: «Questa immagine e l'iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare». Allora disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio».

 

Commento:

«La creatura senza il Creatore svanisce» (GS,36). E in questa Domenica, la Liturgia ci rende pensosi ed attenti a questa verità. «È lecito pagare il tributo a Cesare?» (Mt.22,17). Una domanda a trabocchetto tesa a Gesù dai Farisei. Proprio loro che fingevano di essere servi di Dio. Dimenticavano la cosa più importante, che sta a cuore a Gesù: dare a Dio ciò che era di Dio; cioè, il restituire, per esempio,… il popolo che, si era allontanato per loro colpa da Dio, perché con i loro insegnamenti bloccavano al popolo l'entrata del Regno (Mt 23,13). Gesù, dice: “Date a Dio quello che è di Dio”, cioè praticate la giustizia e l'onestà secondo le esigenze della Legge di Dio, perché a causa della vostra ipocrisia state negando a Dio quello che gli è dovuto. Siamo, secondo S. Agostino, cittadini di due Città, e non ci è lecito tendere alla Città Eterna senza vivere da saggi ed onesti cittadini in quella terrena. Gesù apostrofa i Farisei, chiamandoli «ipocriti», facendosi dare una di quelle monete che gli stessi farisei si rifiutavano di restituire a Cesare e che riempivano le loro tasche. Gesù sembra voler dire loro: «Occupatevi anzitutto della vostra interiorità, del grande progetto che Dio ha su di voi, il resto verrà di conseguenza». Oggi, mentre il mondo dice: al centro dell'economia vi è il profitto, il Vangelo dice: al centro dell'economia vi è l'uomo. La scienza dice: ciò che è possibile è lecito, la Parola dice: la vita è Mistero, va rispettata.i Inoltre, Gesù sembra voler dire anche: Ridate indietro ciò che è dovuto sia a Cesare che a Dio. Di nulla, infatti, siamo padroni: tutto è dono. Neppure esistere è un nostro diritto; prima ancora è un debito. Siamo in debito verso Dio e verso gli altri, genitori, amici, storia, cultura, lavoro. C'è da chiederci: che cosa occorre rendere a Dio? A Cesare spetta una cosa, la moneta. A Dio spetta la persona, con tutto il suo cuore, con tutta la sua mente, con tutte le sue forze. Dobbiamo far brillare l'immagine coniata in noi. Restituisci a Dio, o uomo, il Giorno del Signore, che è zeppo di tutto, tranne che di sacro e di adorazione!  Allo stesso “Cesare” di ieri e di oggi, la Parola di Dio dice: non prendere, non rubare l'uomo e la sua vita. L'uomo è proprietà di un Altro, di Dio. Quando il Padre Celeste viene sostituito con altri idoli; quando il Creatore scompare dal nostro orizzonte di amore, la creatura stessa evapora e svanisce!  Don Sante 

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