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Politica

Quale destino per la Fondazione Santomasi?

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Si sono appena spenti i fari sulle condizioni di salute del nostro nosocomio, con la celebrazione di un Consiglio monotematico, richiesto dai gruppi d’opposizione, che gli stessi gruppi hanno inoltrato una nuova richiesta di seduta consiliare, a tema unico, riguardante i futuri assetti della Fondazione Pomarici Santomasi. Da luglio scorso, infatti, il Consiglio d’Amministrazione della Fondazione Santomasi ha esaurito il suo mandato istituzionale e gestionale dell’Ente. E’ giunto a scadenza dopo i cinque anni, come da Statuto, dalla sua elezione ed insediamento. Ma le scadenze, per la politica, si sa, sono un optional, se è vero che, in casi precedenti, e in un passato più recente, la prorogatio è stata anche di due anni, Pertanto, il Consiglio comunale doveva già aver espletato questo adempimento. Per sollecitarlo, ecco la richiesta che sta per giungere nelle stanze di via Veneto. Quali e chi saranno i nuovi componenti? A noi, al momento, non è dato saperlo. Sono ignoti e illustri sconosciuti, anche se la politica, supponiamo, li abbia individuati o li stia individuando, sulla base, purtroppo, di criteri scelleratamente e negativamente spartitori, di interessi di casta e di parte. Ovviamente, sulle scelte, sulle designazioni, non possiamo intervenire e non abbiamo potere per intervenire. Quello che si può dire o si può fare è far parlare lo Statuto della Fondazione, che, all’articolo 6, così recita: “L’Amministrazione della Fondazione è affidata ad un Consiglio di Amministrazione composto da tre cittadini gravinesi, di spiccata moralità, nominati dal Consiglio Comunale di Gravina in Puglia, con voto limitato e con la rappresentanza della minoranza e rieleggibili una sola volta”. Il richiamo alla spiccata moralità è quanto già aveva previsto il Barone Santomasi. Lo Statuto lo ha ripreso, ma è difficile dire quanto, sinora, questo criterio sia stato rispettato e quanto lo potrà o lo sarà in seguito, a cominciare dalla prossima scadenza, dalle prossime designazioni e nomine. La cosa acclarata, nel corso di questi anni, è certamente quella che i Consigli d’Amministrazione non hanno brillato per spessore culturale, per competenze mirate, per iniziative non sempre degne o dignitose. Tra alti e bassi, tra luci ed ombre, quasi tutti i Consigli hanno arrancato faticosamente, affannosamente, perché erano il frutto incestuoso della demeritorcrazia a discapito della meritocrazia. Erano, venivano, sono stati designati uomini e persone della politica, figliati da essa, al di sopra di ogni ragionevole discernimento. Fino a quando la politica avrà parte nelle scelte dell’Ente morale, che è la Fondazione, per la cultura, sarà difficile poter pensare o immaginare la realizzazione completa dello Statuto. Sia nelle forme che nella sostanza. La politica deve fare un passo indietro da quegli ambiti di cui non ha competenza. Sia per ignoranza che per arroganza o velleitarismi personalistici di ambizioni, di spazi da fare conquistare a chi, non solo non ha i requisiti specifici della dimestichezza con l’arte, la storia e la cultura, ma non ha, neanche, quelli della moralità. La Fondazione è diventata, per certi aspetti, luogo ambito per ogni forma di cannibalismo e familismo da parte di gente che chiede spazi per primeggiare. Se questa logica o ipotesi prevarrà, anche con le prossime nomine, non è impossibile intravvedere un rischio concreto di dissolvimento di un patrimonio, cosa, che, per fortuna, non è ancora avvenuta. Il rischio di vedere dilapidare il sacrario, il reliquiario chiamato archivio, biblioteca. Le prossime scelte, c’è da augurarsi, che siano serie e ponderate, da parte di quella politica che dovrà essere, almeno una volta tanto, lungimirante, seria, lucida e non faziosa e né accecata dai suoi azionisti servili e dediti solo al servilismo o al mercimonio di cariche, incarichi e poltrone.

 

                            Pinuccio Massari

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