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Amarezza, stupore e incredulità

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Se da un lato è giusto plaudire, accompagnando il plauso con un finalmente, all'apertura del Museo d'arte sacra, che un tempo si chiamò Frà Vincenzo Maria Orsini, ora, forse, non ha più quella stessa identificazione, perchè, spesso, la memoria è molto labile da parte di chi non avrebbe dovuto e potuto concedersi una facile e grave dimenticanza,dall'altro, leggendo l'articolo e scorrendo la galleria fotografica, ho notato, con amarezza, stupore e incredulità, la mancanza di qualsiasi o a qualsiasi riferimento al parato liturgico che papa Benedetto XIII donò alla Chiesa cattedrale di Gravina, dopo averlo utilizzato per la canonizzazione di San Luigi Gonzaga e San Stanislao Kostka. Devo pensare che non è stato incluso nel percorso museale? Se così fosse, mi chiedo, come si può aprire un Museo d'arte sacra senza inserire nel patrimonio artistico, storico culturale quel pezzo di storia racchiuso nei paramenti sacri utilizzati dal nostro papa? E' stata una dimenticanza di chi ha steso l'articolo? E' stata trascuratezza del fotografo? Credo, per obiettività e completezza, che il pezzo vada modificato e integrato con ciò che manca; con quella parte di tesoro che fa grande un simile contenitore nella misura in cui non viene escluso e viene mostrato in tutta la sua bellezza, splendore di arte sartoriale.

Questo è un commento di "A GRAVINA ALLESTITO IL MUSEO DI ARTE SACRA"

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