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Storia, Uomini e luoghi

IL SAN MICHELE DELLA “PORTA” 1799-2020

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Il legame della città di Gravina con il suo santo patrono, l’arcangelo Michele, è sempre vivo nella devozione popolare. Se, però, è ben presente a tutti l’importanza della chiesa-grotta a lui dedicata, o la statua cinquecentesca collocata nella cattedrale, innumerevoli sono le altre presenze artistiche, iconografiche, toponomastiche del Principe delle Milizie celesti grandi e piccole, sparse lungo il tessuto urbano e nella trama storica gravinese, non sempre note, a volte misconosciute ai più.

 

Uno degli episodi forse meno famosi rispetto ad altri, di natura più leggendaria, come quello dell’apparizione del 1734 legata alla cacciata degli austriaci, risale a un anno cruciale per l’intera storia del Mezzogiorno, il 1799, quando il Regno di Napoli fu sconvolto dall’aspra lotta fra lealisti fedeli alla Corona e rivoluzionari filofrancesi. Uno scontro non solo politico e sociale ma ideologico, a tratti irriducibile, come lo era la contrapposizione fra il laicismo di impronta giacobina e la profonda religiosità del popolo, una lacerazione che per certi versi, dopo i furori totalitari del “secolo breve”, fa sentire ancora i suoi effetti. Proprio in nome della “Santa Fede” il cardinale Fabrizio Ruffo guidò la mobilitazione armata che portò alla riconquista del Regno dopo una lunga e sanguinosa guerra contro le forze repubblicane, fatta anche di episodi efferati come la presa e il sacco della vicina Altamura, a cui seguì l’arrivo delle truppe sanfediste a Gravina.

 

Le fonti non concordano sull’entità della resistenza liberale locale e sull’effettivo ingresso dei sanfedisti in città, ma appare certo che essa non dovette comunque subire la medesima sorte della vicina “Leonessa di Puglia”, anche per l’intercessione di alcuni nobili che attestarono presso il Ruffo la fedeltà di Gravina al Re, evitando che fosse teatro di un’ennesima strage. Attribuendo la salvezza ad un miracolo di San Michele, i gravinesi vollero omaggiarlo dedicandogli la porta già chiamata San Tommaso e poi Reale, situata in quella che fu una vera e propria “borsa del lavoro” dove avveniva la contrattazione e l’ingaggio di braccianti e operai, e ponendovi una statua a lui dedicata. Una statua di rozza fattura, forse artisticamente non di pregio, ma di assoluto valore storico, essendo legata a un evento di grande importanza nel contesto delle vicende degli ultimi due secoli. Tracce di San Michele, del resto, sono attestate lungo tutta quella che era una volta la cinta muraria della città, in corrispondenza delle antiche porte, delle cantine e delle cisterne oggi ipogee, a ridosso del fossato che la circondava, a testimoniare la diffusione di un culto che si legava spesso alla presenza di fonti d’acqua.

 

Proprio la data del 1799 è riportata sul cartiglio del simulacro, nel tempo ridottosi in cattive condizioni, che da oltre due secoli vigila all’ingresso del centro storico cittadino. Una testimonianza che, come altre, rischiava di finire nell’abbandono e nell’oblio, ma grazie alla sensibilità dei soci Lions Club di Gravina, e all’impegno di Pinuccio Massari, autore di una piccola pubblicazione che ripercorre i fatti qui brevemente narrati, la statua tornerà nella nicchia della porta, peraltro danneggiata dall’ordigno fatto esplodere lo scorso dicembre, dopo un opportuno e non più procrastinabile restauro che restituirà alla città un importante tassello della sua storia.

 

                                                                       Francesco Mastromatteo

 

Commenti (1)
Oddio pubblicazione che parola grossa...
1Lunedì, 28 Settembre 2020 13:44
prof. Dubrovnik

trattasi di un opuscoletto di poche pagine, che non contiene alcunché di inedito, ignoto, sconosciuto. Fa piacere rileggere delle pillole di storia patria, ma oggi giorno basta davvero un po' di taglia e cuci, copia e incolla per fregiarsi del titolo di "storico".

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